giugno 2012

Corriere dello Sport
Pubblicato il 30 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Abbassare la Cresta [e Citare la Fonte]

Le prime pagine di ieri di «Libero», con un “Vaf­fan­Mer­kel”, e del «Il Gior­nale», che addi­rit­tura arri­vava a tito­lare “Ciao Ciao Culona”, sono inqua­li­fi­ca­bili, da inci­dente diplo­ma­tico, espres­sione del gior­na­li­smo più becero.

Sem­pre da ieri, un foto­mon­tag­gio dell’attuale Pre­si­dente del Con­si­glio, rea­liz­zato dal pub­bli­ci­ta­rio vene­ziano Ema­nuele Dal Carlo, ha otte­nuto ampis­sima dif­fu­sione nei diversi social net­work per essere ripreso da diversi gior­nali online. L’autore ne ha rac­con­tato la genesi e rias­sunto gli aspetti virali dell’iniziativa a Ninja Marketing.

Sta­mat­tina il «Cor­riere dello Sport» uti­lizza il foto­mon­tag­gio che prende buona parte della sua prima pagina. Sotto si legge: “Nella foto un foto­mon­tag­gio che si trova nel web”. Un non rico­sci­mento del giu­sto cre­dito all’autore alla quale, sep­pure in tono minore, con minor enfasi, non si sot­trae nep­pure «La Gaz­zetta dello Sport», che anche in que­sto caso scrive: “ecco il foto­mon­tag­gio che gira in rete”

Invito tutti coloro che leg­ge­rano que­ste righe a fare copia-incolla degli arti­coli dei quo­ti­diani in que­stione appo­nendo la mede­sima dicitura.

E’ ora di abbas­sare la cre­sta e citare la fonte.

http://www.primaonline.it/wp-content/plugins/Flutter/files_flutter/1340892117Nielsen_Summarygen-apr2012.pdf
Pubblicato il 29 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Il Mondo Cambia

La tavola di sin­tesi sot­to­ri­por­tata evi­den­zia l’andamento, disa­stroso, del mer­cato pub­bli­ci­ta­rio in Ita­lia nel primo qua­dri­me­stre 2012 rispetto al pari periodo 2011 secondo le rile­va­zioni Nielsen.

Se Inter­net è l’unico mezzo che cre­sce [qui il det­ta­glio], arri­vando a pesare il 7,8% del totale, anche per effetto del calo degli altri mezzi, sem­pre secondo Niel­sen, la situa­zione in Europa non è molto migliore essendo l’unico con­ti­nente nel mondo che regi­stra una fles­sione degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari con però al suo interno Ger­ma­nia, Fran­cia e Sviz­zera che regi­strano una cre­scita della spesa in adver­ti­sing e gli altri in decisa fles­sione come nel nostro caso.

Sul tema vale la pena di leg­gere la rac­colta di dichia­ra­zioni di esperti inter­na­zio­nali del set­tore durante il recente Inter­na­tio­nal Festi­val of Crea­ti­vity di Can­nes. Ne riporto sola­mente una, quella che mi ha col­pito di più fra tutte:

Brand mar­ke­ters are increa­sin­gly loo­king for solu­tions to bet­ter con­nect with their con­su­mers, bet­ter con­trol their costs and the ROI of their acti­vi­ties, and to acce­le­rate the speed at which they bring the right ideas to mar­ket to cope with the pres­sure of an increa­sin­gly com­plex and kine­tic com­pe­ti­tive environment.

-Fran­cois Petavy, eYeka

Se le fles­sioni degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari che si regi­strano nelle nazioni euro­pee mag­gior­mente col­pite dalla crisi, inclusa l’Italia, sono un ele­mento ciclico che sem­pre si regi­stra durante que­sti momenti, la cre­scita di Inter­net, accom­pa­gnata dal calo anche della tele­vi­sione, dimo­stra che vi sono ele­menti strut­tu­rali di cam­bia­mento nel pro­cesso di rela­zione e comu­ni­ca­zione tra per­sone e brand, imprese, come giu­sta­mente rileva Fran­cois Petavy.

