Carta Versus Online

Si assiste con cadenza regolare ad annunci, a proclami sul sorpasso degli investimenti pubblicitari online rispetto a quelli sulla carta stampata. Oltre a tenere in considerazione che mentre gli investimenti per le versioni tradizionali vanno agli editori la quota che arriva dall’online alle testate è solo una minima parte, può essere interessante verificare dove questo effettivamente avvenga.

Print Power, organizzazione paneuropea dedicata alla promozione dei mezzi stampati e del loro ruolo nell’ambito di moderni programmi e campagne di marketing integrato, ha aggregato i dati forniti da ZenithOptimedia per le principali nazioni del vecchio continente, Italia compresa, e Stati Uniti, mostrando per ciascun Paese la quota di investimenti pubblicitari online e quella relativa alla carta stampata.

Come mostra il grafico di sintesi sottostante in realtà il tanto acclamato sorpasso, di fatto, è avvenuto solo negli USA e in Gran Bretagna. Molto vicino in Francia, dove però il mercato della carta stampata è “drogato” dalle sovvenzioni statali molto più che in Italia [circa 10 volte tanto].

In tutte le altre nazioni gli investimenti pubblicitari sulla carta, con i giornali a fare la parte del leone rispetto ai periodici, sono nettamente superiori a quelli online. In Italia, dove l’advertising sulla stampa è fortemente condizionato dalla grande concentrazione degli investimenti sulla televisione, la quota è comunque più che doppia.

Come si direbbe sui social network, sapevatelo!

In tema, da leggere l’articolo pubblicato sul «Financial Times» a cura di Andrew Edgecliffe-Johnson, media editor del quotidiano economico finanziario, “Publishers can survive digital kryptonite”. Ne anticipo le conclusioni:

It is tempting for publishers to focus only on digital strategies, but they must also think about how to manage their declining print businesses and how to keep up the value of their journalism, regardless of medium. The music industry discovered this to its cost. For a decade after Napster launched, executives scurried to find new digital business models, neglecting the CD even as it represented a majority of their revenues. Newspapers and magazines risk repeating the mistake.

Più o meno, se posso dirlo, quel che sostenevo già due anni fa al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

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Pier Luca Santoro

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Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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2 Commenti su Carta Versus Online

  1. Oggettivamente i numeri sugli scarsi investimenti nell’advertising “online” in Italia dimostrano che siamo in ritardo, rispetto ad una tendenza chiara e già evidente in altri Paesi. Spero che non voglia essere preso come segnale che “in Italia sarà diverso”, perché sarebbe incoerente.

    Per di più, l’analisi tratta un confronto “carta vs online” quando forse sarebbe più opportuno parlare oggi di “carta vs digitale”, perché il fenomeno di giornali e riviste su tablet e smartphone sono la maggiore innovazione che abbiamo davanti agli occhi, in ambito editoriale. Il problema è che per ora gli editori italiani si stanno “accontentando” di migrare dei PDF delle versioni cartacee sui tablet e non producono nuovi progetti (e potenziale nuova ricchezza) con altri prodotti nativi digitali.

    La “gara” nei confronti dell’editoria e del futuro credo che non sia legata al rapporto tra carta e “online”, ma nel cercare di inseguire gli utenti.

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