maggio 2012

Pubblicato il 21 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Pagare per Non Vedere la Pubblicità

Che la mag­gior parte della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria online sia ina­de­guata, come pro­po­sta attual­mente, lo ha con­fer­mato recen­te­mente il report della Niel­sen: “Glo­bal Trust in Adver­ti­sing and Brand Mes­sa­ges” che ha evi­den­ziato come le forme più tra­di­zio­nali di comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria online [e mobile] sono quelle che godono di minor fidu­cia, e dun­que impatto e valore, da parte delle persone.

A sugel­lare defi­ni­ti­va­mente la neces­sità di ripen­sare for­mat e moda­lità dell’advertising arriva ora Ski­pIt, appli­ca­zione che, a paga­mento, per­mette di sal­tare i video pre roll, gli annunci pub­bli­ci­tari posti prima di un con­te­nuto video.

Se già erano nume­rose le evi­denze sull’invasività di que­sta forma di pub­bli­cità online e su quanto risulti fasti­diosa, e dun­que inef­fi­cace, alle per­sone, i 273o fan sulla pagina Face­book dell’applicazione in circa un mese ne sono ulte­riore conferma.

Nell’affannosa ricerca di nuove forme di ricavo l’industria dell’informazione è avvi­sata anche su que­sto, ancora una volta.

Pubblicato il 20 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Informazione all’Italiana

L’attentato cri­mi­nale di Brin­disi, i cui con­torni restano ancora oscuri, al di là dell’evidente rab­bia mista a dolore per quanto avve­nuto, for­ni­sce un brutto spac­cato dell’informazione nel nostro Paese.

Alcuni dati e delle con­si­de­ra­zioni minime sulla gior­nata buia dell’informazione italiana.

Il picco mas­simo su Twit­ter è stato alle 13,20 con oltre 16mila tweet con­te­nenti il ter­mine Brin­disi, di gran lunga infe­riore l’attenzione verso Melissa Bassi con qual­che cen­ti­nai di men­tion come mostra il gra­fico di sin­tesi sot­to­ri­por­tato. Che la fonte d’informazione più segna­lata in asso­luto su Twit­ter sia un arti­colo della BBC credo sia già un primo indi­ca­tore di quanto scarso sia stato il valore dell’informazione nostrana per­ce­pito dalle per­sone pre­senti sulla piat­ta­forma di microblogging.

L’articolo più con­di­viso in asso­luto, secondo i dati di UAC Meter, è stato quello della pagina della cro­naca locale di Bari di Repub­blica con 65.678 con­di­vi­sioni su Face­book, Twit­ter & Goo­gle+, la fonte all digi­tal più citata — 26.625 con­di­vi­sioni totali — un arti­colo dell’Ansa. Entrambi gli arti­coli hanno molto testo e impor­tanza scarsa, o nulla, delle immagini.

Eppure tutte le edi­zioni online dei quo­ti­diani non hanno esi­tato a sac­cheg­giare i pro­fili Face­book delle ragazze ferite ed anche di quella, ahimè, dece­duta, in molti casi senza coprire, “pixe­lare”, il volto, gua­da­gnan­dosi, tra l’altro, un’ammonizione scritta dal Garante sulla Pri­vacy per averlo fatto, oltre allo sde­gno del sot­to­scritto e di molti altri.

Sfrut­tando bie­ca­mente a fini mera­mente com­mer­ciali le tra­ge­die non si rende un buon ser­vi­zio alla comu­nità, ai cit­ta­dini che ine­vi­ta­bil­mente, di riflesso, non asse­gne­ranno auto­re­vo­lezza a que­sti media.

Come ho avuto modo di dire, non inte­res­sano le foto, inte­ressa chi e per­chè. Il biso­gno è di capire non di vedere, l’informazione deve spie­gare non mostrare.

 

Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, le cose non sem­brano migliori per il ter­re­moto di que­sta notte con l’informazione locale, le edi­zioni online dei quo­ti­diani locali, assenti e, anche in que­sto caso le mag­giori cita­zioni, oltre a quelle che arri­vano diret­ta­mente dalle per­sone in loco, e con­di­vi­sione pre­va­lente di fonti estere, inglesi e spa­gnole, sulla noti­zia. A tutto c’è un perchè.

Pubblicato il 19 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

La Conversazione è Musica

La con­ver­sa­zione e l’ascolto sono due ele­menti essen­ziali nelle reti sociali.

