La Massa Intelligente Funziona

La scorsa settimana «The Economist» ha diffuso i risultati operativi del gruppo per il 2011-12 [anno finanziario chiuso a marzo 2012]. Per il gruppo editoriale si tratta, in assoluta controtendenza rispetto al panorama generale, del miglior risultato della sua storia.

Risultati che derivano da un mix di crescente internazionalizzazione delle vendite della testata, dalla capacità di diversificazione di fonti di ricavo e dalla concentrazione su quella che nella presentazione pubblicata a metà dicembre dello scorso anno veniva definita come la “massa intelligente”.

Il settimanale britannico stratifica l’audience segmentandola in tre grandi comparti: elite media, mass intelligence e mass media evidenziando l’esistenza di un gruppo di persone, la massa intelligente appunto, sufficientemente ampio ed altrettanto evoluto che può rappresentare il nucleo centrale di riferimento per contenuti di valore non massificati.

Il gruppo editoriale chiude l’anno 2011-12 con un risultato operativo di 67,3 milioni di sterline [83,6 milioni di euro], corrispondenti ad una crescita rispetto all’anno precedente del 6%, e un fatturato di 361,8 milioni di £ [449,6 m. €], pari ad un incremento del 4% rispetto al 2010-11.

Risultati che, a partire dalla precitata puntuale identificazione del pubblico di riferimento, sono ottenuti dalle crescenti vendite della testata a livello internazionale, sia su carta che nei formati digitali [123mila copie digitali e 1,5 milioni su carta a marzo 2012], minor dipendenza dalla raccolta pubblicitaria della rivista cartacea, che oggi pesa il 29% dei ricavi contro il 46% di dieci anni fa, e relativa diversificazione, come già accennato, delle fonti di ricavo, con la vendita di contenuti quali quelli prodotti dalla Economist Intelligence Unit ad assumere sempre maggior rilevanza.

Diversificazione ottenuta, anche, grazie a Ideas People, network di 50 testate non di proprietà del The Economist Group, che consente di proporsi come consulenti di comunicazione non come venditori di spazi pubblicitari. Una distinzione non solo semantica.

Elementi che, evidentemente, si basano su specializzazione e distintintività nella produzione di contenuti di interesse per un pubblico qualificato, ed interessante per gli investitori pubblicitari, ma non ristretto.

Insomma, la massa intelligente esiste e funziona, meglio prendere nota.

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Pier Luca Santoro

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Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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3 Commenti su La Massa Intelligente Funziona

  1. interessante il concetto di “massa intelligente”, ma così è ancora un po’ opaco. sarebbe utile fare altri esempi concreti (anche per l'”elite media”) al fine di contestualizzarlo meglio e capire quali testate o prodotti possano condividere tale fetta di fruitori. (e poi, eventualmente, applicarlo al panorama italiano?)

  2. Caro Giorgio,
    SI è un concetto vago che può essere approfondito guardando le slides 27 – 35 – http://giornalaio.wordpress.com/2011/12/15/audience-la-massa-intelligente/ – che segnalavo nell’articolo. Ovviamente non ci si può attendere che un’impresa renda pubblico il dettaglio della propria strategia.
    SI sarebbe utile e interessante, in un caso l’ho già fatto, rientra tra quelle cose che, ahimè, per sbarcare il lunario faccio a pagamento e non liberamente sul blog; in piccolo come quelli di The Economist :)
    Un abbraccio
    Pier Luca

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