luglio 2012

Could u be a medallist - The Guardian
Pubblicato il 31 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Gamification e Newsgames Olimpionici

Su quali siano i van­taggi della gami­fi­ca­tion dell’informazione e dei new­sga­mes mi sono sof­fer­mato così tante volte, anche di recente, che ritengo inu­tile, forse anche noioso, ritor­narci sopra.

Le olim­piadi sono defi­nite anche come gio­chi olim­pici, cosa dun­que di più natu­rale se non quello di coin­vol­gere il let­tore attra­verso dei giochi?

E’ esat­ta­mente quello che devono aver pen­sato al «The Guar­dian» che ha messo al lavoro una squa­dra di esperti per  creare “Could you be a medal­list?” set di gio­chi a 8 bits dal sapore volu­ta­mente retrò che per­met­tono di gio­care 4 disci­pline olimpiche.

Per cia­scun gioco: corsa 100 mt., nuoto 100 mt., cicli­smo e mara­tona di 10 Km., si è invi­tati a sce­gliere il pro­prio ava­tar tra gli atleti dispo­ni­bili, nazio­na­lità e nome. Se si pra­tica uno di que­sti sport viene richie­sto di inse­rire il pro­prio miglior tempo che verrà così visua­liz­zato nella prima parte del gioco dove si com­pete a fianco dei miglioti atleti atleti di tutti i tempi e che viene para­go­nato alla meda­glia d’oro di tale disci­plina nelle olim­piadi del pas­sato. Si viene così a sco­prire, ad esem­pio, che 1 minuto per nuo­tare i 100 metri è il tempo di Alfred Hoos meda­glia d’oro nel 1896.

Uti­liz­zando la tastiera si gioca [e si rigioca tutte le volte che lo si desi­dera]. E’ pos­si­bile effet­tuare una gara “mista” con­tro atleti ed ani­mali avendo così il senso della velo­cità degli stessi. Nel nuoto, ad esem­pio, l’orca ovvia­mente è imbattibile.

E’ pos­si­bile con­di­vi­dere i risul­tati su Face­book gra­zie all’integrazione nel gioco della social app del quo­ti­diano anglo­sas­sone. Così facendo ven­gono abi­li­tate nuove pos­si­bi­lità e carat­te­ri­sti­che di gioco.

Insomma, infor­ma­zione, intrat­te­ni­mento e con­di­vi­sione sociale per una rea­liz­za­zione da meda­glia d’oro che pone ancora una volta il  «The Guar­dian» una spanna sopra gli altri gior­nali e mostra e dimo­stra con­cre­ta­mente appli­ca­zioni e decli­na­zioni pos­si­bili della gami­fi­ca­tion dell’informazione e dei newsgames.

Cha­peau!

elpunt_valencia.750
Pubblicato il 30 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Punto e a Capo

Sabato 28 luglio è stata l’ultima gior­nata di pub­bli­ca­zioni della ver­sione car­ta­cea per il «Nuovo Gior­nale di Ber­gamo» che si è con­ge­dato dalle edi­cole, e dai let­tori, per restare solo online. Edi­zione per la quale è stato pero’ con­fer­mato solo il con­tratto del diret­tore.

Per la testata locale lom­barda il bilan­cio 2011, pub­bli­cato pro­prio in que­sti giorni, si è chiuso con un attivo di 13mila euro, evi­den­te­mente troppo poco per l’editore, Paolo Agnelli [indu­striale del set­tore pen­tole a capo della “Agnelli metalli” e pre­si­dente di Con­fapi Lom­bar­dia] che ne ha deciso la chiu­sura. Secondo quanto ripor­tato dovrebbe soprav­vi­vere il sup­ple­mento men­sile «Ber­gamo Eco­no­mia», che potrebbe diven­tare settimanale.

Stessa sorte per «El Punt Avui», gior­nale della pro­vin­cia di Valen­cia in Spa­gna, che ha dedi­cato tutta la prima pagina di ieri all’annuncio della ces­sa­zione delle pub­bli­ca­zioni dal 3 di ago­sto ven­turo. Data dalla quale. anche in que­sto caso, esi­sterà sol­tanto la ver­sione online.