Un con­si­glio ripe­tuto a gran voce da chi si occupa pro­fes­sio­nal­mente di comu­ni­ca­zione, incluso il sot­to­scritto, così tante volte da essere ormai scon­tato anche se poi, nei fatti, nella pra­tica quo­ti­diana si osser­vano ancora nume­ro­sis­sime dif­fe­renze tra quanto decla­mato e quanto effet­ti­va­mente pra­ti­cato. Un con­cetto che in qual­che modo si potrebbe rias­su­mere nell’idea che la con­ver­sa­zione è musica.

C’é chi ha appli­cato alla let­tera il con­cetto rea­liz­zando un pro­getto di grande inte­resse sull’idea.

“The Liste­ning Machine” è un soft­ware che attra­verso com­pli­cati algo­ri­timi ana­lizza e clas­si­fica i tweet di 500 utenti inglesi tra­sfor­man­doli in musica.Le 500 per­sone moni­to­rate sono state scelte sulla base di 8 para­me­tri distinti, 8 argo­menti diversi che si svi­lup­pano su Twit­ter: dagli affari alla poli­tica, pas­sando per scienza e tecnologia.

Viene prima ana­liz­zato “il sen­ti­ment”, nega­tivo, posi­tivo o neu­trale, dei tweets e suc­ces­si­va­mente ven­gono clas­si­fi­cati sulla base degli 8 pre­ci­tati para­me­tri che il pro­gramma si occupa di tra­sfor­mare in into­na­zione eritmo musicale.

Un pro­getto straor­di­na­rio che sarà attivo da mag­gio ad otto­bre 2012 su «The Space», canale on demand sull’arte digi­tale rea­liz­zato dalla BBC.

A mar­gine si segnala l’articolo scritto da Giu­seppe Gra­nieri: “6 bugie, falsi miti e rac­conti di fate su Twit­ter e il giornalismo”

Pubblicato il 18 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Le Idee di La Repubblica

«La Repub­blica», come era stato anti­ci­pato nel corso dell’ultimo Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo, lan­cia “La Repub­blica delle Idee”, evento che richiama alla memo­ria l’open wee­kend recen­te­mente orga­niz­zato dal «The Guardian».

Dal 14 al 17 giu­gno oltre 70 incon­tri nel cen­tro di Bolo­gna a cui par­te­ci­pe­ranno le firme gior­na­li­sti­che più note del quo­ti­diano, arti­sti, uomini di cul­tura e per­sino il Pre­si­dente del Con­si­glio Monti.

Una ker­messe all’insegna della rela­zione con i let­tori come spiega il Diret­tore Ezio Mauro: “un occa­sione di incon­tro, non solo di incon­tri, la pos­si­bi­lità per i nostri let­tori di incon­trare i loro gior­na­li­sti di rife­ri­mento, scam­biare opi­nioni” che parla di “appun­ta­mento con la community”

La mani­fe­sta­zione ha già il suo hash­tag uffi­ciale, anche se al momento le men­tion sono ancora scarse, e pre­vede una serie di eventi, chia­mati “Twit­ter Time”, con l’interazione non solo del pub­blico pre­sente ma anche, come è ormai d’abitudine, “cin­guet­tate” via Twitter.

Insomma inte­ra­zione e par­te­ci­pa­zione a tutto campo sono, saranno, il leit­mo­tiv delle gior­nate del fine set­ti­mana di metà giugno.

I gior­nali, a pre­scin­dere dal loro for­mat di distri­bu­zione, non hanno altra scelta se non quella di tor­nare ad essere  perno cen­trale degli inte­ressi delle per­sone, delle loro con­ver­sa­zioni e dei diversi gruppi, delle distinte comu­nità, sia in Rete che fisi­ca­mente come il caso dif­fuso dei cafè come punto d’incontro con le reda­zioni esem­pli­fica e come il già citato open wee­kend rea­liz­zato  dal quo­ti­diano anglo­sas­sone ha ulte­rior­mente concretizzato.

Nelle due gior­nate tra­scorse recen­te­mente con l’amico Daniele Chieffi, esperto pro­fes­sio­nal di PR online, com­men­ta­vamo pro­prio come le rela­zioni in Rete, le com­mu­ni­ties abbiano biso­gno di “essere sca­ri­cate a terra” per fun­zio­nare dav­vero. Pare che a «La Repub­blica» l’abbiano capito.

