novembre 2012

Pubblicato il 30 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Il Sole Brilla sulla Carta

Rin­no­va­menti in corso per gli inserti del «Il Sole24Ore».

Si parte domani con «Plus24», inserto del sabato dedi­cato a noti­zie e infor­ma­zioni per la gestione della finanza per­so­nale, che è oggetto di un pro­fondo rin­no­va­mento.  Si passa da 6 a 5 colonne, sulla strut­tura del “sistema Plus” [Casa24 è stato il primo]. Colore por­tante il giallo  — come si evince già dalla testata -  for­te­mente voluto da Adriano Attus, Diret­tore Crea­tivo del quo­ti­diano di Con­fin­du­stria, per costruirvi intorno un sistema sem­plice e chiaro per segna­lare al let­tore cosa va bene e cosa va male, cosa com­prare e cosa ven­dere [verde/rosso] con una chiave cro­ma­tica molto intuitiva.

Tutta l’infografica e il sistema tabel­lare è stato ridi­se­gnato con una font “nume­ric” avente spa­zia­tura e dimen­sione “tabel­lare” non pro­por­zio­nale  Whit­ney Nume­ric e la font por­tante è la font custom Sole dise­gnata da Luciano Perondi. Qui sotto, in ante­prima, il mock up di come sarà il design dell’inserto da domani.

Inte­res­sante anche la cam­pa­gna di “tea­sing” pre lan­cio su Twit­ter par­tita mer­co­ledì 28 ed ancora in corso, fatta di pic­coli indizi, una “mini-gamification”, che sol­le­ci­tano le per­sone a sco­prire le nuove carat­te­ri­sti­che dell’inserto.

Novità in vista anche per «Dome­nica», il dorso cul­tu­rale del gior­nale che tratta e appro­fon­di­sce temi ine­renti l’arte, la poe­sia, la let­te­ra­tura, la filo­so­fia, il tea­tro, il cinema, la pit­tura, l’antiquariato, l’architettura e il design, che in occa­sione del suo tren­ten­nale rad­dop­pia i con­te­nuti e rad­dop­pia l’appuntamento.

A par­tire da dome­nica 2 dicem­bre, l’inserto dome­ni­cale si arric­chi­sce della nuova sezione “Dome­nica da col­le­zione”: dalla biblio­gra­fia al mer­cato dell’arte, dai memo­ra­bi­lia ai viaggi d’autore e saranno 8 le pagine in più. Al mer­co­ledì due pagine di “ante­prima” sulla cul­tura della dome­nica e in regalo una copia ana­sta­tica di una coper­tina sto­rica del dorso oggetto di un pro­fondo resty­ling a fine 2010.

Per l’occasione «Il Sole24Ore» sce­glie il pre­mium price e man­tiene un prezzo di coper­tina di due euro, al quale si era già por­tato offrendo obbli­ga­to­ria­mente i libretti a 0,50 €. I libretti non ci saranno più ma resta il prezzo a 2 euro. Una scelta che mi sento di con­di­vi­dere e che non credo inci­derà più di tanto sulle ven­dite del quo­ti­diano ma sicu­ra­mente con­sen­tirà un recu­pero con­tri­bu­tivo interessante.

 

Pubblicato il 29 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Rendere Obsoleta la Censura

Repor­ters Without Bor­ders ha annun­ciato il lan­cio di una nuova ini­zia­tiva volta alla pub­bli­ca­zione esclu­si­va­mente di con­te­nuti cen­su­rati. Il pro­getto è stato co-finanziato dall’Unione Euro­pea e dal Comune di Parigi

Su “We Fight Cen­sor­ship”, que­sto il nome dato all’iniziativa, dopo una veri­fica pre­ven­tiva da parte dello staff di RWB, ven­gono pub­bli­cati con­te­nuti che sono stati cen­su­rati, ban­nati o che hanno dato luogo a rap­pre­sa­glie con­tro gli autori siano essi gior­na­li­sti o meno. Il sito web ospita con­te­nuti sia testuali che mul­ti­me­diali [foto, video, audio] nella loro lin­gua ori­gi­nale qua­lun­que essa sia che poi ven­gono tra­dotti in inglese e fran­cese ed even­tual­mente da docu­men­ta­zione di supporto.

