gennaio 2013

Pubblicato il 31 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Intervistato

Al ter­mine della lezione tenuta al master in gior­na­li­smo scien­ti­fico digi­tale della SISSA all’inizio di que­sto mese i par­te­ci­panti mi hanno chie­sto se pote­vano inter­vi­starmi per fare una sin­tesi delle cose che ci era­vamo detti quel pomeriggio.

Me ne ero quasi dimen­ti­cato fin­chè non ho visto pub­bli­cato il video dell’intervista su «Oggi­Scienza» la testata che viene rea­liz­zata da Sissa Media­lab.  L’arti­colo che accom­pa­gna il video è così ricco di com­pli­menti ed apprez­za­menti nei miei con­fronti da lasciarmi più che imba­raz­zato anche se ine­vi­ta­bil­mente lusin­gato del giu­di­zio favo­re­vole alla lezione.

Nell’intervista, in poco meno di cin­que minuti, i miei due cents, come si suol dire,  sulla Rete, l’utilizzo dei social net­work da parte dei quo­ti­diani e il muta­mento del ruolo del gior­na­li­sta. Buona visione.

Pubblicato il 30 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

La Bocca della Verità in Tempo Reale

Al «The Washing­ton Post» tira aria di cam­bia­mento e inno­va­zione. Dopo “Live Grid”, for­mato di live blog­ging mul­ti­me­diale, e “Post Pulse”, segna­lati e com­men­tati il 22 gen­naio scorso, adesso viene lan­ciata la bocca della verità in tempo reale.

“Truth Tel­ler”, ancora in fase di pro­to­tipo, è un’applicazione rea­liz­zata da quo­ti­diano sta­tu­ni­tense con il finan­zia­mento della Knight Foun­da­tion che veri­fica le affer­ma­zioni dei poli­tici in tempo reale.

Secondo quanto spiega il gior­nale viene uti­liz­zata la tec­no­lo­gia di Micro­soft Audio Video Inde­xing Ser­vice [MAVIS] per estrarre i file audio dai video dei discorsi dei poli­tici e tra­sfor­marli in testo com­bi­nan­doli al data­base di infor­ma­zioni del quo­ti­diano o a fonti esterne per il fact chec­king, la veri­fica delle affer­ma­zioni in tempo reale.

Guar­dando le prime rea­liz­za­zioni pub­bli­cate il risul­tato è dav­vero inte­res­sante. In un unico spa­zio vi è il video del discorso, la tra­scri­zione dello stesso al cui interno sono evi­den­ziate le por­zioni di testo che sono state veri­fi­cate alle quali si ha accesso come mostra lo screen­shot sottostante.

Ottima ini­zia­tiva sia per­chè riporta, final­mente, il gior­na­li­smo ed i gior­nali al loro ruolo di wat­ch­dog che per la pre­ge­vole rea­liz­za­zione gra­fica, oltre che tec­no­lo­gica, con lo splash a tutta pagina di grande impatto per la sto­ria principale.

Truthteller

Edelman Influenza
Pubblicato il 29 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Dal Triangolo al Rombo

Edel­man, una delle più impor­tanti agen­zie di pub­bli­che rela­zioni al mondo con sede in  66 nazioni, ha pub­bli­cato i risul­tati gene­rali della tre­di­ce­sima edi­zione del Trust Baro­me­ter. La ricerca ha coin­volto circa 32mila indi­vi­dui in 26 nazioni diverse del mondo, Ita­lia inclusa, ana­liz­zando il livello di fidu­cia nei con­fronti di imprese, isti­tu­zioni e media. La ricerca è stata con­dotta da Edel­man Ber­land, una con­so­ciata, con un’intervista online della durata di circa 20 minuti tra la metà di otto­bre e la fine di novem­bre del 2012. Mille gli indi­vi­dui inter­vi­stati per cia­scuna nazione ai quali sono stati inte­grati altri 5800 rispon­denti defi­niti come “popo­la­zione infor­mata”,  gruppo di per­sone di istru­zione medio-superiore, con un  red­dito nel primo quarto della pro­pria nazione, che legge o vede noti­zie sia gene­ra­li­ste che spe­cia­li­sti­che del mondo degli affari più volte alla settimana.

Il rap­porto indica una ripresa gene­rale della fidu­cia nei governi e nelle isti­tu­zioni con un valore medio che cre­sce da 51 del 2012 a 57 di quest’anno. Cre­scita della fidu­cia  che resta comun­que mode­sta con “avere grande fidu­cia” che si asse­sta al 16% degli inter­vi­stati per quando riguarda l’azione del governo e resta sta­bile al 17% rela­ti­va­mente ad imprese, al mondo degli affari, ed ai media. Ripresa di fidu­cia che comun­que non riguarda l’Italia che scende a 51 rispetto al 56 di 2012 e 2011 e che arriva addi­rit­tura a 40 esclu­dendo la “popo­la­zione infor­mata” col­lo­cando il nostro Paese tra i “distru­ters”, tra le nazioni senza fiducia.

