agosto 2012

Pubblicato il 21 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

Notizie Sociali

SO News è una nuova piat­ta­forma creata recen­te­mente di gior­na­li­smo partecipativo.

Chiun­que può for­nire il pro­prio con­tri­buto cari­cando il pro­prio arti­colo o segna­lan­dolo all’account su Twit­ter. Gli utenti, i con­tri­bu­tori pos­sono vedere le noti­zie in  tempo reale ed aggiun­gere il loro con­tri­buto, inte­grare le infor­ma­zioni per ren­derla mag­gior­mente det­ta­gliata e appro­fon­dita. La scher­mata sot­to­stante illu­stra la new­sroom, la reda­zione sociale con le due colonne di arti­coli ed i tweet ed una terza dei commenti.

Non manca il con­trollo di qua­lità delle infor­ma­zioni, asso­lu­ta­mente indi­spen­sa­bile per ini­zia­tive di que­sto genere, e cia­scuna noti­zia deve essere stata con­trol­lata almeno da due fonti diverse prima della pubblicazione.

Forte atten­zione alla tem­pe­sti­vità dell’informazione con un’impaginazione che pri­vi­le­gia la cro­no­lo­gia delle noti­zie rispetto alla gerar­chiz­za­zione delle stesse come nor­mal­mente avv­viene sia sulla carta che nel lay­out clas­sico dei siti web dei quo­ti­diani e delle fonti d’informazione. In testa, nell’header ven­gono evi­den­ziate le tre top “SOcial sto­ries” che hanno atti­rato il mag­gior inte­resse e gene­rato le mag­giori discus­sioni, il numero più ele­vato di commenti.

Ini­zia­tiva inte­res­sante e inno­va­tiva da seguire con atten­zione che, ahimè, ancora una volta nel pro­cesso di cro­wd­sour­cing tra­la­scia la parte rela­tiva alla co-remunerazione; aspetto che, come ho sot­to­li­neato a più riprese, non ritengo cor­retto poi­chè se l’impresa trae pro­fitto, diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente, dai con­tri­buti for­niti è giu­sto che rico­no­sca una parte del valore creato a chi lo ha di fatto generato.

Guardian Abbonamenti iPad
Pubblicato il 20 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

Quali Possibilità per i Giornali dai Tablet?

Che le spe­ranze di recu­pero di ricavi signi­fi­ca­tivi per i gior­nali attra­verso le app siano deci­sa­mente ridotte, o nulle, è un aspetto sul quale mi sono sof­fer­mato più di una volta, anche recen­te­mente.

I dati pub­bli­cati da pai­d­Con­tent rela­ti­va­mente a «The Guar­dian» e «The Times» mostrano come anche per i quo­ti­diani anglo­sas­soni la strada sia tutta in salita con il primo che, secondo quanto ripor­tato nel report annuale 2012, ha un tasso di con­ver­sione del 2,1% sui 804,000 down­loads dell’applicazione per iPad [pari a 17mila abbo­nati a paga­mento] ed il secondo che si ferma addi­rit­tura al 0,82%.

Tassi di con­ver­sione e red­di­ti­vità dav­vero ai minimi se si pensa che  «The Guar­dian» ha rag­giunto i 60 milioni di utenti unici con il pro­prio sito web — gra­tuito — ed ha una ven­dita dell’edizione car­ta­cea di circa 211mila copie. Stesso discorso per il quo­ti­diano di Rupert Mur­doch che vende oltre 400mila copie ed ha dichia­rato di avere rag­giunto ad aprile 8,6 milioni di utenti unici dopo essere cre­sciuto di 1 milione circa in un solo mese a seguito di mas­sicci inve­sti­menti sull’online pari a circa 15 milioni di euro.

Dati che, come dicevo, sono da inqua­drare in un pano­rama più ampio in cui social media e aggre­ga­tori di prima e seconda gene­ra­zione non ren­dono inte­res­sante per le per­sone, ancor meno se a paga­mento, l’applicazione dedi­cata della sin­gola testata.

Quali pos­si­bi­lità dun­que per i gior­nali dai tablet?