Il sito web è costruito per essere dupli­cato [“mir­ro­ring”], così come era avve­nuto ini­zial­me­nente anche per Wiki­Leaks, e, ovvia­mente, viene garan­tito l’anonimato a chi invia il mate­riale attra­verso una “cas­sa­forte digi­tale”, un sistema pro­tetto di invio dei files. Allo scopo esi­ste una spe­ci­fica sezione che rende dispo­ni­bile un kit di soprav­vi­venza online con mate­riali e spie­ga­zioni ed un’altra che sin­te­tizza le prin­ci­pali forme di cen­sura in Rete ed i prin­ci­pali Paesi coinvolti.

Sul sito sono già pre­senti con­te­nuti rela­tivi a casi in diverse nazioni del mondo quali Viet­nam e Bie­lo­rus­sia pas­sando per Iran e Chad, tutte nazioni inse­rite da Repor­ters Without Bor­ders tra i nemici di Internet.

L’obiettivo è quello di ren­dere obso­leta la cen­sura dimo­strando che pri­vare di libertà d’espressione chi pro­duce con­te­nuti, infor­ma­zione, non ne pre­viene comun­que la dif­fu­sione, anzi ne ampli­fica la por­tata come dimo­stra il ben noto “effetto strei­sand”. Impos­si­bile, almeno per quanto mi riguarda, non con­di­vi­derne lo spirito.

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Pubblicato il 28 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Giornalismo Post Industriale

E’ stato dif­fuso ieri “Post-Industrial Jour­na­lism: Adap­ting to the Pre­sent”, rap­porto della Colum­bia Jour­na­lism School, redatto da C.W. Ander­son, Emily Bell e Clay Shirky, sullo stato del gior­na­li­smo e dell’editoria.

Il rap­porto si basa su 21 incon­tri svol­tisi ad aprile 2012 e sulle espe­rienze, di altis­simo livello, dei tre autori che infatti, nel primo para­grafo dell’introduzione, spie­gano che si tratta “in parte di inda­gine e in parte di un mani­fe­sto sulle attuali pra­ti­che del gior­na­li­smo”, con­ti­nuando “[il rap­porto] non è sul futuro dell’industria dell’informazione, sia per­chè una gran parte di quel futuro è già qui adesso che per­chè non esi­ste più l’industria dell’informazione”

Il rap­porto, libe­ra­mente sca­ri­ca­bile, si arti­cola in 5 sezioni: intro­du­zione, gior­na­li­sti, orga­niz­za­zioni, eco­si­stema [dell’informazione] e con­clu­sioni per un totale di 122 pagine tutte da leg­gere. Molto dif­fi­cile farne una sin­tesi per il modo con il quale è stato con­ce­pito e scritto. Qui di seguito gli ele­menti, gli aspetti che per­so­nal­mente mi hanno mag­gior­mente colpito.

Intro­du­zione:

Citando Wil­liam Gib­son, con­si­de­rato l’esponente di spicco del filone cyber­punk, gli autori riba­di­scono che “il futuro è già qui, è sola­mente distri­buito in maniera non uni­forme”. Ven­gono espresse forti pre­oc­cu­pa­zioni sulla ridu­zione della qua­lità dell’informazione sta­tu­ni­tense e la con­vin­zione che ten­den­zial­mente le cose peg­gio­re­ranno sotto que­sto pro­filo, auspi­cando che il rap­porto possa essere utile a fre­nare que­sto deca­di­mento evi­den­ziando stru­menti, tec­ni­che e meto­do­lo­gie attual­mente dispo­ni­bili che dieci anni fa non lo erano.