Dei quat­tro attori con­si­de­rati: governo, imprese, media e orga­niz­za­zioni non gover­na­tive [onlus], le ultime sono quelle che godono di un mag­gior livello di fidu­cia. Sen­si­bile la dif­fe­renza tra la fidu­cia ripo­sta nel governo e quella data alle imprese, al mondo degli affari. Se com­ples­si­va­mente il gap è di 10 punti, per quanto riguarda l’Italia la dif­fe­renza a favore delle imprese rispetto al governo è di ben 19 punti. Un dato che si com­menta da solo.

Le ban­che e le isti­tu­zioni finan­zia­rie si con­fer­mano come il set­tore che gode di minor fidu­cia. Non va molto meglio alle aziende che ope­rano nel set­tore dei media come mostra il gra­fico di sin­tesi dei risul­tati sotto riportato.

Edelman Fiducia per Settori

Se la fidu­cia nei media cre­sce dal 51% al 57% com­ples­si­va­mente, così non è in spe­ci­fico rife­ri­mento all’Italia dove invece, unica nazione tra le 26 esa­mi­nate oltre alla Polo­nia a mostrare tale dina­mica, si assi­ste ad un calo dal 57 al 50%.

In que­sto qua­dro, le fonti di infor­ma­zione tra­di­zio­nale sono quelle alle quali con­ti­nua ad essere rico­no­sciuto com­ples­si­va­mente il mag­gior tasso di fidu­cia sep­pure regi­strino il minor incre­mento rispetto agli altri media. Si con­ferma “la galop­pata” dei social media con un incre­mento del tasso di fidu­cia quasi dop­pio rispetto all’anno scorso. Social media che, comun­que, nono­stante il for­tis­simo svi­luppo con­ti­nuano ad essere l’ultima tra le fonti d’informazioni. I motori di ricerca come fonte d’informazione godono dello stesso livello di fidu­cia dei media tradizionali.

Edelman Fiducia nei Media

Il pano­rama attuale dei media, e lo scet­ti­ci­smo di cui è con­tor­nato nel com­plesso lo sce­na­rio di rife­ri­mento, richie­dono mol­te­pli­cità di voci e canali di comu­ni­ca­zione non­ché un tasso di ripe­ti­zione del mes­sag­gio medio di 3 – 5 volte.

Edel­man iden­ti­fica 5 aree e 16 attri­buti spe­ci­fici per la costru­zione della fidu­cia da parte delle imprese. Fra que­sti l’engagement, che si com­pone di ascolto e feed­back nei con­fronti delle per­sone, trat­ta­mento cor­retto del per­so­nale, dare prio­rità ai clienti invece che ai pro­fitti e comu­ni­care fre­quen­te­mente ed one­sta­mente lo stato del pro­prio busi­ness, è l’areea di mag­gior rile­vanza in asso­luto con il 59% dei rispon­denti. E’ pro­prio su quest’area e sui rela­tivi attri­buti che la ricerca rileva il mag­gior gap tra impor­tanza attri­buita e per­for­mance azien­dali come mostra la slide 35 della pre­sen­ta­zione dei risultati.

Si tratta di evi­denze che non nascono sola­mente dall’attuale stato di crisi ma da una com­ples­siva carenza delle imprese [ e delle isti­tu­zioni] nel dare rispo­ste e rela­zio­narsi secondo le attese delle per­sone.  Una dico­to­mia, un gap tra attri­bu­zione di impor­tanza dei fat­tori da parte delle per­sone e per­for­mance delle aziende carat­te­riz­zato da una distanza dav­vero signi­fi­ca­tiva. Si veda a tale pro­po­sito anche la slide 36.

Nuove dina­mi­che ormai con­so­li­date spo­stano le moda­lità di influenza dal trian­golo, da logi­che pira­mi­dali “top down” al rombo, o dia­mante come lo defi­ni­sce Edel­man. Co-creazione, dia­logo, fles­si­bi­lità diven­gono, sono, attri­buti e com­por­ta­menti dai quali le imprese [e i media] non pos­sono più prescindere.

Edelman Influenza

Per tutti gli appro­fon­di­menti del caso e la presa di visione di aspetti non con­si­de­rati dalla sin­tesi e com­mento si rimanda, come di con­sueto, alla let­tura inte­grale dei risul­tati libe­ra­mente sca­ri­ca­bili. Com­ment is free.

Paper
Pubblicato il 28 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Il Passaggio dal Business Tradizionale a quello Digitale per l’ Industria dell’ Informazione

Nella mia rubrica per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory, par­tendo da uno stu­dio sul pas­sag­gio dal busi­ness tra­di­zio­nale a quello digi­tale per l’industria dell’Informazione pub­bli­cato da Boston Con­sul­ting Group, viene fatto il punto su come le imprese edi­to­riali che nascono dalla carta stam­pata pos­sano soprav­vi­vere alla tran­si­zione dando uno sguardo a quali siano i KPI, gli indi­ca­tori di pre­sta­zione, in  que­sto percorso.