Nono­stante la fusione di circa un anno fa tra «El Punt» e l’«Avui», altro quo­ti­diano regio­nale di pro­prietà dello stesso edi­tore: Cor­po­ra­ció Cata­lana per Her­mes, la cui somma avrebbe dato una dif­fu­sione di 260mila copie, non vi sono stati i risul­tati attesi e si è scesi rapi­da­mente a 202 mila copie in pochi mesi dall’aggregazione dei due giornali.

Numeri che, dopo l’annuncio di poco più di un mese fa di ridu­zione degli orga­nici, ne hanno decre­tato la fine nono­stante la forte spe­cia­liz­za­zione locale a comin­ciare dal fatto di essere scritto in cata­lano — valen­ciano. Con­ti­nua la pub­bli­ca­zione delle altre testate del gruppo edi­to­riale spagnolo.

Segnali evi­denti di come anche le testate che si con­cen­trano su una spe­ci­fica realtà locale, sia essa pro­vin­ciale o regio­nale, abbiano forti pro­blemi di soste­ni­bi­lità in tutta Europa. Ten­denza con­fer­mata ulte­rior­mente dalla nega­ti­vità dei risul­tati del primo seme­stre per Cal­ta­gi­rone Edi­tore [«Il Mat­tino», «Il Mes­sag­gero» ed «Il Gaz­zet­tino»] con il mar­gine ope­ra­tivo lordo che è stato nega­tivo per 7,4 milioni — posi­tivo per 6,8 nel 2011 — e il risul­tato ope­ra­tivo in nega­tivo per 12,9 milioni  — posi­tivo per 763mila euro l’anno scorso nello stesso periodo -.

Punto e a capo.

Pubblicato il 29 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Il Dilemma del Prigioniero 2nd Edition

Come ho già avuto modo di dire, il dilemma del pri­gio­niero è una pie­tra miliare della teo­ria dei gio­chi, illu­stra egre­gia­mente il falso para­dosso della pro­ba­bi­lità con­tro la logica. Un modello che pare per­fet­ta­mente cal­zante all’attuale dif­fi­coltà di defi­nire se e come sia pos­si­bile rim­piaz­zare i ricavi della carta con quelli del digitale.

Andie Tucher, Diret­tore della Colum­bia Jour­na­lism School, in poco più di tre minuti rias­sume il legame, e le con­trad­di­zioni di fondo, tra gior­na­li­smo come bene pub­blico e neces­sità di profitto.

Le con­clu­sioni, anche in que­sto caso, sono disar­manti con l’ammissione di non avere la più pal­lida idea di quale possa essere la solu­zione rispetto ai modelli attuali [ina­de­guati] e sca­ri­cando la respon­sa­bi­lità della rispo­sta, della ricerca della solu­zione ai pro­pri stu­denti, alla nuova gene­ra­zione di gior­na­li­sti. Non a caso il video è tito­lato “The Pro­fit Conun­drum”: l’enigma, il mistero dei profitti.

Con­clu­sione che, da un lato, con­ferma l’incertezza attuale su quale sia la solu­zione migliore per ren­dere soste­ni­bile il gior­na­li­smo digi­tale, e, dall’altro lato, pre­oc­cupa sulla fun­zione assolta nella for­ma­zione dei gior­na­li­sti del futuro per­sino da un isti­tuto di fama inter­na­zio­nale quale la Colum­bia Jour­na­lism School.

Edicola Rimossa
Pubblicato il 28 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Achtung [illegale]

Pochi giorni fa è nato uffi­cial­mente il Reper­to­rio Pro­mo­press, l’iniziativa degli Edi­tori ita­liani per la gestione dei diritti d’autore nelle ras­se­gne stampa che rag­gruppa i prin­ci­pali gior­nali ita­liani, quo­ti­diani e periodici.

Nel frat­tempo vengo del tutto casual­mente a sco­prire che esi­ste un sito/blog che con­sente di sca­ri­care qua­lun­que testata ita­liana in PDF. E’ pos­si­bile sca­ri­care gra­tui­ta­mente — ed è ovvia­mente asso­lu­ta­mente ille­gale — sia i quo­ti­diani del giorno che le pub­bli­ca­zioni perio­di­che, le rivi­ste. Clic­cando sulla testata scelta si viene indi­riz­zati su un ser­ver tede­sco per il down­load che in moda­lità nor­male è com­ple­ta­mente gra­tuito men­tre nella ver­sione “gold” richiede 0,15€ al giorno per l’abbonamento annuale al servizio.

