Membership e giornali (due idee per discuterne)

Già un bel po’ di tem­po fa (era il 2010) uno degli osser­va­to­ri più atten­ti ai nuo­vi model­li di busi­ness nel cam­po dell’editoria come Ken Doc­tor dedi­ca­va uno dei pri­mi arti­co­li del­la sua cele­bre rubri­ca New­so­no­mics sul Nie­man Lab al con­cet­to di mem­ber­ship (nell’incipit scri­ve­va più o meno così: “che cosa ren­de­rà soste­ni­bi­le le nuo­ve impre­se gior­na­li­sti­che? La rispo­sta è una sola: “mem­ber­ship”). In quel pez­zo Doc­tor ricor­da­va che que­sta non è affat­to un’idea nuo­va, né tan­to meno un “espe­ri­men­to” intra­pre­so dal­le testa­te in epo­ca digi­ta­le, ma anzi è una vec­chia pra­ti­ca cono­sciu­ta da oltre 40 anni che oggi è asso­lu­ta­men­te fon­da­men­ta­le per i gior­na­li (onli­ne e non) saper rin­no­va­re e rilan­cia­re.

Alla fine del 2013 il Guar­dian ha nomi­na­to un respon­sa­bi­le per lo svi­lup­po del­le stra­te­gie di “mem­ber­ship” crean­do così un nuo­vo ruo­lo all’interno del gior­na­le pro­prio per incre­men­ta­re da que­ste poli­ti­che nuo­ve reve­nue, che non dipen­do­no nel caso del Guar­dian — è bene pre­ci­sar­lo — da nes­sun tipo di pay­wall o sot­to­scri­zio­ne chie­sta diret­ta­men­te ai let­to­ri (su que­sto tema pote­te anche leg­ge­re: La stra­te­gia open del Guar­dian).

Mol­to più recen­te­men­te Jeff Jarvis ha dedi­ca­to pro­prio al con­cet­to di “mem­ber­ship” gli ulti­mi para­gra­fi di un post Enga­ge­ment, col­la­bo­ra­tion, and mem­ber­ship che fa par­te di lun­go sag­gio dedi­ca­to al nuo­vo eco­si­ste­ma del­la noti­zia e strut­tu­ra­to in cin­que par­ti pub­bli­ca­te su Medium (uno dei “luo­ghi” più inte­res­san­ti da visi­ta­re nel web in que­sto momen­to). Pro­prio da quel­lo che scri­ve Jar­vis sul con­cet­to di “mem­ber­ship” — come det­to sono solo alcu­ni para­gra­fi che in par­te ripren­do­no alcu­ni con­cet­ti che Jar­vis scri­ve da anni — ho cer­ca­to di estra­po­la­re un paio di con­cet­ti per­ché mi sem­bra­no par­ti­co­lar­men­te inte­res­san­ti da segnar­si e appun­ta­re come spun­ti per svi­lup­pa­re una discus­sio­ne e del­le rifles­sio­ni più arti­co­la­te su un argo­men­to che ha valo­re appro­fon­di­re (per que­sto ovvia­men­te sono gra­di­te con­tri­bu­ti e idee):

1. La “membership” non è semplicemente un’altra forma di sottoscrizione, è un modo per ripensare il rapporto tra lettore e giornali

“Mem­ber­ship” è un ter­mi­ne che spes­so vie­ne con­fu­so con il con­cet­to di “soste­ni­to­re” di una testa­ta (soprat­tut­to non pro­fit, che sia un gior­na­le o un’emittente radio o tv loca­le) al qua­le si chie­de, sostan­zial­men­te, di sot­to­scri­ve­re un finan­zia­men­to per aiu­ta­re la testa­ta in que­stio­ne a soprav­vi­ve­re e/o di man­te­ner­si indi­pen­den­te dai gran­di inve­sti­to­ri pub­bli­ci­ta­ri. Insom­ma il “pat­to” con il lettore/sostenitore e la testa­ta è sostan­zial­men­te que­sto: tu ci dai sol­di e in cam­bio noi pro­met­tia­mo di man­te­ne­re alta la qua­li­tà dell’informazione e la nostra sostan­zia­le indi­pen­den­za. Ma se par­lia­mo di “mem­ber­ship” è neces­sa­rio far­ci una doman­da: cosa dovreb­be­ro otte­ne­re di più i mem­bri oltre all’eterna rico­no­scen­za dei redat­to­ri e qual­che bel gad­get da por­tar­si a casa? Una buo­na rispo­sta potreb­be esse­re: esse­re coin­vol­ti con­cre­ta­men­te nel pro­ces­so pro­dut­ti­vo del gior­na­le.