Paper

Sem­pre in tema, per gli amici di LSDI, la mia recen­sione di “News(paper) Revo­lu­tion” libro su ‘’l’ infor­ma­zione online al tempo dei social net­work’’, come recita il sot­to­ti­tolo, in ven­dita da pochi giorni. Sag­gio sulle moda­lità di approc­cio dei quo­ti­diani alla Rete, di cui ne riper­corre le evo­lu­zioni dalle pri­mis­sime spe­ri­men­ta­zioni degli anni novanta ad oggi, su alcuni dei tratti distin­tivi del Web, a comin­ciare ovvia­mente da mul­ti­me­dia­lità ed inte­rat­ti­vità, e sul modo con il quale ven­gono uti­liz­zati i social net­work da i feed RSS a Twit­ter e Face­book pas­sando per Insta­gram e Reddit.

Buona let­tura.

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Pubblicato il 27 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Vendite dei Giornali: Diffusioni & Confusioni

Ad aprile del 2012 ha preso il via il nuovo sistema di rile­va­zione della Ads che non si basa più sulla media dei 12 mesi pre­ce­denti ma rileva la dif­fu­sione dei sin­goli mesi. Se l’adozione di que­sta nuova meto­do­lo­gia ha lo svan­tag­gio, sino ad aprile 2013, di ren­dere impos­si­bile il con­fronto tra i dati del pari periodo dell’anno pre­ce­dente in teo­ria oltre ad una mag­giore attua­lità del dato, che viene for­nito a distanza di 30 giorni e non più di 60 come in pre­ce­denza, doveva anche for­nire mag­gior chia­rezza e tra­spa­renza su dif­fu­sioni e ven­dite soprat­tutto a bene­fi­cio degli inve­sti­tori pubblicitari.

Che dif­fu­sioni e ven­dite dichia­rate da alcuni edi­tori non siano ade­renti alla realtà è cosa che si sus­surra in un orec­chio  in con­fi­denza da tempo e che anche il sot­to­scritto ha evi­den­ziato come pos­si­bile recentemente.

Franco Abruzzo, gior­na­li­sta di lungo corso ed ex Pre­si­dente dell’Ordine dei Gior­na­li­sti della Lom­bar­dia [e molto altro ancora], in un arti­colo pub­bli­cato ieri sul suo sito a firma di Fran­ce­sco M. De Bonis, scrive che “Sulle ven­dite e sui bilanci delle società edi­trici di quo­ti­diani quo­tate in Borsa si impone, però, una grande “ope­ra­zione verità”. I dati delle ven­dite sono cir­con­dati dal mistero più fitto. La dif­fu­sione è una realtà, le ven­dite in edi­cola sono un’altra realtà”.

L’articolo pro­se­gue appro­fon­dendo la situa­zione del «Il Sole24Ore» ma basta un’occhiata ai dati di det­ta­glio che è pos­si­bile visio­nare nell’area riser­vata, pre­via regi­stra­zione, del sito di Ads per capire che la situa­zione non è cir­co­scritta al solo quo­ti­diano di Confindustria.

E’ in par­ti­co­lare sof­fer­man­dosi sui dati per pro­vin­cia che si notano imme­dia­ta­mente le distor­sioni. Ad esem­pio per quanto riguarda «Ita­lia Oggi» que­sti sono i dati medi gior­na­lieri 2011: Bolo­gna 809, Milano 3.606, Genova 8.538 . Sin troppo facile capire che le copie che rega­late sono com­prese tra le copie dif­fuse nei canali pre­vi­sti dalle dispo­si­zioni di legge. O ancora il caso di «Milano Finanza», per restare nell’area dell’informazione economico-finanziaria, con ven­dite medie del 2011: 5.789 copie media­mente a set­ti­mana a Milano, 2.747 a Roma e.….15.672 a Genova. I casi sono due o la finanza si è tra­sfe­rita in blocco a  Genova oppure è evi­dente che i dati sono fal­sati arti­fi­cio­sa­mente ad hoc.

L’autore del pre­ci­tato arti­colo sug­ge­ri­sce di “pen­sare a una auto­rità [l’Agcom?] alla quale con­fe­rire il potere di con­durre accer­ta­menti pene­tranti”, pro­se­guendo “Gli stessi con­tri­buti pub­blici vanno rap­por­tati ad ele­menti sicuri e cer­ti­fi­cati. la libera stampa è il perno del sistema demo­cra­tico e non può tol­le­rare zone opa­che e tene­brose. Gli inser­zio­ni­sti  si pos­sono recu­pe­rare con  una poli­tica impron­tata alla trasparenza”. 

Sono aspetti sui quali, ora posso anti­ci­parlo, sto scri­vendo un libro [che uscirà verso la fine di marzo], rispetto ai quali ho avuto modo di entrare in buona pro­fon­dità al con­tra­rio, sorry, di Fran­ce­sco M. De Bonis che evi­den­te­mente non è aggior­nato sulla situa­zione legi­sla­tiva al riguardo.

