settembre 2012

HuffPost ITA Reaction Bar
Pubblicato il 29 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Huffington Post: Gamification e Reaction Bar

Par­lando all’inizio di que­sto mese di cose che Buz­z­feed, aggre­ga­tore virale di noti­zie, può inse­gnare ai gior­nali, segna­lavo, tra l’altro, la “reac­tion bar”, una barra che per­mette al let­tore di espri­mere il pro­prio sen­ti­ment sia in posi­tivo che in nega­tivo, con­si­glian­done l’utilizzo, adat­tan­dola al diverso con­te­sto, per le altre testate, per gli altri gior­nali online.

«Huf­fing­ton Post» è il primo gior­nale online, per quanto a me noto, a seguire l’indicazione, il sug­ge­ri­mento, ed infatti da qual­che giorno ha intro­dotto per tutte le sue ver­sioni, inclusa la neo nata in ita­liano, appunto, la pre­ci­tata barra inse­ren­dola, esat­ta­mente come Buz­z­feed, al fondo di ogni arti­colo, oltre ai con­sueti bot­toni per la con­di­vi­sione dei con­te­nuti su prin­ci­pali social network.

Il tono è più serioso ma la sostanza non cam­bia, al let­tore per ogni arti­colo è pos­si­bile esprime un giu­di­zio sin­te­tico clic­cando su uno dei diversi bot­toni dispo­ni­bili ed eser­ci­tando opzioni che vanno da straor­di­na­rio a biz­zarro pas­sando per diver­tente o pre­oc­cu­pante. Come dicevo, que­sto con­sente, da un lato, alle per­sone di espri­mersi tanto sin­te­ti­ca­mente quanto libe­ra­mente su quello che hanno letto e, dall’altro lato, per­mette un’immediata sen­ti­ment ana­ly­sis della pro­pria pro­po­sta edi­to­riale. I van­taggi sono evidenti.

E’ sem­pre la testata diretta da Lucia Annun­ziata ad intro­durre prin­cipi di gami­fi­ca­tion appli­can­doli all’informazione. E’ di ieri pome­rig­gio infatti un arti­colo pub­bli­cato che invita il let­tore, le per­sone, a gio­care al quiz sui per­so­naggi che vogliono un Monti bis o meno. Sep­pur la rea­liz­za­zione sia in forma rozza, pri­mor­diale, è chiaro quali siano i prin­cipi ispi­ra­tori e quali i van­taggi in ter­mini sia di coin­vol­gi­mento che di per­ma­nenza sul sito.

Insomma due belle ope­ra­zioni di mar­ke­ting che non si può che elo­giare e dalle quali è oppor­tuno trarre inse­gna­mento. Ora non resta che met­tere a bud­get qual­che euro per la tra­du­zione delle FAQ sulla mode­ra­zione dei com­menti per arri­vare alla qua­dra­tura del cerchio.

Bilancio DMGT Ago 2012
Pubblicato il 28 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

L’Insostenibile Leggerezza dell’Audience Inesitabile

Il Mail Online, ver­sione digi­tale del tabloid scan­da­li­stico «Daily Mail» con­ti­nua la sua corsa. Secondo quanto ripor­tato i ricavi pub­bli­ci­tari della testata con il mag­gior numero di visi­ta­tori, di utenti, al mondo sono cre­sciuti del 72% negli ultimi 11 mesi.

Allar­gando la visione al bilan­cio pub­bli­cato da Daily Mail & Gene­ral Trust, società che pub­blica anche «Metro» e, appunto, il «Daily Mail», i ricavi pub­bli­ci­tari dell’area con­su­mer del gruppo sono calati dell’1% nono­stante una cre­scita del 7% a luglio e ad ago­sto gra­zie all’impulso for­nito dai gio­chi olim­pici di Lon­dra 2012.

Se da un lato si tratta cer­ta­mente del peso [circa il 15%] rela­ti­va­mente basso dei ricavi dal digi­tale sul totale, dall’altro lato è l’evidenza della bassa red­di­ti­vità di un pub­blico poco fedele che arriva prin­ci­pal­mente dai motori di ricerca al sen­sa­zio­na­li­smo del Mail Online.

E’ la cer­tezza del prin­ci­pio della fine delle audience mas­si­fi­cate ine­si­ta­bili e della corsa ai milioni di utenti unici di basso valore. La morte annun­ciata dei CPM.

