La morte di Senna vista da La Voce di Montanelli: coccodrilli, nuvole e la faccia triste del Brasile

La morte di Senna ha rappresentato qualcosa che ha colpito l’immaginario non solo degli appassionati di Formula 1.
Ayrton era il volto del coraggio e dell’incoscienza, incarnava il mito del campione con la faccia un po’ così e gli occhi da bambino capace di sfidare ogni limite. Era anche il volto di un Brasile non banale, diverso, moderno, veloce, intrepido, non solo samba e favela.

Il 3 maggio del 1994, nonostante La Voce avesse solo meno di due settimane di vita, e stiamo parlando di un quotidiano politico poco votato allo sport, non ci furono dubbi. La scomparsa di quel personaggio così singolare valeva il grande fotomontaggio della prima pagina.

Oggi il tema delle ossessioni è di gran moda quando si parla di tipi di giornalismi. Noi alla Voce di Montanelli avevamo le nostre, almeno i termini grafici. In primo luogo le nuvole. I nostri fotomontaggi, sempre realizzati sotto la guida o la supervisione di Vittorio Corona, il vicedirettore e la mente visuale del giornale diretto da Indro Montanelli, volevano essere sempre un poco onirici. Si montavano e scomponevano le fotografie non per ricreare realtà ingannevoli, ma qualcosa di nuovo, magari poetico o ironico, la cui natura, appunto fotomontaggio, doveva essere chiara.

Le nuvole erano uno strumento formidabile. Al posto dei tradizionali scontornati che isolano e tolgono il contesto generale l’uso di un cielo nuvoloso come sfondo crea immediatamente un ambiente sognante. DI cieli ne abbiano disegnati a centinaia.  Un poco come le Nuvole di De Andrè che vanno e vengono. Ne avevamo di scuri, chiari, cieli tempestosi, nuvole cariche, bianche, grigie, dense o magari morbide manco fossero ovatta. Le disegnavamo al momento, in funzione dell’immagine da produrre e dal significato da rappresentare. Peccato solo che al tempo l’uso del colore era ancora lontano. Avremmo potuto giocare pure con le tonalità degli azzurri e aggiungere un ulteriore tocco di poesia, di ironia o, dipendendo dal caso, di sana cattiveria

Altra ossessione che tornava spesso erano i coccodrilli. Nel pensiero di Corona gli alligatori rappresentavano il ritratto perfetto dell’ipocrisia. Coccodrilli che ti ronzano intorno cercando di sbranarti per tutta la vita, salvo poi accorrere per piangere il giorno della tua morte. Che io ricordi li abbiamo usati varie volte: una immagine molto bella con un coccodrillo gigante e la coppola in testa la facemmo per ricordare il giudice Falcone.

Anche Senna ha avuto i suoi coccodrilli. In fondo la vera svolta in termini di sicurezza nella Formula 1 si è cominciato a affrontarla solo dopo la sua scomparsa. Ecco spiegato il titolo della prima pagina di quel lontano inizio di maggio: un campione muore e va via leggero, tra le nuvole, volteggiando sopra i coccodrilli che si affannano a lacrimare nel fango sottostante

 

Massimo Gentile

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.