Pubblicato il 12 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

E’ il Web, Bellezza

Gli edi­tori, alla dispe­rata ricerca di fonti di ricavo, vogliono far pagare Goo­gle per la pub­bli­ca­zione dell’anteprima dei loro con­te­nuti. Si tratta di una vec­chia sto­ria tor­nata pre­po­ten­te­mente alla ribalta dalla seconda metà di otto­bre in poi.

In Bra­sile 150 gior­nali, che rap­pre­sen­tano circa il 90% del let­to­rato nazio­nale, hanno deciso di uscire da Goo­gle News dopo che il più impor­tante motore di ricerca si era rifiu­tato di dare loro una com­pen­sa­zione eco­no­mica per la pub­bli­ca­zione. Deci­sione che avrebbe avuto un impatto mode­sto, con un calo degli accessi alle edi­zioni online dei quo­ti­diani bra­si­liani di sol­tanto il 5% e che suc­ces­si­va­mente ha por­tato ad un accordo di natura spe­ri­men­tale per il quale durante i pros­simi sei mesi Goo­gle pub­bli­cherà sola­mente titolo dell’articolo e una sola riga di ante­prima invece delle tre che riporta usualmente.

Anche in Europa il fronte degli edi­tori ha deciso di [ri]aprire la par­tita con­tro l’azienda di Moun­tain View.

In Fran­cia il Pre­si­dente Hol­lande ha incon­trato Eric Sch­midt, Pre­si­dente di Goo­gle, “invi­tan­dolo” a tro­vare un accordo entro la fine di quest’anno con gli edi­tori tran­sal­pini pena una legge nazio­nale che san­ci­rebbe un fee, una royalty da ver­sare alle testate. Ipo­tesi rela­ti­va­mente alla quale la posi­zione di Goo­gle è chiara.

In Ger­ma­nia è in corso di appro­va­zione una legge che esten­de­rebbe il copy­right alla pub­bli­ca­zione di estratti di arti­coli nei risul­tati dei motori di ricerca impo­ne­nedo un canone agli aggre­ga­tori, come Goo­gle News, in una forma ana­loga a come opera attual­mente la SIAE nel nostro Paese per, ad esem­pio, la ripro­du­zione di brani musi­cali. Ipo­tesi che secondo molti, a pre­scin­dere da altre con­si­de­ra­zioni, fini­rebbe per bene­fi­ciare esclu­si­va­mente i grandi edi­tori pena­liz­zando il diritto d’autore dei gior­na­li­sti favo­rendo la for­ma­zione di monopoli.

Le moti­va­zioni sono ben rias­sunte nell’articolo di ieri pub­bli­cato sul Cor­sera e redatto da Serena Danna: da un lato molti sosten­gono che — mostrando titoli e ante­prime degli arti­coli — Goo­gle riduca la pos­si­bi­lità per ogni pezzo di essere letto sul sito d’origine e dall’ altro lato si ritiene che il cele­bre motore di ricerca si arr­ric­chi­sca, con i pro­venti deri­vanti dall’ adver­ti­sing, gra­zie ai con­te­nuti che gli edi­tori. Da qui in buona sostanza la richie­sta di un esborso eco­no­mico, di una compensazione.

Per chi volesse com­pren­dere come fun­ziona l’algoritmo di Goo­gle News e quali siano i 10 fat­tori chiave nella scelta della rile­vanza attri­buita a cia­scuno arti­colo, a cia­scuna testata, esi­ste un’area dedi­cata allo scopo che, se posso, con­si­glio asso­lu­ta­mente di visitare.

Top 10 Most Impor­tant Goo­gle News Ran­king Factors

Al di là degli aspetti tec­no­lo­gici, quale sia la rile­vanza in ter­mini di ingressi pub­bli­ci­tari per Goo­gle dalle noti­zie è ben spie­gato da Fré­dé­ric Fil­loux che ha ana­liz­zato le ricer­che effet­tuate dagli utenti e le key­words, le parole chiave di mag­gior valore, ven­dute a mag­gior prezzo da Goo­gle. Ana­lisi [qui tra­dotta in ita­liano] secondo la quale il valore appor­tato dagli edi­tori sarebbe scarso o nullo.

Anche i timori che le ante­prime mostrate dall’aggregatore di noti­zie di Goo­gle limi­tino le visite ai siti web sem­brano asso­lu­ta­mente infon­dati. Secondo i dati pub­bli­cati da PEW Inter­net infatti media­mente circa il 30% delle visite arri­ve­rebbe pro­prio da Goo­gle. Una realtà della quale recen­te­mente sem­bra essersi accorto anche Rupert Mur­doch che per anni aveva com­bat­tuto un’aspra bat­ta­glia con­tro il motore di ricerca.

Le moti­va­zioni degli edi­tori sono pres­so­chè incon­si­stenti oltre­chè ana­cro­ni­sti­che.  Incon­si­stenti sotto il pro­filo del van­tag­gio eco­no­mico por­tato ed ana­cro­ni­sti­che sia poi­chè non ten­gono conto della cul­tura della cir­cu­la­tion, pro­cesso che i social media hanno reso inar­re­sta­bile, che per­chè, comun­que vada a finire la disputa con Goo­gle nelle diverse nazioni, quando e qua­lora riu­scis­sero ad otte­nere una com­pen­sa­zione eco­no­mica si inse­ri­reb­bero [ancora una volta?] in un seg­mento di mer­cato, per così dire, calante. Infatti, nono­stante le con­ti­nue miglio­rie, gli aggior­na­menti che Goo­gle pro­duce, anche, per Goo­gle News, il ruolo dell’aggregatore è desti­nato a calare sop­pian­tato sem­pre più da aggre­ga­tori sociali di seconda gene­ra­zione quali, per citarne alcuni, Zite, Fli­p­board e Pri­sma­tic oltre che da realtà edi­to­riali emer­genti, quali, uno per tutti Buzzfeed.

Come scri­ve­vano Don Tap­scott e Antony D. Wil­liams già nel 2007 in “Wiki­no­mics” è la crea­zione di valore [aggiunto] per il cliente, per le per­sone, NON il con­trollo la rispo­sta da dare nella digi­tal eco­nomy. Che molti edi­tori, molte testate, a cin­que anni di distanza non l’abbiano ancora com­preso è oltre­modo preoccupante.

Que­sta non è la stampa, è il Web, bellezza!

Ad inte­gra­zione, sem­pre in tema ovvia­mente, si con­si­glia la let­tura di: We Can Save New­spa­pers by Destroy­ing The Web e Does Goo­gle Even Need New­spa­per Publishers?

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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