Posted on 31 luglio 2013 by

Modello di Business?

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Il mio arti­colo di un paio di giorni fa su i conti delle testate pure digi­tal ita­liane ha aperto un inte­res­sante dibat­tito sullo spi­noso tema della soste­ni­bi­lità dell’informazione, sulla ricerca di modelli di ricavo per il digi­tale ed in par­ti­co­lare per le pub­bli­ca­zioni all digital.

Oltre agli inte­res­santi com­menti all’articolo, Mas­simo Russo, neo Diret­tore di «Wired» dopo una lunga espe­rienza lavoro in Kata­web, dal suo blog Cablo­grammi, arric­chi­sce il con­fronto sul tema con “Gior­na­li­smo, la dif­fi­cile ricerca di modelli eco­no­mici digi­tali” in cui for­ni­sce l’aggiornamento a livello inter­na­zio­nale che [di]mostra che per­lo­più anche al di là dei con­fini nazio­nali, nono­stante una nume­ro­sità di pub­blico poten­ziale deci­sa­mente supe­riore in realtà i casi nei quali vi sono ritorni eco­no­mici degni di que­sto nome si con­tano sulla punta delle dita.

All’intervento di Russo si aggiunge quello di Marco Gio­van­nelli, Diret­tore di «Varese News», uno dei pochi casi “vir­tuosi” nello scon­for­tante pano­rama gene­rale, che fa il punto sulla que­stione osser­van­dola dalla pro­pria pro­spet­tiva, quella “glo­cal” delle testate, quale appunta quella da lui diretta, che fa di una spe­ci­fica parte del ter­ri­to­rio nazio­nale il pro­prio rife­ri­mento, affer­mando appunto che “il locale è un micro­co­smo inte­res­sante per com­pren­dere meglio diversi feno­meni gene­rali”, e che “il gior­nale deve essere stra­te­gico per il ter­ri­to­rio. È nelle comu­nità di rife­ri­mento la sua forza, ben oltre i social o gli strumenti”.

Entrambi con­cor­dano che il bino­mio vendite-pubblicità non è, e non sarà mai più, un modello di busi­ness in grado di soste­nere l’economia delle testate, siano esse all digi­tal o meno, e che fon­da­men­tal­mente si tratti di pas­sare dal pie­di­stallo allo sga­bello per chi ha la capa­cità di guar­dare oltre i soliti, obso­leti, modelli di business.

Sem­pre Russo inte­gra i sei punti chiave for­niti nel pre­ci­tato arti­colo par­tendo dalla segna­la­zione di un arti­colo di Jeff Jar­vis secondo il quale la chiave di volta sta nella rela­zione con l’utente, con le per­sone, e con l’abile uti­lizzo dei dati for­niti dalle stesse per pro­fi­lare le scelte edi­to­riali e costruire l’offerta pubblicitaria.

business_is_purpose

L’idea dei dati, o del big data come si usa dire attual­mente, senza nulla togliere nè a Russo nè tanto meno a Jar­vis, non è nuova.

Alan Rusbrid­ger, editor-in-chief del «The Guar­dian», durante l’open wee­kend pro­mosso dal quo­ti­diano anglo­sas­so­sone a marzo dell’anno scorso, chie­deva cosa le per­sone fos­sero dispo­ste a dare ai gior­nali in cam­bio delle noti­zie, elen­cando come scelte pos­si­bili: soldi, tempo e informazioni.

Dopo il lan­cio ad aprile di Goo­gle Custo­mer Sur­veys, solu­zione dispo­ni­bile anche in Ita­lia, solu­zione alter­na­tiva con­cet­tual­mente al pay­wall che pro­pone un breve que­stio­na­rio al quale il let­tore deve rispon­dere per poter avere accesso all’articolo com­pleto, come segna­lavo all’epoca dell’esordio, arri­vano ora altre pro­po­ste e solu­zioni in tal senso.

E’ infatti sem­pre sulla rac­colta di dati, di infor­ma­zioni, che si con­cen­tra la pro­po­sta di Enli­ken, dispo­ni­bile a breve, che pensa di uti­liz­zare le infor­ma­zioni richie­ste agli utenti per meglio pro­fi­lare la comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria online uti­liz­zando i loro dati come forma di micro paga­mento per avere accesso a con­te­nuti infor­ma­tivi pre­mium e/o per avere accesso a pro­mo­zioni particolari.

Ed è, ancora, recente l’annuncio del «The Washing­ton Post» che uffi­cia­lizza come il il gruppo di lavoro, lo staff interno al gior­nale, dedi­cato ai son­daggi che ora diventa un ser­vi­zio che sarà rea­liz­zato non solo ad uso e con­sumo del gior­nale ma verrà offerto ai pro­pri clienti, alle aziende, andando a costi­tuire un’unità di busi­ness indi­pen­dente, una nuova fonte di ricavo per la testata statunitense.

A feb­braio di quest’anno The Pew Research Center’s Pro­ject for Excel­lence in Jour­na­lism ha pub­bli­cato lo stu­dio “New­spa­pers Tur­ning Ideas Into Dol­lars: Four Reve­nue Suc­cess Sto­ries”. Musica per le orec­chie di que­sti tempi.

Sep­pure la desk research si foca­lizzi sull’evoluzione, di suc­cesso, di quat­tro testate tra­di­zio­nali, nate dal car­ta­ceo, nel dif­fi­cile pas­sag­gio al digi­tale, le idee che emer­gono sono cer­ta­mente d’interesse anche per i pure players digi­tali. Si tratta infatti di quat­tro casi­sti­che molto diverse tra loro dalle quali, al di là delle spe­ci­fi­cità, emerge, si con­ferma, come non esi­sta LA solu­zione ma sia pos­si­bile tro­vare UNA solu­zione spe­ci­fica per cia­scuna realtà.

Insomma non esi­ste un modello di busi­ness ma esi­stono, si pos­sono ricer­care e pla­smare, dei modelli che nel loro insieme garan­ti­scano ricavi apprezzabili.

lots_of_ideas_clustering

Bonus track: Sul tema vale la let­tura l’articolo pub­bli­cato da ANSO, Asso­cia­zione Nazio­nale Stampa Online.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Attualmente è temporary manager come social media editor de «La Stampa» . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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