ottobre 2012

Spam Magazine Tutorial
Pubblicato il 31 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Dal Web alla Carta

Di ritorno dalla “gita” mila­nese al con­ve­gno dell’ANES per par­lare davanti ad un’attenta pla­tea di 150 edi­tori delle oppor­tu­nità,  dei modi, e soprat­tutto delle ragioni, della mia pre­vi­sione di un futuro “ibrido”, anche, per l’editoria tec­nica pro­fes­sio­nale spe­cia­liz­zata, ha atti­rato la mia atten­zione una neo nata pub­bli­ca­zione: «Spam Magazine».

La rivi­sta, che viene pub­bli­cata con cadenza men­sile, è stata lan­ciata il 10 otto­bre, ha una folia­zione di 112 pagine ed un for­mato di 14,8 x 21 cm. Per il primo numero è stata fatta una tira­tura di 10mila copie distri­buite gra­tui­ta­mente a Milano in 100 punti di distri­bu­zione e attra­verso delle hostess negli ate­nei uni­ver­si­tari della città.

Men­tre le rivi­ste pas­sano dalla carta al digi­tale, SPAM passa dal digi­tale alla carta. Il free maga­zine nasce  per por­tare su carta i pen­sieri e le idee più inte­res­santi della rete: recen­sioni, arti­coli, gra­fi­che, foto­gra­fie, illu­stra­zioni, ricette, video, per un totale di 12 sezione che vanno dall’attualità all’ambiente pas­sando per let­te­ra­tura e multimedia.

«Spam Maga­zine» si pro­pone come il primo maga­zine da sfo­gliare con uno smart­phone: per col­le­garsi alla fonte degli arti­coli e delle foto pro­po­ste nel maga­zine, per fruire di con­te­nuti mul­ti­me­diali extra, per con­net­tersi diret­ta­mente a lan­ding page com­mer­ciali, gio­chi inte­rat­tivi creati ad-hoc dagli inser­zio­ni­sti o per visua­liz­zare pagine pub­bli­ci­ta­rie che sfrut­tano la tec­no­lo­gia della realtà aumen­tata. Per  ogni arti­colo gra­zie all’utilizzo dei QR codes, o meglio action codes come li ho ormai ribat­tez­zati, sono for­niti con­te­nuti sup­ple­men­tari frui­bili con il pro­prio smartphone.

Molto inte­res­sante anche l’approccio alla comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria che più che basarsi sui for­mat tra­di­zio­nali, sulle clas­si­che pagine pub­bli­ci­ta­rie, si pro­pone di inte­grare il più pos­si­bile gli annunci pro­mo­zio­nali con i con­te­nuti del maga­zine al fine di ren­dere più natu­rale e inte­res­sante la loro pre­senza, ren­dendo così la pro­po­sta più in sin­to­nia con i let­tori e dun­que di mag­gior appeal per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, per le aziende.

Inte­res­sante esem­pio con­creto di con­ver­genza edi­to­riale e con­ferma di come sia pos­si­bile inno­vare anche sulla carta.

Cambiamento abitudini di lettura delle notizie
Pubblicato il 30 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Il Cambiamento nelle Abitudini di Lettura delle Notizie

Mobi­les Repu­blic, impresa che svi­luppa appli­ca­zioni per la let­tura delle noti­zie, ha con­dotto un’indagine in 5 nazioni del mondo, Ita­lia com­presa, inter­vi­stando com­ples­si­va­mente 1354 indi­vi­dui, per capire meglio i cam­bia­menti appor­tati dal digi­tale alle abi­tu­dini di let­tura delle persone.

L’infografica sot­to­stante ne rias­sume i prin­ci­pali risul­tati. Nel com­plesso sono le noti­zie nazio­nali ad avere il mag­gior appeal, a riscuo­tere il mag­gior inte­resse per le per­sone. Sono i fran­cesi la popo­la­zione che invece, tra i Paesi esa­mi­nati, mostra il mag­gior inte­resse per le noti­zie internazionali.

Tra le per­sone che spen­dono tra 5 minuti e mezz’ora al giorno per avere noti­zie si con­ferma come venga usata una plu­ra­lità di fonti. Tele­vi­sione e radio si atte­stano oltre il 50% per pre­fe­renza come fonte d’informazione, i gior­nali [di carta] sono al 37%.