Il mondo cambia.

Squer it
Pubblicato il 28 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Nasce una Piattaforma Informativa All Digital tutta Italiana

Dall’inizio di que­sta set­ti­mana, con­clusa la fase di test a porte chiuse, alla quale ho par­te­ci­pato,  Squer.it è aperto a tutti, è pos­si­bile con­sul­tare le noti­zie, iscri­versi, inte­ra­gire, con­di­vi­derne le informazioni.

Squer.it,  start-up ita­liana nata intorno all’idea di inno­vare il modo in cui ci si informa e si con­versa oggi e nel pros­simo futuro, rap­pre­senta, final­mente, qual­cosa di molto diverso e di molto inte­res­sante, a mio avviso, rispetto alle pro­po­ste viste sin ora. E’ una piat­ta­forma infor­ma­tiva che coniuga il modello tra­di­zio­nale di dif­fu­sione delle noti­zie con le nuove moda­lità digi­tali rap­pre­sen­tate dai social media.

Par­tendo dalla pagina gene­rale, a seconda dei pro­pri inte­ressi, è pos­si­bile acce­dere a diversi set­tori come quello dedi­cato alle news, quello dedi­cato a Euro 2012 o alle Olim­piadi di Lon­dra, canali d’informazione oriz­zon­tali ai quali si aggiun­gono altre pro­po­ste d’informazione ver­ti­cali quale, ad esem­pio, quello sulla vela. Veri e pro­pri siti web spe­cia­liz­zati che ven­gono aggior­nati più volte al giorno e che aumen­te­ranno nume­ri­ca­mente nel tempo.

E’ pos­si­bile per­so­na­liz­zare l’ordine delle noti­zie a seconda della data, della popo­la­rità o della loro “Sque­ra­bi­lity” e veri­fi­care quali siano i temi più caldi del momento in Ita­lia tra­mite l’hashtag cloud che ogni due minuti si rinnova.

L’approccio gene­rale, con imma­gine che richiama la noti­zia da appro­fon­dire, a colpo d’occhio con­sente di sce­gliere la noti­zia che si desi­dera leg­gere. Pulito gra­fi­ca­mente, chiaro, con una buona user expe­rience. Inte­res­santi, anche, i cru­scotti su velo­cità e potenza di dif­fu­sione delle hashtag.

Di grande inte­resse, altret­tanto, l’idea die­tro al modello di busi­ness della nuova piat­ta­forma infor­ma­tiva, della nuova testata.

Leone Cre­scenzi, CEO della start up, alla quale par­te­cipa anche l’amico Luca Ala­gna, da me con­tat­tato per avere delu­ci­da­zioni al riguardo, mi spiega che, final­mente, si va oltre la tra­di­zione, il con­sueto, anche da que­sto punto di vista. Non è pre­vi­sta pub­bli­cità display all’interno del sito e la comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria sarà un con­te­nuto come gli altri [con ovvia­mente la spe­ci­fica che è un mes­sag­gio pro­mo­zio­nale], com­men­ta­bile e con­di­vi­si­bile. Agli inve­sti­tori oltre allo spa­zio viene offerto un ser­vi­zio com­pleto con ana­lisi dei risul­tati den­tro e fuori la piat­ta­forma informativa.

A breve, infine, saranno inse­riti ele­menti di gami­fi­ca­tion, da me tante volte richia­mati, sug­ge­riti, che rap­pre­sen­tano ulte­riore ele­mento d’interesse e di ino­va­zione nel pano­rama infor­ma­tivo del nostro Paese.

Insomma, dopo tante parole sul tema, final­mente anche in Ita­lia qual­cosa di inno­va­tivo ed inte­res­sante. Non posso che augu­rare ai par­te­ci­panti a quest’avventura buona for­tuna e buon lavoro, i pre­sup­po­sti di suc­cesso ci sono tutti.

