Quattro Papi, due Santi, tanti fedeli, ma quante foto tutte uguali…

Non è stata una copertura fotografica memorabile. Dalla cerimonia per canonizzazione di Giovanni XXII e di Giovanni Paolo II francamente ci si aspettava immagini d’impatto, non la solita carrellata del tributo della folla durante il percorso di Francesco sulla papamobile. E’ mancato, questo è il punto importante, qualcosa in più e di diverso rispetto a quanto già mostrato dalla tv, immagini che facessero assaporare il clima della festa da dentro piazza San Pietro.

I  reportage fotografici servono proprio a immortalare un fatto, magari cristallizzando un aspetto particolarmente simbolico, o a documentarlo portando l’occhio del lettore al centro dell’avvenimento. Ma le fotografie perdono la propria forza e diventano scontate quando si limitano a ripetere in forma statica quanto già visto in televisione.

In realtà esiste una spiegazione a quanto successo ieri.  Per motivi di sicurezza sia ai fotoreporter che agli operatori video accreditati agli eventi in piazza San Pietro vengono sempre assegnati dei posti fissi in aree specifiche. Si tratta di misure normali, considerato che tutto il Vaticano è area “sensibile” nella quale si svolgono eventi che, come quello di ieri, sono di interesse mondiale e ai quali sono puntualmente presenti numerosi capi di Stato.

E è almeno dai tempi dell’agonia di papa Wojtyla, che i fotografi accreditati a San Pietro vengono confinati in posti fissi da dove poter lavorare. La maggior parte finisce sulla copertura del colonnato a sinistra della basilica, anche se su quei marmi a dire il vero i fotoreporter riescono ancora a strappare un minimo di mobilità. Solo una piccola parte, a cominciare dai pochi fotografi ufficiali del Vaticano, viene accettata sul Sagrato o sui balconi della Basilica che si affacciano sul piazzale antistante. Esistono poi altri punti transennati, ma sono destinati a pochi fotografi e variano in funzione dell’eventuale percorso della papamobile. Sono però posti dai quali è praticamente impossibile muoversi. Si resta fermi aspettando il passaggio del papa e sperando di aver la fortuna di catturare l’immagine, l’espressione o il gesto unico

Si tratta di misure di sicurezza legittime e necessarie che però limitano parecchio il lavoro dei fotografi e garantiscono solo il vantaggio di non essere esposti alle pressioni della folla (la stima per ieri era di alcune centinaia di migliaia di persone nell’area tra il sagrato e l’intera piazza). Alla fine però il risultato di tutte le limitazioni (ripeto, assolutamente comprensibili) sono foto spesso d’alto e quasi sempre scattate da lontano. Non solo, ma siccome in quelle situazioni operatori video e fotografi si trovano a dover lavorare gomito a gomito, è evidente che il risultato non può che essere una sorta di sovrapposizione narrativa tra video per i Tg e fotografie per i giornali.

 Capita così che, alla fine di una giornata come quella di ieri le foto più interessanti, tra tutto il materiale inviato dalle agenzie alle redazioni, siano state proprio quelle giornalisticamente meno rilevanti. Ossia le immagini della veglia della vigilia e le facce esauste di chi lentamente stava lasciando piazza San Pietro alla fine della cerimonia. Di fatto gli unici due momenti in cui i fotografi presenti a Roma hanno avuto libertà di movimento.

Resta solo un dubbio: visto che limitazioni analoghe, e sempre per motivi di sicurezza, si ripetono ormai sia durante i grandi eventi, che dopo eventuali grandi attentati (Boston, per esempio, solo per citarne uno recente), forse sarebbe il caso che i quotidiani almeno per le edizioni online cominciassero a aprirsi alle testimonianze dirette dei lettori. Non attraverso le solite gallery, ma magari aprendo canali specifici e tematici in stile Instagram.
Sarebbe il modo giusto per sfruttare una delle tante potenzialità che la rete offre. E superare limiti con i quali comunque bisogna dare i conti.

Massimo Gentile

Journalist, Art Director at Datamediahub
Giornalista e artista grafico. Attualmente è art director e caporedattore per «Il Secolo XIX» . E’ anche freelancer del global team dello studio di consulenze editoriali Garcia Media. Tra Italia e Brasile ha lavorato o collaborato alla stesura di numerosi progetti grafici per quotidiani e riviste. Tra i principali La Voce di Indro Montanelli,Village di Vittorio Corona, Revista Manchete e Fatos e Fotos (Rio de Janeiro), Folha de S.Paulo, Il Secolo XIX e Moskovskie Novosti. Negli anni i suoi lavori sono stati premiati con una quarantina di Awards of Excellence dalla Society of Newspaper Design, organizzazione che, tra le altre cose, si occupa di selezionare annualmente le migliori pagine pubblicate dai quotidiani del mondo intero.
Massimo Gentile

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