Accu­ra­tezza delle noti­zie e  aggior­na­mento tem­pe­stivo dell’informazione sono i due prin­ci­pali cri­teri di valu­ta­zione. A que­sti su aggiunge come terzo ele­mento di scelta la gra­tuità, la pos­si­bi­lità di non dover pagare. Atti­tu­dine par­ti­co­lar­mente spic­cata pro­prio nel nostro Paese, in Ita­lia, dove il 68% degli inter­vi­stati lo indica come ele­mento pre­fe­ren­ziale e discriminatorio.

Pubblicato il 29 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Il Futuro è Ibrido

Mutuando l’idea, il con­cetto, da quello auto­mo­bi­li­stico di vei­coli a pro­pul­sione ibrida, dun­que con due sistemi di spinta com­ple­men­tari, ho deciso di tito­lare il mio inter­vento di domani 30 otto­bre al con­ve­gno dell’ANES, Asso­cia­zione Nazio­nale Edi­to­ria Perio­dica Spe­cia­liz­zata, “Il Futuro è Ibrido”.

Inter­vento nel quale par­lerò delle oppor­tu­nità offerte dalla con­ver­genza e dalla cross­me­dia­lità anche attra­verso esempi con­creti di come l’utilizzo dei QR codes, che mi è pia­ciuto defi­nire “action codes”, della realtà aumen­tata, e di altre solu­zioni pos­sano creare valore aggiunto per le pub­bli­ca­zioni cartacee.

Tenendo conto che, come sem­pre avviene, sono un punto di appog­gio al ragio­na­mento, qui sotto tro­vate le slide.

Sem­pre in tema, si con­si­glia la let­tura di “The World Is Not Enough: Goo­gle and the Future of Aug­men­ted Reality”

Muro delle Lamentele Giornalisti Spagnoli
Pubblicato il 27 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Il Muro del Pianto

Il futuro del gior­na­li­smo, e dei gior­nali è online.

Adesso lo dice anche l’ultimo album di Super­man che lascia il suo lavoro al Daily Pla­net per fon­dare, si dice, un nuovo «Huf­fing­ton Post» o «Drudge Report» e c’è anche chi gli spiega, giu­sta­mente, le dif­fe­renze tra lavo­rare in un gior­nale tra­di­zio­nale ed in una reda­zione liquida.  Sto­ria che in que­sta set­ti­mana ha fatto il giro del mondo presa ad esem­pio delle evo­lu­zioni in corso.

Se Super­man in pas­sato qual­che pro­blema di lavoro l’aveva già avuto, un paio di giorni fa la Aso­cia­ción de la Prensa de Madrid ha aperto “El Muro de las Lamen­ta­cio­nes de los Perio­di­stas” [il muro delle lamen­tele dei gior­na­li­sti]. Muro vir­tuale in cui si pos­sono inse­rire video, foto o testi, spa­zio di denun­cia sulla situa­zione pro­fes­sio­nale e lavo­ra­tiva dei gior­na­li­sti spagnoli.

Uno dei primi mes­saggi ad appa­rire sulla bacheca richiama l’hastag #gra­ti­sno­tra­bajo [non lavoro gra­tis] popo­la­ris­simo su Twit­ter da mesi.

Le due facce della stessa meda­glia della dif­fi­cile tran­si­zione al digi­tale dei gior­nali e del dilemma del pri­gio­niero, richia­mato nell’articolo di ieri, che come avviene in ogni com­parto indu­striale impatta diret­ta­mente sulle con­di­zioni di chi vi lavora[va].

Ad inte­gra­zione, si sug­ge­rice la let­tura di: “What’s Really Kil­ling Print Jour­na­lism”, bella ana­lisi sul tema ricca di appro­fon­di­menti possibili.

