gennaio 2013

Posted on 31 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Intervistato

Al ter­mine della lezione tenuta al master in gior­na­li­smo scien­ti­fico digi­tale della SISSA all’inizio di que­sto mese i par­te­ci­panti mi hanno chie­sto se pote­vano inter­vi­starmi per fare una sin­tesi delle cose che ci era­vamo detti quel pomeriggio.

Me ne ero quasi dimen­ti­cato fin­chè non ho visto pub­bli­cato il video dell’intervista su «Oggi­Scienza» la testata che viene rea­liz­zata da Sissa Media­lab.  L’arti­colo che accom­pa­gna il video è così ricco di com­pli­menti ed apprez­za­menti nei miei con­fronti da lasciarmi più che imba­raz­zato anche se ine­vi­ta­bil­mente lusin­gato del giu­di­zio favo­re­vole alla lezione.

Nell’intervista, in poco meno di cin­que minuti, i miei due cents, come si suol dire,  sulla Rete, l’utilizzo dei social net­work da parte dei quo­ti­diani e il muta­mento del ruolo del gior­na­li­sta. Buona visione.

Posted on 30 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

La Bocca della Verità in Tempo Reale

Al «The Washing­ton Post» tira aria di cam­bia­mento e inno­va­zione. Dopo “Live Grid”, for­mato di live blog­ging mul­ti­me­diale, e “Post Pulse”, segna­lati e com­men­tati il 22 gen­naio scorso, adesso viene lan­ciata la bocca della verità in tempo reale.

“Truth Tel­ler”, ancora in fase di pro­to­tipo, è un’applicazione rea­liz­zata da quo­ti­diano sta­tu­ni­tense con il finan­zia­mento della Knight Foun­da­tion che veri­fica le affer­ma­zioni dei poli­tici in tempo reale.

Secondo quanto spiega il gior­nale viene uti­liz­zata la tec­no­lo­gia di Micro­soft Audio Video Inde­xing Ser­vice [MAVIS] per estrarre i file audio dai video dei discorsi dei poli­tici e tra­sfor­marli in testo com­bi­nan­doli al data­base di infor­ma­zioni del quo­ti­diano o a fonti esterne per il fact chec­king, la veri­fica delle affer­ma­zioni in tempo reale.

Guar­dando le prime rea­liz­za­zioni pub­bli­cate il risul­tato è dav­vero inte­res­sante. In un unico spa­zio vi è il video del discorso, la tra­scri­zione dello stesso al cui interno sono evi­den­ziate le por­zioni di testo che sono state veri­fi­cate alle quali si ha accesso come mostra lo screen­shot sottostante.

Ottima ini­zia­tiva sia per­chè riporta, final­mente, il gior­na­li­smo ed i gior­nali al loro ruolo di wat­ch­dog che per la pre­ge­vole rea­liz­za­zione gra­fica, oltre che tec­no­lo­gica, con lo splash a tutta pagina di grande impatto per la sto­ria principale.

Truthteller

Edelman Influenza
Posted on 29 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Dal Triangolo al Rombo

Edel­man, una delle più impor­tanti agen­zie di pub­bli­che rela­zioni al mondo con sede in  66 nazioni, ha pub­bli­cato i risul­tati gene­rali della tre­di­ce­sima edi­zione del Trust Baro­me­ter. La ricerca ha coin­volto circa 32mila indi­vi­dui in 26 nazioni diverse del mondo, Ita­lia inclusa, ana­liz­zando il livello di fidu­cia nei con­fronti di imprese, isti­tu­zioni e media. La ricerca è stata con­dotta da Edel­man Ber­land, una con­so­ciata, con un’intervista online della durata di circa 20 minuti tra la metà di otto­bre e la fine di novem­bre del 2012. Mille gli indi­vi­dui inter­vi­stati per cia­scuna nazione ai quali sono stati inte­grati altri 5800 rispon­denti defi­niti come “popo­la­zione infor­mata”,  gruppo di per­sone di istru­zione medio-superiore, con un  red­dito nel primo quarto della pro­pria nazione, che legge o vede noti­zie sia gene­ra­li­ste che spe­cia­li­sti­che del mondo degli affari più volte alla settimana.