I vol­pac­chioni [o il vol­pac­chione] ha un account Twit­ter dove ogni giorno si segnala la pos­si­bi­lità di leg­gere gra­tui­ta­mente le testate ita­liane e prega di ret­wit­tare per soste­nere l’iniziativa. Non sor­prende che l’account abbia quasi 4mila fol­lo­wer. Sor­prende invece che que­sto abuso vada avanti da mesi senza che nes­suno se ne sia appa­ren­te­mente accorto, tranne nel caso del sottoscritto.

[tweet https://twitter.com/hombre076/status/229085021330362368 align=‘center’ lang=‘it’]

Ovvia­mente la mia segna­la­zione non è tesa ad incen­ti­vare la dif­fu­sione del “ser­vi­zio”, ma esat­ta­mente al con­tra­rio mi auguro sia utile per far ces­sare al più pre­sto l’iniziativa.

Ach­tung è illegale!

Pubblicato il 27 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

I[n]spirazioni

Ana Gon­zá­lez Neira, pro­fes­so­ressa della facoltà di comu­ni­ca­zione dell’Università di La Coruña e gior­na­li­sta, dopo aver letto la mia bona­ria pro­vo­ca­zione di ieri ha rac­colto gli stessi dati per quanto riguarda i quo­ti­diani spagnoli.

A parità di pos­si­bi­lità di errore, di inac­cu­ra­tezza dell’algoritmo, emerge un qua­dro ben diverso anche per gior­nali quali «El Pais» che vanta ben 1,7 milioni di fol­lo­wer su Twitter.

Come mostra la tabella di sin­tesi dell’elaborazione sot­to­ri­por­tata, gli utenti “fake”, i pre­sunti bot, hanno un’incidenza di gran lunga infe­riore a quelli che, uti­liz­zando lo stesso stru­mento, sem­brano avere i gior­nali del nostro Paese.  Pur restando alta la per­cen­tuale dei fol­lo­wer inat­tivi, di riflesso, è sen­si­bil­mente supe­riore rispetto ai quo­ti­diani ita­liani il numero di account “veri” – attivi.

Sono dati che, dando per scon­tata la buona fede ed esclu­dendo nel caso dei gior­nali nostrani la pos­si­bi­lità, l’intenzione, di acqui­sto di fol­lo­wer, fanno comun­que suo­nare un cam­pa­nello d’allarme nella valu­ta­zione dell’efficacia della comu­ni­ca­zione attra­verso la piat­ta­forma di microblogging.

Scrive Marco Pra­tel­lesi che “dalle metri­che, dalla capa­cità di misu­rare il valore dei con­te­nuti e il coin­vol­gi­mento dei let­tori, dipende il futuro del gior­na­li­smo digitale”.

E’ pro­prio per que­sto che ho scelto di tor­nare anche oggi sull’argomento con l’obiettivo di for­nire delle ispi­ra­zioni che sup­pli­scano alle inspi­ra­zioni, così da evi­tare di gon­fiarsi il petto con numeri di nes­sun valore.

A mar­gine, sem­pre in tema di coin­vol­gi­mento delle per­sone su Twit­ter, si segnala Commun.it, tool di relationship-management che con­sente di veri­fi­care per il pro­prio account Twit­ter [o per più account nella ver­sione pro a paga­mento] gli influen­cers, i top sup­por­ters e i fol­lo­wers con mag­gior engagement.

Fakers Scores Quotidiani & Superblog Italiani
Pubblicato il 26 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

I Fake Followers di Quotidiani & Superblog Italiani

E’ ormai una set­ti­mana che quello che più di qual­cuno ini­zia addi­rit­tura a defi­nire come “Twit­ter­gate” tiene banco in Rete e sui prin­ci­pali quo­ti­diani italiani.

Il sot­to­scritto se ne è tenuto volu­ta­mente lon­tano anche per­chè il caso vuole che un paio di giorni prima della pub­bli­ca­zione della desk research su Grillo avessi detto quel che penso, al di là dei casi spe­ci­fici, sulla corsa ai followers.

