settembre 2012

CitizenJournalism
Pubblicato il 24 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

La Rivoluzione del Video Giornalismo Partecipativo

Nella mia rubrica set­ti­ma­nale per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory si parla di video citi­zen journalism.

Par­tendo dal rap­porto “The Video Revo­lu­tion”, pub­bli­cato pochi giorni fa dal The Cen­ter for Inter­na­tio­nal Media Assi­stance, un’analisi dell’impatto su gior­nali e gior­na­li­sti di quest’area del gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, l’impatto sull’ecosistema dell’informazione, pro e con­tro non­chè aree di atten­zione e rac­co­man­da­zioni finali.

Buona let­tura.

Pubblico Batman
Pubblicato il 21 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Chi Ben Inizia è a Metà dell’Opera

Secondo quanto riporta «Lettera43», all’esordio, nella prima gior­nata di uscita, il 18 set­tem­bre, il neo nato quo­ti­diano diretto da Luca Telese, avrebbe ven­duto circa 50mila copie.

Pur facendo le oppor­tune tara­ture, si parla di un mar­gine di errore del 10% e dell’effetto novità, che citavo nella recen­sione il giorno del debutto,  le ven­dite sareb­bero ben distanti, posi­ti­va­mente, dalle 9mila copie attese come punto di pareggio.

Apprez­za­bile anche la rispo­sta di Livia Iaco­lare, edi­tor e online con­tent mana­ger [spero di poter dire, anche sti­mata amica] alle cri­ti­che sulla simi­li­tu­dine con logo e design tra «Pub­blico» e «Libe­ra­tion» che nei com­menti par­rebbe con­fer­mare quanto da me soste­nuto sulla non casua­lità delle somi­glianze non­chè, ma que­sto è evi­den­te­mente un giu­di­zio per­so­nale che va al di là della valu­ta­zione edi­to­riale, la prima pagina di ieri sui, dimen­ti­cati o rimossi, diritti civili delle unioni di fatto, da troppo lun­ga­mente assenti in  que­sto “bel­paese” la cui defi­ni­zione asso­mi­glia, ahimè, sem­pre più al cele­bre for­mag­gio e sem­pre meno a ciò che ne ha dato, a suo tempo, que­sta definizione.

In tempi nei quali nes­suno scom­met­te­rebbe un cen­te­simo sulla carta stam­pata, se è vero che chi ben ini­zia è a metà dell’opera, avanti così.

Top 5 Imprese per Raccolta Pubblicitaria Online
Pubblicato il 20 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Global Digital Media Trendbook 2012

World New­sme­dia Research Group, asso­cia­zione mon­diale no pro­fit di ricerca stra­te­gica sui media, con il sup­porto dell’ Euro­pean Publi­shers Coun­cil, della FIPP e di Vislink,  ha rila­sciato pochi giorni fa “The Glo­bal Digi­tal Media Trend­book 2012″, ricerca giunta alla set­tima edi­zione sulle ten­denze, le evo­lu­zioni dei digi­tal media a livello globale.

Il rap­porto con­clu­sivo può essere acqui­stato a 300 € men­tre la sin­tesi dei risul­tati prin­ci­pali è dispo­ni­bile gra­tui­ta­mente facen­done richie­sta per mail.

Al di là di ten­denze già note, a comin­ciare dal calo degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari su quo­ti­diani e perio­dici e della forte cre­scita dell’advertising online, della quale però l’industria dell’informazione bene­fi­cia solo in minima parte, si evi­den­zia una for­tis­sima con­cen­tra­zione, ancora una volta, del mer­cato pub­bli­ci­ta­rio con 10 nazioni, tra le quali sep­pur all’ultimo posto figura anche l’Italia, che rap­pre­sen­tano il 72,7% di tutti gli inve­sti­menti in adver­ti­sing ed il resto del mondo a solo il 27,3%.

Altret­tanta con­cen­tra­zione per l’advertising online [search inclusa], come già emer­geva dal rap­porto annuale rea­liz­zato da PEW Research Center’s Pro­ject for Excel­lence in Jour­na­lism: “State of the News Media 2012″, con le prime 5 aziende che rac­col­gono ben il 67,7% del totale degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online tra le quali Goo­gle pesa da solo ben il 40,6%. Valori in gioco che spie­gano sia la guerra degli edi­tori con­tro l’azienda di Moun­tain View che una parte delle dif­fi­coltà a otte­nere ricavi signi­fi­ca­tivi dal Web per l’industria dell’informazione.