Esi­ste già un obbligo di trac­cia­bi­lità delle ven­dite, dispo­si­zione di legge alla quale appare evi­dente per­chè ci si voglia sot­trarre. Non c’è biso­gno di nes­suna auto­rità garante rispetto a quelle già esi­stenti che garan­ti­sca tra­spa­renza sia nei con­fronti degli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari  che rela­ti­va­mente ai con­tri­buti sta­tali, c’è biso­gno di rimuo­vere lacci e lac­cioli, bloc­chi e veti incro­ciati tra FIEG da un lato e rap­pre­sen­tanze sin­da­cali delle riven­dite, dei gior­na­lai, dall’altro lato e pro­ce­dere con alla mas­sima sol­le­ci­tu­dine  alla fine del pro­cesso da ama­nuensi ed infor­ma­tiz­zare le edi­cole costruendo una volta per tutte un appli­ca­tivo che dia­lo­ghi diret­ta­mente tra punti ven­dita ed edi­tori al quale il Dipar­ti­mento per l’informazione e l’editoria, che tra le altre cose eroga i finan­zia­menti sta­tali, abbia accesso.

Se l’informazione è un bene pre­zioso per il Paese biso­gna sta­bi­lirlo defi­ni­ti­va­mente ed agire di con­se­guenza, se invece è un pro­dotto come tutti gli altri lascia­molo pure a coloro che con­ti­nuano a con­fon­dere il mar­ke­ting con le marchette.

flussi-nella-distribuzione

Ingaggiare
Pubblicato il 26 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Quando Social Media Marketing e Buon Giornalismo Coincidono

L’engagement non è di per se stesso un obiet­tivo stra­te­gico nello svi­luppo di un piano di social media mar­ke­ting ma rap­pre­senta uno dei prin­ci­pali para­me­tri, se non IL para­me­tro, per valu­tare la bontà delle azioni adottate.

Le poche volte in cui il ter­mine inglese viene tra­dotto si uti­lizza, anche da parte del sot­to­scritto, come sino­nimo coin­vol­gi­mento. Esi­ste però un altro ter­mine che pro­ba­bil­mente è più adatto, più con­sono: ingag­giare. Ter­mine che, come spiega il dizio­na­rio eti­mo­lo­gico, signi­fica impe­gnare, far si che qual­cuno si impe­gni in una deter­mi­nata azione.

Ingaggiare

Cory Berg­man, per chi non lo cono­scesse Gene­ral Mana­ger di Brea­king News [NBC News], fon­da­tore di Lost Remote [Media­bi­stro], co-fondatore di Next Door Media,  mem­bro di Poyn­ter e pro­fes­sore del Master of Com­mu­ni­ca­tions in Digi­tal Media dell’ Uni­ver­sity of Washing­ton [e molto altro ancora], ha scritto un inte­res­sante arti­colo, tutto da leg­gere, su come misu­rare l’impatto di un arti­colo e più in gene­rale del gior­na­li­smo. Nelle con­clu­sioni scrive:

There still isn’t a tru­sted set of “impact metrics” for jour­na­lism, but as I’ve writ­ten before, I believe new­srooms must help create that con­nec­tion by inclu­ding action paths from cur­rent sto­ry­tel­ling.   If we ena­ble con­su­mers to take action direc­tly from sto­ries — when they care the most — then we’re increa­sin­gly able to mea­sure a given story’s impact.

Soste­nendo in buona sostanza che l’abilitare le per­sone a svol­gere un’azione di loro inte­resse e più in gene­rale per la comu­nità di rife­ri­mento sia l’elemento per­niante e pre­miante di valu­ta­zione del gior­na­li­smo. Tesi che mi sento di con­di­vi­dere in toto, e che, for­tu­na­ta­mente, è adot­tata anche alle nostre lati­tu­dini con quale caso di buone pra­ti­che quotidiane.

La dimo­stra­zione che, al di là di pre­giu­dizi e ritro­sie reci­pro­che, social media mar­ke­ting, se ben con­ce­pito rispetto agli obiet­tivi dell’impresa edi­to­riale, e buon gior­na­li­smo pos­sono asso­lu­ta­mente coincidere.

Sul tema da leg­gere la pre­sen­ta­zione di Serena Car­pen­ter, ricca di casi con­creti su, appunto, [buon] gior­na­li­smo ed engagement.

Pubblicato il 25 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

La Crisi è Economica o di Valori?

A metà di que­sta set­ti­mana Niel­sen Media Research ha rila­sciato i dati delle rile­va­zioni degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari in Ita­lia sud­di­visi per mezzo per i primi 11 mesi del 2012 ed il rela­tivo con­fronto con il pari periodo del 2011.

Se già nel pro­gres­sivo dei primi undici mesi dell’anno scorso la situa­zione era dav­vero cri­tica con  gli inve­sti­menti in tele­vi­sione  che regi­strano una fles­sione del –15,3% e quo­ti­diani e perio­dici rispet­ti­va­mente al –16,9% e — 17,8%, anche l’advertising online [display+ per­for­mance+ clas­si­fied] per la prima volta dopo anni di cre­scita in calo dell’8,3%.

