Pubblicato il 3 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Cose che BuzzFeed Può Insegnare ai Giornali

Buz­z­Feed, aggre­ga­tore virale di noti­zie, ad ini­zio anno ha rac­colto oltre 15 milioni di dol­lari per ripo­si­zio­narsi come por­tale di noti­zie che pro­duce con­te­nuti ori­gi­nali, propri.

L’accordo con il «The New York Times” di metà giu­gno, per la coper­tura delle con­ven­tion di repub­bli­cani e demo­cra­tici negli USA, e la nota interna di Jonah Peretti, CEO di Buz­z­Feed, che parla di oltre 30 milioni di utenti unici, sono la chiara testi­mo­nianza di una stra­te­gia di suc­cesso. Un suc­cesso che si basa sulla grande capa­cità di cap­tare quello che inte­ressa alle per­sone e di coin­vol­gerle rispet­tan­dole come spiega Peretti:

We care about the expe­rience of peo­ple who read Buz­z­Feed and we don’t try to trick them for short term gain.  This approach is sur­pri­sin­gly rare.

How does this mat­ter in prac­tice? First of all, we don’t publish sli­de­shows. Instead we publish scrol­la­ble lists so rea­ders don’t have to click a mil­lion times and can easily scroll through a post. The pri­mary rea­son to publish sli­de­shows, as far as I can tell, is to juice page views and ban­ner ad impres­sions.  Sli­de­shows are super annoy­ing and lists are awe­some so we do lists!

For the same rea­son, we don’t show crappy display ads and we make all our reve­nue from social adver­ti­sing that users love and share.  We never laun­ched one of those “fric­tion­less sha­ring” apps on Face­book that auto­ma­ti­cally shares the sto­ries you click because those apps are super annoy­ing. We don’t post decep­tive, mani­pu­la­tive head­li­nes that trick peo­ple into rea­ding a story.  We don’t focus on SEO or gaming search engi­nes or fil­ling our pages with mil­lions of key­words and tags that only a robot will read.  We avoid any­thing that is bad for our rea­ders and can only be justi­fied by short term busi­ness interests.

Instead, we focus on publi­shing con­tent our rea­ders love so much they think it is worth sha­ring. It sounds sim­ple but it’s hard to do and it is the metric that ali­gns our com­pany with our rea­ders. In the long term is good for rea­ders and good for business.

Rispetto e coin­vol­gi­mento che hanno por­tato, anche, alla rea­liz­za­zione di una “reac­tion bar” diversa da tutti gli altri. Al fondo di ogni arti­colo, oltre ai con­sueti bot­toni per la con­di­vi­sione dei con­te­nuti su prin­ci­pali social net­work, vi è appunto una barra che per­mette al let­tore di espri­mere il pro­prio sen­ti­ment sia in posi­tivo che in nega­tivo. Que­sto con­sente, da un lato, alle per­sone di espri­mersi tanto sin­te­ti­ca­mente quanto libe­ra­mente su quello che hanno letto e, dall’altro lato, per­mette a Buz­z­Feed un’immediata sen­ti­ment ana­ly­sis della pro­pria pro­po­sta edi­to­riale come dimo­strato, anche, dall’articolo pub­bli­cato qual­che giorno fa di ana­lisi delle rea­zioni dei pro­pri let­tori ad una serie di noti­zie pub­bli­cate tra gem­maio e luglio di ques’anno.

Sin­te­tico, visivo, effi­cace. Credo che sia un inse­gna­mento pre­zioso per le altre testate, per gli altri gior­nali online.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Digital Marketing Manager @etalia_net | Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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