Il rap­porto indica una ripresa gene­rale della fidu­cia nei governi e nelle isti­tu­zioni con un valore medio che cre­sce da 51 del 2012 a 57 di quest’anno. Cre­scita della fidu­cia  che resta comun­que mode­sta con “avere grande fidu­cia” che si asse­sta al 16% degli inter­vi­stati per quando riguarda l’azione del governo e resta sta­bile al 17% rela­ti­va­mente ad imprese, al mondo degli affari, ed ai media. Ripresa di fidu­cia che comun­que non riguarda l’Italia che scende a 51 rispetto al 56 di 2012 e 2011 e che arriva addi­rit­tura a 40 esclu­dendo la “popo­la­zione infor­mata” col­lo­cando il nostro Paese tra i “distru­ters”, tra le nazioni senza fiducia.

Dei quat­tro attori con­si­de­rati: governo, imprese, media e orga­niz­za­zioni non gover­na­tive [onlus], le ultime sono quelle che godono di un mag­gior livello di fidu­cia. Sen­si­bile la dif­fe­renza tra la fidu­cia ripo­sta nel governo e quella data alle imprese, al mondo degli affari. Se com­ples­si­va­mente il gap è di 10 punti, per quanto riguarda l’Italia la dif­fe­renza a favore delle imprese rispetto al governo è di ben 19 punti. Un dato che si com­menta da solo.

Le ban­che e le isti­tu­zioni finan­zia­rie si con­fer­mano come il set­tore che gode di minor fidu­cia. Non va molto meglio alle aziende che ope­rano nel set­tore dei media come mostra il gra­fico di sin­tesi dei risul­tati sotto riportato.

Edelman Fiducia per Settori

Se la fidu­cia nei media cre­sce dal 51% al 57% com­ples­si­va­mente, così non è in spe­ci­fico rife­ri­mento all’Italia dove invece, unica nazione tra le 26 esa­mi­nate oltre alla Polo­nia a mostrare tale dina­mica, si assi­ste ad un calo dal 57 al 50%.

In que­sto qua­dro, le fonti di infor­ma­zione tra­di­zio­nale sono quelle alle quali con­ti­nua ad essere rico­no­sciuto com­ples­si­va­mente il mag­gior tasso di fidu­cia sep­pure regi­strino il minor incre­mento rispetto agli altri media. Si con­ferma “la galop­pata” dei social media con un incre­mento del tasso di fidu­cia quasi dop­pio rispetto all’anno scorso. Social media che, comun­que, nono­stante il for­tis­simo svi­luppo con­ti­nuano ad essere l’ultima tra le fonti d’informazioni. I motori di ricerca come fonte d’informazione godono dello stesso livello di fidu­cia dei media tradizionali.

Edelman Fiducia nei Media

Il pano­rama attuale dei media, e lo scet­ti­ci­smo di cui è con­tor­nato nel com­plesso lo sce­na­rio di rife­ri­mento, richie­dono mol­te­pli­cità di voci e canali di comu­ni­ca­zione non­ché un tasso di ripe­ti­zione del mes­sag­gio medio di 3 – 5 volte.

Edel­man iden­ti­fica 5 aree e 16 attri­buti spe­ci­fici per la costru­zione della fidu­cia da parte delle imprese. Fra que­sti l’engagement, che si com­pone di ascolto e feed­back nei con­fronti delle per­sone, trat­ta­mento cor­retto del per­so­nale, dare prio­rità ai clienti invece che ai pro­fitti e comu­ni­care fre­quen­te­mente ed one­sta­mente lo stato del pro­prio busi­ness, è l’areea di mag­gior rile­vanza in asso­luto con il 59% dei rispon­denti. E’ pro­prio su quest’area e sui rela­tivi attri­buti che la ricerca rileva il mag­gior gap tra impor­tanza attri­buita e per­for­mance azien­dali come mostra la slide 35 della pre­sen­ta­zione dei risultati.