NYTimes Risultati Economici Primi 9 Mesi 2012
Pubblicato il 26 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Leggere [Bene] i Numeri del NYTimes

I dati dif­fusi ieri dal «The New York Times» sui suoi risul­tati eco­no­mici nei primi nove mesi del 2012 con­fer­mano quello che, uti­liz­zando una meta­fora, ho da tempo deciso di defi­nire il dilemma del pri­gio­niero, pie­tra miliare della teo­ria dei gio­chi che illu­stra egre­gia­mente il falso para­dosso della pro­ba­bi­lità con­tro la logica. Un modello che pare per­fet­ta­mente cal­zante all’attuale dif­fi­coltà di defi­nire se e come sia pos­si­bile rim­piaz­zare i ricavi della carta con quelli del digitale.

Rispetto allo stesso periodo del 2011 i ricavi pub­bli­ci­tari regi­strano una fles­sione del 7,1%, con un calo del 10,9% per la ver­sione car­ta­cea accom­pa­gnato, altret­tanto dal calo per la ver­sione online/digitale del 2,2%.

Nello stesso arco tem­po­rale gli intrioti dalle ven­dite del quo­ti­diano cre­scono dell’8,5%. Vi sono attual­mente 566,000 abbo­na­menti a NYTimes.com men­tre le copie del car­ta­ceo si aggi­rano intorno alle 780mila nei giorni feriali e rag­giun­gono 1,27 milioni di copie la domenica.

Ten­denza che si era già evi­den­ziata, sep­pur in maniera meno accen­tuata, nel tri­me­stre precedente.

Que­sti numeri, per­so­nal­mente, mi dicono alcune cose che vor­rei con­di­vi­dere e sulle quali, spero, di aprire un con­fronto leale e costrut­tivo. Come si suol dire, i miei 2 cents.

Se calano anche i ricavi dall’advertising online signi­fica che con­ti­nuano ad esserci ten­sioni sui listini anche per un grande quo­ti­diano. Guerra dei prezzi, per usare un ter­mine forte, deter­mi­nata essen­zial­mente dalla per­ce­zione, sia da parte delle per­sone che degli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari di uno scarso, ridotto valore rispetto ad altri media come era già emerso con chia­rezza anche dal report della Niel­sen sul tema.

Dall’altro lato, anche se putroppo il NYTi­mes non for­ni­sce lo spac­cato dei ricavi dalla ver­sione car­ta­cea e da quella online/digitale, pare che il numero delle per­sone dispo­ni­bili ad atti­vare un abbo­na­mento alla ver­sione online si stia pla­fo­nando nono­stante la forte pro­mo­zio­na­lità effet­tuata dal quo­ti­diano sta­tu­ni­tense. Inol­tre, gli abbo­na­menti all’edizione digi­tale del «The New York Times»  rap­pre­sen­tano comun­que “solo” il 30% degli abbo­na­menti dell’edizione car­ta­cea il cui prezzo ad ini­zio marzo è stata aumen­tato di altri 50 cen­te­simi arri­vando a 2,50$ a copia [5$ la dome­nica]. Visti i rap­porti di copie e di prezzo è molto pro­ba­bile che in realtà la cre­scita dei ricavi dalle copie ven­dute sia per la mag­gior parte gene­rata dalla ver­sione cartacea.

Siamo in un periodo sto­rico in cui si parla molto di dati, e di open data. Impa­riamo a leg­gere bene i numeri.

Pubblicato il 25 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Quando Old & New Media si Incontrano

Non c’è dub­bio che si stia assi­stendo a un mas­sic­cio spo­sta­mento delle moda­lità di con­sumo dei media. I vec­chi media, ed in par­ti­co­lare la carta stam­pata,  sono sotto pres­sione sia per la migra­zione delle per­sone verso Inter­net che per la ridu­zione dei ricavi pub­bli­ci­tari, con le imprese alla ricerca sia di solu­zioni più eco­no­mi­che che più effi­caci attra­verso il digi­tale che a loro volta diven­tano editori.

In que­sto spa­zio si è dedi­cata buona atten­zione a solu­zioni che pos­sono inte­grare new e old media, a comin­ciare dalla realtà aumen­tata, evi­den­zian­done i van­taggi di crea­zione di valore aggiunto sia sotto il pro­filo gior­na­li­stico, con la pos­si­bi­lità di mostrare con­te­nuti aggiun­tivi che sulla carta non tro­vano spa­zio, che per quanto riguarda la comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria con le imprese che, volendo, ad esem­pio, pos­sono por­tare le per­sone diret­ta­mente sul loro sito web dallo smartphone.

