Posted on 24 ottobre 2012 by

Aperture Responsabili

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Sem­pre meno diamo per scon­tato che le infor­ma­zioni che ci arri­vano dalle “fonti uffi­ciali” siano cor­rette sia sotto il pro­filo dell’imparzialità che ancor­più della veri­di­cità. L’era del “l’ha detto la tele­vi­sione”, come sino­mimo di fat­tua­lità ogget­tiva è sem­pre meno valida per una quota cre­scente degli italiani.

Se ven­gono dun­que a man­care i gate­kee­pers chi sta­bi­li­sce cosa sia “la verità”? Secondo molti que­sto obiet­tivo può essere rag­giunto con una mag­giore aper­tura, in ter­mini di coin­vol­gi­mento e con­tri­bu­zione delle per­sone, di quelli che ci si ostina a chia­mare audience, da parte di gior­na­li­sti e giornali.

E’ pro­prio quello che hanno deciso di fare al «Cor­riere della Sera» che da ieri ha annun­ciato di voler aprirsi ai con­tri­buti dei let­tori, dei cit­ta­dini, per la veri­fica dei fatti. Scelta di corag­gio ed, appunto, di grande aper­tura quella della ver­sione online del quo­ti­diano mila­nese che ha scelto di uti­liz­zare la piat­ta­forma di fact chec­king rea­liz­zata dalla Fon­da­zione Ahref ed attiva da mag­gio di quest’anno dopo la pre­sen­ta­zione al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Perugia.

Ini­zia­tiva che, come spiega, Ales­san­dro Sala, gior­na­li­sta del Cor­sera, non sosti­tui­sce il dovere dei gior­na­li­sti di veri­fi­care fonti e fatti prima della pub­bli­ca­zione [ele­mento che by the way non mi pare sia entrato nel dibattito-scontro in corso sul DDL dif­fa­ma­zione] ma arri­chi­sce, inte­gra l’informazione ren­den­dola più veri­tiera anche solo, banal­mente, gra­zie all’inserimento di fonti che pro­pon­gano la noti­zia da una pro­spet­tiva diversa ed ovvia­mente mediante con­trolli incro­ciati di docu­menti e fonti non citate originariamente.

[tweet https://twitter.com/lex_sala/status/260754381266366466 align=‘center’ lang=‘it’]

Online nel mondo ci sono alcuni esempi di piat­ta­forme di fact chec­king ma tutte, o quasi, con una reda­zione alle spalle. Civic links invece  è la prima che prova a far col­la­bo­rare la comu­nità per veri­fi­care un fatto. Alla base di tutto stanno i media civici di Ahref, luo­ghi che stanno emer­gendo dopo i social net­work e che pro­vano a aiu­tare e abi­li­tare i cit­ta­dini a fare civi­smo attra­verso la pro­du­zione di con­te­nuti fatti con responsabilità.

Attra­verso Fact chec­king, dopo averne giu­sta­mente con­di­viso i prin­cipi di lega­lità, accu­ra­tezza, indi­pen­denza e l’imparzialità, che ven­gono spie­gati al momento dell’iscrizione della regi­stra­zione alla piat­ta­forma, ogni utente può veri­fi­care un fatto con­te­nuto in un arti­colo, in un video, in una tra­smis­sione tv. Può veri­fi­carne l’attendibilità por­tando delle fonti che aumen­tino l’attendibilità della sua verifica.

Die­tro a tutto que­sto sta il mec­ca­ni­smo della repu­ta­zione. Ogni iscritto ha un pro­filo e un livello di repu­ta­zione, gestita da pro­fondi algo­ritmi, che aumenta con la pro­du­zione di con­te­nuti, di com­menti, di veri­fica, di fact checking.

Per avere ulte­riori chia­ri­menti sulla col­la­bo­ra­zione tra «Cor­riere della Sera» e Fact chec­king ho con­tat­tato Michele Kett­ma­ier, Diret­tore Gene­rale della Fon­da­zione Ahref.

