Posted on 2 agosto 2012 by

Il Washington Post Lancia una Piattaforma di Crowdsourcing per i Lettori

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«The Washing­ton Post» ha lan­ciato da ieri una piat­ta­forma di cro­wd­sour­cing per i lettori.

Crowd Sour­ced, que­sto il nome dell’iniziativa del quo­ti­diano sta­tu­ni­tense, spie­gano dalle colonne del gior­nale, fa inte­ra­gire i gior­na­li­sti con i let­tori sui temi pro­po­sti dai primi. I let­tori saranno in grado, oltre che di for­nire il loro con­tri­buto, di votare le migliore idee costruendo così un sistema pre­miante per le rispo­ste, per i con­tri­buti di mag­gior valore.

Al momento sono due i temi pro­po­sti: uno rela­tivo all’innovazione ed alla com­pe­ti­ti­vità del Paese, ed un altro sul ruolo dei social media nella comu­ni­ca­zione poli­tica. Assi­cu­rano al gior­nale che altri temi ver­ranno intro­dotti a breve. La tec­no­lo­gia uti­liz­zata per rea­liz­za­zione della piat­ta­forma è la stessa di Trove, l’aggregatore per­so­na­liz­za­bile di noti­zie sem­pre del giornale.

L’iniziativa è sicu­ra­mente inte­res­sante, testi­mo­nia l’evoluzione dell’ecosistema dell’informazione e con­ferma la ric­chezza di richie­ste di opi­nioni, con­si­gli e la pro­po­si­zione di tema­ti­che incen­ti­vanti la par­te­ci­pa­zione costrut­tiva del let­tore san­cita, anche, dalla desk research sulle capa­cità stra­te­gi­che di rela­zione su Face­book dei prin­ci­pali gior­nali quo­ti­diani in sei nazioni diverse che asse­gnava pro­prio al «The Washing­ton Post» la palma d’oro per la miglior stra­te­gia di relazione.

Dimo­stra inol­tre la neces­sità di sta­bi­lire una rela­zione, di coin­vol­gere le per­sone sul pro­prio sito e non altrove, a comin­ciare da Face­book, poi­chè attual­mente è que­sto l’unico modo per mone­tiz­zare tale relazione.

Vi sono però una serie di aspetti, di det­ta­gli non tra­scu­ra­bili, che, volendo essere costrut­tivo, sono da migliorare.

In pri­mis, il pro­cesso con­ti­nua ad essere “top down” con i gior­na­li­sti ed il gior­nale a defi­nire l’agenda set­ting. Un pro­cesso di co-creazione e di coin­vol­gi­mento del pub­blico di rife­ri­mento deve par­tire sin dalla prima fase, dalla defi­ni­zione dei temi di inte­resse ai quali si intende par­te­ci­pare, per essere real­mente tale. Non è solo una que­stione di forma ma di sostanza, di effi­ca­cia nel pro­cesso di coin­vol­gi­mento delle per­sone. Non a caso, al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, i due spunti for­niti rac­col­gono com­ples­si­va­mente sola­mente sei com­menti, tra l’altro di scarso valore a mio avviso.

L’altro aspetto che si con­ti­nua osti­na­ta­mente a non con­si­de­rare [pour cause?] è che alla co-creazione deve essere asso­ciata una forma di co-remunerazione, di reve­nue sha­ring. Se l’impresa trae pro­fitto, diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente, dai con­tri­buti for­niti è giu­sto che rico­no­sca una parte del valore creato a chi lo ha di fatto generato.

Infine si tratta di avere l’abilità di attrarre le per­sone più talen­tuose, più qua­li­fi­cate ed esperte sulle tema­ti­che da svi­lup­pare così da creare inte­resse e coin­vol­gi­mento da parte dei let­tori. Senza que­sta capa­cità ed atten­zione ogni ini­zia­tiva è desti­nata al fallimento.

Si sa che in uno sce­na­rio com­pe­ti­tivo la dif­fe­renza è fatta dai det­ta­gli, mi è sem­brato doverso ricor­darli in sintesi.

 

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