Dopo che già il mese scorso la coper­tina di «Gla­mour» aveva rea­liz­zato la pro­pria coper­tina in realtà aumen­tata, che con­sen­tiva alle let­trici di acce­dere ad un video di Jova­notti, ora nel numero in edi­cola da ieri  tutte le pagine pub­bli­ci­ta­rie del men­sile sono in realtà aumen­tata, con con­te­nuti video inte­rat­tivi [spot, back­stage, pil­lole di cam­pa­gne pub­bli­ci­ta­rie, navi­ga­zione di siti e con­di­vi­sione di con­te­nuti] ed anche la coper­tina per­mette di vedere il video di back­stage del ser­vi­zio foto­gra­fico di Rita Ora. Coper­tina che, secondo quanto ripor­tato, d’ora in poi avrà in maniera per­ma­nente le carat­te­ri­sti­che di inte­rat­ti­vità ed appro­fon­di­mento con­sen­tite dall’utilizzo della aug­men­ted reality.

Sul tema Sim­ply Zesty ha pub­bli­cato recen­te­mente una rac­colta dei casi più signi­fi­ca­tivi  che credo valga la pena di ripren­dere per [di]mostrare ulte­rior­mente vali­dità, effi­ca­cia e pos­si­bi­lità di uti­lizzo esi­stenti inte­grando diversi sup­porti quali carta, online e mobile.

1) Won­der­bra

La famosa marca di reg­gi­seni push up ha rila­sciato una app deco­der che per­met­teva agli utenti di smart­phone di “spo­gliare” la modella slo­vacca Adriana Cer­na­nova. L’annuncio era dispo­ni­bile in for­mato car­ta­ceo, for­mato esterno e video.

2) Lexus

L’annuncio rea­liz­zato da Lexus è una bril­lante com­bi­na­zione che illu­stra le pos­si­bi­lità di espan­dere i con­te­nuti di una rivi­sta ai tablet.

3) Repor­ters Without Borders

Come si fa a tra­smet­tere il mes­sag­gio che le per­sone ven­gono messe a tacere da bru­tali dit­ta­tori? Con uno dei più intel­li­genti usi di codici QR, un app e un annun­cio su una rivi­sta dando, let­te­ral­mente, voce al problema

4) IKEA

Il Cata­logo IKEA è uno degli ele­menti chiave del suo suc­cesso. L’impresa sve­dese ha lan­ciato un cata­logo inte­rat­tivo di massa per l’edizione 2013.

5) Murat Parigi Gioiell

Piut­to­sto che cer­care di por­tare le per­sone nei punti ven­dita, que­sto mar­chio ha creato un appli­ca­zione per iPhone che con­sente agli utenti di pro­vare i gio­ielli. Gli utenti pos­sono scor­rere i vari pro­dotti all’interno dell’annuncio nella rivista.

6) Volk­swa­gen

Una delle più grandi sfide per le mar­che di auto è con­vin­cere la gente in sho­w­room. E se que­sto con­cetto è stato ripen­sato e la gente potrebbe pro­vare su strada la vet­tura all’interno di un annun­cio stampa? Que­sto è esat­ta­mente quello che ha fatto Volk­swa­gen con que­sta appli­ca­zione inno­va­tiva e annunci stampa.

7) Enter­tain­ment Weekly

La rivi­sta di cinema e tele­vi­sione sta­tu­ni­tense ha addi­rit­tura inse­rito nella pro­pria edi­zione di due set­ti­mane fa uno smart­phone che con­sen­tiva di vedere il live stream su Twit­ter di un pro­gramma. Social TV e Stampa insieme.

Il tema di come inno­vare sulla carta mi è par­ti­co­lar­mente caro. Avrò occa­sione di appro­fon­dire ulte­rior­mente durante il mio inter­vento, dal titolo, appunto, “Il futuro è ibrido”, al con­ve­gno dell’ANES il 30 otto­bre pros­simo. Se venite ci vediamo lì.

Pubblicato il 24 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Aperture Responsabili

Sem­pre meno diamo per scon­tato che le infor­ma­zioni che ci arri­vano dalle “fonti uffi­ciali” siano cor­rette sia sotto il pro­filo dell’imparzialità che ancor­più della veri­di­cità. L’era del “l’ha detto la tele­vi­sione”, come sino­mimo di fat­tua­lità ogget­tiva è sem­pre meno valida per una quota cre­scente degli italiani.