Il primo dub­bio, che ho visto cir­co­lare anche su Twit­ter, è che potesse essere almeno in parte un’operazione che masche­rasse col­la­bo­ra­zioni senza che vi fosse il giu­sto rico­no­sci­mento eco­no­mico. Per­ples­sità alla quale Kett­ma­ier mi risponde “qui alla base non c’è busi­ness nè per RCS e tan­to­meno per Ahref che è no profit”

Rimossi dun­que pos­si­bili pre­giu­dizi il Diret­tore Gene­rale della Fon­da­zione Ahref mi spiega che la piat­ta­forma non ha un accordo di esclu­siva con il quo­ti­diano di Via Sol­fe­rino e che “la piat­ta­forma è a dispo­si­zione e per­so­na­liz­za­bile a tutti quelli che desi­de­rano usarla” aggiun­gendo che “ti dico che un altro paio di quo­ti­diani nazio­nali oggi ci hanno chia­mato per chie­derci se pote­vano averla anche loro, quindi è aperta e dispo­ni­bile per tutti, nes­suna esclu­siva per il Corsera”.

Un ulte­riore aspetto che mi inte­res­sava appro­fon­dire era rela­tivo alla pos­si­bi­lità di incen­ti­vare, di moti­vare la par­te­ci­pa­zione all’iniziativa. Al riguardo mi si risponde che “per ora non è pre­vi­sto nes­sun incen­tivo ma stiamo lavo­rando per poter offrire pic­coli modelli di star­tup per gio­vani che ci vogliono pro­vare” come ad esem­pio “un ragazzo che vuole met­ter in piedi una pic­cola reda­zione di fact chec­king può usu­fruire della piat­ta­forma, per­so­na­liz­zarla con il suo mar­chio e ven­dere i fact chek che fa”, pro­se­guendo “tutto da stu­diare, pic­coli modelli di soste­ni­bi­lità da pro­vare e incen­ti­vare, non per diven­tare ric­chi ma soste­ni­bili un po alla volta; io credo di si, che sia giu­sto almeno pro­varci”. Se posso dirlo asso­lu­ta­mente anche io.

Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo sono due i temi lan­ciati da Corriere.it ai quali è pos­si­bile for­nire il pro­prio con­tri­buto di que­sta impor­tante ini­zia­tiva nella quale il gior­nale pare dav­vero cre­dere, al punto da met­terci la fac­cia del suo Vice­di­ret­tore. Al momento però, pur­troppo, i con­tri­buti rice­vuti sulle pro­po­ste sono scarsi, anzi nulli, e sarebbe dav­vero un pec­cato se il corag­gio e la bontà dell’iniziativa doves­sero essere fru­strati sul nascere.

A mio avviso è neces­sa­rio lavo­rare sulla moti­va­zione [non in ter­mini eco­no­mici] delle per­sone incen­ti­van­dole, spin­gen­dole a dare il pro­prio con­tri­buto. A monte, da quello che si ascolta dalle inter­vi­ste fatte in occa­sione del Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Peru­gia su come veri­fi­cano l’informazione e le noti­zie che leg­gono, è evi­dente che c’è un dif­fuso pro­blema culturale.

Enne­sima evi­denza di come la mag­gior quan­tità di infor­ma­zioni dispo­ni­bili non cor­ri­sponda neces­sa­ria­mente una popo­la­zione mag­gior­mente infor­mata, al quale si aggiunge il fatto che se la Rete disin­ter­me­dia al tempo stesso spinge su un senso di respon­sa­bi­lità che in prima bat­tuta pochi sono dispo­sti ad accet­tare.  Fat­tori dei quali è neces­sa­rio tenere conto da più di un punto di vista per inter­ve­nire ade­gua­ta­mente al rispetto.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Attualmente è temporary manager come social media editor de «La Stampa» . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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