Si tratta di evi­denze che non nascono sola­mente dall’attuale stato di crisi ma da una com­ples­siva carenza delle imprese [ e delle isti­tu­zioni] nel dare rispo­ste e rela­zio­narsi secondo le attese delle per­sone.  Una dico­to­mia, un gap tra attri­bu­zione di impor­tanza dei fat­tori da parte delle per­sone e per­for­mance delle aziende carat­te­riz­zato da una distanza dav­vero signi­fi­ca­tiva. Si veda a tale pro­po­sito anche la slide 36.

Nuove dina­mi­che ormai con­so­li­date spo­stano le moda­lità di influenza dal trian­golo, da logi­che pira­mi­dali “top down” al rombo, o dia­mante come lo defi­ni­sce Edel­man. Co-creazione, dia­logo, fles­si­bi­lità diven­gono, sono, attri­buti e com­por­ta­menti dai quali le imprese [e i media] non pos­sono più prescindere.

Edelman Influenza

Per tutti gli appro­fon­di­menti del caso e la presa di visione di aspetti non con­si­de­rati dalla sin­tesi e com­mento si rimanda, come di con­sueto, alla let­tura inte­grale dei risul­tati libe­ra­mente sca­ri­ca­bili. Com­ment is free.

Paper
Posted on 28 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Il Passaggio dal Business Tradizionale a quello Digitale per l’ Industria dell’ Informazione

Nella mia rubrica per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory, par­tendo da uno stu­dio sul pas­sag­gio dal busi­ness tra­di­zio­nale a quello digi­tale per l’industria dell’Informazione pub­bli­cato da Boston Con­sul­ting Group, viene fatto il punto su come le imprese edi­to­riali che nascono dalla carta stam­pata pos­sano soprav­vi­vere alla tran­si­zione dando uno sguardo a quali siano i KPI, gli indi­ca­tori di pre­sta­zione, in  que­sto percorso.

Paper

Sem­pre in tema, per gli amici di LSDI, la mia recen­sione di “News(paper) Revo­lu­tion” libro su ‘’l’ infor­ma­zione online al tempo dei social net­work’’, come recita il sot­to­ti­tolo, in ven­dita da pochi giorni. Sag­gio sulle moda­lità di approc­cio dei quo­ti­diani alla Rete, di cui ne riper­corre le evo­lu­zioni dalle pri­mis­sime spe­ri­men­ta­zioni degli anni novanta ad oggi, su alcuni dei tratti distin­tivi del Web, a comin­ciare ovvia­mente da mul­ti­me­dia­lità ed inte­rat­ti­vità, e sul modo con il quale ven­gono uti­liz­zati i social net­work da i feed RSS a Twit­ter e Face­book pas­sando per Insta­gram e Reddit.

Buona let­tura.

newspaper-revolution-umberto-lisiero

flussi-nella-distribuzione
Posted on 27 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Vendite dei Giornali: Diffusioni & Confusioni

Ad aprile del 2012 ha preso il via il nuovo sistema di rile­va­zione della Ads che non si basa più sulla media dei 12 mesi pre­ce­denti ma rileva la dif­fu­sione dei sin­goli mesi. Se l’adozione di que­sta nuova meto­do­lo­gia ha lo svan­tag­gio, sino ad aprile 2013, di ren­dere impos­si­bile il con­fronto tra i dati del pari periodo dell’anno pre­ce­dente in teo­ria oltre ad una mag­giore attua­lità del dato, che viene for­nito a distanza di 30 giorni e non più di 60 come in pre­ce­denza, doveva anche for­nire mag­gior chia­rezza e tra­spa­renza su dif­fu­sioni e ven­dite soprat­tutto a bene­fi­cio degli inve­sti­tori pubblicitari.

Che dif­fu­sioni e ven­dite dichia­rate da alcuni edi­tori non siano ade­renti alla realtà è cosa che si sus­surra in un orec­chio  in con­fi­denza da tempo e che anche il sot­to­scritto ha evi­den­ziato come pos­si­bile recentemente.

Franco Abruzzo, gior­na­li­sta di lungo corso ed ex Pre­si­dente dell’Ordine dei Gior­na­li­sti della Lom­bar­dia [e molto altro ancora], in un arti­colo pub­bli­cato ieri sul suo sito a firma di Fran­ce­sco M. De Bonis, scrive che “Sulle ven­dite e sui bilanci delle società edi­trici di quo­ti­diani quo­tate in Borsa si impone, però, una grande “ope­ra­zione verità”. I dati delle ven­dite sono cir­con­dati dal mistero più fitto. La dif­fu­sione è una realtà, le ven­dite in edi­cola sono un’altra realtà”.

