Il Futuro dell’Informazione

Jeff Jarvis ha pubblicato ieri un saggio sul futuro dell’informazione. Come spiega nell’introduzione, non vi è pretesa di fare delle previsioni bensì alla base vi è l’idea di esplorare quali opportunità possano esservi instaurando nuove relazioni e quali modelli di business ne possano potenzialmente derivare.

Il saggio si compone di tre parti:

  • No mas mass media – Non più mass media
  • Content Vs service – Contenuti Vs servizio
  • Ecosystems and networks – Ecosistemi e network

Secondo Medium, piattaforma sulla quale sono state pubblicate le riflessioni e gli spunti di Jarvis, il tempo totale di lettura è di poco più di mezz’ora. Tempo che, come sempre, non posso che consigliare di prendersi appena se ne abbia l’occasione, per leggere integralmente quanto scritto dall’autore al di là della mia sintesi.

Nella prima parte – No mas mass media – la domanda di fondo è se si debba continuare a servire la gente come una massa ora che siamo in grado di collegarci e servirli come individui.

Jarvis spiega che le relazioni – la conoscenza delle persone come individui in modo da poter meglio servire loro, con più pertinenza, con il risultato di costruire maggior valore – sarà una necessità per i modelli di business dei media, una chiave per la sopravvivenza e il successo. Ovviamente sarà ancora necessario produrre contenuti, ma il contenuto non è il prodotto finale è solo uno degli strumenti che useremo per informare e servire le nostre comunità ed i loro membri. Il contenuto potrebbe ancora avere un valore intrinseco come qualcosa da vendere, ma ora ha anche valore come mezzo per conoscere una persona: quello a cui è interessato, quello che sa e vuole sapere, dove vive, cosa fa. Tutti segnali, informazioni, dati che possono consentire una testata giornalistica di ottenere maggiore rilevanza e valore, guadagnando maggior fedeltà, impegno, ed i relativi ricavi che ne possono derivare in cambio. Fondamentalmente il modo con il quale già oggi Google, Facebook e Amazon operano.

Per dirla con parole mie: per costruire un modello di pagamento effettivo non bisogna essere “ossessionati” con il prodotto, ma con il suo pubblico fedele e sul come costruire relazioni di valore tra il media, tra la testata ed pubblico. I contenuti sono la base, la reputazione e la comunità, le chiavi del successo.

News

Nella seconda parte – Content Vs Service – si sostiene fondamentalmente che il giornalismo, ed i giornali, non sono nel business della fornitura di contenuti ma in quello dell’erogazione di servizio.

La tesi, apparentemente provocatoria ed estremista, mi appare più che fondata. Jarvis in buona sostanza, riprendendo la sua tesi del 2007: “Cover what you do best. Link to the rest”, la amplia sostenendo che il pubblico sappia più di giornali e giornalisti e che quindi il  lavoro da fare non sia quello di informarli, ma invece quello di consentire loro di informarsi reciprocamente.

Giornali e giornalisti possono e devono aggiungere valore nel processo, ponendo domande che non abbiano già una risposta, con la segnalazione e la ricerca; aggiungendo contesto e spiegazione, trovando e includendo le competenze utili e necessarie nella discussione; pesando la fiducia e l’autorità; controllando fatti, ipotesi e voci; rendendo le informazioni accessibili attraverso il racconto o la visualizzazione ed assemblando la presentazione attraverso la modifica, la curation e la scoperta.

Anche in questo caso, per dirla con parole mie:  è importante diventare un nodo della rete, far fluire le informazioni attraverso di sé e arricchirle con il proprio contributo, aumentando i propri strumenti di condivisione.

Annegando nell'informazione

Nella terza ed ultima parte – Eco­sy­stems and net­works – vengono approfonditi ulteriormente i concetti espressi nella seconda parte, del passaggio da grandi imprese monolitiche integrate verticalmente all’attuale concetto di ecosistema dell’informazione.

L’obiettivo di fondo, conclude Jarvis, è un più grande, migliore, più efficace e sostenibile ecosistema dell’informazione che serve una comunità. Aspetti che anche in questo caso provavo a sottolineare nel mio tentativo di definizione di cosa fosse la qualità nell’informazione.

C’è veramente molto da fare. Buon lavoro.

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