Vantaggi Card per Filiera Editoriale
Pubblicato il 27 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Ottimizzazione della Filiera Editoriale

Come pro­messo ieri, oggi si parla di otti­miz­za­zione e razio­na­liz­za­zione dei pro­cessi con par­ti­co­lare rife­ri­mento alla filiera edi­to­riale, alla sua distribuzione.

Il Rap­porto 2012 sull’industria dei quo­ti­diani in Ita­lia, segna­lato e com­men­tato ieri, si apre con la tavola, sot­to­ri­por­tata, rela­tiva alle ven­dite dei quo­ti­diani ed alle rese. Emerge come le rese nel 2011 abbiano pesato per oltre un quarto [28,3%] del totale.

Nella pre­sen­ta­zione, effet­tuata da Sal­va­tore Curiale, diret­tore di ASIG [Asso­cia­zione Stam­pa­tori Ita­liana Gior­nali], effet­tuata sem­pre nel corso della XV Edi­zione di WAN-IFRA Ita­lia, emerge come per ogni 100 copie stam­pate, meno di 70 gene­rano red­dito per le aziende edi­to­riali. In totale, ogni anno si stam­pano oltre set­te­cento milioni di copie di gior­nale che non pro­du­cono ricavi o che, nel caso delle rese, deter­mi­nano costi aggiuntivi.

Costi che sono ricon­du­ci­bili alla voce dei ser­vizi [in pre­va­lenza tra­sporti e com­po­si­zione e stampa presso terzi] e mate­rie prime [essen­zial­mente la carta] che pesano per il 60% del totale dei costi che gra­vano sull’indistria dei quo­ti­diani nel nostro Paese.

Se non sba­glio i conti, que­sto signi­fica che annul­lare le rese, o comun­que mini­miz­zarle al mas­simo, por­te­rebbe un bene­fi­cio eco­no­mico di recu­pero con­tri­bu­tivo per le imprese del set­tore che potrebbe arri­vare sino al 18%. In tempi come que­sti recu­pe­rare il 18% di ricavi sarebbe una boc­cata di ossi­geno straor­di­na­ria che con­sen­ti­rebbe di guar­dare al futuro, ai suoi svi­luppi, senza la spada di damo­cle sulla testa.

Già, ma come? La solu­zione, come punto di par­tenza, è tanto sem­plice quanto, sin ora, inap­pli­cata. Si chiama infor­ma­tiz­za­zione delle edicole.

Aspetto sul quale mi sono sof­fer­mato più volte all’interno di que­sti spazi, anche di recente, evi­den­ziando come l’informatizzazione delle edi­cole, con­senta dia­logo, comu­ni­ca­zione, e dun­que cono­scenza spe­ci­fica, di ogni sin­gola realtà.

L’informatizzazione delle edi­cole [ad oggi sono circa 5mila — su 3omila — quelle infor­ma­tiz­zate con due appli­ca­tivi distinti che dia­lo­gano solo con il distri­bu­tore locale] con­sen­ti­rebbe all’editore di cono­scere in tempo reale il ven­duto per cia­scun punto ven­dita garan­tendo otti­miz­za­zione del costo delle rese, l’attenuazione [o scom­parsa] delle micro rot­ture di stock che para­dos­sal­mente carat­te­riz­zano le pub­bli­ca­zioni alto vendenti.

L’informatizzazione delle edi­cole age­vola la pos­si­bi­lità di son­daggi, di ricer­che su argo­menti ad hoc e favo­ri­sce l’implementazione di ser­vizi a par­tire, per citarne almeno uno, dalla pos­si­bi­lità di effet­tuare in edi­cola il ser­vi­zio di print on demand, che con­sen­ti­rebbe la qua­dra tra desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione da parte del let­tore e man­canza di red­di­ti­vità che que­sto ottiene online nella sua decli­na­zione all digital.

L’informatizzazione delle edi­cole con­sente, ter­mine in voga, di disin­ter­me­diare l’intermediazione, fare rete per dare voce, corpo e sostanza a que­sti con­cetti e a tutti quelli che è pos­si­bile aggiungere.