Cin­que i punti chiave:

  • Il gior­na­li­smo è rilevante
  • Il “buon gior­na­li­smo” è sem­pre stato sovvenzionato
  • Inter­net ha rotto la parte di sov­ven­zione, di finan­zia­mento, del gior­na­li­smo che era rap­pre­sen­tato dall’advertising
  • La ristrut­tu­ra­zione è dun­que for­zata, inevitabile
  • Ci sono molte oppor­tu­nità per fare un buon lavoro gior­na­li­stico in nuovo modi

Gior­na­li­sti:

Com­pren­dere la disgre­ga­zione nella pro­du­zione delle noti­zie e del gior­na­li­smo e deci­dere dove le risorse umane, lo sforzo, devono con­cen­trarsi per essere effi­caci è vitale per i gior­na­li­sti. Per com­pren­dere quale possa essere il ruolo più fun­zio­nale, più utile dei gior­na­li­sti nel nuovo eco­si­stema dell’informazione è neces­sa­rio dare rispo­sta a due domande di fondo:

  • Cosa fanno, o pos­sono fare, di meglio i “new comers” rispetto a quanto veniva svolto dai gior­na­li­sti nel vec­chio sistema mediatico
  • Quale ruolo pos­sono i gior­na­li­sti stessi svol­gere, assol­vere, meglio

Con l’avvento dei social media, di Twit­ter come new­swire, del gior­na­li­smo partecipativo…etc, i gior­na­li­sti non sono stati ripiaz­zati ma rial­lo­cati ad un livello supe­riore della catena edi­to­riale, pas­sando [o dovendo pas­sare ine­vi­ta­bil­mente, aggiungo io] dalla pro­du­zione ini­ziale di osser­va­zione della realtà a quella che pone l’accento sulla veri­fica e l’interpretazione, dando un senso al flusso di testi, audio, foto e video pro­dotti dal pubblico.

In tal senso i punti chiave sono:

  • Accoun­ta­bi­lity: Atten­di­bi­lità, respon­sa­bi­lità del gior­na­li­sta, del giornalismo
  • Effi­ciency: Effi­cienza, in anti­tesi alla sem­plice dis­se­mi­na­zione di informazioni
  • Ori­gi­na­lity: Ori­gi­na­lità, a livello di capa­cità di com­pren­sione [e divul­ga­zione] della realtà
  • Cha­ri­sma: Cari­sma. Le per­sone seguono per­sone, essendo “umani” i gior­na­li­sti si rita­gliano un ruolo più potente nel nuovo eco­si­stema informativo.

Il rap­porto, in quest’area, pro­se­gue elen­cando gli “hard skill” neces­sari ai gior­na­li­sti e fonendo nume­ro­sis­simi esempi al riguardo. In par­ti­co­lare si evi­den­zia la neces­sità di spe­cia­liz­za­zione, la capa­cità di leg­gere [e saper aggre­gare e inter­pre­tare] dati e sta­ti­sti­che, com­pren­sione di metri­che e audience, programmazione.

Par­ti­co­lare enfasi viene posta alla neces­sa­rie capa­cità di pro­ject mana­ge­ment da parte dei gior­na­li­sti poi­chè nell’attuale eco­si­stema, ed ancor più in quello che è ragio­ne­vol­mente pre­ve­di­bile, i gior­na­li­sti sono, dovranno essere al cen­tro di un sistema di pro­du­zione dell’informazione che dovranno coor­di­nare, gover­nare. Le dif­fe­renze chiave rispetto al pas­sato sono:

  • Dead­li­nes e for­mati sono senza limitazioni
  • La loca­zione geo­gra­fica perde di impor­tanza nel pro­cesso di crea­zione e con­sumo delle informazioni
  • Lo stream “live”, in tempo reale, di dati e l’attività social delle per­sone for­ni­scono nuovi mate­riali da filtrare
  • Il feed­back in tempo reale influenza le sto­rie e la sua narrazione
  • Gli indi­vi­dui, le per­sone, diven­tano più impor­tanti dei brand