Arri­vano ora i dati dell’ Osser­va­to­rio FCP Assoin­ter­net rela­tivi a tutto il 2012. Il mese di dicem­bre regi­stra una fles­sione del –10,3% con­fer­mando e peg­gio­rando la per­for­mance del mese di novem­bre e  por­tando il totale del 2012 ad una cre­scita del 5,3%.

Pur restando l’unico mezzo con una varia­zione posi­tiva, il calo a due cifre del mese di dicem­bre, mese in cui tra­di­zio­nal­mente la spesa pub­bli­ci­ta­ria cre­sce per incen­ti­vare i con­sumi nata­lizi, fa riflettere.

Sep­pure l’assenza di dati sul valore della search, di Goo­gle, e di Face­book nel nostro Paese non  con­senta di avere un qua­dro com­pleto della situa­zione, resta la nega­ti­vità del dato, che cer­ta­mente non lascia ben spe­rare per gen­naio 2013, e induce ine­vi­ta­bil­mente a riflet­tere sulle pos­si­bili cause ed impli­ca­zioni dello stesso.

Ovvia­mente la costante crisi eco­no­mica che stringe, anche, l’Italia è ine­vi­ta­bil­mente una con­causa del calo degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari che ini­zia a col­pire anche l’online ma non credo che da sola basti a spiegare.

Con CTR che hanno valori nell’ordine dello zero vir­gola zero zero l’inefficacia della comu­ni­ca­zione online nella sua forma più tra­di­zio­nale, display, è ampia­mente dimo­strata da tempo. Il tra­sfe­ri­mento di forme e for­mati della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria all’online è asso­lu­ta­mente fal­li­men­tare, ina­de­guata come pro­po­sta, come con­fer­mato dal report  Niel­sen: “Glo­bal Trust in Adver­ti­sing and Brand Mes­sa­ges” che ha evi­den­ziato come le forme più tra­di­zio­nali di comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria online [e mobile] sono quelle che godono di minor fidu­cia, e dun­que impatto e valore, da parte delle persone.

Vi sono ele­menti strut­tu­rali di cam­bia­mento nel pro­cesso di rela­zione e comu­ni­ca­zione tra per­sone e brand, imprese, alle quali gli attuali for­mat di comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria, anche online, non sono in grado di dare una rispo­sta utile. La pub­bli­cità diviene sem­pre più, nella migliore delle ipo­tesi, un fasti­dio da sop­por­tare per poter fruire di con­te­nuti che inte­res­sano le persone.

La crisi è eco­no­mica ma anche di valori. Sarà meglio lavo­rarci sopra alla svelta.

Ads Don't Work

Le voci della Politica
Pubblicato il 24 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Politica & Engagement dei Quotidiani Online

Il Giu­ra­mento di Obama per il secondo man­dato come Pre­si­dente degli Stati Uniti è stata occa­sione per molti quo­ti­diani online in lin­gua inglese di testare, di spe­ri­men­tare moda­lità e for­mat per coin­vol­gere il let­tore, le per­sone. Oltre al caso di “Live Grid” del «The Washing­ton Post» segna­lato pre­ce­den­te­mente, diverse sono state le proposte.

E’ il caso del «The Guar­dian» che nella sua ver­sione dedi­cata agli USA ha chie­sto ai pro­pri let­tori di espri­mere con­si­gli, richie­ste e cri­ti­che ad Obama rac­co­gliendo quanto pro­po­sto in un unico spa­zio inte­rat­tivo creato ad hoc NEL pro­prio sito web.

Message 4 Obama

Con­cet­tual­mente simile l’idea del «The New York Times» che, appunto ha chie­sto ai resi­denti nel District of Colum­bia, quello di Washing­ton dove risie­dono “i vicini di casa” di Obama, di espri­mere i loro pen­sieri rac­co­gliendo però in que­sto caso mes­saggi audio e video.

Più inte­res­sante “Build your own speech”, sem­pre del «The New York Times», che in una sorta di “gioco” per costruire il pro­prio discorso inau­gu­rale par­tendo da un que­stio­na­rio con 5 domande mul­ti­ple choice.

Discorso Inaugurale NYTimes Obama

In maniera simile al «The New York Times» anche il «The Boston Globe»  ha pro­dotto una pro­po­sta inte­rat­tiva che favo­ri­sce il coin­vol­gi­mento del let­tore ed il tempo di per­ma­nenza sul sito. La rea­liz­za­zione del quo­ti­diano di Boston si basa sulla ricerca di parole scelte dal let­tore che ven­gono visua­liz­zate con dei gra­fici inte­rat­tivi mostrando da quali Pre­si­denti degli Stati Uniti sono state pro­nun­ciate riper­cor­rendo i discorsi inau­gu­rali di ele­zione dal 1933 ad oggi, a quello di Obama.

