Posted on 18 novembre 2012 by

Appunti da Glocal12

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Ho par­te­ci­pato, quasi per intero, alla tre giorni orga­niz­zata da Varese News sul gior­na­li­smo on-line visto pre­va­le­mente da una pro­spet­tiva locale. Evento che per essere alla sua prima edi­zione è stato dav­vero ben orga­niz­zato e che, a chi come me l’ha vis­suto, ha con­fer­mato la forza sul ter­ri­to­rio di rife­ri­mento, ma non solo, della testata all digi­tal lombarda.

Tra i diversi appun­ta­menti ho par­te­ci­pato in qua­lità di rela­tore al panel di discus­sione sui i gior­na­li­sti del futuro e il futuro dei gior­na­li­sti [ed ine­vi­ta­bil­mente dei giornali].

Ho cer­cato di fis­sare i con­cetti del mio inter­vento con alcuni appunti che credo possa essere utile con­di­vi­dere anche in que­sto spazio.

E’ noto, o almeno dovrebbe esserlo, che via sia uno stretto legame tra mer­cato, stra­te­gia di approc­cio, di pene­tra­zione dello stesso e orga­niz­za­zione del lavoro.

E’ pro­prio l’organizzazione del lavoro un nodo cru­ciale di que­sta fase dell’industria dell’informazione, dei gior­nali, che attual­mente man­ten­gono pre­va­len­te­mente reda­zioni sepa­rate, con l’online sem­pre nella veste del “figlio povero” con scarse risorse dedi­cate sia eco­no­mi­che che umane. L’incertezza sulla stra­te­gia da adot­tare per ren­dere soste­ni­bile eco­no­mi­ca­mente l’evoluzione verso il digi­tale, che si respi­rava con chia­rezza anche durante gli altri incon­tri delle tre gior­nate di lavoro, su quale siano le carat­te­ri­sti­che del mer­cato, del pub­blico di rife­ri­mento, delle moda­lità più ido­nee di offrire comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria agli inve­sti­tori, alle imprese anzi­chè pixel e/o clicks,  si riflette in un’organizzazione del lavoro spesso fram­men­tata e con­fusa, in riva­lità tra com­parti che non pos­sono che met­tere a rischio lo sviluppo.

Pescando dalla prima pagina del bigino sulla for­ma­zione in azienda ho evi­den­ziato come per i gior­na­li­sti del futuro e il futuro dei gior­na­li­sti sia neces­sa­rio inter­ve­nire su quelle che ven­gono comu­ne­mente defi­nite le “tre C”: Cono­scenze, Com­pe­tenze, Comportamenti.

Cono­scenza è l’appredere qual­cosa in linea teo­rica, com­pe­tenza è la capa­cità di met­terla in pra­tica, men­tre i com­por­ta­menti sono rela­tivi all’adeguatezza degli stessi nel con­te­sto orga­niz­za­tivo e più in gene­rale al con­te­sto sociale di riferimento.

Se, come accade, anche ai gior­na­li­sti, non viene offerto sup­porto, for­ma­zione, che li metta in con­di­zione di cono­scere la realtà attuale, i mezzi e gli stru­menti ido­nei, se attra­verso tempo e risorse dedi­cate a momenti di trai­ning on the job non ven­gono for­nite ed affi­nate le com­pe­tenze di uti­lizzo dei tool ampia­mente dispo­ni­bili e se, ancora, non vi è iden­ti­fi­ca­zione e chia­rezza dei com­por­ta­menti da tenere è chiaro che l’evoluzione è lenta o nulla.

Dare per scon­tato che que­sto avvenga attra­verso per­corsi di auto-formazione non può che con­durre al dif­fon­dersi di casi come quello che ha coin­volto Rosanna San­to­no­cito pochi giorni fa accre­scendo l’inadeguatezza di molti  gior­na­li­sti  e dun­que di molti gior­nali che vivono e sem­pre più vivranno del rap­porto con il pro­prio pubblico.

Ancora una volta, come si usa dire, sapevatelo.

Update: Da leg­gere l’articolo di Mario Tede­schini Lalli, anch’esso tra i rela­tori del panel, “Che resta del gior­na­li­smo (e dei gior­na­li­sti) nell’universo disintermediato”

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