Con­cetti che ven­gono riba­diti ed ampliati nella pre­sen­ta­zione, ancora una volta effet­tuata durante la XV Edi­zione di WAN-IFRA Ita­lia, da Bain & Com­pany, nota società di con­su­lenza, che effet­tua un’analisi sul pano­rama della distri­bu­zione edi­to­riale estre­ma­mente pun­tuale e interessante.

La pre­sen­ta­zione [da leg­gere asso­lu­ta­mente] ana­lizza gli ele­menti strut­tu­rali e ciclici della crisi del set­tore sug­ge­rendo gli inter­venti neces­sari sul pro­dotto edi­to­riale, sull’evoluzione della sua con­ce­zione, sulla neces­sità di ridi­se­gno dei pro­cessi di reda­zione, sulla pro­po­sta pub­bli­ci­ta­ria che i gior­nali, nei diversi for­mati, deb­bono effet­tuare, e la sua vei­co­la­zione attra­verso le con­ces­sio­na­rie, per arri­vare, appunto, alla distri­bu­zione ed all’informatizzazione delle edicole.

Dallo sli­de­show emerge come dal 2008 ad oggi siano state chiuse 6mila edi­cole, pas­sate dalle 40mila del 2008, alle 34mila del 2011, e 40 distri­bu­tori locali, scesi da 170 a 130 nello stesso periodo. La slide 23, sot­to­ri­por­tata, evi­den­zia, i bene­fici imme­diati e le pro­spet­tive offerte dal pro­cesso di infor­ma­tiz­za­zione delle edicole.

Tutti i det­ta­gli anche rela­tivi al refill e dun­que all’abbattimento delle micro rot­ture di stock che si veri­fi­cano pun­tual­mente, para­dos­sal­mente, per le testate alto ven­denti, sono ben spie­gati nella pre­sen­ta­zione, che con­ti­nua con una pro­po­sta evo­lu­tiva che parte dalla base dell’informatizzazione dei punti vendita.

Pro­po­sta di spe­cia­liz­za­zione che con­di­vido ed ho richia­mato a più riprese, soste­nendo che alla strada del gene­ra­li­smo, del ven­dere di tutto o del for­nire ser­vizi che già ven­gono for­niti in altri canali [paga­mento bol­lette, ad esem­pio] con mar­gini ine­si­stenti, pri­vi­le­gio quella della spe­cia­liz­za­zione sia per aver veri­fi­cato diret­ta­mente che i ser­vizi inte­gra­tivi sin ora ipo­tiz­zati non appor­te­reb­bero alcuna mar­gi­na­lità inte­gra­tiva al canale che per visione stra­te­gica e coerenza.

Bain & Com­pany ipo­tizza, sug­ge­ri­sce, l’introduzione di card, sia mono edi­tore che pluri edi­tore, che per­met­tano di rac­co­gliere infor­ma­zioni sul let­tore e avviare pro­grammi di fide­liz­za­zione nel canale edi­cole. Card che con­sen­ti­rebbe anche di rac­co­gliere dati sul let­tore utili per pro­fi­lare l’offerta edi­to­riale e pub­bli­ci­ta­ria, sot­to­pro­dotto asso­lu­ta­mente non trascurabile.

Il recu­pero di effi­cienza con­tri­bu­tiva e le pro­spet­tive offerte dall’informatizzazione delle edi­cole sono IL pas­sag­gio neces­sa­rio per la ripresa di tutta la filiera edi­to­riale dagli edi­tori alle edi­cole. Se n’é par­lato troppo alungo e troppo a vuoto sin ora, è giunto, dav­vero, il momento per la FIEG, il Governo e le rap­pre­sen­tanze sin­da­cali dei gior­na­lai di darvi la giu­sta prio­rità a par­tire dall’incontro che si terrà oggi tra le parti. Mi auguro che que­ste rifles­sioni pos­sano essere spunto e base di un con­fronto fat­tivo; le ho espo­ste, anche, con que­sto obiettivo.

