Posted on 3 ottobre 2012 by

Cyberattivismo e Libertà d’Informazione

Tweet about this on Twitter0Share on Facebook0Share on Google+4Share on LinkedIn0Email this to someonePrint this page

Nella mia rubrica set­ti­ma­nale per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory uno sguardo al feno­meno Ano­ny­mous ed al rap­porto tra hac­ker atti­vi­smo e libertà d’informazione.

Sul feno­meno di Ano­ny­mous, gruppo di hac­ker atti­vi­sti, ombrello sotto il quale è rac­chiusa una vera e pro­pria sub­cul­tura di Inter­net, si è detto di tutto e di più, tanto da spin­gere gior­nali e gior­na­li­sti a par­lare di cani sciolti, recu­pe­rando dall’armamentario da bassa socio­lo­gia cate­go­rie ed eti­chette nati nei movi­menti indiani metro­po­li­tani del ’77, arri­vando a defi­nirli gli hippy della Rete.

A fare chia­rezza sul feno­meno arri­vano ora due libri d’inchiesta di due donne, due gior­na­li­ste: Anto­nella Bec­ca­ria e Carola Fre­diani che, per inciso, sono anche due amiche.

Entrambi i libri sono un impor­tante con­tri­buto per riflet­tere sulle sfide di un movi­mento di “senza volto” che si pro­pone di difen­dere la libertà di espres­sione e la libera cir­co­la­zione delle informazioni.

Buona let­tura.

Per gen­tile con­ces­sione di Carola Fre­diani, dal suo ebook — sag­gio: “Den­tro Ano­ny­mous Viag­gio nelle legioni dei cybe­rat­ti­vi­sti”, un’anticipazione del capi­tolo Una, cento, mille op — L’azione sull’Ilva di Taranto:

È l’alba dell’8 ago­sto 2012 a Taranto. La città pugliese è stre­mata da giorni di discus­sioni pub­bli­che e prove di forza tra diversi organi dello Stato. In gioco c’è il destino della più grande accia­ie­ria d’Europa, dei suoi oltre 11mila dipen­denti, e degli abi­tanti di un’area che sta vivendo, per usare le parole del gip di Taranto Patri­zia Todi­sco, una “grave e attua­lis­sima situa­zione di emer­genza ambien­tale e sanitaria”. (…)

In que­sto sce­na­rio entra in campo all’improvviso un sog­getto del tutto inaspettato.

Quella stessa mat­tina infatti il sito del comune di Taranto viene defac­ciato. Al posto della home com­pare l’immagine di una città pesan­te­mente inqui­nata, accanto al sim­bolo dell’Ilva e a all’uomo senza testa che rap­pre­senta Ano­ny­mous. “Ope­rai, cit­ta­dini siamo con voi”, si legge in una scritta. E poi, nel comu­ni­cato, rivol­gen­dosi ai lavo­ra­tori: “Nes­suno è moral­mente auto­riz­zato a chie­derti di sacri­fi­care la vita; nean­che tua moglie o i tuoi figli. Nes­sun ideale o biso­gno mate­riale vale la tua esi­stenza. Ope­rai, occu­piamo la fab­brica e sabo­tiamo ogni impianto!”.

L’operazione però non fini­sce qui. Con­tem­po­ra­nea­mente gli ano­nimi sono riu­sciti a entrare nei data­base dei siti dell’Ilva, in par­ti­co­lare di IlvaTaranto.com e IlvaGroup.com, e a pre­le­vare parec­chio mate­riale. Met­tono tutto online, lin­kan­dolo dal loro blog a più riprese.

Ci sono lun­ghe liste di indi­rizzi email di dipen­denti, diri­genti e gior­na­li­sti, nomi di docu­menti interni (non lin­kati) riguar­danti pro­dotti del gruppo indu­striale. Ma soprat­tutto ci sono una serie di tabelle sui valori di sostanze inqui­nanti emesse dalle accia­ie­rie. Ano­ny­mous ne mette in evi­denza soprat­tutto una sulle emis­sioni di fur­fu­rano, un con­ta­mi­nante ambien­tale per­si­stente noto per la sua tos­si­cità. Secondo gli hack­ti­vi­sti, l’analisi dei dati mostre­rebbe che a fine mag­gio 2012 i valori di fur­fu­rano immessi nell’atmosfera avreb­bero supe­rato i limiti di legge. E che l’Ilva avrebbe “masche­rato” il dato alzando arbi­tra­ria­mente il limite con­sen­tito nelle pro­prie tabelle.

L’analisi dei dati rila­sciati però non è sem­plice. Gli stessi ano­nimi segna­lano il leak a varie asso­cia­zioni ambien­ta­li­ste, non rice­vendo nell’immediato alcuna rispo­sta. E i media non hanno la più pal­lida idea di che far­sene del leak. Read More

Tweet about this on Twitter0Share on Facebook0Share on Google+4Share on LinkedIn0Email this to someonePrint this page