Sul tema, da leg­gere: “Why It’s Time to Really, Truly, Improve Online Advertising”

2012 Ipsos Media Report
Pubblicato il 27 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Informazione e Reti Sociali

Il «Finan­cial Times» ha pub­bli­cato due info­gra­fi­che che sin­te­tiz­zano l’utilizzo delle reti sociali da parte del cele­bre quo­ti­diano economico-finanziario, risul­tato di un’indagine con­dotta tra giu­gno e luglio di quest’anno.

Emerge come il 20% del traf­fico all’edizione online del gior­nale, nono­stante il robu­sto pay­wall, pro­venga dai social net­work ed un 91% dei suoi let­tori uti­lizzi uno o più di questi.

Ben il 76% del pub­blico del FT segue le noti­zie pub­bli­cate dal gior­nale su una rete sociale; spe­ci­fi­ca­ta­mente è Twit­ter ad avere il mag­gior peso con il 39% del pub­blico [2,2 milioni di fol­lo­wers] che uti­lizza la piat­ta­forma di micro­blog­ging per avere le infor­ma­zioni dif­fuse, segue Face­book con il 35% e Lin­ke­din al 22%. A sor­presa, nono­stante sia per­lo­più rite­nuta una “ghost town”, una città [vir­tuale] fan­ta­sma, sono ben 1,3 milioni gli utenti che seguono il quo­ti­diano lon­di­nese su Goo­gle Plus.

Come per il resto della stampa, il traf­fico pro­ve­niente dalle reti sociali è in forte aumento e un 68% degli utenti legge il FT attra­verso la distri­bu­zione dei con­te­nuti fatta dai pro­pri con­tatti sui social net­work. Quasi la metà dell’audience [il 44%] con­di­vide i con­te­nuti nel pro­prio profilo.

I dati del «Finan­cial Times» con­fer­mano il potere del flusso sociale nella defi­ni­zione dell’agenda infor­ma­tiva del pub­blico ed anche come l’audience si vada sepa­rando nelle diverse reti sociali con Face­book che assume il ruolo di dif­fu­sione di massa e Twit­ter sem­pre più con­cen­trato sull’informazione.

Una realtà che viene ulte­rior­mente con­fer­mata dall’indagine annuale di Ipsos Media: “2012 Ipsos Media Report”, che ana­lizza il con­sumo media­tico della busi­ness elite nel mondo, che evi­den­zia come sia Twit­ter ad essere con­sul­tato più fre­quen­te­mente dai top mana­ger rispetto a testate quali «The Eco­no­mist», il «The New York Times», il «The Wall Str­ret Jour­nal» e lo stesso FT, come rias­sume la tabella sottostante.

Ele­mento che, guar­dando l’analisi sul livello di inte­ra­zione su Twit­ter di «La Repub­blica», «Il Cor­riere della Sera» e «La Stampa» con­dotta da tweetpolitico.it, pare non essere ancora chiaro ai quo­ti­diani del nostro Paese che sono pres­so­ché com­ple­ta­mente assenti dall’ascolto e dalla con­ver­sa­zione con i pro­pri fol­lo­wers con­ti­nuando ad uti­liz­zare la piat­ta­forma di micro­blog­ging come main­stream media, come canale ad una via di comu­ni­ca­zione. Un’occasione, sin ora, sprecata.

Condivisioni per Mese
Pubblicato il 26 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Condivisioni delle Fonti d’Informazione

Human High­way, la società di ricer­che di mer­cato che, tra l’altro,  ha rea­liz­zato UAC Meter, lo stru­mento di osser­va­zione e ana­lisi della dif­fu­sione dell’informazione online sui social net­works, ha reso dispo­ni­bili i dati rela­tivi alle con­di­vi­sioni sociali delle diverse fonti d’informazione nel mese di agosto.

Con­ti­nuano a pri­meg­giare «La Repub­blica» ed «Il Cor­riere della Sera», che guarda caso da soli pesano quasi il 40% del totale degli utenti unici [insieme 2,4 mio a luglio 2012] di quo­ti­diani online e testate all digi­tal in Ita­lia, seguite da «Il Fatto Quo­ti­diano». La prima testata “pure player”, solo online, è Fan­page che ottiene una quota com­ples­siva di con­di­vi­sioni del 4,6%, più in basso sci­vo­lano «Lin­kie­sta» [2,5%] e «Il Post» [1,7%] che comun­que hanno un numero di con­di­vi­sioni supe­riore a molte testate che hanno un cor­ri­spon­dente car­ta­ceo come illu­stra la tavola di sin­tesi sottostante.

