Pubblicato il 12 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Carta, Sasso o Forbici

Pro­se­gue il con­fronto con Giu­seppe Gra­nieri, nel quale si sono inse­rite anche altre voci, su evo­lu­zioni del gior­na­li­smo e soste­ni­bi­lità eco­no­mica. Un dibat­tito che mi entu­sia­sma sia per la moda­lità che, ancor­più, per l’opportunità che offre di allar­gare sem­pre più la visione sulle pro­ba­bili ten­denze future per l’industria dell’informazione.

Ieri Giu­seppe, all’interno di “Media Shift”, spa­zio da lui curato per «L’Espresso», ha pub­bli­cato, con grande sin­tesi ed effi­ca­cia, quali siano a suo avviso le ten­denze che stanno ridi­se­gnando il giornalismo.

Provo a seguire lo stesso schema per punti uti­liz­zato nell’articolo così da faci­li­tare il confronto.

A. LA CARTA [NON] HA FINITO IL SUO CICLO:

Se, da un lato, è indub­bio che la carta come sup­porto pre­senti gli svan­taggi che ven­gono ricor­dati, dall’altro lato pre­senta van­taggi e opzioni che la ren­dono sem­pre inte­res­sante sia per quanto riguarda gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari che per l’informazione.

Ele­menti con­fer­mati dalla cre­scita di quasi il 10% degli inve­sti­menti dei prin­ci­pali brand del lusso sulla stampa, con un quo­ti­diano: «Il Cor­riere della Sera» che fa parte del leone cata­liz­zando da solo ben il 13% dei 702,9 milioni di euro che aziende come Prada, Dolce & Gab­bana e Gucci, per citarne alcune, hanno inve­stito nel 2011.

Non si tratta solo di even­tuale mio­pia o arre­tra­tezza di cen­tri media ed inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, la carta resta la fonte d’informazione, all’interno di un con­sumo mul­ti­me­diale e mul­ti­piat­ta­forma, non dei lag­gards, ovvero coloro che non dispon­gono degli stru­menti cul­tu­rali e dell’alfabetizzazione per acce­dere alla più com­pe­ti­tiva forma di infor­ma­zione digi­tale, come dice Giu­seppe, ma di fasce di valore della popo­la­zione, a comin­ciare dai top mana­ger come evi­den­zia la ricerca “Deci­sion Dyna­mics”, stu­dio inter­na­zio­nale a cadenza annuale sulle attese, i cri­teri di presa deci­sio­nale e l’utilizzo dei media da parte dei top mana­ger di tutto il mondo che Dore­mus, agen­zia di comu­ni­ca­zione e ricerca inter­na­zio­nale, con­duce, in col­la­bo­ra­zione con il «Finan­cial Times», dal 2003.

I limiti fun­zio­nali della carta pos­sono, devono, essere inte­grati con solu­zioni già dispo­ni­bili quali la realtà aumen­tata che mi pare asso­lu­ta­mente la più con­vin­cente ed inte­res­sante sia per i con­te­nuti infor­ma­tivi che per le pro­po­ste di comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria tra le attuali possibilità.

La tec­no­lo­gia che cam­bierà il gior­na­li­smo si chiama con­te­nuto, aper­tura e condivisione.

B. IL CICLO DEL DIGITALE STA APPENA INIZIANDO:

Vero. Soprat­tutto per l’industria dell’informazione siamo asso­lu­ta­mente agli albori, all’esordio.

Si tratta di una com­bi­na­zione di inno­va­zione tec­no­lo­gica a costi acces­si­bili e di user expe­rience che allo stato attuale è asso­lu­ta­mente delu­dente sia online che in digi­tale con solu­zioni gene­ral­mente dav­vero pue­rili rispetto alle poten­zia­lità del mezzo.

Credo che il pro­cesso men­tale di com­pren­sione ed assi­mi­la­zione dell’informazione online abbia biso­gno di studi appro­fon­diti che iden­ti­fi­chino al meglio le leve ed il design più effi­cace rela­tivo. Molto deve essere ancora fatto sotto que­sto pro­filo prima di rag­giun­gere la piena matu­rità di uti­lizzo del mezzo.

C. FATTORI INDUSTRIALI:

Ad alcuni aspetti, ed in par­ti­co­lare all’ipotesi dei lag­gards, credo di aver già rispo­sto nel punto A.

L’ipotesi del pas­sag­gio ad un’edizione solo digi­tale di testate sulla carta mi lascia, per­lo­meno, perplesso.

Se cer­ta­mente esi­stono ele­menti di costo che ren­dono dif­fi­cile la distri­bu­zione credo che l’informatizzazione delle edi­cole possa dare un con­tri­buto signi­fi­ca­tivo a miglio­rare la situazione.

Penso che sia un errore che vani­fica la costru­zione del brand sino a quel momento otte­nuta abban­do­nare com­ple­ta­mente la pub­bli­ca­zione su carta, come l’esperienza del «Seat­tle Post Intel­li­gen­cer» sem­bra con­fer­mare; meglio, in casi di estrema neces­sità, ricor­rere a solu­zioni “miste” man­te­nendo una o più uscite nella ver­sione cartacea.

Diverso ovvia­mente il discorso per chi nasce, nascerà, da oggi in poi.

D. NUOVE SOLUZIONI PER NUOVI PROBLEMI:

Si “siamo tutti edi­tori”.