Freedom Obama

Tutte ini­zia­tive che con sen­tono di coin­vol­gere il let­tore bene­fi­ciando dei volumi di traf­fico  e del tempo speso sul sito che que­sto può gene­rare. Ma invece i gior­nali ita­liani a meno di un mese dalle ele­zioni poli­ti­che 2013 che fann0?

L’iniziativa più inte­res­sante è quella del quo­ti­diano pie­mon­tese «La Stampa» che in col­la­bo­ra­zione con LA7 e Goo­gle ha creato su Goo­gle+ uno spa­zio dedi­cato alle ele­zioni. Se l’iniziativa sulla rete sociale di Goo­gle è tesa prin­ci­pal­mente a “creare brand” è lo spa­zio rea­liz­zato ad hoc per l’occasione sul sito che assolve ad altre fun­zioni di engagement .

In par­ti­co­lare sono inte­res­santi dal mio punto di vista “il gioco”, costi­tuito come nel caso del «The New York Times» da un que­stio­na­rio con 20 domande mul­ti­ple choice per sco­prire chi tra i lea­der poli­tici in corsa cor­ri­sponde di più alle pro­prie idee e prio­rità. Apprez­za­bile ini­zia­tiva che però avrebbe richie­sto di mag­gior tra­spa­renza sull’algoritmo uti­liz­zato per la rea­liz­za­zione onde evi­tare sospetti di mal­ce­lati intenti pro­mo­zio­nali a favore di que­sto o quel candidato [#].

Inte­res­sante altret­tanto la pos­si­bi­lità offerta al let­tore di creare un pro­prio mani­fe­sto poli­tico anche se al momento il riscon­tro non pare essere ele­vato con soli 48 utenti che hanno colto que­sta pos­si­bi­lità al momento della reda­zione di que­sto articolo.

Ed ancora “La mac­china della verità” che veri­fica ogni giorno le affer­ma­zioni dei poli­tici con un auto­re­vole fact-checking, messo a punto dalla reda­zione del gior­nale gra­zie alla col­la­bo­ra­zione con i ricer­ca­tori della Fon­da­zione Hume diretta dal pro­fes­sor Luca Ricolfi e “Le voci della poli­tica” che per­mette di veri­fi­care le atti­vità dei par­titi e dei prin­ci­pali can­di­dati sui social net­work e osser­vare come Face­book e Twit­ter rea­gi­scono ai messaggi.

Ini­zia­tiva che resta pra­ti­ca­mente unica a soli 30 giorni dal voto con «La Repub­blica» che invece si dedica ad atti­vità off line ripro­po­nendo “La Repub­blica delle Idee” il 2 e 3 feb­braio a Torino e «Il Sole24Ore» che rea­lizza uno spa­zio ad hoc per le ele­zioni estre­ma­mente sta­tico, tra­di­zio­nale, eccez­zione fatta per l’analisi del mood su Twit­ter e “Live Twit­ter” che comun­que si limita a pro­porre i tweet dei can­di­dati senza inte­rat­ti­vità e coin­vol­gi­mento del let­tore che resta spet­ta­tore; un’occasione spre­cata a pochi giorni dal lan­cio del nuovo sito del quo­ti­diano di Confindustria.

Le voci della Politica

[#] Che sia chiaro che non sostengo che vi sia mani­po­la­zione, sostengo che bastava pen­sarci [è spesso “l’ultimo miglio” che fa la dif­fe­renza] e dichia­rare come è stato costruito.

Incidenza Rese Valori Asssoluti
Pubblicato il 23 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

[Ar]Resi

L’industria dell’informazione, come noto, sta attra­ver­sando quella che pro­ba­bil­mente è la sua più grave crisi da Guten­berg ai giorni nostri. L’Italia non fa eccezione.

In que­sto deso­lante qua­dro com­ples­sivo i gior­nali di carta stam­pata sof­frono con ven­dite in calo costante da anni ed i costi di stampa e distri­bu­zione hanno un’incidenza pesante sui tra­bal­lanti conti degli edi­tori del nostro Paese.

Par­tendo dai dati ADS dei quo­ti­diani per il mese di novem­bre 2012, ultimo dato dispo­ni­bile dif­fuso pochi giorni fa, sono andato a veri­fi­care l’incidenza delle rese sulla “pagata”, sulle copie ven­dute in edi­cola e gli abbo­na­menti a pagamento.

Per i 15 quo­ti­diani presi in con­si­de­ra­zione l’incidenza media si asse­sta al 50,4% con pic­chi sino al 230% [ovvero per ogni copia ven­duta ne ven­gono rese più di due]. L’incidenza delle rese sem­bra essere influen­zata da tre fat­tori: dimen­sione delle ven­dite, come mostrano i dati di «L’Unità» e «Il Mani­fe­sto», distri­bu­zione nazio­nale o locale, vedasi «Il Mes­sag­gero» e «Il Resto del Car­lino»  e ovvia­mente la forte inci­denza degli abbo­na­menti sul totale delle ven­dite come nel caso di «L’Avvenire» ed «Il Sole24Ore» [per i det­ta­gli vd. tabella a fondo articolo].