- Clicca per Ingrandire -

Com­ples­si­va­mente comun­que le testate tra­di­zio­nali, quelle che hanno anche una ver­sione car­ta­cea, otten­gono un numero di con­di­vi­sioni deci­sa­mente supoe­riori rispetto, non si tratta sol­tanto di numero di testate o di accessi ed utenti unici come testi­mo­nia lo scarso livello di con­di­vi­sioni otte­nuto, ad esem­pio, da «Ansa» [418mila utenti unici a luglio 2012] e da «Libero/Affari Ita­liani», che, pur non avendo un suo distin­guo dal por­tale gene­ra­li­sta di cui fa parte nelle rile­va­zioni Audi­web, si aggira, pare, intorno ai 600mila utenti unici.

Il det­ta­glio per giorno di quali siano gli arti­coli mag­gior­mente con­di­visi, sia per la ver­sione online dei gior­nali car­ta­cei che per le testate all digi­tal, si può otte­nere o pre­via regi­stra­zione su UAC Meter o con­sul­tando Youlike.it, sem­pre rea­liz­zato da Human Highway.

Ma qual’è il valore di que­ste con­di­vi­sioni? Quale l’influenza?

A dare una rispo­sta è Social Trends, pro­getto del gruppo Web Appli­ca­tion for Future Inter­net dell’Istituto di Infor­ma­tica e Tele­ma­tica del CNR di Pisa, che nella sezione dedi­cata ai quo­ti­diani, for­ni­sce il det­ta­glio di 43 gior­nali in ter­mini di popo­la­rità, livello di atti­vità [numero di post su Face­book, numero di tweet e numero di video cari­cati su You­Tube] e, appunto, di influenza.

Se a livello di popo­la­rità si con­ferma com­ples­si­va­mente il ran­king sti­lato da Human High­way, la situa­zione si ribalta in ter­mini di influenza con «Il Fatto Quo­ti­diano» a pri­meg­giare sia su Face­book che ancor­più su You­Tube [il dato di Twit­ter non è ancora dispo­ni­bile ahimè].

Ele­menti che, con­giun­ta­mente ad i dati sul livello di atti­vità di cia­scuna testata, così come sopra defi­nito, con «La Gaz­zetta del Sud» in cima per Face­book e «Il Secolo XIX» per Twit­ter, defi­ni­sce come non sia tanto la quan­tità ma la qua­lità a deter­mi­nare il valore.

Con buona pace di chi si pre­oc­cupa della deriva virale dell’informazione online ed il, pos­si­bile, cre­pu­scolo della qua­lità, vale la pena di sot­to­li­neare che attual­mente il con­cetto di “let­tore medio” è sem­pre più desueto, arche­tipo sor­pas­sato dall’esistenza di gruppi, più o meno ampi, di per­sone con una dieta mul­ti­me­diale e con inte­ressi dav­vero diversi tra loro. La “dago­spia­zione dell’informazione” è un seg­mento ma, evi­den­te­mente, non rap­pre­senta for­tu­na­ta­mente la tota­lità come con­ferma la massa intel­li­gente del «The Economist».

E’ cele­bre la mas­sima di David Ogilvy “Il con­su­ma­tore non è uno sciocco. Il con­su­ma­tore è tua moglie.”, forse è arri­vato il momento di mutuarla tra­sfor­man­dola in “Il let­tore non è uno sciocco. Il let­tore è tua moglie”. Amen!

Doonesbry HuffPost
Pubblicato il 25 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

La Rivoluzione NON è Annunziata

Come pre­vi­sto, pochi minuti dopo la mez­za­notte è stato annun­ciato che «Huf­fing­ton Post Ita­lia» è online.

[tweet https://twitter.com/HuffPostItalia/status/250355497755090945 align=‘center’ lang=‘it’]

Stesso “family fee­ling”, stessa impo­sta­zione gra­fica delle altre ver­sioni con lo splash foto­gra­fico della noti­zia prin­ci­pale a tutta pagina e la dispo­si­zione su tre colonne ideal­mente sud­di­vise in informazioni/notizie, curiosità/gossip e blog, sono le carat­te­ri­sti­che del visual del sito anche per la ver­sione in ita­liano dell’HuffPost.