Se ven­gono dun­que a man­care i gate­kee­pers chi sta­bi­li­sce cosa sia “la verità”? Secondo molti que­sto obiet­tivo può essere rag­giunto con una mag­giore aper­tura, in ter­mini di coin­vol­gi­mento e con­tri­bu­zione delle per­sone, di quelli che ci si ostina a chia­mare audience, da parte di gior­na­li­sti e giornali.

E’ pro­prio quello che hanno deciso di fare al «Cor­riere della Sera» che da ieri ha annun­ciato di voler aprirsi ai con­tri­buti dei let­tori, dei cit­ta­dini, per la veri­fica dei fatti. Scelta di corag­gio ed, appunto, di grande aper­tura quella della ver­sione online del quo­ti­diano mila­nese che ha scelto di uti­liz­zare la piat­ta­forma di fact chec­king rea­liz­zata dalla Fon­da­zione Ahref ed attiva da mag­gio di quest’anno dopo la pre­sen­ta­zione al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Perugia.

Ini­zia­tiva che, come spiega, Ales­san­dro Sala, gior­na­li­sta del Cor­sera, non sosti­tui­sce il dovere dei gior­na­li­sti di veri­fi­care fonti e fatti prima della pub­bli­ca­zione [ele­mento che by the way non mi pare sia entrato nel dibattito-scontro in corso sul DDL dif­fa­ma­zione] ma arri­chi­sce, inte­gra l’informazione ren­den­dola più veri­tiera anche solo, banal­mente, gra­zie all’inserimento di fonti che pro­pon­gano la noti­zia da una pro­spet­tiva diversa ed ovvia­mente mediante con­trolli incro­ciati di docu­menti e fonti non citate originariamente.

[tweet https://twitter.com/lex_sala/status/260754381266366466 align=‘center’ lang=‘it’]

Online nel mondo ci sono alcuni esempi di piat­ta­forme di fact chec­king ma tutte, o quasi, con una reda­zione alle spalle. Civic links invece  è la prima che prova a far col­la­bo­rare la comu­nità per veri­fi­care un fatto. Alla base di tutto stanno i media civici di Ahref, luo­ghi che stanno emer­gendo dopo i social net­work e che pro­vano a aiu­tare e abi­li­tare i cit­ta­dini a fare civi­smo attra­verso la pro­du­zione di con­te­nuti fatti con responsabilità.

Attra­verso Fact chec­king, dopo averne giu­sta­mente con­di­viso i prin­cipi di lega­lità, accu­ra­tezza, indi­pen­denza e l’imparzialità, che ven­gono spie­gati al momento dell’iscrizione della regi­stra­zione alla piat­ta­forma, ogni utente può veri­fi­care un fatto con­te­nuto in un arti­colo, in un video, in una tra­smis­sione tv. Può veri­fi­carne l’attendibilità por­tando delle fonti che aumen­tino l’attendibilità della sua verifica.

Die­tro a tutto que­sto sta il mec­ca­ni­smo della repu­ta­zione. Ogni iscritto ha un pro­filo e un livello di repu­ta­zione, gestita da pro­fondi algo­ritmi, che aumenta con la pro­du­zione di con­te­nuti, di com­menti, di veri­fica, di fact checking.

Per avere ulte­riori chia­ri­menti sulla col­la­bo­ra­zione tra «Cor­riere della Sera» e Fact chec­king ho con­tat­tato Michele Kett­ma­ier, Diret­tore Gene­rale della Fon­da­zione Ahref.