Le oppor­tu­nità potreb­bero venire pro­prio dagli aggre­ga­tori di seconda gene­ra­zione quali Zite e Fli­p­board come dimo­strano i recenti accordi tra Fli­p­board e «The New York Times», ed anche quello tra Pulse e «The Wall Street Jour­nal». In que­sto modo l’esperienza di let­tura potrebbe essere più per­so­na­liz­zata e, come dichiara Akshay Kothari, co-fondatore di Pulse, riu­scire così a ren­dere mag­giore rispetto all’attualità la dispo­ni­bi­lità dei let­tori a pagare per con­te­nuti mag­gior­mente foca­liz­zati sui pro­pri inte­ressi specifici.

Se, come dicevo a Piero Vietti, Respon­sa­bile del sito inter­net del «Il Foglio», pochi giorni fa, mi offris­sero la pos­si­bi­lità di pagare un abbo­na­mento men­sile per rice­vere sol­tanto gli arti­coli dei gior­na­li­sti o degli argo­menti che mi inte­res­sano direi di sì. Ipo­tesi soste­nuta anche da Arianna Cic­cone, Fon­da­trice Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo, e molto pro­ba­bil­mente da tanti altri.

[tweet https://twitter.com/_arianna/status/236721165706600448 align=‘center’ lang=‘it’]

Obbli­gare il let­tore a pagare anche per con­te­nuti che non inte­res­sano come è stato fatto sin ora, repli­cando anche per i tablet il modello gene­ra­li­sta dei gior­nali è una strada per­dente. La per­so­na­liz­za­zione dei con­te­nuti resa pos­si­bile dal digi­tale, magari anche gra­zie agli aggre­ga­tori, è una strada da esplo­rare con mag­gior atten­zione di quanto sia avve­nuto sin ora come dimo­stra il ten­ta­tivo, ancora una volta del «The Guar­dian» che ha appena [ri]lanciato una app dedi­cata esclu­si­va­mente alla foto­gra­fia di qua­lità che ha otte­nuto un numero mag­giore di down­loads rispetto a quelli dell’applicazione del quo­ti­diano inglese nel suo insieme [1 milione Vs 804mila].

È chiaro che il futuro offre grandi oppor­tu­nità. È anche dis­se­mi­nato di tra­boc­chetti. Il trucco con­si­ste nell’evitare i tra­boc­chetti, pren­dere al balzo le oppor­tu­nità e rien­trare a casa per l’ora di cena, diceva Woody Allen in Effetti col­la­te­rali. Forse è pro­prio quello che si tratta di fare.

Lego Crisi UE
Pubblicato il 19 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

80 Anni e non Sentirli

Lego Group, l’azienda dei “mat­ton­cini”, 8.000 dipen­denti in 130 Paesi, il quinto pro­dut­tore al mondo di mate­riali ludici, è un’impresa che ha saputo evol­versi pur man­te­nen­dosi nel solco della tra­di­zione del suo pro­dotto ori­gi­na­rio soprav­vi­vendo a gio­chi elet­tro­nici ed altri feno­meni, più o meno pas­seg­geri, che hanno attra­ver­sato negli ultimi vent’anni il mer­cato in cui opera.

Credo sia dav­vero un caso straor­di­na­rio di buone pra­ti­che e ottima gestione dell’impresa. I suoi pro­dotti sono stati uti­liz­zati dalla banca ame­ri­cana J.P. Mor­gan per illu­strare la crisi del debito pub­blico nell’UE, per un rie­pi­logo delle 10 noti­zie prin­ci­pali del 2011 dal «The Guar­dian», e ad ini­zio di quest’anno ha lan­ciato una piat­ta­forma di con­di­vi­sione sociale delle crea­zioni rea­liz­zate con i pro­pri pro­dotti, tanto per citare alcuni casi.

Adesso, il 10 ago­sto, per cele­brare 80 anni dalla fon­da­zione ha rea­liz­zato un video con il quale rac­conta la sto­ria dell’azienda. Il fil­mato, sapien­te­mente rea­liz­zato in ani­ma­zione, vei­cola un mes­sag­gio fon­da­men­tale: “fail, try har­der, suc­ceed”. Emerge, altret­tanto, la filo­so­fia di pro­dotto basata sul for­nire un sistema di gioco più che sul sin­golo ele­mento, sul favo­rire crea­ti­vità ed imma­gi­na­zione. Aspetti che, adat­tati, sono cru­ciali in epoca di con­ver­genza editoriale.

