Pubblicato il 16 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Social Reader

Quando a Set­tem­bre 2011 la mag­gio­ranza dei quo­ti­diani pro­gres­si­va­mente pro­dusse la pro­pria ver­sione dei social rea­der, la pro­pria appli­ca­zione per la let­tura delle noti­zie di cia­scun quo­ti­diano su Face­book, scrissi a chiare let­tere che era un errore sia tat­tico che stra­te­gico. Diverse le motivazioni.

Come dicevo allora, non è solo l’idea che la ricerca di socia­lità della noti­zia e di nuovi spazi di espres­sione gior­na­li­stica, in cui sia pos­si­bile affer­mare ciò che si deve dire, non possa, non debba essere messa a rischio da regole e desi­deri arbi­trari ai quali si è sot­to­messi in casa d’altri, in casa di Zuck, ma sono anche altri gli aspetti che mi fanno rite­nere non ido­nee que­sto tipo di iniziative.

In pri­mis ritengo che in que­sto modo si vada a repli­care l’idea in salsa social dei por­tali di noti­zie, non vi è dun­que inno­va­zione ma solo camouflage.

Si tenta, in realtà, di costruire l’ennesimo wal­led gar­den rin­chiu­den­dosi all’interno del social net­work in que­stione che vive, e vivrà sem­pre più, di luce pro­pria. E’ un errore sia tat­tico che strategico.

La socia­lità della noti­zia non è fatta, o quanto meno non è solo, di “like”. Se l’obiettivo fosse un effet­tivo pro­cesso di con­di­vi­sione di con­ver­sa­zione con le per­sone senza biso­gno di nuove appli­ca­zioni sarebbe suf­fi­ciente, banal­mente, ini­ziare a rispon­dere final­mente ai com­menti degli utenti all’interno delle pagine già esi­stenti su Face­book, cosa che a tutt’oggi rap­pre­senta una rarità.

audience

A mag­gio di quest’anno quello che Fré­dé­ric Fil­loux sapien­te­mente aveva defi­nito “sha­ring mirage” aveva ini­ziato a mostrare segni di cedi­mento con il crollo dei social rea­ders delle prin­ci­pali testate vuoi per l’ intro­du­zione dei “tren­ding arti­cles” da parte di Face­book che forse ancor più in con­se­guenza dell’invasività delle appli­ca­zioni stesse.

Adesso sia il «The Guar­dian» che «The Washing­ton Post», sep­pure con moda­lità distinte, con­tem­po­ra­nea­mente hanno deciso di eli­mi­nare le appli­ca­zioni, di chiu­dere quest’esperienza come dice Luca De Biase.

Se la scelta del «The Washing­ton Post» nella sostanza cam­bia poco con­cen­tran­dosi fon­da­men­tal­mente in un miglio­ra­mento fuzio­nale per ridurre l’invasività dell’applicazione attra­verso un nuovo social rea­der che con­sente alle per­sone di avere, final­mente, un mag­gior con­trollo della pro­pria pri­vacy, di tutt’altra por­tata è invece la deci­sione del «The Guardian».

Il quo­ti­diano bri­tan­nico infatti recu­pera sostan­zial­mente il con­trollo dei pro­pri con­te­nuti e, come spiega chia­ra­mente nell’articolo in cui annun­ciava la pro­pria deci­sione, riporta i let­tori al pro­prio sito web ren­den­dolo nuo­va­mente centrale.

Una scelta che, sep­pure con­ti­nuerà ad appor­tare bene­fici eco­no­mici a Face­book, è di rispetto nei con­fronti dei let­tori, delle per­sone, che final­mente potranno con­sa­pe­vol­mente deci­dere quello che vogliono con­di­vi­dere e cosa invece no, e che, soprat­tutto, spo­sta il tempo speso online all’interno del sito web della testata invece che, come avviene in maniera cre­scente, all’interno dei diversi social net­work a comin­ciare da Face­book ovvia­mente che ormai è un eco­si­stema a parte, a se stante, con­sen­tendo di riflesso di mone­tiz­zare tale presenza.

Deci­sione coe­rente che per­fet­ta­mente si inte­gra con quella di creare delle com­mu­nity d’interesse nel pro­prio sito o comun­que pro­prie­ta­rie che dimo­stra con­cre­ta­mente la sot­tile ma fon­da­men­tale dif­fe­renza tra essere online ed essere parte della Rete e che chia­ri­sce cosa sia la distin­zione tra una visione stra­te­gica ed il pro­ce­dere per tentativi.

«The Guar­dian», da un lato, pro­se­gue con coe­renza straor­di­na­ria, senza esi­ta­zioni, il pro­prio per­corso di aper­tura e tra­spa­renza nei con­fronti dei let­tori  e, dall’altro lato, riporta all’edizione online, al sito web del quo­ti­diano la cen­tra­lità di “luogo” che favo­ri­sce il con­tatto e la rela­zione  con e tra le per­sone sulla base dei loro distinti inte­ressi, dimo­stran­dosi “SociA­bile” e non pre­da­to­rio come invece insi­stono ad essere la stra­grande mag­gior­naza delle testate.

Come scri­veva Sun-Tzu nel suo cele­berr­rimo “Arte della Guerra” la stra­te­gia senza tat­tica è la strada più lenta per la vit­to­ria, la tat­tica senza stra­te­gia è rumore prima della sconfitta.

Social Business Gap VoidDella scelta del «The Guar­dian» scri­vono anche gli amici Gigi Cogo e Marco Dal Pozzo.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Digital Marketing Manager @etalia_net | Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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