L’unica inte­gra­zione che mi sento di fare è ine­rente al fatto che una ricerca, uno stu­dio per essere tale deve ripor­tare nella pre­sen­ta­zione dei risul­tati un com­mento che spie­ghi, che inter­preti e for­ni­sca una chiave di let­tura dei dati pro­po­sti, altri­menti non ci si può sor­pren­dere se que­sti non ven­gono com­presi o mal inter­pre­tati.  Se poi fosse indi­cata anche la per­cen­tuale sta­ti­stica di errore, la varianza pos­si­bile tra l’esame del cam­pione e la sua esplo­sione sul totale, sarebbe ancora meglio.  Quando si fanno degli studi con un intento pro­mo­zio­nale è bene pre­stare atten­zione ai det­ta­gli altri­menti è abba­stanza pro­ba­bile l’effetto boomerang.

Per restare in tema mi sono diver­tito a pro­durre una pro­vo­ca­zione ana­liz­zando i fol­lo­wers falsi e quelli inat­tivi dei prin­ci­pali quo­ti­diani ita­liani e dei cosi­detti superblog.

Uti­liz­zando un tool: “Fake Fol­lo­wer Check”, appli­ca­zione rea­liz­zata allo scopo,  ho rea­liz­zato un’elaborazione della pre­senza su Twit­ter elen­cando testata, account, il numero di fol­lo­wers e quanti di que­sti siano falsi, inat­tivi o “veri” — attivi.

Forse il dato più inte­res­sante è rela­tivo a quanti di que­sti siano inat­tivi. Una per­cen­tuale com­presa tra il 35% ed il 57% che con­ferma come la corsa ai fol­lo­wers e/o ai fans sia un un non­senso, un ele­mento che se non qua­li­fi­cato e pesato, inte­gran­dolo con altri fat­tori ed ele­menti, non ha pres­so­che alcun significato.

Si nota come il mag­gior numero di fol­lo­wer “fake” si con­cen­tri sulle testate che ne hanno un mag­gior numero. Ele­mento che gli stessi pro­gram­ma­tori che hanno rea­liz­zato lo stru­mento avver­tono essere suscet­ti­bile di un mag­gior mar­gine di errore per account su Twit­ter che hanno più di 10mila fol­lo­wers. In buona sostanza al cre­scere del numero di fol­lo­wers la per­cen­tuale di errore cre­sce; è bene tenerne conto nella let­tura dei dati.

Se qual­cuno dei respon­sa­bili delle testate prese in con­si­de­ra­zione inav­ver­ti­ta­mente pas­sasse per que­sta TAZ, mi per­metto di con­si­gliare una ripu­li­tura degli account  attra­verso i diversi stru­menti che lo con­sen­tono. Per­so­nal­mente io perio­di­ca­mente uso que­sto, che mi con­sente anche di veri­fi­care una serie di altri  para­me­tri ai quali ritengo sia doverso pre­stare attenzione.

E’ ora di ces­sare una volta per tutte il “celo­lun­ghi­smo” pro­mo­zio­nale, pra­tica tanto dif­fusa quanto inu­tile. E’ que­sto il senso della pro­vo­ca­zione odierna.

Update [ore 9.45]: Da leg­gere con atten­zione l’articolo di Piero Taglia­pie­tra. Ana­lisi e revi­sione dei dati da manuale e con­clu­sioni sulla neces­sità di ana­liz­zare anche gli utenti inat­tivi come proposto/realizzato dal sottoscritto.

Pubblicato il 25 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Tablets per Gioco

I tablets ven­gono util­li­zati pre­va­len­te­mente per la frui­zione dei con­te­nuti e non per la crea­zione degli stessi.

Una ricerca svolta da Frank N. Magid Asso­cia­tes per conto di Play­First a marzo di quest’anno evi­den­zia come per i pos­ses­sori di tablets l’attività prin­ci­pale, supe­riore anche alla let­tura della posta elet­tro­nica, sia il gioco, con il 61% del cam­pione che uti­lizza que­sto device per que­sto scopo.

Scrive Jane McGo­ni­cal nel suo «La realtà in gioco. Per­chè i gio­chi ci ren­dono migliori come come pos­sono cam­biare il mondo» che “C’è qual­cosa di essen­zial­mente unico nel modo in cui i gio­chi strut­tu­rano l’esperienza”, con­ti­nuando “Quando li si spo­glia di tutte le dif­fe­renze di genere e delle com­ples­sità tec­no­lo­gi­che, tutti i gio­chi hanno in comune quat­tro tratti defi­ni­tori: un obiet­tivo, delle regole, un sistema di feed­back e la volon­ta­rietà della par­te­ci­pa­zione” che gene­rano quello che viene chia­mato eustress.