Pubblicato il 26 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Rapporto 2012 sull’ Industria dei Quotidiani in Italia

La set­ti­mana scorsa, nell’ambito della con­fe­renza inter­na­zio­nale per l’industria dell’editoria e della stampa quo­ti­diana, pro­mossa da WAN-IFRA, l’associazione mon­diale degli edi­tori e della stampa quo­ti­diana, da FIEG e da ASIG [Asso­cia­zione Stam­pa­tori Ita­liana Gior­nali], è stato pre­sen­tato il Rap­porto 2012 sull’industria dei quo­ti­diani in Italia.

La ricerca annuale sull’industria della stampa ita­liana ana­lizza lo sta­tus quo dell’informazione quo­ti­diana nel nostro Paese rela­ti­va­mente ai let­tori, al mer­cato pub­bli­ci­ta­rio, agli indi­ca­tori eco­no­mici e alla situa­zione occu­pa­zio­nale e retri­bu­tiva del set­tore. Il rap­porto si arti­cola nelle diverse sezioni per 130 pagine com­ples­sive, come sem­pre, tutte da leg­gere.

Anche per for­nire un con­tri­buto ulte­riore al dibat­tito sti­mo­lato dome­nica in que­sti spazi rela­ti­va­mente all’audience dei quo­ti­diani online, ho foca­liz­zato la mia atten­zione quest’oggi sulla parte rela­tiva a let­tori, rea­der­ship e inte­resse verso, appunto, le edi­zioni online dei gior­nali nostrani.

Se l’andamento delle ven­dite di quo­ti­diani con­ti­nua a sci­vo­lare sem­pre più verso il basso, con il 2011 in fles­sione del 2,7% e i primi tre mesi di quest’anno intorno al –5% medio [Nota], secondo i dati Audi­press ed Audi­web rac­colti nel rap­porto, non altret­tanto avviene per i let­tori di quo­ti­diani che sono in cre­scita sia per l’edizione car­ta­cea che per quella online.

Secondo i dati sopra­ri­por­tati vi sareb­bero quasi 25 milioni di let­tori di quo­ti­diani su carta nel giorno medio, con una cre­scita di circa 4 milioni di let­tori negli ultimi dieci anni [anche la curva tende alla sta­bi­liz­za­zione dalla 2^ rile­va­zione del 2010 in poi], e 3,3 milioni di let­tori per le edi­zioni online, con un incre­mento di 1 milione di let­tori dall’inizio delle rile­va­zioni [2010] ad oggi.

Si evi­den­zia dun­que come la carta sia il mezzo di frui­zione pri­vi­le­giato con un rap­porto di poco infe­riore di 10 ad 1 rispetto all’online. Soprat­tutto, come viene citato nel rap­porto, la dif­fe­renza tra anda­mento delle ven­dite e let­tura evi­den­zia come “l’informazione appare ormai a molti come una com­mo­dity alla quale non si rico­no­sce un valore signi­fi­ca­tivo”. Pro­blema che qual­cuno assi­mila, fa coin­ci­dere con quello dell’industria pornografica.

Aspetto che, come ricor­davo pochi giorni fa, deve ulte­rior­mente far riflet­tere sulla cura neces­sa­ria nella rela­zione con i let­tori, con le per­sone, da parte dei gior­nali in un momento in cui “la pub­bli­ca­zione è un bot­tone”, e la dif­fe­renza, il valore aggiunto viene creato dai ser­vizi aggiun­tivi for­niti e dall’apertura, nei con­te­nuti e nella rela­zione, con il pub­blico di riferimento.

Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente le edi­zioni online dei gior­nali, nel rap­porto si evi­den­zia come il 53,5% degli inter­nauti non visiti mai il sito web di un quo­ti­diano. Ele­mento che se, da un lato, rap­pre­senta un bacino poten­ziale d’interesse, dall’altro lato, fa riflet­tere su come il pro­blema dei numeri dell’audience dell’informazione nostrana non siano cer­ta­mente solo ricon­du­ci­bili all’idioma, nono­stante gli utenti inter­net nel giorno medio siano aumen­tati del 22%, men­tre gli utenti dei siti dei quo­ti­diani sono cre­sciuti del 47% tra il 2009 ed il 2011.