Il primo dub­bio, che ho visto cir­co­lare anche su Twit­ter, è che potesse essere almeno in parte un’operazione che masche­rasse col­la­bo­ra­zioni senza che vi fosse il giu­sto rico­no­sci­mento eco­no­mico. Per­ples­sità alla quale Kett­ma­ier mi risponde “qui alla base non c’è busi­ness nè per RCS e tan­to­meno per Ahref che è no profit”

Rimossi dun­que pos­si­bili pre­giu­dizi il Diret­tore Gene­rale della Fon­da­zione Ahref mi spiega che la piat­ta­forma non ha un accordo di esclu­siva con il quo­ti­diano di Via Sol­fe­rino e che “la piat­ta­forma è a dispo­si­zione e per­so­na­liz­za­bile a tutti quelli che desi­de­rano usarla” aggiun­gendo che “ti dico che un altro paio di quo­ti­diani nazio­nali oggi ci hanno chia­mato per chie­derci se pote­vano averla anche loro, quindi è aperta e dispo­ni­bile per tutti, nes­suna esclu­siva per il Corsera”.

Un ulte­riore aspetto che mi inte­res­sava appro­fon­dire era rela­tivo alla pos­si­bi­lità di incen­ti­vare, di moti­vare la par­te­ci­pa­zione all’iniziativa. Al riguardo mi si risponde che “per ora non è pre­vi­sto nes­sun incen­tivo ma stiamo lavo­rando per poter offrire pic­coli modelli di star­tup per gio­vani che ci vogliono pro­vare” come ad esem­pio “un ragazzo che vuole met­ter in piedi una pic­cola reda­zione di fact chec­king può usu­fruire della piat­ta­forma, per­so­na­liz­zarla con il suo mar­chio e ven­dere i fact chek che fa”, pro­se­guendo “tutto da stu­diare, pic­coli modelli di soste­ni­bi­lità da pro­vare e incen­ti­vare, non per diven­tare ric­chi ma soste­ni­bili un po alla volta; io credo di si, che sia giu­sto almeno pro­varci”. Se posso dirlo asso­lu­ta­mente anche io.

Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo sono due i temi lan­ciati da Corriere.it ai quali è pos­si­bile for­nire il pro­prio con­tri­buto di que­sta impor­tante ini­zia­tiva nella quale il gior­nale pare dav­vero cre­dere, al punto da met­terci la fac­cia del suo Vice­di­ret­tore. Al momento però, pur­troppo, i con­tri­buti rice­vuti sulle pro­po­ste sono scarsi, anzi nulli, e sarebbe dav­vero un pec­cato se il corag­gio e la bontà dell’iniziativa doves­sero essere fru­strati sul nascere.

A mio avviso è neces­sa­rio lavo­rare sulla moti­va­zione [non in ter­mini eco­no­mici] delle per­sone incen­ti­van­dole, spin­gen­dole a dare il pro­prio con­tri­buto. A monte, da quello che si ascolta dalle inter­vi­ste fatte in occa­sione del Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Peru­gia su come veri­fi­cano l’informazione e le noti­zie che leg­gono, è evi­dente che c’è un dif­fuso pro­blema culturale.

Enne­sima evi­denza di come la mag­gior quan­tità di infor­ma­zioni dispo­ni­bili non cor­ri­sponda neces­sa­ria­mente una popo­la­zione mag­gior­mente infor­mata, al quale si aggiunge il fatto che se la Rete disin­ter­me­dia al tempo stesso spinge su un senso di respon­sa­bi­lità che in prima bat­tuta pochi sono dispo­sti ad accet­tare.  Fat­tori dei quali è neces­sa­rio tenere conto da più di un punto di vista per inter­ve­nire ade­gua­ta­mente al rispetto.

Top Attività Possessori Tablets
Pubblicato il 23 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Quale Impatto dai Tablet per l’Industria dell’Informazione?

Nell’appuntamento set­ti­ma­nale con la mia rubrica per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory, par­tendo dai risul­tati di un’indagine con­dotta da com­Score sulla rea­der­ship di quo­ti­diani e pub­bli­ca­zioni perio­di­che da parte dei pos­ses­sori di tablet e dallo stu­dio con­dotto da Poyn­ter, che con la tec­nica dell’eyetracking ha esa­mi­nato come le per­sone leg­gono le noti­zie sui tablet, si ana­liz­zano i nodi cru­ciali delle attese dell’industria dell’informazione, sin qui tra­dite, rela­ti­va­mente a que­sto device.

Una plu­ra­lità di cause e con­cause che [di]mostrano come, anche in que­sto caso, la distanza tra le attese di pro­fitto da parte delle testate, dei gior­nali, gra­zie ai tablet e la realtà passi per un per­corso che è ancora una volta meno lineare e scon­tato di quanto molti ini­zial­mente supponevano.