Strutt­tura edi­to­riale rela­ti­va­mente snella con una quin­di­cina di gior­na­li­sti, oltre alla Diret­trice Lucia Annun­ziata, e 189 blog/blog [anche se al momento della reda­zione di que­sto arti­colo sono attivi 17] “di fama” dall’ ex Mini­stro dell’Economia Giu­lio Tre­monti a Mau­ri­zio Lan­dini, Segre­ta­rio Gene­rale FIOM, pas­sando per il Sot­to­se­gre­ta­rio di Stato alla Pre­si­denza del Con­si­glio dei Mini­stri Anto­nio Catri­calà e Lele Rizzo del movi­mento NOTAV e del cen­tro sociale tori­nese Askatasuna.

Oltre alle con­si­de­ra­zioni sull’eticità di intra­pren­dere un’attività a fini di lucro basan­dosi ampia­mente sul lavoro non retri­buito, vi sono anche altri aspetti che, in rife­ri­mento alla ver­sione ita­liana ed al pano­rama infor­ma­tivo del nostro Paese, mi pare oppor­tuno considerare.

La ver­sione Spa­gnola, l’ultima nata, dopo un mese, a fine luglio di quest’anno, secondo quanto dichia­rato dalla Diret­trice Mon­tser­rat Domín­guez, avrebbe rag­giunto 1,2 milioni di utenti unici e 10 milioni di pagine viste. Numeri che, in assenza di dati uffi­ciali [che non sono riu­scito a tro­vare, sorry], vanno presi con le pinze poi­chè pos­sono variare signi­fi­ca­ti­va­mente in fun­zione della fonte, che sicu­ra­mente bene­fi­ciano di visite dall’America Latina così come avviene per «El Pais», «El Mundo» e le altre testate online in castellano.

Anche la ver­sione fran­cese, rea­liz­zata in par­te­ci­pa­zione con Le Monde e LNEI [Les Nou­vel­les Edi­tions Indé­pen­dan­tes], anche se si posi­ziona al di sotto dei prin­ci­pali gior­nali online della Fran­cia, ha numeri inte­res­santi con quasi 7 milioni di utenti unici nel mese e 18,5 milioni di pagine viste. Ancora una volta una parte del traf­fico [ circa il 20% da feb­braio, dalla nascita, ad ago­sto] arriva dall’estero, da altre nazioni in cui si parla fran­cese pre­su­mi­bil­mente, e non sono man­cate le pole­mi­che sui van­taggi otte­nuti gra­zie al fatto di essere sorto sulle ceneri di «LePost» e sulla bassa capa­cità di attra­zione che paiono avere gli arti­coli pro­dotti dai blog­ger d’oltralpe che gene­rano sola­mente l’8% del totale delle visite mensili.

Secondo Ric­cardo Luna, «Huf­fing­ton Post Ita­lia» è un “game chan­ger , ovvero un fatto desti­nato a cam­biare le regole del gioco per quel che riguarda l’editoria”. Già dal titolo che ho dato all’articolo avrete capito che evi­den­te­mente non sono d’accordo con la sua visione.

Spiega bene Luca Sofri i motivi di suc­cesso del “modello Huf­f­Post”, il pro­blema è che que­sto modello in Ita­lia già esi­ste ed è rap­pre­sen­tato dall’edizione online del  «Il Fatto Quo­ti­diano» che ha già rea­liz­zato, più o meno esat­ta­mente, quello che la neo­nata testata all digi­tal si pro­pone di fare, dall’attenzione ai social net­work [803mila fans su Face­book e 387mila fol­lo­wers su Twit­ter al momento] ai nume­ros­simi blog — gra­tui­ta­mente — ospi­tati nella sua edi­zione online.

Modello che, secondo i dati Audi­web di Luglio, genera 251mila utenti unici e 952mila pagine viste. Numeri che, pur nella loro rile­vanza nel pano­rama delle testate online, danno, anche, la dimen­sione delle dif­fe­renze di poten­zia­lità in Ita­lia rispetto alle altre nazioni dove è stato appli­cato “il modello Huf­f­Post” e che al tempo stesso costi­tui­scono bar­riera per la ver­sione italiana.