Incidenza Rese Settimanali & Mensili
Pubblicato il 17 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Filiera Editoriale: Andare Oltre l’Emergenza

Il «Cor­riere della Sera» ha pub­bli­cato ieri un’inchiesta sul mondo delle edi­cole dal titolo “Sos: le edi­cole chiudono”.

Se, da un lato, è per­lo­meno stra­va­gante che un gior­nale debba far con­durre un’inchiesta su un tema che dovrebbe padro­neg­giare alla per­fe­zione essendo parte inte­grante ed essen­ziale del pro­prio busi­ness, dall’altro lato ha il merito di aver por­tato all’attenzione di un pub­blico più vasto quello che all’interno di que­sti spazi viene rego­lar­mente segna­lato con cadenza perio­dica sin dagli inizi.

Oltre alla que­stione dell’espo­si­zione finan­zia­ria che l’approvazione recente dell’Art.39 sul tema della libe­ra­liz­za­zione del sistema di ven­dita della stampa quo­ti­diana e perio­dica dovrebbe aver, final­mente, risolto, il ser­vi­zio evi­den­zia sia la gra­vità e l’onerosità di un sistema di cat­tiva gestione di for­ni­ture e rese che la con­flit­tua­lità, la diver­genza di inte­ressi, tra i distri­bu­tori locali ed i loro clienti: le edi­cole, come testi­mo­nia la parte con l’intervento da parte di uno di essi.

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Nel ser­vi­zio, come mostra il video, le per­cen­tuali di resa ven­gono sti­mate com­ples­si­va­mente nell’ordine del 50% del con­se­gnato alle edi­cole con “punte del 90% per deter­mi­nate pub­bli­ca­zioni”. Livelli di inven­duto che secondo il rap­porto “La Stampa in Ita­lia 2009–2011”, curato dal Cen­tro studi della Fede­ra­zione Ita­liana Edi­tori Gior­nali e pub­bli­cato a metà del mese scorso, si atte­stano al 34% sul ven­duto per quanto riguarda i set­ti­ma­nali [25% sulle tira­ture] ed al 50% per i men­sili [30 sulle tirature].

Un sistema di com­mer­cia­liz­za­zione che pro­duce livelli così ele­vati di inven­duto ha al suo interno ele­menti di dise­co­no­mi­cità che richie­dono un pro­cesso di moder­niz­za­zione che dovrebbe avere nell’infor­ma­tiz­za­zione della rete di ven­dita il suo ful­cro, come evi­denza, anche, il pre­ci­tato stu­dio della FIEG.Appro­fon­diamo, ancora una volta.

Gli edi­tori, coloro che hanno il ruolo di “chan­nel lea­der” sanno poco o nulla di quel che avviene quando il loro pro­dotto uscito dalle rota­tive viene cari­cato sui camion.

E’ evi­den­te­mente una situa­zione asso­lu­ta­mente ano­mala rispetto a quanto avviene in altri mer­cati anche di dimen­sioni infe­riori a quello edi­to­riale, è, altret­tanto, una situa­zione che di fatto non con­sente di fatto una gestione del brand, del pro­dotto. Una situa­zione gene­rata dallo stra­po­tere della logi­stica con distri­bu­tori nazio­nali e, se pos­si­bile, ancor più i distri­bu­tori locali nel ruolo di feu­da­tari che “ten­gono per le palle” [sorry per il fran­ce­si­smo, ma non trovo ter­mine più effi­cace] gli edi­tori ini­bendo, osta­co­lando il pro­cesso infor­ma­tivo neces­sa­rio alla effet­tiva cono­scenza del pro­prio busi­ness da parte di coloro che dovreb­bero esse­rene deten­tori: gli edi­tori, appunto.

La solu­zione, come punto di par­tenza, è tanto sem­plice quanto, sin ora, inap­pli­cata. Si chiama, appunto, infor­ma­tiz­za­zione delle edicole.

L’informatizzazione delle edi­cole, con­sente, dia­logo, comu­ni­ca­zione, e dun­que cono­scenza spe­ci­fica, di ogni sin­gola realtà.

