Posted on 19 marzo 2013 by

The State of the News Media 2013

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E’ stato pub­bli­cato ieri “State of the News Media 2013″ rap­porto annuale rea­liz­zato da PEW Research Center’s Pro­ject for Excel­lence in Jour­na­lism sullo stato dei media, dalla tele­vi­sione alla stampa pas­sando ovvia­mente per il web e social media, negli Stati Uniti, giunto alla sua decima edizione.

L’edizione di quest’anno si basa in parte su 2009 inter­vi­ste tele­fo­ni­che ad adulti over 18, con affi­da­bi­lità del cam­pione che può avere oscil­la­zioni dell 2,5%  in fun­zione della nume­ro­sità che infi­cia sul valore sta­ti­stico, e in parte sull’aggregazione dei dati e delle evi­denze di ricer­che svolte nel corso del 2012 da PEW stessa e da altri isti­tuti di ricerca e fonti diverse.

La ricerca è dav­vero estre­ma­mente ampia e, per coloro che sono inte­res­sati a que­ste tema­ti­che, è un must la let­tura com­pleta delle diverse aree, dei diversi media che lo stu­dio ana­lizza. Per sin­tesi e foca­liz­za­zione ho con­cen­trato la mia ana­lisi alla parte rela­tiva ai quo­ti­diani, alla stampa ed al digitale.

In larga parte si con­fer­mano fon­da­men­tal­mente fatti già ampia­mente noti ed evi­denze già emerse da altre ricer­che sul tema.

La ricerca nel com­plesso evi­den­zia come l’approccio pre­va­lente alla quan­tità rispetto alla qua­lità dell’informazione sia per­dente. Il taglio dei costi, lo snel­li­mento delle reda­zioni impli­cano una com­ples­siva ridu­zione della qua­lità dell’informazione e le per­sone lo per­ce­pi­scono. Il 65% del cam­pione afferma di aver abban­do­nato una o più fonti d’informazione per­chè non più fun­zio­nale ai pro­pri biso­gni. Nel 48% dei casi le per­sone affer­mano di per­ce­pire una minor com­ple­tezza infor­ma­tiva rispetto al passato.

Ancora una volta il pas­sa­pa­rola da fami­liari e cono­scenti, amici, è il vei­colo d’informazione più rile­vante, il modo attra­verso il quale le per­sone rice­vono infor­ma­zioni [e noti­zie]. I social media sono la seconda fonte attra­verso la quale le per­sone acqui­si­scono infor­ma­zioni. Infor­ma­zioni che poi nel 77% dei casi ven­gono appro­fon­dite spesso o abba­stanza spesso.

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Social media il cui ruolo è in costante espan­sione con il 19% degli ame­ri­cani che afferma di aver visto una noti­zia o il titolo di una noti­zia il giorno prima attra­verso di que­sti [era il 9% nel 2010]. Twit­ter sep­pure abbia una minor pene­tra­zione rispetto a Face­book si con­ferma essere la fonte alla quale le per­sone attin­gono per le “brea­king news”.

Social media e cre­scente uti­lizzo della Rete in mobi­lità accre­scono la pres­sione sulle fonti d’informazione e mol­ti­pli­cano le sfide da affron­tare in quest’ambito.

Se da un lato il numero di per­sone che acqui­si­scono infor­ma­zioni online e dal digi­tale è in costante cre­scita ed è ormai la seconda fonte d’informazione dopo la tele­vi­sione, dall’altro lato resta il ben noto pro­blema dei ricavi in un mer­cato for­te­mente con­cen­trato nelle mani di pochi players che con­ti­nuano a domi­nare pre­po­ten­te­mente lasciando poco spa­zio all’industria dell’informazione. Per dirla in una bat­tuta, il futuro è qui adesso ma non è equa­mente distribuito.

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I gior­nali ini­ziano len­ta­mente a sta­bi­liz­zarsi ed i dati del 2012 final­mente con­ten­gono ele­menti di posi­ti­vità, sep­pur ancora deci­sa­mente moderata.

In  par­ti­co­lare sono le ven­dite dei gior­nali ad dare adito ad un cauto otti­mi­smo e spesso il pay­wall, come evi­den­ziato e richia­mato più volte in que­sti spazi, sono fun­zio­nali per aumen­tare le ven­dite della ver­sione cartacea.

Ben diverso il pano­rama dei ricavi pub­bli­ci­tari che nel digitale/online com­ples­si­va­mente sono cre­sciti “solo” del 3% nel 2012. Una ten­denza troppo mode­sta per com­pen­sare  le per­dite [-7,7%] del car­ta­ceo. Per quanto riguarda l’online la con­ti­nua discesa dei prezzi è ulte­riore ele­mento di pre­oc­cu­pa­zione ed evi­denza di come sia neces­sa­rio tro­vare altre fonti di ricavo, modelli di busi­ness dif­fe­renti dal pas­sato per i gior­nali e l’industria dell’informazione.

Nel com­plesso la dire­zione è verso i “new” media ma gli “old” media sono ancora molto pre­senti e rile­vanti, ben distanti dalla morte troppe volte annun­ciata [pour cause?].

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Molto simile a quella dei gior­nali la situa­zione dei perio­dici set­ti­ma­nali e men­sili. Ven­dite del car­ta­ceo e ricavi pub­bli­ci­tari in calo con il digi­tale che cre­sce ma ha un peso dav­vero mode­sto e non com­pensa le per­dite. Una ten­denza che non pare avere muta­menti signi­fi­ca­tivi nel medio ter­mine come mostra il gra­fico di sin­tesi sottostante.

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“State of the News Media 2013″ è pro­ba­bil­mente la più esau­stiva ed accu­rata foto­gra­fia della situa­zione dei media negli USA. Va però ricor­dato come la realtà sta­tu­ni­tense sia spesso distante da quella nostrana e come in molti casi i feno­meni che si veri­fi­cano oltreo­ceano non neces­sa­ria­mente abbiano luogo a distanza di tempo nel nostro Paese. Come tutte le foto­gra­fie è un’instantanea di un momento, utile a fis­sare idee e con­cetti ma da ela­bo­rare affin­chè possa essere fonte di ispi­ra­zione. La foto­gra­fia fon­da­men­tal­mente la cono­sce­vamo già a pre­scin­dere dal con­tri­buto del rap­porto comun­que pre­zioso, il film, per con­ti­nuare nella meta­fora, dob­biamo costruir­celo noi, cia­scuno per la pro­pria spe­ci­fica realtà.

L’infografica sotto ripor­tata rias­sume altri ele­menti del rap­porto, che come sem­pre torno ad invi­tare a leg­gere inte­gral­mente, che non sono stati toc­cati dalla mia per­so­na­lis­sima sin­tesi e deco­di­fica delle infor­ma­zioni rese disponibili.

Altre sin­tesi e let­ture dei dati del rap­porto sono ovvia­mente ampia­mente dispo­ni­bili. Tra le tante con­si­glio quella del NYTi­mes che si con­cen­tra sulle ten­denze delle tele­vi­sioni locali, di Poyn­ter che appro­fon­di­sce lo sbi­lan­cia­mento tra qua­lità e quan­tità dell’informazione citato in aper­tura e Mat­tew Ingram su Paid Con­tent che parla di luci ed ombre all’orizzonte.

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