Pubblicato il 29 luglio 2013 by Pier Luca Santoro

I Conti dei Quotidiani All Digital Italiani

Già il rap­porto “Sur­vi­val is Sucess”, rea­liz­zato a metà 2012 da Nicola Bruno e Rasmus Kleis Niel­sen per il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism, aveva evi­den­ziato come per le start up all digi­tal dell’informazione del nostro paese la soprav­vi­venza fosse da con­si­de­rarsi un successo.

Ana­lisi delle dif­fi­coltà ad otte­nere red­di­ti­vità che era stata poi con­fer­mata dallo stu­dio “Cha­sing Sustai­na­bi­lity on the Net : Inter­na­tio­nal research on 69 jour­na­li­stic pure players and their busi­ness models”, che mostrava come le testate all digi­tal ita­liane fos­sero ancora ben distanti dal gene­rare ricavi che coprano i costi. Uni­che ecce­zioni vir­tuose, per motivi diversi, «Varese News» e «YouReporter».

Una situa­zione cri­tica che in que­sti giorni viene denun­ciata dal Diret­tore di «Q Code Mag», ini­zia­tiva edi­to­riale sorta dalle ceneri di «E – Il Men­sile» di Pea­ce­Re­por­ter, che parla delle dif­fi­coltà del fare un gior­na­li­smo di qua­lità scri­vendo che “il mer­cato è dopato: quella massa di click che rac­co­gli attra­verso un gior­nale e che riguar­dano temi non gior­na­li­stici – altro che caldi! – dro­gano costan­te­mente il mer­cato e spin­gono le asti­celle e le clas­si­fi­che dei più clic­cati in una dimen­sione di evi­dente e glo­bale menzogna”.

Cri­ti­cità che tra­spa­ri­vano con chia­rezza dalla ricerca effet­tuata da Human High­way che, ana­liz­zando la fisio­no­mia e l’immagine delle testate online nel nostro Paese, mostrava con chia­rezza che i new­sbrand restano quelli che nascono dalla carta, men­tre gli all digi­tal, ahimè, non sfon­dano dopo anni da loro lan­cio ormai e che sono ulte­rior­mente con­fer­mate dall’ana­lisi svolta da Clau­dio Plaz­zotta su «Ita­lia Oggi» di venerdì 26 scorso.

Plaz­zotta ha rac­colto i bilanci 2012 di «Lin­kie­sta», News 3.0 [«Lettera43»], «Il Post», Società Edi­trice Mul­ti­me­diale [«Blitz Quo­ti­diano»] e «Dago­spia». Secondo quanto ripor­tato tra le testate prese in con­si­de­ra­zione l’unica a reg­gersi sulle pro­prie gambe, a pro­durre un utile, è quella rea­liz­zata da Roberto D’Agostino, che giu­sta­mente qual­cuno ricorda come non sia sola­mente l’unico a maci­nare utili ma è anche l’unico a non pro­durre con­te­nuti o, almeno, a pro­spe­rare in gran parte sul valore creato da altri. men­tre tutte le altre pre­sen­tano bilanci in perdita.

«Lin­kie­sta», gra­vata da costi del lavoro inso­ste­ni­bili, con­ti­nua a per­dere 1 milione di euro all’anno [ed al terzo anno siamo dun­que in rosso di 3 milioni di euro com­ples­si­va­mente], «Lettera43», pur a fronte di una cre­scita dei ricavi del 30% rispetto all’anno pre­ce­dente aumenta le per­dite accu­mu­lando anche in que­sto caso 1 milione di euro di rosso in bilan­cio. «Il Post» di Luca Sofri, ma sem­pre più di Ban­zai, quasi rad­dop­pia i ricavi ma aumenta le per­dite del 33% rag­giun­gendo un buco di 480mila euro e «Blitz Quo­ti­diano» resta sta­bile nei ricavi ma all’aumentare dei costi di pro­du­zione perde 142mila euro nel 2012. Non sono ancora dispo­ni­bili i dati di «Affa­ri­ta­liani» di Angelo Maria Per­rino ma si tenga conto che l’utile del 2011 era stato di soli 2.500 euro.

Bilanci 2012 Testate All Digital

Se insomma la soprav­vi­venza è un suc­cesso e la sta­bi­lità un mirag­gio il rischio che le testate pure digi­tal ita­liane seguano il per­corso della free press car­ta­cea è concreto.

Dif­fi­cile dire cosa sia neces­sa­rio fare, se non ana­liz­zando spe­ci­fi­ca­ta­mente cia­scuna testata con tempi e costi che rien­trano nella con­su­lenza e non più nella divul­ga­zione di que­sta TAZ, ma incro­ciando ricavi ed accessi, utenti unici, è chiaro ormai che la strada per­se­guita sin ora non è quella che paga, da nes­sun punto di vista.

Se esclu­diamo «Lin­kie­sta», che però pro­ba­bil­mente è andata a cer­care di rita­gliarsi una nic­chia troppo ristretta rispetto ai costi che sostiene, nes­suna delle altre testate ha tratti distin­tivi in grado di creare valore aggiunto per let­tori ed inser­zio­ni­sti. Non è solo que­stione di qua­lità dei con­te­nuti o di indi­pen­denza delle testate, che infatti i let­tori rico­no­scono sia a  «Lin­kie­sta» che a «Il Post», ma di trat­ta­mento dell’informazione, di rela­zione con i let­tori e di tipo­lo­gia dell’offerta.

Qual­cuno cor­te­se­mente mi spie­ghi, ad esem­pio, sem­pre con il mas­simo rispetto per tutti coloro che svol­gono un lavoro one­sto, per­chè mai dovrei andare a leg­gere le noti­zie su «Blitz Quo­ti­diano» invece che su «la Repub­blica» o «Il Cor­riere» online.

Se avete la rispo­sta avete la solu­zione al pro­blema, in caso con­tra­rio il pro­blema è serio.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Digital Marketing Manager @etalia_net | Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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