Incidenze Rese su Pagata

LA solu­zione, di cui ho sot­to­li­neato l’importanza così tante volte da averne a noia, è tanto sem­plice quanto sinora inap­pli­cata, si chiama infor­ma­tiz­za­zione delle edicole.

L’informatizzazione delle edi­cole con­sen­ti­rebbe all’editore di cono­scere in tempo reale il ven­duto per cia­scun punto ven­dita garan­tendo otti­miz­za­zione del costo delle rese, l’attenuazione [o scom­parsa] delle micro rot­ture di stock che para­dos­sal­mente carat­te­riz­zano le pub­bli­ca­zioni alto ven­denti, effi­cien­tando nel com­plesso il sistema e con­sen­tendo un saving che stimo possa avere per­cen­tual­mente un’incidenza a dop­pia cifra. Saving che, come inse­gna il manua­letto della casa­linga di Voghera, andrebbe imme­dia­ta­mente ad impat­tare sull’ultima riga del conto eco­no­mico: quella dei ricavi.

Sono due gli attori che, è ormai lapa­lis­siano, “remano con­tro” l’informatizzazione delle edi­cole. Alcuni tra gli edi­tori stessi che evi­den­te­mente non hanno inte­resse ad una effet­tiva trac­cia­bi­lità delle ven­dite che por­te­rebbe qallo sco­perto come i dati dichia­rati siano gon­fiati e, ancor più, i distri­bu­tori locali vero anello debole della filiera.

I distri­bu­tori locali gua­da­gnano, anche, su quanto tra­spor­tano e sulla lavo­ra­zione delle rese, non sono dun­que legati esclu­si­va­mente alle ven­dite come invece è il caso di edi­tori, che però, come sap­piamo, hanno ricavi signi­fi­ca­tivi —  sep­pur calanti — anche dalla ven­dita di spazi pub­bli­ci­tari, e edi­co­lanti, che invece vivono solo di quello.

Un distri­bu­tore locale è respon­sa­bile della ” buona distri­bu­zione “, per poter ope­rare cor­ret­ta­mente deve avere le sta­ti­sti­che di ven­dita, solo basan­dosi sullo sto­rico delle ven­dite potrà affi­nare le for­ni­ture limi­tando l’inutile espo­si­zione finan­zia­ria impo­sta al riven­di­tore, al gior­na­laio. Ma il distri­bu­tore locale non ha inte­resse alcuno in tal senso, anzi. Oltre a quanto sopra­ri­por­tato, i DL hanno inte­resse a cari­care i punti ven­dita così da avere un van­tag­gio finan­zia­rio con l’edicolante che genera cassa per loro, non è un caso che anche le circa 5mila edi­cole attual­mente infor­ma­tiz­zate [con due appli­ca­tivi distinti di cui — Info­riv — “creato” da FIEG] abbiano in dota­zione un soft­ware che dia­loga solo con il distri­bu­tore locale che poi prov­vede a tra­smet­tere i dati [“aggiu­stati” ad hoc?] a distri­bu­tori nazio­nali e editori.

Inol­tre que­sta pro­ce­dura è pos­si­bile solo con le pub­bli­ca­zioni che hanno già un discreto numero di uscite, non ci pos­sono essere sta­ti­sti­che di ven­dita se non dopo almeno quat­tro o cin­que numeri distri­buiti. Aspetto che evi­den­te­mente pena­lizza le nuove testate e rende impos­si­bili nuove iniziative.

Credo sia indub­bio che edi­tori, i molti che sono certo vogliono lavo­rare “one­sta­mente”, e riven­dite hanno un inte­resse comune nel pro­ce­dere con la mas­sima sol­le­ci­tu­dine all’informatizzazione delle edi­cole. Credo che que­sto pro­cesso debba essere imple­men­tato anche in un’ottica di pos­si­bile rina­scita di una col­la­bo­ra­zione tra edi­tori e riven­dite che appor­te­rebbe indubbi van­taggi ad entrambi.

Oltre ai fat­tori evi­den­ziati infatti, come, ancora una volta, ho sot­to­li­neato a più riprese, l’informatizzazione delle edi­cole age­vola la pos­si­bi­lità di son­daggi, di ricer­che su argo­menti ad hoc e favo­ri­sce l’implementazione di ser­vizi a par­tire, per citarne almeno uno, dalla rac­colta di dati sul let­tore, attra­verso delle card, sia mono edi­tore che pluri edi­tore, sulla fal­sa­riga di quelle da tempo uti­liz­zate dalla grande distri­bu­zione orga­niz­zata, che con­sen­tano di pro­fi­lare l’offerta edi­to­riale e pub­bli­ci­ta­ria, che per­met­tano di rac­co­gliere infor­ma­zioni sul let­tore ed avviare pro­grammi di fide­liz­za­zione nel canale edicole.