Si tratta evi­den­te­mente di dati gene­rali che nelle pie­ghe delle medie sta­ti­sti­che celano anda­menti spesso ben diversi tra loro com’è il caso, per citare un esem­pio, del buon anda­mento dell’edizione online del «Il Sole24Ore» e quello nega­tivo di «L’Unità», che rischiano di ali­men­tare la “reach” ma lasciano inso­luto l’aspetto dei ricavi.

Per quelli, appare sem­pre più chiaro, non basta sod­di­sfare il nar­ci­si­smo dei numeri grossi, occorre diver­si­fi­care, spe­cia­liz­zarsi ed otti­miz­zare i pro­cessi. Ne par­le­remo domani, promesso.

The Economist Sintesi Risultati Economici
Pubblicato il 25 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

La Massa Intelligente Funziona

La scorsa set­ti­mana «The Eco­no­mist» ha dif­fuso i risul­tati ope­ra­tivi del gruppo per il 2011-12 [anno finan­zia­rio chiuso a marzo 2012]. Per il gruppo edi­to­riale si tratta, in asso­luta con­tro­ten­denza rispetto al pano­rama gene­rale, del miglior risul­tato della sua storia.

Risul­tati che deri­vano da un mix di cre­scente inter­na­zio­na­liz­za­zione delle ven­dite della testata, dalla capa­cità di diver­si­fi­ca­zione di fonti di ricavo e dalla con­cen­tra­zione su quella che nella pre­sen­ta­zione pub­bli­cata a metà dicem­bre dello scorso anno veniva defi­nita come la “massa intelligente”.

Il set­ti­ma­nale bri­tan­nico stra­ti­fica l’audience seg­men­tan­dola in tre grandi com­parti: elite media, mass intel­li­gence e mass media evi­den­ziando l’esistenza di un gruppo di per­sone, la massa intel­li­gente appunto, suf­fi­cien­te­mente ampio ed altret­tanto evo­luto che può rap­pre­sen­tare il nucleo cen­trale di rife­ri­mento per con­te­nuti di valore non massificati.

Il gruppo edi­to­riale chiude l’anno 2011-12 con un risul­tato ope­ra­tivo di 67,3 milioni di ster­line [83,6 milioni di euro], cor­ri­spon­denti ad una cre­scita rispetto all’anno pre­ce­dente del 6%, e un fat­tu­rato di 361,8 milioni di £ [449,6 m. €], pari ad un incre­mento del 4% rispetto al 2010-11.

Risul­tati che, a par­tire dalla pre­ci­tata pun­tuale iden­ti­fi­ca­zione del pub­blico di rife­ri­mento, sono otte­nuti dalle cre­scenti ven­dite della testata a livello inter­na­zio­nale, sia su carta che nei for­mati digi­tali [123mila copie digi­tali e 1,5 milioni su carta a marzo 2012], minor dipen­denza dalla rac­colta pub­bli­ci­ta­ria della rivi­sta car­ta­cea, che oggi pesa il 29% dei ricavi con­tro il 46% di dieci anni fa, e rela­tiva diver­si­fi­ca­zione, come già accen­nato, delle fonti di ricavo, con la ven­dita di con­te­nuti quali quelli pro­dotti dalla Eco­no­mist Intel­li­gence Unit ad assu­mere sem­pre mag­gior rilevanza.

Diver­si­fi­ca­zione otte­nuta, anche, gra­zie a Ideas Peo­ple, net­work di 50 testate non di pro­prietà del The Eco­no­mist Group, che con­sente di pro­porsi come con­su­lenti di comu­ni­ca­zione non come ven­di­tori di spazi pub­bli­ci­tari. Una distin­zione non solo semantica.

Ele­menti che, evi­den­te­mente, si basano su spe­cia­liz­za­zione e distin­tin­ti­vità nella pro­du­zione di con­te­nuti di inte­resse per un pub­blico qua­li­fi­cato, ed inte­res­sante per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, ma non ristretto.