Orga­niz­za­zioni:

Le orga­niz­za­zioni edi­to­riali sono carat­te­riz­zate da tre feno­meni che nella mag­gior parte dei casi acca­dono simul­ta­nea­mente: declino e col­lasso, rina­scita e, soprat­tutto, capa­cità adat­ta­tiva, adat­ta­mento al nuovo sistema.

Le orga­niz­za­zioni pro­du­cono fon­da­men­tal­mente due tipo­lo­gie di infor­ma­zione: gene­rica, rela­ti­va­mente ad eventi di pub­blico domi­nio, e spe­cia­li­stica, rea­liz­zata per avere un impatto su altre orga­niz­za­zioni sociali. La con­fu­sione e la ten­denza gior­na­li­stica a com­bi­nare que­sti due aspetti della pro­du­zione di infor­ma­zione rende dif­fi­cile sta­bi­lire quale delle due sia prio­ri­ta­rio preservare.

Secondo gli esten­sori del rap­porto, quello che è mutato non è la dimen­sione dell’audience [ter­mine che per­so­nal­mente, al pari di tar­get, abro­ghe­rei defi­ni­ti­va­mente] ma il modo di rela­zio­narsi tra le orga­niz­za­zioni e l’audience, tra gior­na­li­smo e la sua imma­gine dell’audience.

Viene elen­cato, ancora una volta con una ric­chezza di esempi con­creti straor­di­na­ria, cos’è e come si com­pone il capi­tale sim­bo­lico delle orga­niz­za­zioni, e stres­sato il cam­bia­mento nell’aspetto repu­ta­zio­nale in declino. Ampio spa­zio è dedi­cato ai cam­bia­menti sia orga­niz­za­tivi che tec­no­lo­gici all’interno delle reda­zioni e per cia­scun aspetto ven­gono for­mu­late delle rac­co­man­da­zioni con­clu­sive, anche in que­sto caso, tutte da leggere.

Si evi­den­ziano i due “dilemmi” di fondo che carat­te­riz­zano il gior­na­li­smo del 21esimo secolo. Da un lato il tanto discusso impatto di Inter­net e la len­tezza di adat­ta­mento da parte delle orga­niz­za­zioni. Dall’altro lato il meno dibat­tuto aspetto delle nuove forme di pro­du­zione delle noti­zie, dai “cura­ted Twit­ter feeds” di Andy Car­vin a tutte le altre forme e for­mati di cura dei con­te­nuti com­ples­si­va­mente tanto sot­tou­ti­liz­zati quanto sot­to­va­lu­tati attualmente.

Come sot­to­li­neavo non più tardi di ieri, si richiama la neces­sità di iden­ti­fi­care una plu­ra­lità di fonti di ricavo che badano oltre il bino­mio attuale.

I pro­dotti edi­to­riali dovranno, devono, essere “hac­ke­ra­bili”, essere riu­ti­liz­za­bili il più pos­si­bile su altre piat­ta­forme, altri device, in nuove sto­rie e per­sino da altre orga­niz­za­zioni edi­to­riali. Ele­mento che, oltre a con­di­vi­dere asso­lu­ta­mente, evi­den­zia quanto ana­cro­ni­stica e di retro­guar­dia sia l’attuale, enne­sima, bat­ta­glia con­tro Google.

Eco­si­stema:

L’effetto prin­ci­pale dei digi­tal media è che non c’è un effetto prin­ci­pale. Il cam­bia­mento appor­tato dalla Rete, dagli smart­pho­nes e dalle appli­ca­zioni costruite è costi vasto e varie­gato da ren­dere impos­si­bile l’identificazione di un solo ele­mento chiave.