Il video, al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, in otto giorni ha quasi un milione e 700mila visua­liz­za­zioni e oltre 2800 com­menti su You­Tube men­tre sono più di 4500 i “like” e oltre 300 i com­menti sulla fan page azien­dale su Facebook.

Si tratta non sol­tanto di un esem­pio di sto­ry­tel­ling che coniuga tra­di­zione ed inno­va­zione ma anche di una case history che è asso­lu­ta­mente da assem­blare, per restare nella meta­fora, dalla quale indub­bia­mente gli edi­tori potreb­bero, volendo, avere molto da imparare.

Word Cloud Rupert Murdoch's Memo to News Corp Staff
Pubblicato il 18 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

L’Alto Costo del Sensazionalismo

«Estrella Digi­tal», quo­ti­diano all digi­tal spa­gnolo, pub­blica i costi soste­nuti da News Corp a seguito dei nume­rosi scan­dali legati alle inter­cet­ta­zioni del «The News of The World» che ad un anno di distanza dalla chiu­sura del quo­ti­diano con­ti­nua a creare pro­blemi al più grande colosso del mondo dei media con  addi­rit­tura la Chiesa d’Inghilterra schie­rata con­tro.

Sono ad oggi 224 milioni di dol­lari in spese legali e 125 in azioni di mar­ke­ting i costi diretti soste­nuti da News Corp per far fronte ad un a delle peg­giori pagine del gior­na­li­smo inter­na­zio­nale. Costi ai quali cer­ta­mente è legata la deci­sione di scor­po­rare le atti­vità di publi­shing del gigante media­tico di Rupert Mur­doch che a causa della ristrut­tu­ra­zione ha accu­mu­lato per­dite per la bel­lezza, si fa per dire, di 2.800 milioni di dol­lari [circa 2.200 milioni di euro].

Un costo eco­no­mico e d’immagine che ha por­tato all’annuncio della revi­sione del codice etico dell’azienda con una nota interna dif­fusa diret­ta­mente da Mur­doch a tutti i dipen­denti di richiamo ai nuovi stan­dard dell’impresa.

Dal testo inte­grale del memo interno ho creato la nuvola di parole per vedere quali fos­sero i ter­mini più usati e, come mostra appunto l’immagine sot­to­stante, tra tutti spicca “com­pliance”. Ter­mine che in eco­no­mia indica la fun­zione atta a pre­ve­nire il rischio con­nesso alla pos­si­bi­lità di giun­gere a danni di imma­gine o per­dite finan­zia­rie, in seguito a cat­tivo fun­zio­na­mento e/o comportamento.

L’alto costo del sensazionalismo.

Google Print Ad
Pubblicato il 16 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

I Parrucchieri Salveranno i Giornali?

Roma­ne­sko segnala che in Canada Goo­gle ha com­prato delle pagine publi­ci­ta­rie sui prin­ci­pali quo­ti­diani nazio­nali per pro­muo­vere Goo­gle AdWords.

Gli annunci, apparsi mar­tedì scorso, reci­tano: “Sai chi ha biso­gno di un taglio di capelli? Quelli che cer­cano un taglio di capelli. Forse è per que­sto che la pub­bli­cità su Goo­gle funziona”.

Impos­si­bile non notare la con­trad­di­zione nei ter­mini, come fa il gior­na­li­sta cana­dese Steve Ladu­ran­taye che giu­sta­mente si chiede se in realtà la cam­pa­gna del gigante di Moun­tain View dimo­stri esat­ta­mente al con­tra­rio il valore della pub­bli­cità sui giornali.

Qua­lun­que sia la rispo­sta sarà bene non farlo sapere ad Andrea Rif­fe­ser Monti, osses­sio­nato da tempo dall’idea di far pagare le “sale da let­tura’ nei bar”, potrebbe deci­dere di rilan­ciare chie­dendo lo stesso trat­ta­mento anche per i parrucchieri.

Italia Oggi Linkiesta & Il Post
Pubblicato il 14 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

Fattori Esogeni ed Endogeni

Nella mia rubrica per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory que­sta volta si foca­lizza l’attenzione sulle start up all digi­tal dell’informazione nel nostro Paese.