L’informatizzazione delle edi­cole [ad oggi sono circa 5mila — su 3omila — quelle infor­ma­tiz­zate con due appli­ca­tivi distinti che dia­lo­gano solo con il distri­bu­tore locale] con­sen­ti­rebbe all’editore di cono­scere in tempo reale il ven­duto per cia­scun punto ven­dita garan­tendo otti­miz­za­zione del costo delle rese, l’attenuazione [o scom­parsa] delle micro rot­ture di stock che para­dos­sal­mente carat­te­riz­zano le pub­bli­ca­zioni alto vendenti.

L’informatizzazione delle edi­cole age­vola la pos­si­bi­lità di son­daggi, di ricer­che su argo­menti ad hoc e favo­ri­sce l’implementazione di ser­vizi a par­tire, per citarne almeno uno, dalla pos­si­bi­lità di effet­tuare in edi­cola il ser­vi­zio di print on demand, che con­sen­ti­rebbe la qua­dra tra desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione da parte del let­tore e man­canza di red­di­ti­vità che que­sto ottiene online nella sua decli­na­zione all digital.

L’informatizzazione delle edi­cole con­sente, ter­mine in voga, di disin­ter­me­diare l’intermediazione, fare rete per dare voce, corpo e sostanza a que­sti con­cetti e a tutti quelli che è pos­si­bile aggiungere.

Altri fat­tori qua­li­fi­canti sono stati pre­ce­den­te­mente espressi e ven­gono qui di seguito ripresi, adat­tan­doli al pas­sare del tempo, alle evo­lu­zioni inter­corse, per faci­lità di lettura:

  • Cen­si­mento e stra­ti­fi­ca­zione dei circa 30mila punti ven­dita al det­ta­glio che coprono il ter­ri­to­rio nazio­nale, affin­ché per cia­scuna realtà pos­sano essere adot­tate le logi­che di for­ni­tura e distri­bu­zione real­mente ade­guate alle esi­genze non­chè si renda pos­si­bile l’implementazione di azioni di comu­ni­ca­zione, di mer­chan­di­sing, di ven­dita ade­guate a realtà omogenee.
  • Intro­du­zione di incon­tri men­sili a livello pro­vin­ciale tra gior­na­lai, distri­bu­tore locale e un edi­tore a rotazione.
  • Crea­zione di un osser­va­to­rio per­ma­nente su il futuro dell’edicola e l’edicola del futuro com­po­sto da rap­pre­sen­tanti di tutta la filiera [inclusi gior­na­li­sti e con­ces­sio­na­rie pub­bli­cità] che con cadenza seme­strale si con­fron­tino, aggior­nino e lavo­rino con­giun­ta­mente sul tema.

Sono certo che effet­tuando que­sti inter­venti quello che, ad oggi, rap­pre­senta media­mente l’80% dei ricavi sarebbe sostan­zial­mente miglio­rato e tute­lato con­sen­tendo signi­fi­ca­tivi recu­peri con­tri­bu­tivi alla filiera per­met­tendo per­ciò di guar­dare con mag­giore pro­spet­tiva e miglior soli­dità patri­mo­niale a tutte le evo­lu­zioni future dell’ecosistema dell’informazione.

Sono, anche in que­sto caso, a dispo­si­zione di chi volesse ulte­rior­mente appro­fon­dire gli spunti sopra descritti.

Pubblicato il 16 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Facebook, Twitter & Dintorni

Con l’approssimarsi dell’IPO, dell’offerta pub­blica di acqui­sto, che segnerà l’ingresso uffi­ciale di Face­book in borsa si rin­cor­rono noti­zie ed indi­scre­zioni sullo stato di salute del social net­work. «The Wall Street Jour­nal» ha addi­rit­tura creato una sezione di “live cove­rage” dedi­cata ad hoc ed anche il pre­sti­gioso data­blog del «The Guar­dian» ha pub­bli­cato ieri molti dati sul tema.

AP-CNBC ha con­dotto una ricerca nella set­ti­mana tra il 3 ed il 7 mag­gio inter­vi­stando un cam­pione rap­pre­sen­ta­tivo della popo­la­zione sta­tu­ni­tense di 1.004 per­sone sopra i 18 anni [mar­gine d’errore sta­ti­stico +/- 3.9%]. I risul­tati, pub­bli­cati ieri, vanno al di là dell’aspetto squi­si­ta­mente finan­zia­rio e si pre­stano ad una serie di considerazioni.