L’informatizzazione delle edi­cole con­sente, ter­mine in voga, di disin­ter­me­diare l’intermediazione, fare rete per dare voce, corpo e sostanza ai con­cetti sopra ripor­tati e a tutti quelli che è pos­si­bile aggiungere.

Ora o mai più.

Incidenza Rese Valori Asssoluti

Se vole­ste appro­fon­dire ulte­rior­mente, con­si­glio l’intervista rila­sciata dal Segre­ta­rio Nazio­nale del Si.Na.G.I. [Sin­da­cato Nazio­nale Gior­na­lai d’Italia] a Ciao Radio TV pochi giorni fa in  occa­sione delle pro­te­ste che hanno avuto luogo a Bolo­gna pro­prio su que­sti aspetti.

PostPulse
Pubblicato il 22 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Tendenze & Formati

Il Giu­ra­mento di Obama per il secondo man­dato come Pre­si­dente degli Stati Uniti sta­bi­li­sce un nuovo record su Twit­ter con 1,1 milione di tweet durante i 67 minuti della ceri­mo­nia. L’intero discorso di Obama è stata twit­tato dal suo staff ed ogni frase ha otte­nuto migliaia di ret­weet con un picco di 27.295 tweet al minuto men­tre il Pre­si­dente diceva “non pos­siamo con­fon­dere l’assolutismo con i prin­cipi, o sosti­tuire lo spet­ta­colo alla poli­tica o trat­tare gli insulti come un dibat­tito ragio­nato”. Frase che ha otte­nuto 3.304 ret­weet ed è stata aggiunta ai pre­fe­riti da 1.203 per­sone e che, per inciso, mi pare di gran lunga più inte­res­sante di quella sui giu­sti diritti degli omo­ses­suali di cui invece par­lano molte delle prime pagine dei gior­nali ita­liani oggi.

Obama Giuramento Twitter

In occa­sione della ceri­mo­nia e dei festeg­gia­menti che hanno seguito il «The Washing­ton Post» adotta un for­mato di live blog­ging mul­ti­me­diale: “live grid”, let­te­ral­mente gri­glia dal vivo. Nuovo for­mat a mio avviso dav­vero inte­res­sante poi­chè, oltre ai van­taggi che que­sta moda­lità apporta ai gior­nali, in un unico spa­zio si rac­col­gono tutti gli ele­menti pro­po­sti dalle reti sociali, dai video ai tweet pas­sando per le foto di insta­gram, inglo­ban­doli in un unico spa­zio, dan­do­gli un senso e, ine­vi­ta­bil­mente, bene­fi­ciando dei volumi di traf­fico  e del tempo speso sul sito che que­sto può generare.

Pro­po­sta di for­mat che ha come sot­to­pro­dotto non tra­scu­ra­bile il rico­no­sci­mento, final­mente, del giu­sto cre­dito alle per­sone. Una base minima di rispetto che dovrebbe essere alla base di una qual­siasi rela­zione, e dun­que anche in quella tra gior­nali e let­tori, per­sone, dalla quale alcuni quo­ti­diani ita­liani hanno ancora molto da impa­rare.

WP Grid

- Screen­shot “live grid” -

Sem­pre il «The Washing­ton Post», ed ancora una volta in rife­ri­mento al rap­porto infor­ma­zione e reti sociali, altro argo­mento che verrà affron­tato il 24 aprile al pros­simo Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo in un panel nel quale anche in que­sto caso par­te­ci­però come “valletto-moderatore” e che vedrà, tra gli altri, la pre­senza dell’amico Vin­cenzo Cosenza, è stato lan­ciato il 15 gen­naio scorso “Post Pulse”.

Lo spa­zio è dedi­cato agli arti­coli del quo­ti­diano ame­ri­cano che rice­vono il mag­gior traf­fico, il mag­gior numero di visite dai diversi social net­work. “Post Pulse” è aggior­nato ogni 15 minuti e vi si può acce­dere o attra­verso lo spe­ci­fico “bot­tone” dedi­cato di cia­scun arti­colo o dalla home page del sito mobile del gior­nale; ulte­riore ele­mento di atten­zione al sem­pre più stretto rap­porto nell’utilizzo delle reti sociali in mobi­lità attra­verso smart­pho­nes e tablets.

Per cia­scun arti­colo viene mostrato titolo, ante­prima dei con­te­nuti e la ten­denza delle visite dai social net­work nell’ultimo quarto d’ora. Anche in que­sto caso, come per “live grid” il bene­fi­cio di per­ma­nenza e pos­si­bi­lità di mone­tiz­za­zione è, credo dav­vero, evi­dente ospi­tando al suo interno, come mostra l’immagine sot­to­stante, diversi for­mati pubblicitari.

Ten­denze e for­mati che ritengo possa essere inte­res­sante spe­ri­men­tarne l’efficacia adat­tan­done i prin­cipi al pub­blico di rife­ri­mento, alle per­sone con le quali cia­scun quo­ti­diano, in fun­zione delle sue carat­te­ri­sti­che e del suo rela­tivo posi­zio­na­mento, si relaziona.

PostPulse

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