Posted on 14 giugno 2012 by

Ipotesi Sulla Carta

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Pri­ceWa­te­rhou­se­Coo­pers ha pub­bli­cato il rap­porto “The medium is the mes­sage*: Outlook for maga­zine publi­shing in the digi­tal age”. Lo stu­dio ha coin­volto let­tori, edi­tori e cen­tri media di 10 nazioni del mondo ana­liz­zando pre­fe­renze e pro­spet­tive di tutti i sog­getti coinvolti.

Tra i diversi aspetti che emer­gono dalla ricerca si evi­den­zia come allo stato attuale, ad esclu­sione della fascia d’età 12  –15 anni, le per­sone con­ti­nuino a pre­fe­rire la let­tura della loro rivi­sta in ver­sione car­ta­cea rispetto a quella digi­tale lad­dove esistente.

Sem­pre per quanto riguarda le rivi­ste emerge che le per­sone durante la let­tura dif­fi­cil­mente svol­gono altre atti­vità, ele­mento che può asso­lu­ta­mente essere tra­slato anche alla let­tura dei gior­nali, come invece avviene con tele­vi­sione, radio ed inter­net. La ridotta pro­pen­sione al mul­ti­ta­sking, evi­den­ziata dal gra­fico di sin­tesi sot­to­stante, è evi­den­te­mente un valore aggiunto rile­vante per gli inve­sti­tori pubblicitari.

Inve­sti­tori pub­bli­ci­tari che però, come sap­piamo, nella tran­si­zione al digi­tale in atto, anche nel nostro Paese pena­liz­zano la carta stam­pata più di altri media.

Non è solo una crisi dei media, ed in par­ti­co­lare della stampa, ma è anche, o forse soprat­tutto, una crisi della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria con­ven­zio­nale. La pub­bli­cità clas­sica ha perso impatto.

Due fon­da­men­tal­mente le motivazioni:

  • Le aziende e le agen­zie di comu­ni­ca­zione, in gene­rale, non rie­scono a miglio­rare, ad evol­vere, la crea­ti­vità dei loro mes­saggi che così diven­tano “invisibili”.
  • Le per­sone sono dive­nute immuni alla pub­bli­cità. Con gli attuali livelli di satu­ra­zione dei mezzi, a comin­ciare dalla TV ma non solo, le per­sone si sono immu­niz­zate così come avviene ai bat­teri quando vi è abuso di anti­bio­tici [credo che la meta­fora renda]

La con­ver­sa­zione, la con­di­vi­sione, l’ascolto e il pas­sa­pa­rola [digi­tale e non] sono aspetti sem­pre più rile­vanti per una comu­ni­ca­zione d’impresa efficace.

Come sug­ge­rivo un paio di giorni fa, i limiti fun­zio­nali della carta pos­sono, devono, essere inte­grati con solu­zioni già dispo­ni­bili quali la realtà aumen­tata che mi pare asso­lu­ta­mente la più con­vin­cente ed inte­res­sante sia per i con­te­nuti infor­ma­tivi che per le pro­po­ste di comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria tra le attuali possibilità.

Layar, pro­po­sta di appli­ca­zione di realtà aumen­tata, con­sente di ren­dere la carta un sup­porto inte­rat­tivo, dina­mico, per­met­tendo anche l’integrazione tra con­te­nuti pre­senti all’interno di una rivi­sta o di un gior­nale e quelli online/digitali.

Un valore aggiunto sia sotto il pro­filo gior­na­li­stico con la pos­si­bi­lità di mostrare con­te­nuti aggiun­tivi che sulla carta non tro­vano spa­zio che per quanto riguarda la comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria con le imprese che, volendo, pos­sono por­tare le per­sone diret­ta­mente sul loro sito web, ad esem­pio, dallo smartphone.

Aspetto che, rispetto alla mitica frase di Henry Ford: “So bene che il 50% dei soldi che spendo in pub­bli­cità va perso, men­tre l’ altro 50% va a segno. Ma non sapendo quale dei due è quello effi­cace, li spendo entrambi”, con­sen­ti­rebbe, final­mente, di misu­rare l’efficacia e l’impatto delle cam­pa­gne sulla stampa.

Il futuro della stampa è digi­tale, e passa per la realtà aumen­tata. In un’epoca di rapi­dis­sime evo­lu­zioni che pre­sup­pon­gono la con­ti­nua neces­sità di testare, di spe­ri­men­tare nuove solu­zioni, non pro­vare que­sta strada sarebbe col­pe­vol­mente miope.

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