Se non lo avete già letto potete farlo QUI.

Suc­ces­si­va­mente alla pub­bli­ca­zione del suc­ci­tato arti­colo, Goo­gle ha dif­fuso i risul­tati di una ricerca sul tema.

“Under­stan­ding Tablet Use: A Multi-Method Explo­ra­tion”, ricerca qua­li­ta­tiva che esplora quali atti­vità siano svolte pre­va­len­te­mente dai pos­ses­sori di tablets ed in quali luo­ghi si svolgano.

Emerge come la casa sia il luogo di pre­va­lente uti­lizzo, ed in par­ti­co­lare men­tre si è in pol­trona, spesso in abbi­na­mento con la visione tele­vi­siva, o a letto, con­fer­mando come si tratti essen­zial­mente di un atti­vità serale e legata allo svago.

Si con­ferma che per i pos­ses­sori di tablets le atti­vità prin­ci­pali siano la let­tura della posta elet­tro­nica [84,8% dei par­te­ci­panti], il gioco [51,5%] ed i social net­work [57,6%]. La let­tura delle noti­zie è un’attività che, pur coin­vol­gendo un numero rela­ti­va­mente alto di per­sone [45,5%], viene effet­tuata con una fre­quenza molto ridotta, bassa, come già emer­geva dalla ricerca di comScore.

Enne­sima evi­denza che nel com­plesso l’informazione non rie­sce ad atti­rare in maniera signi­fi­ca­tiva coloro che pos­sie­dono un tablet  e che, ahimè, su que­ste basi sarà com­ples­si­va­mente estre­ma­mente impro­ba­bile che vi sia nel breve periodo un incre­mento impor­tante di coloro che dun­que si ren­de­ranno dispo­ni­bili a pagare le app delle testate.

Non ditelo a Tina Brown ed allo staff [o almeno a quelli che rimar­ranno] di New­sweek, mi raccomando.

audience
Pubblicato il 22 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

[Ri]Definizione dell’Audience

Audience let­te­ral­mente signi­fica udi­to­rio. In senso più ampio indica l’’insieme di per­sone che, in un dato periodo di tempo, viene rag­giunto da un deter­mi­nato mes­sag­gio pub­bli­ci­ta­rio. Con­cetto che a sua volta si divide in audience netta, al netto delle sovrap­po­si­zioni di mes­saggi pub­bli­ci­tari dif­fusi su più mezzi, e in audience cumu­lata, ovvero l’insieme di indi­vi­dui rag­giunti da uno stesso mes­sag­gio pub­bli­ci­ta­rio dif­fuso più volte che a loro volta ven­gono sud­di­visi, seg­men­tati in  gruppi il più pos­si­bile omo­ge­nei. Defi­ni­zione che evi­den­zia come i media sin ora siano stati con­ce­piti pre­va­len­te­mente come un  con­te­ni­tore pub­bli­ci­ta­rio più che come mezzi al ser­vi­zio del pub­blico, delle persone.

In que­sta logica, secondo i dati dif­fusi da Audi­press rela­ti­va­mente al 2°periodo 2012 non si capi­rebbe il motivo della tanto annun­ciata morte dei gior­nali di carta che, allo stato attuale, van­tano nel giorno medio un audience di 14,2 milioni di per­sone con­tro i 3,3 milioni di visi­ta­tori per i siti web delle testate corrispondenti.

Se, per amor di ragio­na­mento poi­chè que­sto non avviene per gli altri mezzi che nel nostro Paese sono pre­va­len­tente gra­tuiti, si appli­casse l’idea di pub­blico pagante, di coloro che com­prano un quo­ti­diano, si vedrebbe che, nono­stante il calo pres­so­chè costante dal 1990 ad oggi, si ven­dono media­mente in Ita­lia 4,5 milioni di copie al giorno attual­mente men­tre dall’altro lato gli abbo­na­menti digi­tali o comun­que l’informazione digi­tale per la quale viene risco­no­sciuto un esborso da parte delle per­sone [solo area con­su­mer] è infi­ni­te­si­male al rispetto.