Insomma, la massa intel­li­gente esi­ste e fun­ziona, meglio pren­dere nota.

Audience Giornali Online
Pubblicato il 24 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Audience dei Quotidiani Online nel Mondo

com­Score ha pub­bli­cato i dati dell’audience dei primi 50 quo­ti­diani on line nel mondo nel mese di mag­gio di quest’anno. Pare non siano rile­vati i quo­ti­diani all digi­tal, come dimo­stra, uno per tutti, l’assenza dell’«Huffinghton Post».

Nella clas­si­fica non figura nes­sun quo­ti­diano ita­liano. Non credo sia sola­mente un pro­blema di dif­fu­sione dell’idioma, come è pos­si­bile rile­vare dalla pre­senza di «Gazeta.pl» con oltre 16 milioni di utenti unici in un paese di 38 milioni di abi­tanti la cui lin­gua non mi risulta essere dif­fusa inter­na­zio­nal­mente. Ipo­tesi ulte­rior­mente con­fer­mata, sep­pure al con­tra­rio, dagli utenti dei quo­ti­diani bra­si­liani, quale «Jor­nal O Globo», che pos­sono con­tare su una popo­la­zione di circa 200 milioni di abi­tanti ed una lin­gua, il por­to­ghese, dif­fusa in diversi con­ti­nenti del mondo.

Con 60 milioni di abi­tanti ed altret­tanti ita­liani, di prima o seconda gene­ra­zione, all’estero, come mai i gior­nali ita­liani hanno numeri così modesti?

Si pre­pa­rino, anche, a que­sta domanda, i miei ospiti del panel: “Il mago dei numeri: lo stato dell’arte nume­rico ed eco­no­mico dell’editoria digi­tale” in cui farò il mode­ra­tore durante la due giorni tutta dedi­cata al gior­na­li­smo on line tra un paio di set­ti­mane a Firenze.

Io ovvia­mente ho una mia ipo­tesi, se vole­ste for­nire la vostra idea lo spa­zio dei com­menti è, come sem­pre, a disposizione.

- Milioni di utenti unici — Fonte: com­Score News/Information — Newspapers

Pubblicato il 23 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Europei alla Carta

Nel corso del 2012 dovrebbe vedere la luce un quo­ti­diano car­ta­ceo paneuropeo.

«Euro­pean Daily», que­sto il nome della testata, ha già pub­bli­cato un numero zero stam­pato in 40mila copie e, in una fase in cui l’Unione Euro­pea vive una delle crisi di iden­tità più gravi dalla sua nacita, si appre­sta a lan­ciare il gior­nale sia nella ver­sione tra­di­zio­nale car­ta­cea che mobile [tablet e smart­pho­nes], men­tre quella online è già dispo­ni­bile quotidianamente.

Johan Malm­sten, uno dei tre fon­da­tori dell’iniziativa, dichiara che la testata si rivolge ad un pub­blico non gio­vane che con­ti­nua a pre­fe­rire la carta ed a coloro che viag­giano e vogliono leg­gere le noti­zie in volo o in hotel. Con­sa­pe­voli delle dif­fi­coltà da affron­tare per l’edizione stam­pata si affi­dano, nel lungo ter­mine, ad un mix di ricavi da carta ed online/digitale.

«Euro­pean Daily» dovrebbe par­tire con una tira­tura di 50mila copie distri­buite a rota­zione nelle edi­cole delle prin­ci­pali citta d’Europa ad un prezzo di ven­dita al pub­blico di 2,50€.

Se il con­cept, l’idea di un quo­ti­diano dedi­cato a tutta Europa mi pare inte­res­sante, resto per­plesso sulla scelta di una pro­po­sta gene­ra­li­sta alla quale, per­so­nal­mente, a parità di con­di­zione, avrei pri­vi­le­giato una più tema­tica, specializzata.

Vedremo con il tempo se si tratti di genio o follia.