Se l’industria dell’informazione deve con­ti­nuare a viag­giare sul dop­pio bina­rio di rela­zione con i let­tori, con le per­sone, e con le imprese, con gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, si tratta evi­den­te­mente di lavo­rare coe­ren­te­mente in que­sti ambiti.

Sul let­tore, con le per­sone, è neces­sa­rio tor­nare ad essere perno cen­trale dei loro inte­ressi, delle loro con­ver­sa­zioni e dei diversi gruppi, delle distinte comu­nità, sia in Rete che fisi­ca­mente come, uno per tutti, il caso dei cafè come punto d’incontro con le reda­zioni esemplifica.

Come ho già avuto modo di affer­mare, in ter­mini di posi­zio­na­mento i gior­nali, l’informazione deve spie­gare non mostrare, il biso­gno è di capire non di vedere, di quello c’è già sovrab­bon­danza di offerta.

Per le imprese, gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, in virtù della pos­si­bi­lità con­creta di spa­ziare con un’offerta mul­ti­me­diale, orga­nica, si tratta di ripro­porsi come con­su­lenti di comu­ni­ca­zione offrendo loro quello di cui hanno biso­gno e non, come spesso avviene oggi, [s]vendendo un tot al chilo l’unica merce dispo­ni­bile. Un buon esem­pio in tal senso è Ideas Peo­ple del The Eco­no­mist Group.

Forse, nel com­plesso, dallo sga­bello a tre gambe è neces­sa­rio pas­sare alla scala su cui reg­gersi. Ricer­care nuove forme di ricavo che rie­scano a sop­pe­rire all’incolmabile gap tra reve­nues pub­bli­ci­ta­rie della carta stam­pata e del digi­tale [mobile incluso] o, in alter­na­tiva, se la qua­lità e la seg­men­ta­zione dei con­te­nuti lo con­sente, pun­tare tutto, o quasi, sul let­tore.

E. LE SOLUZIONI:

Molti spunti sono stati offerti sin qui nei diversi punti ana­liz­zati, credo di poter dire, su quali siano alcune delle poten­ziali solu­zioni rispetto all’ipotesi evo­lu­tiva di sce­na­rio, per quanto ragio­ne­vol­mente prevedibile.

Evi­den­te­mente non esi­ste LA solu­zione ma esi­stono solu­zioni diverse per realtà edi­to­riali distinte, anche per que­sto non voglio spin­germi oltre se non discu­tendo di casi spe­ci­fici e non in generale.

Altre ancora, mi scu­se­rete per la sfac­cia­tag­gine, sono dispo­ni­bili a paga­mento poi­chè que­sto è il mio pre­ca­rio mestiere di dare con­si­gli e solu­zioni a chi è tal­mente avven­tato dal richiedermeli.

F. CONCLUSIONI:

Gli auguri mor­tali ven­gono da lon­tano, già Jean Bau­dril­lard nel suo “Requiem for the Media” del 1972 si sca­gliava con­tro il sistema mass­me­dia­tico uni­la­te­rale e verticale.

Nel 2005 faceva seguito Bruce Ster­ling, uno degli autori più influenti del cyber­punk, con “Dead Media Mani­fe­sto”: una guida per i pale­no­to­logi dei media che ne pre­ve­deva il collasso.

Ultimo in ordine cro­no­lo­gico, Ross Daw­son, poco più di un anno fa, ha svi­lup­pato un’ipotesi di sce­na­rio rela­ti­va­mente a tempi e moti­va­zioni che por­te­ranno i gior­nali, così come oggi li cono­sciamo, ad una scom­parsa defi­ni­tiva. Secondo il cele­bre futu­ro­logo e con­fe­ren­ziere l’anno di estin­zione dei gior­nali in Ita­lia sarà il 2027.

Per­so­nal­mente credo che i quo­ti­diani [di carta] non mori­ranno, così come, ad esem­pio, l’avvento del cinema non ha decre­tato la morte del tea­tro o la tele­vi­sione quella del cinema.

Per quanto riguarda l’Italia, mi piace imma­gi­nare, a lungo ter­mine [diciamo 15 –20 anni, non prima, a seconda di quanto rapide saranno deter­mi­nate evo­lu­zioni cul­tu­rali e tec­no­lo­gi­che], un futuro in cui i quo­ti­diani di carta nel nostro paese con­ti­nue­ranno ad esi­stere sep­pur deci­sa­mente ridi­men­sio­nati in ter­mini di numero di copie ven­dute, forse addi­rit­tura dimezzati.

Un futuro fatto di quo­ti­diani di nic­chia. Nic­chie costi­tuite da due grandi com­parti: una spe­cia­li­stica [si pensi, a titolo esem­pli­fi­ca­tivo, a «Il Sole24Ore» ed alla «Gaz­zetta dello Sport»] ed una costi­tuita dalla somma dei quo­ti­diani locali, ancora più spe­cia­liz­zati e “vicini” alle comu­nità di rife­ri­mento. Un futuro nel quale alcuni quo­ti­diani di seconda let­tura, d’opinione si affian­che­ranno a mas­simo due gene­ra­li­sti nazio­nali, pro­ba­bil­mente «Cor­riere della Sera» e «Repub­blica», seg­mento che vedo come mag­gior­mente a rischio tra tutti.

Con­ti­nue­remo a gio­care, pas­sa­temi la meta­fora, a “carta, sasso o for­bici” per lungo tempo, credetemi.