luglio 2012

Could u be a medallist - The Guardian
Pubblicato il 31 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Gamification e Newsgames Olimpionici

Su quali siano i van­taggi della gami­fi­ca­tion dell’informazione e dei new­sga­mes mi sono sof­fer­mato così tante volte, anche di recente, che ritengo inu­tile, forse anche noioso, ritor­narci sopra.

Le olim­piadi sono defi­nite anche come gio­chi olim­pici, cosa dun­que di più natu­rale se non quello di coin­vol­gere il let­tore attra­verso dei giochi?

E’ esat­ta­mente quello che devono aver pen­sato al «The Guar­dian» che ha messo al lavoro una squa­dra di esperti per  creare “Could you be a medal­list?” set di gio­chi a 8 bits dal sapore volu­ta­mente retrò che per­met­tono di gio­care 4 disci­pline olimpiche.

Per cia­scun gioco: corsa 100 mt., nuoto 100 mt., cicli­smo e mara­tona di 10 Km., si è invi­tati a sce­gliere il pro­prio ava­tar tra gli atleti dispo­ni­bili, nazio­na­lità e nome. Se si pra­tica uno di que­sti sport viene richie­sto di inse­rire il pro­prio miglior tempo che verrà così visua­liz­zato nella prima parte del gioco dove si com­pete a fianco dei miglioti atleti atleti di tutti i tempi e che viene para­go­nato alla meda­glia d’oro di tale disci­plina nelle olim­piadi del pas­sato. Si viene così a sco­prire, ad esem­pio, che 1 minuto per nuo­tare i 100 metri è il tempo di Alfred Hoos meda­glia d’oro nel 1896.

Uti­liz­zando la tastiera si gioca [e si rigioca tutte le volte che lo si desi­dera]. E’ pos­si­bile effet­tuare una gara “mista” con­tro atleti ed ani­mali avendo così il senso della velo­cità degli stessi. Nel nuoto, ad esem­pio, l’orca ovvia­mente è imbattibile.

E’ pos­si­bile con­di­vi­dere i risul­tati su Face­book gra­zie all’integrazione nel gioco della social app del quo­ti­diano anglo­sas­sone. Così facendo ven­gono abi­li­tate nuove pos­si­bi­lità e carat­te­ri­sti­che di gioco.

Insomma, infor­ma­zione, intrat­te­ni­mento e con­di­vi­sione sociale per una rea­liz­za­zione da meda­glia d’oro che pone ancora una volta il  «The Guar­dian» una spanna sopra gli altri gior­nali e mostra e dimo­stra con­cre­ta­mente appli­ca­zioni e decli­na­zioni pos­si­bili della gami­fi­ca­tion dell’informazione e dei newsgames.

Cha­peau!

elpunt_valencia.750
Pubblicato il 30 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Punto e a Capo

Sabato 28 luglio è stata l’ultima gior­nata di pub­bli­ca­zioni della ver­sione car­ta­cea per il «Nuovo Gior­nale di Ber­gamo» che si è con­ge­dato dalle edi­cole, e dai let­tori, per restare solo online. Edi­zione per la quale è stato pero’ con­fer­mato solo il con­tratto del diret­tore.

Per la testata locale lom­barda il bilan­cio 2011, pub­bli­cato pro­prio in que­sti giorni, si è chiuso con un attivo di 13mila euro, evi­den­te­mente troppo poco per l’editore, Paolo Agnelli [indu­striale del set­tore pen­tole a capo della “Agnelli metalli” e pre­si­dente di Con­fapi Lom­bar­dia] che ne ha deciso la chiu­sura. Secondo quanto ripor­tato dovrebbe soprav­vi­vere il sup­ple­mento men­sile «Ber­gamo Eco­no­mia», che potrebbe diven­tare settimanale.

Stessa sorte per «El Punt Avui», gior­nale della pro­vin­cia di Valen­cia in Spa­gna, che ha dedi­cato tutta la prima pagina di ieri all’annuncio della ces­sa­zione delle pub­bli­ca­zioni dal 3 di ago­sto ven­turo. Data dalla quale. anche in que­sto caso, esi­sterà sol­tanto la ver­sione online.