Ele­menti che nel loro insieme evi­den­ziano come la rivo­lu­zione non sia annun­ciata [o annun­ziata se si pre­fe­ri­sce], anche per­chè arruo­lare folle di blog­ger che scri­vono gra­tui­ta­mente e/o uti­liz­zare social net­work e SEO alle porte del 2013 non può dav­vero con­si­de­rarsi inno­va­tivo o “rivo­lu­zio­na­rio”, e che deter­mi­nano il per­chè nel nostro Paese non sarà il suc­cesso di altre nazioni finendo pro­ba­bil­mente per minare la già pre­ca­ria salute eco­no­mica delle testate all digi­tal ita­liane. Forse l’unico vero van­tag­gio sarà per il gruppo Espresso-Repubblica che potrà spe­ri­men­tare cose che sulla coraz­zata, nell’edizione online di «Repub­blica», non vuole/non può per­met­tersi di fare.

Ciò detto, comun­que, per prin­ci­pio, non posso che augu­rare la migliore sorte ad «Huf­fing­ton Post Italia».

CitizenJournalism
Pubblicato il 24 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

La Rivoluzione del Video Giornalismo Partecipativo

Nella mia rubrica set­ti­ma­nale per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory si parla di video citi­zen journalism.

Par­tendo dal rap­porto “The Video Revo­lu­tion”, pub­bli­cato pochi giorni fa dal The Cen­ter for Inter­na­tio­nal Media Assi­stance, un’analisi dell’impatto su gior­nali e gior­na­li­sti di quest’area del gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, l’impatto sull’ecosistema dell’informazione, pro e con­tro non­chè aree di atten­zione e rac­co­man­da­zioni finali.

Buona let­tura.

Pubblico Batman
Pubblicato il 21 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Chi Ben Inizia è a Metà dell’Opera

Secondo quanto riporta «Lettera43», all’esordio, nella prima gior­nata di uscita, il 18 set­tem­bre, il neo nato quo­ti­diano diretto da Luca Telese, avrebbe ven­duto circa 50mila copie.

Pur facendo le oppor­tune tara­ture, si parla di un mar­gine di errore del 10% e dell’effetto novità, che citavo nella recen­sione il giorno del debutto,  le ven­dite sareb­bero ben distanti, posi­ti­va­mente, dalle 9mila copie attese come punto di pareggio.

Apprez­za­bile anche la rispo­sta di Livia Iaco­lare, edi­tor e online con­tent mana­ger [spero di poter dire, anche sti­mata amica] alle cri­ti­che sulla simi­li­tu­dine con logo e design tra «Pub­blico» e «Libe­ra­tion» che nei com­menti par­rebbe con­fer­mare quanto da me soste­nuto sulla non casua­lità delle somi­glianze non­chè, ma que­sto è evi­den­te­mente un giu­di­zio per­so­nale che va al di là della valu­ta­zione edi­to­riale, la prima pagina di ieri sui, dimen­ti­cati o rimossi, diritti civili delle unioni di fatto, da troppo lun­ga­mente assenti in  que­sto “bel­paese” la cui defi­ni­zione asso­mi­glia, ahimè, sem­pre più al cele­bre for­mag­gio e sem­pre meno a ciò che ne ha dato, a suo tempo, que­sta definizione.

In tempi nei quali nes­suno scom­met­te­rebbe un cen­te­simo sulla carta stam­pata, se è vero che chi ben ini­zia è a metà dell’opera, avanti così.

Top 5 Imprese per Raccolta Pubblicitaria Online
Pubblicato il 20 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Global Digital Media Trendbook 2012

World New­sme­dia Research Group, asso­cia­zione mon­diale no pro­fit di ricerca stra­te­gica sui media, con il sup­porto dell’ Euro­pean Publi­shers Coun­cil, della FIPP e di Vislink,  ha rila­sciato pochi giorni fa “The Glo­bal Digi­tal Media Trend­book 2012″, ricerca giunta alla set­tima edi­zione sulle ten­denze, le evo­lu­zioni dei digi­tal media a livello globale.

Il rap­porto con­clu­sivo può essere acqui­stato a 300 € men­tre la sin­tesi dei risul­tati prin­ci­pali è dispo­ni­bile gra­tui­ta­mente facen­done richie­sta per mail.

Al di là di ten­denze già note, a comin­ciare dal calo degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari su quo­ti­diani e perio­dici e della forte cre­scita dell’advertising online, della quale però l’industria dell’informazione bene­fi­cia solo in minima parte, si evi­den­zia una for­tis­sima con­cen­tra­zione, ancora una volta, del mer­cato pub­bli­ci­ta­rio con 10 nazioni, tra le quali sep­pur all’ultimo posto figura anche l’Italia, che rap­pre­sen­tano il 72,7% di tutti gli inve­sti­menti in adver­ti­sing ed il resto del mondo a solo il 27,3%.