Ele­menti che se com­bi­nati con la dispo­ni­bi­lità a pagare per gio­care potreb­bero, da un lato, rap­pre­sen­tare il cavallo di troia per mone­tiz­zare una parte dei con­te­nuti da parte dell’industria dell’informazione e, dall’altro lato, aumen­tare per­ma­nenza sul sito e coin­vol­gi­mento delle persone.

I new­sga­mes, o edi­to­rial games, e la gami­fi­ca­tion appli­cata all’informazione, appro­fon­di­scono l’esperienza del let­tore, delle per­sone, creano coin­vol­gi­mento e par­te­ci­pa­zione, miglio­rando com­ples­si­va­mente di riflesso le per­for­mance di busi­ness aziendali.

Sono aspetti che con­si­de­rare ancora mar­gi­nali rap­pre­sen­te­rebbe una peri­co­losa sot­to­va­lu­ta­zione delle evi­denti potenzialità.

Mail Online Summary
Pubblicato il 24 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Il Mail Online Diventa Profittevole

Poco più di 6 mesi fa le attese del CEO di DMGT, gruppo che con­trolla Il «Mail Online», ver­sione digi­tale del «Daily Mail», era estre­ma­mente cauto sulle pos­si­bi­lità di gene­rare dei pro­fitti a breve termine.

E’ di ieri l’annuncio che il quo­ti­diano in lin­gua inglese con la mag­gior audience al mondo ha rag­giunto per la prima volta un risul­tato posi­tivo già a metà di quest’anno e pro­ietta un risul­tato di 30 milioni di £ [38,5 milioni di €] con­tro i 16 milioni di £ del 2011. Un risul­tato che nasce da tassi di cre­scita straor­di­nari con pro­ie­zioni per il 2013 di 45 milioni di £ che dovreb­bero addi­rit­tura diven­tare ben 100 nel 2014.

In gene­rale non è una novità che un taglio edi­to­riale “leg­gero” attragga una fascia di utenti impor­tante. Lo con­fer­mava già uno stu­dio con­dotto all’inizio del 2011 che col­lo­cava TMZ, sito di noti­zie con un for­tis­simo orien­ta­mento al gos­sip, nella top ten delle fonti d’informazione più citate.

Un suc­cesso che se, da un lato, rap­pre­senta un tra­guardo impor­tante per le spe­ranze di soste­ni­bi­lità dell’informazione online, dall’altro lato, induce a riflet­tere sul tipo di infor­ma­zioni che coin­vol­gono l’utenza soprat­tutto se para­go­nate alle gravi dif­fi­coltà eco­no­mi­che del «The Guar­dian» che dalle pro­prie pagine si inter­roga sulla fine dei gior­nali gene­ra­li­sti soste­nendo in qual­che modo l’ipotesi di lavoro del sottoscritto.

Se cer­ta­mente la red­di­ti­vità non deve neces­sa­ria­mente pas­sare attra­verso la ricerca dell’effetto audi­tel con scan­da­li­smo e gos­sip, per­ver­sione della spe­cia­liz­za­zione, i risul­tati del «Mail Online» non pos­sono che lasciare l’amaro in bocca a chi lavora per un’informazione di qualità.

Classifica Quotidiani Italiani Facebook
Pubblicato il 23 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Mi Piaci, Ma Quanto Mi Piaci?

Innova et Bella, società di con­su­lenza stra­te­gica, ha rea­liz­zato una desk research sulle capa­cità stra­te­gi­che di rela­zione su Face­book dei prin­ci­pali gior­nali quo­ti­diani in Ita­lia, Fran­cia, Spa­gna, Ger­ma­nia, Gran Bre­ta­gna e Stati Uniti. Per ogni nazione sono state poste sotto osser­va­zione le stra­te­gie di rela­zione di 10 fra i quo­ti­diani più dif­fusi, per un totale di 60 testate.