Most socially devoted industries on FB
Pubblicato il 22 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Il Narcisismo Antisocial dei Media

I media tra­di­zio­nali, gior­nali, tele­vi­sioni e radio, uti­liz­zano nella grande mag­gio­ranza dei casi i social media alla stessa stre­gua degli altri main­stream media come vei­colo mon­di­re­zio­nale per pro­muo­vere se stessi, por­tare traf­fico al pro­prio sito web e, davv­vero, poco altro. Una situa­zione che già in pre­ce­denza non ho esi­stato a clas­si­fi­care come atti­tu­dine da spammer.

Già l’altro giorno richia­mavo l’attenzione sulla cura neces­sa­ria nella rela­zione con i let­tori, con le per­sone, da parte dei gior­nali in un momento in cui “la pub­bli­ca­zione è un bot­tone“, e la dif­fe­renza, il valore aggiunto viene creato dai ser­vizi aggiun­tivi for­niti e dall’apertura, nei con­te­nuti e nella rela­zione, con il pub­blico di riferimento.

Un richiamo tra la dif­fe­renza di valore tra il gusto dei numeri grossi, che sarà, anche, argo­mento di uno dei panel ai quali par­te­ci­però come rela­tore durante le due gior­nate dedi­cate a Gior­na­li­smo digi­tale: nuovi modelli eco­no­mici, nuove pro­fes­sio­na­lità, nuova cit­ta­di­nanza, a Firenze il 4 e 5 luglio, e l’informazione par­te­ci­pata che crea valore aggiunto per tutto l’ecosistema dell’informazione.

Una social media [in]ability che crea una con­ver­sa­zione inso­ste­ni­bile tra per­sone ed imprese tra­sver­sale a tutti i set­tori azien­dali ma che pare col­pire in par­ti­co­lare pro­prio il com­parto dei media.

La con­ferma viene dai risul­tati pub­bli­cati da Social­ba­kers che ha pub­bli­cato il tasso di rispo­sta, di inte­ra­zione tra per­sone ed aziende su Face­book. L’analisi effet­tuata evi­den­zia come media­mente il 70% dei “fans” ven­gano ignorati.

Media che crolla pro­prio per quanto riguarda i media che pre­sen­tano un tasso di rispo­sta medio del 4,9%, cor­ri­spon­dente ad oltre il 95% dei com­menti, delle inte­ra­zioni delle per­sone che non otten­gono alcun riscon­tro, nes­suna rispo­sta da parte di chi gesti­sce le pagine azien­dali dei media tradizionali.

Il nar­ci­si­smo anti­so­cial dei media, con­vinti che il suc­cesso sia nel numero di fol­lo­wers e fans e non nell’ascolto e nella con­ver­sa­zione con loro, se non verrà inver­tita rapi­da­mente la rotta, sarà una con­causa rile­vante nell’estinzione dei dino­sauri dell’informazione contemporanea.

WSJ Too big to Fail
Pubblicato il 21 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Il Cappio di Velluto

Con qual­che giorno di ritardo rispetto alla cadenza abi­tuale, a causa di pro­blemi di con­nes­sione che mi hanno impe­dito, anche, di pub­bli­care in que­sti spazi lunedì, ritorna la mia colonna set­ti­ma­nale per l’European Jour­na­lism Observatory.

Con­ti­nua la serie di case stu­dies e, dopo l’ultima ana­lisi rela­tiva al «The New York Times», restiamo sem­pre dall’altra parte dell’oceano per occu­parci di uno dei quo­ti­diani non gene­ra­li­sti di mag­gior fama e dif­fu­sione inter­na­zio­nale: lo sta­tu­ni­tense «The Wall Street Journal».

Vi anti­cipo che la stra­te­gia del gior­nale, secondo gli ultimi dati dispo­ni­bili, ha por­tato allo straor­di­na­rio incre­mento del 24% dei ricavi, della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria per la ver­sione su carta. Un risul­tato che rispetto allo sta­tus quo gene­rale pare di un altro pianeta.

Buona let­tura.

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