Altret­tanta con­cen­tra­zione per l’advertising online [search inclusa], come già emer­geva dal rap­porto annuale rea­liz­zato da PEW Research Center’s Pro­ject for Excel­lence in Jour­na­lism: “State of the News Media 2012″, con le prime 5 aziende che rac­col­gono ben il 67,7% del totale degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online tra le quali Goo­gle pesa da solo ben il 40,6%. Valori in gioco che spie­gano sia la guerra degli edi­tori con­tro l’azienda di Moun­tain View che una parte delle dif­fi­coltà a otte­nere ricavi signi­fi­ca­tivi dal Web per l’industria dell’informazione.

Minore la con­cen­tra­zione nella sola cate­go­ria display dove i primi 5 pesano il 47,4% del totale con Face­book e Goo­gle che deten­gono rispet­ti­va­mente il 14% ed il 13,8%.

In Europa nel 2011 i video pesa­vano il 44% del totale della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria online, i social net­work il 37% e il mobile il 18%. Secondo quanto pub­bli­cato nel rap­porto gli inve­sti­menti sul mobile dovrebbe cre­scere in maniera espo­nen­ziale rag­giun­gendo nel 2015 una quota del 29%, cre­scita quasi tutta a sca­pito dei social net­work. Non a caso Face­book ha comin­ciato a risa­lire in borsa dopo aver annun­ciato di aver ini­ziato a testare una sua piat­ta­forma per la pub­bli­cità su mobile.

Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente l’Italia il valore dei ser­vizi acqui­stati da mobile dovrebbe cre­scere dai 160 milioni di dol­lari del 2011 ai 681 del 2015; una pre­vi­sione forse ecces­si­va­mente otti­mi­stica visto che, come evi­den­zia il rap­porto stesso, siamo il Paese che, dopo la Spa­gna, ha il minor livello di down­loads delle app per tablet e smart­pho­nes sia a paga­mento che gra­tuite. Ipo­tesi che par­rebbe con­fer­mata anche dall’incidenza di solo il 34% dei pos­ses­sori di smart­pho­nes che in Ita­lia acce­dono ad Inter­net quo­ti­dia­na­mente da que­sto mezzo, da que­sto device.

Infine, nelle 25 nazioni prese in esame dalla ricerca le atti­vità più comu­ne­mente svolte online sem­brano essere la visione di video, l’utilizzo di posta elet­tro­nica e l’acquisto di pro­dotti, un’attività quest’ultima che, sep­pure in forte svi­luppo, non riguarda certo l’Italia. Gli aggre­ga­tori, anche se il dato non è recen­tis­simo, sono ancora appan­nag­gio di una ristretta fascia di utenti.

Newspaper adv revenues print and online
Pubblicato il 19 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

I Giornali Tornano agli Anni 50

Mark J. Perry, pro­fes­sore di eco­no­mia e finanza alla School of Mana­ge­ment dell’ Uni­ver­sity of Michi­gan, ha preso i dati della New­spa­per Asso­cia­tion of Ame­rica degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sui quo­ti­diani dal 1950 al 2011 ed i dati dei primi due tri­me­stri di quest’anno.

La NAA dal 2003 for­ni­sce anche il det­ta­glio della quota di adver­ting online per i gior­nali sta­tu­ni­tensi. Se nel primo anno di rile­va­zione il peso degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online rispetto ai ricavi com­ples­sivi era del 2,6%, il 2011 si è chiuso con un’incidenza del 13,6%. Una ten­denza che sca­tu­ri­sce da tassi di cre­scita a due cifre — ad esclu­sione del 2009 — per l’online ma soprat­tutto dal calo [– 54%] degli inve­sti­menti per la ver­sione car­ta­cea dei quo­ti­diani. Trend che peg­giora ulte­rior­mente nei primi due tri­me­stri del 2012 con l’online, che ora pesa il 14,7% del totale, che cre­sce sola­mente del 2% e la carta al — 6,5%.

Come mostra il gra­fico di sin­tesi rea­liz­zato da Perry, il livello della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria com­ples­si­va­mente [carta + online] è infe­riore a quanto erano i ricavi nel 1953.