L’importanza dell’informazione non sta scom­pa­rendo. La rile­vanza di ope­ra­tore pro­fes­sio­nali che vi si dedi­cano, i gior­na­li­sti, nep­pure va scom­pa­rendo. Quello che sta scom­pa­rendo è la linea­rità di pro­cesso e la pas­si­vità dell’audience.

Par­lare di un nuovo eco­si­stema dell’informazione signi­fica rico­no­scere che attual­mente nes­suna orga­niz­za­zione è padrona del suo destino. Rela­zioni sta­bi­lite altrove nell’ecosistema defi­ni­scono il con­te­sto di ogni orga­niz­za­zione; i cam­bia­menti nell’ecosistema mutano il con­te­sto. Sul tema riporto testual­mente un estratto che mi pare estre­ma­mente effi­cace nel descri­vere la situazione:

The arri­val of the inter­net did not herald a new entrant in the news ecosystem.

It heral­ded a new eco­sy­stem, full stop. Adver­ti­sers could reach con­su­mers directly,without pay­ing a toll, and it tur­ned out many con­su­mers pre­fer­red it that way.

Ama­teurs could be repor­ters, in the most lite­ral sense of the word—stories from the Sze­chuan quake to Sullenberger’s Hud­son River lan­ding to Syrian mas­sa­cres were bro­ken by fir­sthand accounts. The doc­trine of “fair use,” pre­viou­sly an escape valve for orderly reuse of small amounts of con­tent among a small group of publi­shers, sud­denly became the sort of oppor­tu­nity that whole new busi­nes­ses of aggre­ga­tion and re-blogging could be built on top of. And so on.

Ander­son, Bell e Shirky negano l’imprevedibilità, spesso soste­nuta per spie­gare l’attuale crisi, richia­mando pre­vi­sioni sull’effetto di Inter­net per l’industria dell’informazione che par­tono addi­rit­tura dalla fine degli anni ’80.

I ten­ta­tivi di rein­sta­ru­rare il vec­chi sta­tus quo oltre ad essere inu­tili sono per­sino dan­nosi. Ovvia­mente le orga­niz­za­zioni devono fare ciò che pos­sono, che sono capaci, per miglio­rare i loro ricavi ma la linea­rità, l’affidabilità dei ricavi del 20esimo secolo sono andati. Per i gior­na­li­sti e per le orga­niz­za­zioni il con­trollo dei costi, la ristrut­tu­ra­zione verso un mag­gior impatto per ora o dol­laro [anche euro ovvia­mente, eh] inve­stito sono la nuova norma di un’organizzazione edi­to­riale effi­ciente, il per­corso che gli autori defi­ni­scono, da cui il titolo del rap­porto, gior­na­li­smo post industriale.

Gior­na­li­smo post indu­striale che si basa su quanto richia­mato nel capi­tolo rela­tivo alle orga­niz­za­zioni della per­dita di con­trollo sul processo.

L’esplosione di fonti d’informazione e la ridu­zione dei costi di accesso alle stesse costi­tu­sce ele­mento saliente dell’aspetto a rete, “net­wor­ked” delle noti­zie. Viene uti­liz­zata l’evoluzione della tele­vi­sione, sto­ria negli Stati Uniti ed ancora in corso nel nostro Paese, per esem­pli­fi­care e sug­ge­rire la spe­cia­liz­za­zione, il pre­si­dio di nic­chie, di argo­menti che inte­res­sano e coin­vol­gono gruppi rela­ti­va­mente ristretti di per­sone che Inter­net rende possibile.

C’è uno spa­zio per noti­zie veloci, brea­king news, uno per ana­lisi di mode­rata pro­fon­dità ed uno per quelle det­ta­gliate; c’è, anche, uno spa­zio per il long form jour­na­lism lon­tano dalla esa­spe­ra­zione della velo­cità informativa.