In giro ci sono un bel po’ di buo­ne pra­ti­che (ad esem­pio: la piat­ta­for­ma Kin­ja che pra­ti­ca­men­te met­te sul­lo stes­so livel­lo l’autore dell’articolo il let­to­re che com­men­ta quell’articolo, e in giro nel web esi­sto­no timi­di ten­ta­ti­vi dove si dà la pos­si­bi­li­tà ai let­to­ri di poter cam­bia­re i tito­li degli arti­co­li pre­via auto­riz­za­zio­ne dei redat­to­ri). Bene, ma per la mag­gior par­te que­sti espe­ri­men­ti il coin­vol­gi­men­to è anco­ra, dicia­mo così, a livel­lo base. Si può (si deve) fare anco­ra di più? Pro­ba­bil­men­te sì. La col­la­bo­ra­zio­ne che si con­ce­de ai let­to­ri, nel­la miglio­re del­le ipo­te­si, non va oltre, scri­ve anco­ra Jar­vis, a quan­to si con­ce­de ai ragaz­zi­ni in visi­ta al museo di scien­ze «qui ecco, bam­bi­ni, c’è un bot­to­ne che pote­te pre­me­re per far appa­ri­re qual­cu­no che potrà fare qual­co­sa, ma non teme­te!, nien­te di peri­co­lo­so, è solo per diver­tir­vi un po’».

Cer­to, le comu­ni­tà pos­so­no benis­si­mo orga­niz­zar­si anche da sole (anche nel web, oggi ne han­no tut­ti gli stru­men­ti) ma le reda­zio­ni pos­so­no aggiun­ge­re valo­re, ad esem­pio con­di­vi­den­do stru­men­ti e met­ten­do a dispo­si­zio­ne la pro­pria orga­niz­za­zio­ne per inse­gna­re come veri­fi­ca­re una noti­zia, con­te­stua­liz­zar­la e appro­fon­dir­la. Doman­da: qua­li stru­men­ti e stra­te­gie sono neces­sa­rie per ren­de­re i let­to­ri dav­ve­ro par­te­ci­pi del pro­ces­so pro­dut­ti­vo del gior­na­le?

2. “Membership” è un concetto fortemente legato all’idea comunità, ma le comunità non vengono “create” dai giornali, esistono già e i giornali ne sono essi stessi dei membri.

«Non solo i gior­na­li, i blog e le tech com­pa­ny sono mem­bri di un eco­si­ste­ma dell’informazione nel­le loro comu­ni­tà di rife­ri­men­to – scri­ve Jar­vis – ma sono essi stes­si mem­bri di quel­le stes­se comu­ni­tà. Tut­ti loro han­no degli inte­res­si nel­la comu­ni­tà e la neces­si­tà di esse­re bene infor­ma­ti su di essa. E se è così, non dovreb­be­ro i mem­bri del­la comu­ni­tà esse­re coin­vol­ti ed ave­re gli stru­men­ti ade­gua­ti nel deci­de­re come si stan­no uti­liz­zan­do le risor­se e poter discu­te­re le prio­ri­tà nel gesti­re il lavo­ro del­le testa­te gior­na­li­sti­che?» Insom­ma la comu­ni­tà esi­ste già e il gior­na­le (la testa­ta gior­na­li­sti­ca) è solo un altro mem­bro che la com­po­ne, la sua fina­li­tà dovreb­be esse­re quel­la di con­tri­bui­re con i pro­pri mez­zi a dar­le valo­re (e rice­ver­ne a sua vol­ta valo­re). Doman­da: qual è il valo­re che la comu­ni­tà può dare al gior­na­le, solo una for­ma di finan­zia­men­to per soste­ner­lo?

C’è quin­di un modo diver­so di guar­da­re alla “mem­ber­ship”, ci dice anco­ra Jar­vis nel qua­le il gior­na­le non neces­sa­ria­men­te deve pen­sar­si «ego­cen­tri­ca­men­te al cen­tro del­la comu­ni­tà ma sem­mai ai suoi mar­gi­ni», posi­zio­ne miglio­re per osser­va­re qua­li discus­sio­ni sono pre­sen­ti nel­la comu­ni­tà: chi sono le per­so­ne che per­so­ne che la com­pon­go­no e di cosa si inte­res­sa­no, cosa sta gli sta a cuo­re. Con un obiet­ti­vo: i gior­na­li oggi pos­so­no for­ni­re a quel­le per­so­ne (che stan­no discu­ten­do di poli­ti­ca, sani­tà, sport, model­li­smo o giar­di­nag­gio) con­te­nu­ti, cono­scen­ze, ma anche stru­men­ti e piat­ta­for­me per con­di­vi­de­re meglio quel­lo che cono­sco­no, per ave­re più occa­sio­ni di sta­re insie­me e anche (per­ché no?) per acqui­sta­re cose e ser­vi­zi. È in que­sto modo che il gior­na­le può esse­re per­ce­pi­to come un valo­re, uno stru­men­to uti­le e con­cre­to per abi­ta­re quel­la comu­ni­tà in modo miglio­re.

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Lelio Simi

giornalista, content curator at DataMediaHub
Si è formato nella carta stampata [Mattina Toscana - l'Unità] dove è diventato giornalista professionista. Dal 2001 inizia a occuparsi di informazione sul web in una delle prime digital media italiane [Wayin]. Da diversi anni svolge l'attività di freelance occupandosi prevalentemente (sia nella stampa tradizionale che in quella online) dei temi legati all'innovazione, all'economia al sociale e alle nuove tecnologie. Di strategie e marketing editoriale scrive su pagina99. Come consulente da anni si occupa di progettare e gestire strumenti e contenuti per la comunicazione corporate. Ha tenuto per quattro anni un blog personale "Senzamegafono".
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