Minore la con­cen­tra­zione nella sola cate­go­ria display dove i primi 5 pesano il 47,4% del totale con Face­book e Goo­gle che deten­gono rispet­ti­va­mente il 14% ed il 13,8%.

In Europa nel 2011 i video pesa­vano il 44% del totale della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria online, i social net­work il 37% e il mobile il 18%. Secondo quanto pub­bli­cato nel rap­porto gli inve­sti­menti sul mobile dovrebbe cre­scere in maniera espo­nen­ziale rag­giun­gendo nel 2015 una quota del 29%, cre­scita quasi tutta a sca­pito dei social net­work. Non a caso Face­book ha comin­ciato a risa­lire in borsa dopo aver annun­ciato di aver ini­ziato a testare una sua piat­ta­forma per la pub­bli­cità su mobile.

Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente l’Italia il valore dei ser­vizi acqui­stati da mobile dovrebbe cre­scere dai 160 milioni di dol­lari del 2011 ai 681 del 2015; una pre­vi­sione forse ecces­si­va­mente otti­mi­stica visto che, come evi­den­zia il rap­porto stesso, siamo il Paese che, dopo la Spa­gna, ha il minor livello di down­loads delle app per tablet e smart­pho­nes sia a paga­mento che gra­tuite. Ipo­tesi che par­rebbe con­fer­mata anche dall’incidenza di solo il 34% dei pos­ses­sori di smart­pho­nes che in Ita­lia acce­dono ad Inter­net quo­ti­dia­na­mente da que­sto mezzo, da que­sto device.

Infine, nelle 25 nazioni prese in esame dalla ricerca le atti­vità più comu­ne­mente svolte online sem­brano essere la visione di video, l’utilizzo di posta elet­tro­nica e l’acquisto di pro­dotti, un’attività quest’ultima che, sep­pure in forte svi­luppo, non riguarda certo l’Italia. Gli aggre­ga­tori, anche se il dato non è recen­tis­simo, sono ancora appan­nag­gio di una ristretta fascia di utenti.

Newspaper adv revenues print and online
Pubblicato il 19 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

I Giornali Tornano agli Anni 50

Mark J. Perry, pro­fes­sore di eco­no­mia e finanza alla School of Mana­ge­ment dell’ Uni­ver­sity of Michi­gan, ha preso i dati della New­spa­per Asso­cia­tion of Ame­rica degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sui quo­ti­diani dal 1950 al 2011 ed i dati dei primi due tri­me­stri di quest’anno.

La NAA dal 2003 for­ni­sce anche il det­ta­glio della quota di adver­ting online per i gior­nali sta­tu­ni­tensi. Se nel primo anno di rile­va­zione il peso degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online rispetto ai ricavi com­ples­sivi era del 2,6%, il 2011 si è chiuso con un’incidenza del 13,6%. Una ten­denza che sca­tu­ri­sce da tassi di cre­scita a due cifre — ad esclu­sione del 2009 — per l’online ma soprat­tutto dal calo [– 54%] degli inve­sti­menti per la ver­sione car­ta­cea dei quo­ti­diani. Trend che peg­giora ulte­rior­mente nei primi due tri­me­stri del 2012 con l’online, che ora pesa il 14,7% del totale, che cre­sce sola­mente del 2% e la carta al — 6,5%.

Come mostra il gra­fico di sin­tesi rea­liz­zato da Perry, il livello della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria com­ples­si­va­mente [carta + online] è infe­riore a quanto erano i ricavi nel 1953.

Se que­sto avviene in un mer­cato dove il valore rico­no­sciuto per CPM è di gran lunga supe­riore a quello nel nostro Paese e che vede la pre­senza di colossi dell’informazione che atti­rano milioni di utenti unici sui loro siti, quale uno per tutti il  «The New York Times», è evi­dente come, nono­stante le dif­fe­renze rispetto alla situa­zione ita­liana, sia asso­lu­ta­mente neces­sa­rio ricer­care nuove fonti di ricavo per l’industria dell’informazione.