Con­clu­sioni:

La sfida prin­ci­pale non è tanto com­pren­dere il futuro quanto avere la capa­cità di adat­tar­visi. Nel 2020 con­ti­nue­ranno ad esi­stere, ad esem­pio, il «Los Ange­les Times» o la CNN, ma que­sta con­ti­nuità sarà accom­pa­gnata dalla ricon­fi­gu­ra­zione di ogni sin­golo bit del con­te­sto media­tico in cui ope­rano, in cui opereranno.

Più per­sone con­su­me­ranno, frui­ranno, mag­gior infor­ma­zione da fonti diverse ma poche di que­ste saranno di “inte­resse gene­rale”, gene­ra­li­ste. Aspetto che, se posso dirlo, evi­den­ziavo nelle con­clu­sioni rela­ti­va­mente alle 8 case stu­dies rea­liz­zate per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory qual­che mese fa.

Aumen­terà ulte­rior­mente la varia­bi­lità. Non stiamo pas­sando da grandi orga­niz­za­zioni a pic­cole e nep­pure dal gior­na­li­smo “lento” a quello “veloce”, le dina­mi­che sono con­tem­po­ra­nea­mente su più assi.

Gli autori in que­sto sce­na­rio con­clu­dono con una rac­co­man­da­zione tanto sin­te­tica quanto sfi­dante: survive.

Ovvia­mente non posso che rac­co­man­dare la let­tura inte­grale del rap­porto poi­chè la mia sin­tesi è ine­vi­ta­bil­mente par­ziale. Se non ave­ste tempo o voglia di farlo un’altra sin­tesi è stata effet­tuata da Nie­man Lab in “Post-Industrial Jour­na­lism: A new Colum­bia report exa­mi­nes the disrup­ted news uni­verse”. Certo che se siete dav­vero arri­vati a leg­gere sin qui, magari può anche essere inte­res­sante rile­vare comu­nanze e dif­fe­renze tra le due, e tra quelle che cer­ta­mente verranno.

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Pubblicato il 27 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Dal Piedistallo allo Sgabello

Alan Mut­ter ha pub­bli­cato ieri il gra­fico di sin­tesi dell’andamento dei ricavi pub­bli­ci­tari, sia carta che online, dei quo­ti­diani sta­tu­ni­tensi dal terzo tri­me­stre del 2006 ad oggi.

Il gra­fico evi­den­zia oltre al noto declino dei ricavi dalla carta stam­pata un diva­rio enorme tra la cre­scita gene­rale degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online e quella rela­tiva spe­ci­fi­ca­ta­mente ai gior­nali online. Se non è esat­ta­mente come nel 2006, cer­ta­mente sia la ten­denza che i valori asso­luti mostrano come le attese dell’esplosione dei ricavi dalla ven­dita di spazi pub­bli­ci­tari online siano state ampia­mente disat­tese per quanto riguarda i quo­ti­diani che sono cre­sciuti del 18% in un mer­cato che è più che rad­dop­piato nello stesso periodo

Ten­denza che era emersa con chia­rezza già dalla pre­sen­ta­zione dei risul­tati di “World Press Trends”, inda­gine che rias­sume le ten­denze dell’industria dell’informazione rie­pi­lo­gando i dati sulle ven­dite di gior­nali in 150 nazioni nel mondo ed i ricavi pub­bli­ci­tari in 90 Paesi, pari a circa il 90% del totale dei pro­venti, pre­sen­tata durante il 64° con­ve­gno inter­na­zio­nale della World Asso­cia­tion of New­spa­pers and Publisher.