Nono­stante la fusione di circa un anno fa tra «El Punt» e l’«Avui», altro quo­ti­diano regio­nale di pro­prietà dello stesso edi­tore: Cor­po­ra­ció Cata­lana per Her­mes, la cui somma avrebbe dato una dif­fu­sione di 260mila copie, non vi sono stati i risul­tati attesi e si è scesi rapi­da­mente a 202 mila copie in pochi mesi dall’aggregazione dei due giornali.

Numeri che, dopo l’annuncio di poco più di un mese fa di ridu­zione degli orga­nici, ne hanno decre­tato la fine nono­stante la forte spe­cia­liz­za­zione locale a comin­ciare dal fatto di essere scritto in cata­lano — valen­ciano. Con­ti­nua la pub­bli­ca­zione delle altre testate del gruppo edi­to­riale spagnolo.

Segnali evi­denti di come anche le testate che si con­cen­trano su una spe­ci­fica realtà locale, sia essa pro­vin­ciale o regio­nale, abbiano forti pro­blemi di soste­ni­bi­lità in tutta Europa. Ten­denza con­fer­mata ulte­rior­mente dalla nega­ti­vità dei risul­tati del primo seme­stre per Cal­ta­gi­rone Edi­tore [«Il Mat­tino», «Il Mes­sag­gero» ed «Il Gaz­zet­tino»] con il mar­gine ope­ra­tivo lordo che è stato nega­tivo per 7,4 milioni — posi­tivo per 6,8 nel 2011 — e il risul­tato ope­ra­tivo in nega­tivo per 12,9 milioni  — posi­tivo per 763mila euro l’anno scorso nello stesso periodo -.

Punto e a capo.

Pubblicato il 29 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Il Dilemma del Prigioniero 2nd Edition

Come ho già avuto modo di dire, il dilemma del pri­gio­niero è una pie­tra miliare della teo­ria dei gio­chi, illu­stra egre­gia­mente il falso para­dosso della pro­ba­bi­lità con­tro la logica. Un modello che pare per­fet­ta­mente cal­zante all’attuale dif­fi­coltà di defi­nire se e come sia pos­si­bile rim­piaz­zare i ricavi della carta con quelli del digitale.

Andie Tucher, Diret­tore della Colum­bia Jour­na­lism School, in poco più di tre minuti rias­sume il legame, e le con­trad­di­zioni di fondo, tra gior­na­li­smo come bene pub­blico e neces­sità di profitto.

Le con­clu­sioni, anche in que­sto caso, sono disar­manti con l’ammissione di non avere la più pal­lida idea di quale possa essere la solu­zione rispetto ai modelli attuali [ina­de­guati] e sca­ri­cando la respon­sa­bi­lità della rispo­sta, della ricerca della solu­zione ai pro­pri stu­denti, alla nuova gene­ra­zione di gior­na­li­sti. Non a caso il video è tito­lato “The Pro­fit Conun­drum”: l’enigma, il mistero dei profitti.

Con­clu­sione che, da un lato, con­ferma l’incertezza attuale su quale sia la solu­zione migliore per ren­dere soste­ni­bile il gior­na­li­smo digi­tale, e, dall’altro lato, pre­oc­cupa sulla fun­zione assolta nella for­ma­zione dei gior­na­li­sti del futuro per­sino da un isti­tuto di fama inter­na­zio­nale quale la Colum­bia Jour­na­lism School.

Edicola Rimossa
Pubblicato il 28 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Achtung [illegale]

Pochi giorni fa è nato uffi­cial­mente il Reper­to­rio Pro­mo­press, l’iniziativa degli Edi­tori ita­liani per la gestione dei diritti d’autore nelle ras­se­gne stampa che rag­gruppa i prin­ci­pali gior­nali ita­liani, quo­ti­diani e periodici.