Se que­sto avviene in un mer­cato dove il valore rico­no­sciuto per CPM è di gran lunga supe­riore a quello nel nostro Paese e che vede la pre­senza di colossi dell’informazione che atti­rano milioni di utenti unici sui loro siti, quale uno per tutti il  «The New York Times», è evi­dente come, nono­stante le dif­fe­renze rispetto alla situa­zione ita­liana, sia asso­lu­ta­mente neces­sa­rio ricer­care nuove fonti di ricavo per l’industria dell’informazione.

Tema discusso recen­te­mente da Clay Shirky, “guru” dei media e pro­fes­sore di inte­rac­tive tele­coms alla New York Uni­ver­sity, Andrea Stone dell’ «Huf­fing­ton Post» e Paul Farhi, media repor­ter per «The Washing­ton Post».

Su cause, con­cause e pos­si­bili solu­zioni, asso­lu­ta­mente da leg­gere: “Beyond Print: From New­spa­pers to News Media” [H/T: Nico Bia­gianti] e le con­si­de­ra­zioni di Mar­tin Baron, «Boston Globe» edi­tor, pub­bli­cate da Rome­ne­sko, “New­spa­pers are badly brui­sed, but not beaten”.

Pubblico Prima Pagina
Pubblicato il 18 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Pubblico è Pubblico

Come ampia­mente annun­ciato è uscito oggi in edi­cola il primo numero di «Pub­blico», il gior­nale diretto da Luca Telese “scis­sio­ni­sta”, con pole­mi­che, da «Il Fatto Quotidiano».

Avendo la brutta abi­tu­dine di sve­gliarmi pre­sto sono andato a pren­derlo in edi­cola per vederlo dal vivo.

For­mato tabloid, 24 pagine tutte a colori, poca pub­bli­cità, solo una man­chette in prima pagina e una pagina intera, l’ultima. Logo e gra­fica che ricor­dano «Liberation».

Una scelta forse non del tutto casuale visto che il neo nato quo­ti­diano chia­ri­sce subito lo spi­rito di lotta, sot­to­li­neato dal claim in cima alla testata: “Dalla parte degli ultimi e dei primi”, dedi­cando buona parte della prima pagina ed anche seconda e terza alla pre­ca­rietà ed alle pro­ble­ma­ti­che dei lavo­ra­tori dei call cen­ter defi­niti, nell’editoriale del diret­tore, “gli schiavi del terzo mil­len­nio”. Lotta che com­pare anche alle pagine 12 e 13 con un ampio ser­vi­zio sull’impegno poli­tico dagli anni 60, dalla fan­ta­sia al potere, ai no tav di oggi, ed ancora a pagina 18 con un arti­colo sulle Pussy Riot.

Niente meteo e niente pro­grammi tele­vi­sivi, se non alcuni rac­co­man­dati, spa­zio invece all’oroscopo.

Come reci­tava il comu­ni­cato stampa di pre­sen­ta­zione del gior­nale dif­fuso pochi giorni fa, la reda­zione inte­ra­mente dotata di smart­phone, rende ogni redat­tore una sorta di foto­re­por­ter, capace di illu­strare e com­porre il pezzo diret­ta­mente sul “campo, per un gior­na­li­smo all’avanguardia, veloce e attento alla realtà.

Brea­ke­ven a 9mila copie e l’obiet­tivo di ven­dita in una for­bice com­presa tra 10 e 15mile copie ven­dute a fronte di una tira­tura di 30mila.

Se il rap­porto tra fans e fol­lo­wers e copie ven­dute si man­te­nesse anche per «Pub­blico», come per gli altri quo­ti­diani del nostro Paese, nel rap­porto 10 a 1 la strada da per­cor­rere pare ancora lunga, esclu­dendo ovvia­mente i primi giorni con il traino dell’effetto novità, con poco più di 9mila fans su Face­book e circa 6.300 fol­lo­wers su Twitter.

Come pro­messo nella cir­co­lare di pre­sen­ta­zione agli edi­co­lanti del gior­nale,  pre­senza di una rubrica quo­ti­diana dedi­cata ai giornalai.

Pre­senza che si limita in realtà ad una foto di uno di essi e poli­tica di prezzi per gli abbo­na­menti che, con­tra­ria­mente a quanto avviene nella mag­gior parte dei casi, pri­vi­le­gia net­ta­mente la ver­sione digi­tale rispetto a quella car­ta­cea. Ele­mento che viene evi­den­ziato anche dallo spa­zio dedi­cato ai van­taggi del for­mato digitale.

Buona for­tuna.

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