Focus sia su realtà nazio­nali, quali «Lin­kie­sta» ed «Il Post», che su testate locali, come «Varese News», per pro­vare a capire pro­blemi ed oppor­tu­nità del gior­na­li­smo online in Italia.

Come anti­cipa il titolo, pare che l’insostenibile leg­ge­rezza dell’essere sola­mente online non sia sola­mente legato a fat­tori eso­geni ma anche, o forse soprat­tutto, endogeni.

Buona let­tura.

Addio alla Carta - Il Foglio
Pubblicato il 13 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

Addio alla Carta?

Sabato 11 ago­sto Piero Vietti, Respon­sa­bile del sito inter­net del «Il Foglio», per l’edizione car­ta­cea ha scritto un arti­colo di ana­lisi delle evo­lu­zioni dell’industria dell’informazione. Disa­mina a tutto campo alla quale ho avuto il pia­cere di for­nire un mio per­so­nale minimo contributo.

Potete leg­gerne i con­te­nuti nel for­mato PDF: Addio alla Carta

Update del 14.08: Ora l’articolo è dispo­ni­bile anche online.

Groupon The NYTimes
Pubblicato il 10 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

A Caro Prezzo

Le ven­dite degli abbo­na­menti all’edizione digi­tale del «The New York Times» con­ti­nuano a cre­scere e, nono­stante rap­pre­sen­tino il 30% degli abbo­na­menti dell’edizione car­ta­cea, c’è chi sostiene che nel giro di un paio d’anni la situa­zione potrebbe ribal­tarsi con il sor­passo del digitale/online rispetto alla ver­sione tradizionale.

Se que­sto avve­nisse sarebbe un ulte­riore pro­blema per i tra­bal­lanti conti del quo­ti­diano statunitense.

Infatti se ini­zial­mente un abbo­na­mento veniva ven­duto a 220$ con­tro i 730$ della ver­sione stam­pata, un dif­fe­ren­ziale che pur con­si­de­rando costi di stampa e distri­bu­zione è dav­vero note­vole, ora la pro­mo­zio­na­lità sta facendo scen­dere dra­sti­ca­mente il prezzo. Con attual­mente in corso una pro­mo­zione, vei­co­lata addi­rit­tura nell’home page con più box [3 per l’esattezza], che pro­pone un mese di abbo­na­mento “full” — edi­zione online + edi­zione per tablet + ver­sione per smart­phone -  a 99¢  con­tro i 35$ nor­mal­mente richiesti.

Offerta che viene sor­pas­sata, bat­tuta, su Grou­pon che vei­cola, evi­den­te­mente d’accordo con «The New York Times», addi­rit­tura due mesi di abbo­na­mento per edi­zione online + ver­sione per smart­pho­nes ad 1$ con­tro i 15.99$ del listino.

Non a caso, secondo quanto ripor­tato, a fronte di un incre­mento dell’80% rispetto all’anno pre­ce­dente degli abbo­na­menti alle vesr­sione online/digitale vi è stata una cre­scita dell’11% dei ricavi dalle sot­to­scri­zioni di abbonamento.

Il futuro del quo­ti­diano visto dal suo diret­tore Jill Abram­son è affa­sci­nante ma, nono­stante si noti un appiat­ti­mento, una tenuta della fles­sione dei ricavi negli ultimi due anni, ipo­tiz­zando la sta­bi­liz­za­zione anche del calo dei ricavi dalla ven­dita di pub­bli­cità dell’edizione car­ta­cea con un –7% costante anno per anno da qui al 2017, il gior­nale new­yor­kino dovrebbe, nel pari periodo veder cre­scere del 14% le reve­nues deri­vanti dalla ven­dita di spazi pub­bli­ci­tari per la pro­pria edi­zione digitale/online; ipo­tesi che attual­mente non pare verosimile.

La forte pro­mo­zio­na­lità in corso potrebbe costi­tuire un ulte­riore ele­mento per il dis­se­sto dei conti del gior­nale che fini­rebbe per pagarla a caro prezzo.