Nel frat­tempo vengo del tutto casual­mente a sco­prire che esi­ste un sito/blog che con­sente di sca­ri­care qua­lun­que testata ita­liana in PDF. E’ pos­si­bile sca­ri­care gra­tui­ta­mente — ed è ovvia­mente asso­lu­ta­mente ille­gale — sia i quo­ti­diani del giorno che le pub­bli­ca­zioni perio­di­che, le rivi­ste. Clic­cando sulla testata scelta si viene indi­riz­zati su un ser­ver tede­sco per il down­load che in moda­lità nor­male è com­ple­ta­mente gra­tuito men­tre nella ver­sione “gold” richiede 0,15€ al giorno per l’abbonamento annuale al servizio.

I vol­pac­chioni [o il vol­pac­chione] ha un account Twit­ter dove ogni giorno si segnala la pos­si­bi­lità di leg­gere gra­tui­ta­mente le testate ita­liane e prega di ret­wit­tare per soste­nere l’iniziativa. Non sor­prende che l’account abbia quasi 4mila fol­lo­wer. Sor­prende invece che que­sto abuso vada avanti da mesi senza che nes­suno se ne sia appa­ren­te­mente accorto, tranne nel caso del sottoscritto.

[tweet https://twitter.com/hombre076/status/229085021330362368 align=‘center’ lang=‘it’]

Ovvia­mente la mia segna­la­zione non è tesa ad incen­ti­vare la dif­fu­sione del “ser­vi­zio”, ma esat­ta­mente al con­tra­rio mi auguro sia utile per far ces­sare al più pre­sto l’iniziativa.

Ach­tung è illegale!

Pubblicato il 27 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

I[n]spirazioni

Ana Gon­zá­lez Neira, pro­fes­so­ressa della facoltà di comu­ni­ca­zione dell’Università di La Coruña e gior­na­li­sta, dopo aver letto la mia bona­ria pro­vo­ca­zione di ieri ha rac­colto gli stessi dati per quanto riguarda i quo­ti­diani spagnoli.

A parità di pos­si­bi­lità di errore, di inac­cu­ra­tezza dell’algoritmo, emerge un qua­dro ben diverso anche per gior­nali quali «El Pais» che vanta ben 1,7 milioni di fol­lo­wer su Twitter.

Come mostra la tabella di sin­tesi dell’elaborazione sot­to­ri­por­tata, gli utenti “fake”, i pre­sunti bot, hanno un’incidenza di gran lunga infe­riore a quelli che, uti­liz­zando lo stesso stru­mento, sem­brano avere i gior­nali del nostro Paese.  Pur restando alta la per­cen­tuale dei fol­lo­wer inat­tivi, di riflesso, è sen­si­bil­mente supe­riore rispetto ai quo­ti­diani ita­liani il numero di account “veri” – attivi.

Sono dati che, dando per scon­tata la buona fede ed esclu­dendo nel caso dei gior­nali nostrani la pos­si­bi­lità, l’intenzione, di acqui­sto di fol­lo­wer, fanno comun­que suo­nare un cam­pa­nello d’allarme nella valu­ta­zione dell’efficacia della comu­ni­ca­zione attra­verso la piat­ta­forma di microblogging.

Scrive Marco Pra­tel­lesi che “dalle metri­che, dalla capa­cità di misu­rare il valore dei con­te­nuti e il coin­vol­gi­mento dei let­tori, dipende il futuro del gior­na­li­smo digitale”.

E’ pro­prio per que­sto che ho scelto di tor­nare anche oggi sull’argomento con l’obiettivo di for­nire delle ispi­ra­zioni che sup­pli­scano alle inspi­ra­zioni, così da evi­tare di gon­fiarsi il petto con numeri di nes­sun valore.

A mar­gine, sem­pre in tema di coin­vol­gi­mento delle per­sone su Twit­ter, si segnala Commun.it, tool di relationship-management che con­sente di veri­fi­care per il pro­prio account Twit­ter [o per più account nella ver­sione pro a paga­mento] gli influen­cers, i top sup­por­ters e i fol­lo­wers con mag­gior engagement.

Older Posts