Per la valu­ta­zione delle stra­te­gie rela­zio­nali di cia­scun ogni quo­ti­diano sono stati valu­tati 12 indi­ca­tori delle [buone] pra­ti­che di relazione:

1. Gestire una massa cri­tica di por­ta­tori dʼin­te­resse.
2. Svi­lup­pare la cre­scita par­te­ci­pa­tiva dei pro­pri por­ta­tori dʼin­te­resse.
3. Coin­vol­gere tutti i prin­ci­pali por­ta­tori dʼin­te­resse let­tori, gior­na­li­sti e dipen­denti, imprese e isti­tu­zioni, nello svi­luppo delle pro­prie stra­te­gie di rela­zione edi­to­riale.
4. Svi­lup­pare App per il social rea­ding, dedi­cate a offrire ai let­tori la pos­si­bi­lità di com­porre il pro­prio quo­ti­diano per­so­nale e di gruppo e di con­di­vi­derlo in rete con i pro­pri amici.
5. Offrire ai pro­pri let­tori lʼop­por­tu­nità di una rela­zione diretta con i pro­pri gior­na­li­sti [ad esem­pio lʼof­ferta di dia­logo 1to1 con la pro­pria firma pre­fe­rita] svi­lup­pando stra­te­gie di rela­zione per­so­na­liz­zate per ogni sin­golo gior­na­li­sta.
6. Dedi­care unʼat­ten­zione cre­scente alla fase di “ascolto” dei pro­pri let­tori, allʼa­na­lisi pro­fes­sio­nale dei loro dati di par­te­ci­pa­zione e alla loro resti­tu­zione in rete.
7. Offrire al pub­blico la par­te­ci­pa­zione allʼa­genda edi­to­riale, con­si­de­rando i com­por­ta­menti dei let­tori più par­te­ci­pa­tivi.
8. Offrire con­te­nuti ico­no­gra­fici, video e foto, con cre­scenti oppor­tu­nità di dia­logo e con­di­vi­sione in rete con la reda­zione e con gli altri let­tori.
9. Accre­scere il valore aggiunto dei pro­pri con­tatti, oltre il sem­plice “mi piace”, con lʼof­ferta di rela­zioni per­so­na­liz­zate di lungo periodo basate su inte­ressi pro­fondi.
10. Inte­grare le pro­prie stra­te­gie edi­to­riali su più canali aperti: carta, online, app, blog, face­book, twit­ter, you tube, …
11. Svi­lup­pare lʼof­ferta di con­te­nuti in aree tema­ti­che [quali salute, sport, finanza, etc.] pro­po­ste con stra­te­gie auto­nome di rela­zione su spe­ci­fici tar­get di clien­tela.
12. Valo­riz­zare pub­bli­ca­mente le rela­zioni svi­lup­pate con i pro­pri let­tori [come ad esem­pio pre­mia­zioni e clas­si­fi­che dei let­tori a più alto tasso di partecipazione].

Sulla base di que­sti para­me­tri e stata sti­lata una clas­si­fica glo­bale ed una per cia­scuna nazione con un rating in stile finan­zia­rio che parte dal mas­simo [tri­pla A], otte­nuto solo da due gior­nali sta­tu­ni­tensi, al minimo [C]. Clas­si­fica che vede al fondo, in 59esima e 60esima posi­zione, pro­prio due gior­nali del nostro Paese: «Il Resto del Car­lino» ed  «Il Messaggero»

Secondo i risul­tati, libe­ra­mente sca­ri­ca­bili,  i tre gior­nali che adot­tano la miglior stra­te­gia di rela­zione sono «The Washing­ton Post», «The New York Times» e «Bild». Nes­sun quo­ti­diano ita­liano figura nella top ten della classifica.

Secondo quanto dichia­rato dai redat­tori della ricerca, il primo pre­miato per le nume­rose pos­si­bi­lità di inte­ra­zione, l’offerta di rela­zione dedi­cata ai gior­na­li­sti e ai repor­ter com­po­nenti lo Staff del gior­nale, la ric­chezza di richie­ste di opi­nioni, con­si­gli e la pro­po­si­zione di tema­ti­che incen­ti­vanti la par­te­ci­pa­zione costrut­tiva del let­tore. Di par­ti­co­lare rilievo l’App ‘Washing­ton Post Social Rea­der’. Nel 2012 i likers di Washing­ton Post sal­gono a quasi 400 mila, 172 mila nel 2011.

