Pubblicato il 10 marzo 2013 by Pier Luca Santoro

Diffamazione e Reputazione

Par­tendo dal caso Sal­lu­sti nei mesi scorsi il dibat­tito sulla dif­fa­ma­zione ha avuto ampio spa­zio sui gior­nali del nostro Paese salvo poi essere silen­ziato dalla cam­pa­gna elettorale.

La legge dell’Ordine dei Gior­na­li­sti è datata 1963 men­tre le modi­fi­che alla pre­ce­dente legge dello Stato, addi­rit­tura del 1948, andate al Senato a fine novem­bre 2012, sulla dif­fa­ma­zione a mezzo stampa, si sono risolte con la solita tragi-commedia all’italiana.

In Fran­cia il set­ti­ma­nale «le Nou­vel Obser­va­teur» nell’edizione di fine feb­braio ha dedi­cato ampio spa­zio, e la coper­tina, al libro di Mar­cela Iacub, signora pari­gina che per un anno ha intrat­te­nuto una rela­zione ses­suale con Domi­ni­que Strauss– Kahn, secondo quanto da lei stessa dichia­rato, con il solo fine di scri­vere il libro “Belle et Bête” [La Bella e la Bestia] in cui demo­li­sce DSK.

Domi­ni­que Strauss-Kahn rite­nen­dosi dan­neg­giato dall’eccessiva evi­denza che il set­ti­ma­nale fran­cese aveva dedi­cato al libro è ricorso in tri­bu­nale otte­nendo una con­danna sia nei con­fronti dell’autrice del libro, che dovrà rive­derne alcune parti inse­rendo “le ragioni” di DSK, che della rivi­sta che è stata con­dan­nata a dedi­care la coper­tina alla con­danna subita.

Nella ricerca del dif­fi­cile equi­li­brio tra eser­ci­zio della pro­fes­sione gior­na­li­stica senza cen­sure e la giu­sta tutela dell’immagine delle per­sone, la vicenda del «le Nou­vel Obser­va­teur» induce a rifles­sione sia per la rapi­dità dei tempi deci­sio­nali del tri­bu­nale, cosa asso­lu­ta­mente ine­dita nel pano­rama dell’[in]giustizia ita­liana, che per la sen­tenza che con­danna la testata a per­dere la fac­cia davanti ai pro­pri let­tori, anche se poi l’articolo dedi­cato alla que­stione parla di persecuzione.

Se la repu­ta­zione è tutto per una per­sona ma anche per un’impresa per un brand, anche nel caso delle pub­bli­ca­zioni quo­ti­diane e perio­di­che, l’idea di obbli­gare a per­derla potrebbe essere da adot­tare anche nel nostro Paese dive­nendo ele­mento di atten­zione nel man­te­ni­mento del dif­fi­cile equi­li­brio che il tema richiede molto più di san­zioni pecu­nia­rie e molto meglio di car­ce­ra­zioni minacciate.

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