Tema discusso recen­te­mente da Clay Shirky, “guru” dei media e pro­fes­sore di inte­rac­tive tele­coms alla New York Uni­ver­sity, Andrea Stone dell’ «Huf­fing­ton Post» e Paul Farhi, media repor­ter per «The Washing­ton Post».

Su cause, con­cause e pos­si­bili solu­zioni, asso­lu­ta­mente da leg­gere: “Beyond Print: From New­spa­pers to News Media” [H/T: Nico Bia­gianti] e le con­si­de­ra­zioni di Mar­tin Baron, «Boston Globe» edi­tor, pub­bli­cate da Rome­ne­sko, “New­spa­pers are badly brui­sed, but not beaten”.

Pubblico Prima Pagina
Pubblicato il 18 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Pubblico è Pubblico

Come ampia­mente annun­ciato è uscito oggi in edi­cola il primo numero di «Pub­blico», il gior­nale diretto da Luca Telese “scis­sio­ni­sta”, con pole­mi­che, da «Il Fatto Quotidiano».

Avendo la brutta abi­tu­dine di sve­gliarmi pre­sto sono andato a pren­derlo in edi­cola per vederlo dal vivo.

For­mato tabloid, 24 pagine tutte a colori, poca pub­bli­cità, solo una man­chette in prima pagina e una pagina intera, l’ultima. Logo e gra­fica che ricor­dano «Liberation».

Una scelta forse non del tutto casuale visto che il neo nato quo­ti­diano chia­ri­sce subito lo spi­rito di lotta, sot­to­li­neato dal claim in cima alla testata: “Dalla parte degli ultimi e dei primi”, dedi­cando buona parte della prima pagina ed anche seconda e terza alla pre­ca­rietà ed alle pro­ble­ma­ti­che dei lavo­ra­tori dei call cen­ter defi­niti, nell’editoriale del diret­tore, “gli schiavi del terzo mil­len­nio”. Lotta che com­pare anche alle pagine 12 e 13 con un ampio ser­vi­zio sull’impegno poli­tico dagli anni 60, dalla fan­ta­sia al potere, ai no tav di oggi, ed ancora a pagina 18 con un arti­colo sulle Pussy Riot.

Niente meteo e niente pro­grammi tele­vi­sivi, se non alcuni rac­co­man­dati, spa­zio invece all’oroscopo.

Come reci­tava il comu­ni­cato stampa di pre­sen­ta­zione del gior­nale dif­fuso pochi giorni fa, la reda­zione inte­ra­mente dotata di smart­phone, rende ogni redat­tore una sorta di foto­re­por­ter, capace di illu­strare e com­porre il pezzo diret­ta­mente sul “campo, per un gior­na­li­smo all’avanguardia, veloce e attento alla realtà.

Brea­ke­ven a 9mila copie e l’obiet­tivo di ven­dita in una for­bice com­presa tra 10 e 15mile copie ven­dute a fronte di una tira­tura di 30mila.

Se il rap­porto tra fans e fol­lo­wers e copie ven­dute si man­te­nesse anche per «Pub­blico», come per gli altri quo­ti­diani del nostro Paese, nel rap­porto 10 a 1 la strada da per­cor­rere pare ancora lunga, esclu­dendo ovvia­mente i primi giorni con il traino dell’effetto novità, con poco più di 9mila fans su Face­book e circa 6.300 fol­lo­wers su Twitter.

Come pro­messo nella cir­co­lare di pre­sen­ta­zione agli edi­co­lanti del gior­nale,  pre­senza di una rubrica quo­ti­diana dedi­cata ai giornalai.

Pre­senza che si limita in realtà ad una foto di uno di essi e poli­tica di prezzi per gli abbo­na­menti che, con­tra­ria­mente a quanto avviene nella mag­gior parte dei casi, pri­vi­le­gia net­ta­mente la ver­sione digi­tale rispetto a quella car­ta­cea. Ele­mento che viene evi­den­ziato anche dallo spa­zio dedi­cato ai van­taggi del for­mato digitale.

Buona for­tuna.

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