L’articolo pro­se­gue appro­fon­dendo la situa­zione del «Il Sole24Ore» ma basta un’occhiata ai dati di det­ta­glio che è pos­si­bile visio­nare nell’area riser­vata, pre­via regi­stra­zione, del sito di Ads per capire che la situa­zione non è cir­co­scritta al solo quo­ti­diano di Confindustria.

E’ in par­ti­co­lare sof­fer­man­dosi sui dati per pro­vin­cia che si notano imme­dia­ta­mente le distor­sioni. Ad esem­pio per quanto riguarda «Ita­lia Oggi» que­sti sono i dati medi gior­na­lieri 2011: Bolo­gna 809, Milano 3.606, Genova 8.538 . Sin troppo facile capire che le copie che rega­late sono com­prese tra le copie dif­fuse nei canali pre­vi­sti dalle dispo­si­zioni di legge. O ancora il caso di «Milano Finanza», per restare nell’area dell’informazione economico-finanziaria, con ven­dite medie del 2011: 5.789 copie media­mente a set­ti­mana a Milano, 2.747 a Roma e.….15.672 a Genova. I casi sono due o la finanza si è tra­sfe­rita in blocco a  Genova oppure è evi­dente che i dati sono fal­sati arti­fi­cio­sa­mente ad hoc.

L’autore del pre­ci­tato arti­colo sug­ge­ri­sce di “pen­sare a una auto­rità [l’Agcom?] alla quale con­fe­rire il potere di con­durre accer­ta­menti pene­tranti”, pro­se­guendo “Gli stessi con­tri­buti pub­blici vanno rap­por­tati ad ele­menti sicuri e cer­ti­fi­cati. la libera stampa è il perno del sistema demo­cra­tico e non può tol­le­rare zone opa­che e tene­brose. Gli inser­zio­ni­sti  si pos­sono recu­pe­rare con  una poli­tica impron­tata alla trasparenza”. 

Sono aspetti sui quali, ora posso anti­ci­parlo, sto scri­vendo un libro [che uscirà verso la fine di marzo], rispetto ai quali ho avuto modo di entrare in buona pro­fon­dità al con­tra­rio, sorry, di Fran­ce­sco M. De Bonis che evi­den­te­mente non è aggior­nato sulla situa­zione legi­sla­tiva al riguardo.

Esi­ste già un obbligo di trac­cia­bi­lità delle ven­dite, dispo­si­zione di legge alla quale appare evi­dente per­chè ci si voglia sot­trarre. Non c’è biso­gno di nes­suna auto­rità garante rispetto a quelle già esi­stenti che garan­ti­sca tra­spa­renza sia nei con­fronti degli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari  che rela­ti­va­mente ai con­tri­buti sta­tali, c’è biso­gno di rimuo­vere lacci e lac­cioli, bloc­chi e veti incro­ciati tra FIEG da un lato e rap­pre­sen­tanze sin­da­cali delle riven­dite, dei gior­na­lai, dall’altro lato e pro­ce­dere con alla mas­sima sol­le­ci­tu­dine  alla fine del pro­cesso da ama­nuensi ed infor­ma­tiz­zare le edi­cole costruendo una volta per tutte un appli­ca­tivo che dia­lo­ghi diret­ta­mente tra punti ven­dita ed edi­tori al quale il Dipar­ti­mento per l’informazione e l’editoria, che tra le altre cose eroga i finan­zia­menti sta­tali, abbia accesso.

Se l’informazione è un bene pre­zioso per il Paese biso­gna sta­bi­lirlo defi­ni­ti­va­mente ed agire di con­se­guenza, se invece è un pro­dotto come tutti gli altri lascia­molo pure a coloro che con­ti­nuano a con­fon­dere il mar­ke­ting con le marchette.

flussi-nella-distribuzione

Older Posts
Vai alla barra degli strumenti