Al secondo posto, sem­pre con rating AAA, il NY Times. Il quo­ti­diano che vanta il mag­gior numero di likers [2,2 milioni, erano 1,2 milioni nel 2011] è stato tra i primi ad uti­liz­zare la nuova time­line in ver­sione dia­rio per rac­con­tare la sua sto­ria [nel 1959 la foto di un’inedita Mari­lyn Mon­roe tra i rita­gli negli archivi del gior­nale]. Molto ele­vato il coin­vol­gi­mento dei suoi gior­na­li­sti nei dibat­titi e nelle nume­rose tema­ti­che di discussione.

Al terzo posto, con rating AA, il quo­ti­diano tede­sco Bild: ele­vata inte­rat­ti­vità, qua­lità este­tica e dei con­te­nuti carat­te­riz­zano la nuova veste della pagina social di Bild, che nel 2012 regi­stra oltre 776 mila likers, erano 132 mila nel 2011.

Ai quo­ti­diani ita­liani va il pri­mato di cre­scita di “likers” e diventa la prima, allo stato attuale l’ unica, fra le sei nazioni prese in con­si­de­ra­zione a pre­sen­tare un numero di likers supe­riore alle copie dif­fuse, con «Il Fatto Quo­ti­diano», primo tra i gior­nali del nostro Paese, che pre­senta un mol­ti­pli­ca­tore ecce­zio­nale rispetto alle copie dif­fuse, pari a ben 10 likers per copia.

Insomma agli ita­liani i quo­ti­diani piac­ciono, anche se non sono il media con il mag­gior numero di fans su Face­book, e sono 4 le testate che ottengo una A [#], ma, para­fra­sando una cele­bre cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria di una com­pa­gnia tele­fo­nica che osses­sio­nava con il ritor­nello: “mi ami, ma quanto mi ami?”, i respon­sa­bili dei gior­nali ita­liani dovreb­bero chie­dersi: mi piaci, ma quanto mi piaci? La rispo­sta pare essere: non abba­stanza da com­prare il gior­nale. Vale la pena di riflet­terci, ovviamente.

[#] Social Rating A: Un brand con social rating A svi­luppa su Face­book supe­riori capa­cità rela­zio­nali. Le sue stra­te­gie e le sue pra­ti­che di rela­zione sono valu­ta­bili come supe­riori alla media dei com­pe­ti­tori del suo settore.

Pubblicato il 22 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Rendere il Giornalismo Digitale Sostenibile & Coinvolgimento del Lettore

Lucia Adams, digi­tal deve­lo­p­ment edi­tor del «The Times», durante new­srewi­red, con­ve­gno sul gior­na­li­smo digi­tale recen­te­mente pro­mosso da Journalism.co.uk, parla di come ren­dere soste­ni­bile il gior­na­li­smo digi­tale cer­cando si svi­sce­rare cosa i let­tori siano dispo­sti a dare in cam­bio di un gior­na­li­smo di qua­lità.

Inte­res­sante pano­ra­mica sui diversi modelli di busi­ness pra­ti­ca­bili ricca di com­pa­ra­zioni utili sui diversi approcci [e stra­te­gie di pri­cing] per far pagare i con­te­nuti ai let­tori e/o sulle reve­nues pub­bli­ci­ta­rie per l’industria dell’informazione ai giorni nostri e la neces­sità di diver­si­fi­ca­zione dei ricavi. Speech dal quale emerge la cen­tra­lità dell’attenzione a quelli che bru­tal­mente la Adams defi­ni­sce clienti e che per­so­nal­mente pre­fe­ri­sco chia­mare persone.

Una cen­tra­lità che emerge, se pos­si­bile, con ancora mag­gior chia­rezza dall’intervento di John Bar­nes, mana­ging direc­tor tech­no­logy and digi­tal divi­sion di Inci­sive Media, sul valore della fidu­cia e della qua­lità dell’informazione come pila­stri per la crea­zione di valore aggiunto e coin­vol­gi­mento del lettore.

Altri inter­venti sono rac­colti nella pagina del BBC Aca­demy Col­lege of Jour­na­lism, tra tutti, ad inte­gra­zione, segnalo quello di Tamara Lit­tle­ton, chief exe­cu­tive di eMo­de­ra­tion, su come gestire pra­ti­ca­mente una com­mu­nity di noti­zie e coin­vol­gere le persone.

Older Posts