Dragsy Screenshot
Pubblicato il 9 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

Apre un Edicola Digitale su Facebook

E’ un periodo nel quale pare vi sia grande atten­zione nei con­fronti delle start up, imprese, nella mag­gior parte dei casi fon­date da gio­vani un po’ per voca­zione ed anche per tro­vare un’alternativa alla disoc­cu­pa­zione dila­gante, che molto spesso uti­liz­zano le tec­no­lo­gie emer­genti e ovvia­mente la Rete per rea­liz­zare una busi­ness idea.

Due gio­vani spa­gnoli, Íñigo Anto­lín, gior­na­li­sta di for­ma­zione ed ora respon­sa­bile com­mer­ciale della start up, e Miguel Ángel Navarro, pro­gram­ma­tore infor­ma­tico, hanno da poco creato la loro e rea­liz­zato Dragsy.

Dragsy è un’applicazione gra­zie alla quale senza uscire da Face­book si pos­sono leg­gere diversi quo­ti­diani. Attual­mente sono dispo­ni­bili i prin­ci­pali gior­nali spa­gnoli e alcuni dei più noti quo­ti­diani inter­na­zio­nali quali «The Guar­dian», «The Wall Street Jour­nal», «Finan­cial Times» e «The New York Times», tra gli altri.

Sono incluse anche altre fonti d’informazione della nazione d’origine dei due neo impren­di­tori che assi­cu­rano che stanno strin­gendo accordi per aumen­tare l’offerta e le fun­zioni dell’applicazione ancora in beta, in fase spe­ri­men­tale d’avvio e che, dopo una mia “chiac­chie­rata” con Miguel Ángel Navarro, il tec­nico dei due soci, è final­mente dispo­ni­bile anche per l’Italia.

Oltre a leg­gere gli arti­coli delle testate che si scel­gono, è pos­si­bile con­di­vi­dere i con­te­nuti oltre che su Face­book anche su Twit­ter. Volendo si può dare accesso ai pro­pri con­tatti su Face­book così da creare una pagina dei link, degli arti­coli d’interesse.

L’idea è sicu­ra­mente inte­res­sante e in pochi giorni sono già 2mila gli utenti attivi che uti­liz­zano l’applicazione. Il modello di busi­ness pre­vede di inse­rire anche le app di aziende spon­sor, una forma di bran­ded con­tent alla quale ha gia ade­rito eDreams, por­tale inter­na­zio­nale di “e-tourism”.

Se per le testate incluse, e quelle che si aggiun­ge­ranno nel tempo, il van­tag­gio è sicu­ra­mente nell’incremento della con­di­vi­sione sociale dei pro­pri con­te­nuti e dun­que nel pos­si­bile incrento di traf­fico, di accessi al pro­prio sito, l’altra fac­cia della meda­glia potrebbe essere quella di rin­chiu­dersi ulte­rior­mente nel mondo di Mark Zuc­ker­berg con tutti i rischi che poten­zial­mente que­sto com­porta. Vedremo.

Pubblicato il 8 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

Interattività sulla Carta

Inte­rac­tive New­sprint è un pro­getto di ricerca uni­ver­si­ta­ria con­dotto in col­la­bo­ra­zione tra Uni­ver­sity of Cen­tral Lan­ca­shire, Uni­ver­sity of Dun­dee, e Uni­ver­sity of Sur­rey con il sup­porto di Nova­lia per la rea­liz­za­zione di una carta “smart”, interattiva.

Il primo pro­to­tipo, rea­liz­zato gra­zie al con­tri­buto non solo dei ricer­ca­tori ma anche della comu­nità, delle per­sone che volon­ta­ria­mente hanno deciso di for­nire il loro aiuto allo svi­luppo dell’idea , è stato pre­sen­tato a fine mag­gio di quest’anno.

Il testo e le imma­gini stam­pate su que­sta carta spe­ciale si modi­fi­cano e/o emet­tono suoni ren­dendo la carta di fatto un display inte­rat­tivo. Può essere usato sia per arric­chire i con­te­nuti della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria che arti­coli di gior­nali o altri tipi di con­te­nuti testuali.

Si tratta di una tec­no­lo­gia che sicu­ra­mente non potrà essere svi­lup­pata a livello indu­striale nel breve periodo ma che dimo­stra come la carta, ed i gior­nali stam­pati, abbiano ancora ampie pos­si­bi­lità di rivi­ta­liz­za­zione, di svi­luppo, come si segna­lava anche ieri.

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