Da que­sta pro­spet­tiva credo che abbia ogget­ti­va­mente un valore supe­riore, in ter­mini di atten­zione ed inte­resse, una per­sona che si reca in edi­cola [gli abbo­na­menti tranne rare ecce­zioni sono comun­que una parte asso­lu­ta­mente tra­scu­ra­bile delle ven­dite di gior­nali in Ita­lia] ed effet­tua un esborso rispetto a chi, pre­va­len­te­mente attra­verso i motori di ricerca, approda ai siti web delle testate, non è fedele e ha una scar­sis­sima pro­pen­sione a pagare per i con­te­nuti di cui fruisce.

Se a que­sto asso­ciamo il fatto che la carta stam­pata di fatto ha una serie di van­taggi sia per il let­tore che, forse, ancor più per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari si potrebbe dav­vero restare sba­lor­diti dalla que­relle sul destino segnato dei gior­nali di carta e sulla ine­vi­ta­bile ascesa di Inter­net nei loro confronti.

Ovvia­mente non sono così sprov­ve­duto da non vedere le ten­denze sfa­vo­re­voli alla carta e favo­re­voli alla Rete ma ciò nono­stante appare evi­dente come la crisi dei gior­nali NON sia det­tata da Inter­net. Il Web ha pro­ba­bil­mente sol­tanto acu­tiz­zato una serie di pro­blemi sia di carat­tere gestio­nale, a livello di orga­niz­za­zione interna del lavoro e di rela­zione con il mer­cato [a comin­ciare ancora una volta dalla tanto decla­mata e ancora non attuata infor­ma­tiz­za­zione delle edi­cole], che di atten­zione ai pub­blici di rife­ri­mento, agli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari ed alle per­sone, ai lettori.

E’ pro­ba­bil­mente neces­sa­ria una ride­fi­ni­zione del con­cetto di audience e del suo valore. Si rende neces­sa­rio riflet­tere sulla cura neces­sa­ria nella rela­zione con i let­tori, con le per­sone, da parte dei gior­nali in un momento in cui “la pub­bli­ca­zione è un bot­tone”, e la dif­fe­renza, il valore aggiunto viene creato dai ser­vizi aggiun­tivi for­niti e dall’apertura, nei con­te­nuti e nella rela­zione, con il pub­blico di riferimento.

E’ arri­vato dav­vero il momento di sta­bi­lire se i gior­nali vogliono ancora avere un’audience, così come defi­nita nel primo para­grafo, o se non sia meglio, a pre­sci­dere dal sup­porto uti­liz­zato, dando a tutti quelli dispo­ni­bili un ruolo con coe­renza, avere delle comu­nità di rife­ri­mento se non addi­rit­tura delle tribù aggre­gate intorno ad una causa, a valori ideali, così come avviene da tempo per molti brands.

Brand che, appunto, si tra­sfor­mano sem­pre più fre­quen­te­mente in edi­tori a loro volta poi­chè evi­den­te­mente gior­na­li­sti e gior­nali non sono in grado di sod­di­sfare le neces­sità azien­dali di nuove moda­lità di rela­zione e di comu­ni­ca­zione che i “pro­su­mer” danno per scon­tate ormai. Si evi­den­zia dun­que la neces­sità di tra­sfor­marsi in con­su­lenti di comu­ni­ca­zione da parte delle con­ces­sio­na­rie di pub­bli­cità dell’industria dell’informazione, come mi pare di aver già sot­to­li­neato, invece che in meri ven­di­tori di colonne e/o pixel un tanto al chilo, offrendo solu­zioni alle imprese — che in que­sto momento ne hanno tanto biso­gno — anzi­chè pro­messe di audience il cui valore è tutto da stabilire.

Nella ride­fi­ni­zione di audience, per con­clu­dere, par­ti­rei dalla ter­mi­no­lo­gia ces­sando l’utilizzo di que­sta parola per sosti­tuirla con pub­blici o, ancora meglio per­sone. Come sem­pre non è una que­stione esclu­si­va­mente seman­tica ma di approccio.

Come ben spie­gava David Ogilvy: “non con­tare le per­sone che rag­giungi, ma rag­giungi le per­sone che con­tano”. Un’altra frase da tenere sem­pre a mente, da stam­pare ed appen­dere in certi uffici.

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