E’ ormai certo che, con­tra­ria­mente a quanto fosse stato ipo­tiz­zato, nell’evoluzione verso il digi­tale le testate d’informazione non potranno com­ples­si­va­mente basare le loro attese di ricavi esclu­si­va­mente dalla ven­dita di spazi pub­bli­ci­tari. Il modello vendite/abbonamenti e pub­bli­cità non è soste­ni­bile, non garan­ti­sce lo svi­luppo, in alcuni casi nep­pure la soprav­vi­venza, come testi­mo­nia la chiu­sura del «Finan­cial Times Deu­tschland» che, ahimè chiu­derà i bat­tenti defi­ni­ti­va­mente senza nep­pure ipo­tiz­zare un pas­sag­gio ad una ver­sione digi­tal only.

Si tratta, in ter­mini figu­ra­tivi, di pas­sare dal pie­di­stallo allo sga­bello, di imma­gi­nare un insieme di fonti di ricavo che vadano al di là del bino­mio attuale.

Attual­mente molte ipo­tesi di recu­pero con­tri­bu­tivo, anche in Ita­lia, si stanno con­cen­trando sull’adozione del pay­wall, di un muro, più o meno pene­tra­bile, che costringa il let­tore a pagare per leg­gere così come è sem­pre stato per l’edizione car­ta­cea. Ipo­tesi che non pare fun­zio­nare allo stesso modo per tutti come mostra l’infografica pub­bli­cata da Masha­ble. Per­so­nal­mente ritengo possa essere di gran lunga più inte­res­sante, e per­se­gui­bile, la ven­dita di sin­goli arti­coli, come da tempo avviene su Ama­zon, supe­rando il con­cetto anti­quato legato all’edizione car­ta­cea di ven­dere il con­te­ni­tore invece del contenuto.

Sem­pre in ter­mini di con­te­nuti pos­sono essere diverse le solu­zioni come è il caso di New­sCred, o della crea­zione, red­di­ti­zia, dell’area di busi­ness intel­li­gence del «The Eco­no­mist» o, ancora, per restare in Ita­lia, dell’anda­mento posi­tivo di trai­ning & events per «Il Sole24Ore»

Ovvia­mente non può esi­stere un modello unico. Si tratta di ana­liz­zare posi­zio­na­mento e pub­blico della testata, sia su carta che online, per veri­fi­care quali pro­po­ste pos­sano essere d’interesse per le per­sone e per le imprese.

Quando sof­fia il vento del cam­bia­mento alcuni costrui­scono muri, altri mulini a vento. Mi pare sia asso­lu­ta­mente pre­fe­ri­bile la seconda ipotesi.

Sul tema, anche se più orien­tato ai gior­na­li­sti che non ai gior­nali, si sug­ge­ri­sce la let­tura di “New Ways to Make Jour­na­lism Pay”.

Live Blogging Engagement
Pubblicato il 26 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Live Blogging: Content Curation & Coinvolgimento del Lettore

Una ricerca svolta del dipar­ti­mento di gior­na­li­smo della City Uni­ver­sity of Lon­don, che ha ana­liz­zato la pro­du­zione, la forma e il con­te­nuto di 146 live­blogs pub­bli­cati tra l’aprile 2011 e il giu­gno 2011 sul sito del «The Guar­dian», mostra che  tempi di let­tura dei live blogs hanno pre­sta­zioni deci­sa­mente supe­riori rispetto ai clas­sici ele­menti sta­tici quali una foto gal­lery o un arti­colo, con minuti spesi in pagina di gran lunga mag­giori rispetto alle altre due cate­go­rie, più tra­di­zio­nali, prese in considerazione.

Le impli­ca­zioni sono sia gior­na­li­sti­che che economiche.

Ne parlo quest’oggi nella mia rubrica set­ti­ma­nale per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory. Buona lettura.

Da leg­gere, sem­pre basati, anche, sui risul­tati dello stu­dio, “Rea­ders like it live and the beau­ti­fi­ca­tion of news” pub­bli­cato sul sito di Inter­na­tio­nal Jour­na­lism Festi­val 2013 e “Why live­blogs out­per­form other online news for­mats by up to 300%” pub­bli­cato da Jour­na­lism UK.

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