Emerge come le per­sone abbiano di Face­book ma ancor più di Twit­ter un imma­gine non posi­tiva soprat­tutto se con­fron­tata con altre imprese, in parte, con­cor­renti quali Goo­gle o Micro­soft, come mostra il gra­fico di sin­tesi sottoriportato.

Per Twit­ter la carenza di cre­di­bi­lità è legata fon­da­men­tal­mente alla scarsa atten­zione della piat­ta­forma di micro­blog­ging nei con­fronti della veri­fi­ca­bi­lità e ad utenti “fake”, falsi, creati ad hoc magari per essere ven­duti ad aziende o per­so­naggi pub­blici che con­ti­nuano ad uti­liz­zare i social media al pari di altri media tradizionali.

Un pro­blema che, come segnala Marco Cami­sani Cal­zo­lari, riguarda altret­tanto Face­book ripor­tando d’attualità la teo­ria dei 1000 fol­lo­wer dell’amico Gian­luca Diegoli.

Per Face­book si ripro­pone l’annoso pro­blema della pri­vacy e, di con­se­guenza, della scarsa fidu­cia, e dun­que dispo­ni­bi­lità ad effet­tuare acqui­sti sulla/attraverso il social network.

Pro­blemi che non fini­scono qui come testi­mo­nia la deci­sione di Gene­ral Motors di dismet­tere gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari su Face­book per scar­sità di effi­ca­cia riscon­trata. Inef­fi­ca­cia che è con­fer­mata dalla pre­ci­tata ricerca che evi­den­zia come solo il 17% degli utenti del cele­bre social net­work clic­chi sugli annunci proposti.

Nei social media, nelle rete sociali le rela­zioni, così come banal­mente avviene tutti i giorni nei rap­porti inter­per­so­nali che cia­scuno di noi sta­bi­li­sce, il valore non si com­pra si gua­da­gna. Se ci fosse stato biso­gno di una con­ferma ora c’é.

Pubblicato il 15 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Il Post Punta sui Fumetti

All’interno del «Il Post» spic­cava già la pre­senza di Mak­kox, dise­gna­tore cele­bra­tis­simo in rete, e di Isola Vir­tuale, digi­tal desi­gner altret­tanto cono­sciuto e cele­brato nel Web italiano.

Da ieri la testata all digi­tal diretta da Luca Sofri ha acqui­sito i diritti di due stri­sce quo­ti­diane cult per chi ama i comics: Doo­ne­sbury e Pea­nuts.

Tutto muta affin­chè nulla cambi, si ritorna a con­ce­pire il quo­ti­diano come un sistema di intrat­te­ni­mento delle per­sone così come lo è stato per decenni con, appunto, le stri­sce di fumetti, i cru­ci­verba e quant’altro.

La stri­scia di fumetti, con­tra­ria­mente alle foto­gal­lery, non solo attira ma fide­lizza anche il let­tore che ritorna quo­ti­dia­na­mente per leg­gere la stri­scia del giorno.

«Il Post» punta sui fumetti, e fa bene.

Pubblicato il 15 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Casi di Successo

Que­sta set­ti­mana nella mia colonna all’interno degli spa­zio dell’ Euro­pean Jour­na­lism Obser­va­tory la disa­mina delle stra­te­gie di alcune delle prin­ci­pali testate gior­na­li­sti­che riguarda un gior­nale non gene­ra­li­sta: «Il Finan­cial Times», scelto, anche, per con­fronto rispetto alla case study effet­tuata per «Il Sole24Ore».

Il quo­ti­diano eco­no­mico finan­zia­rio lon­di­nese rap­pre­senta nell’attualità uno dei raris­simi casi di suc­cesso in ambito edi­to­riale nella  valo­riz­za­zione dei con­te­nuti online. Nell’arti­colo ven­gono esa­mi­nati i risul­tati e le moti­va­zioni di que­sto suc­cesso. Buona lettura.

- Clicca per Acce­dere alla Ver­sione Interattiva -

A mar­gine si segnala l’ottima rea­liz­za­zione del quo­ti­diano in que­stione che pro­pone una time­line inte­rat­tiva, alla quale avrete accesso clic­cando sull’immagine sopra­ri­por­ta­tata, della sto­ria del gior­nale dalla sua nascita ai giorni nostri. L’ennesima evi­denza della grande cura dei contenuti.

Pubblicato il 14 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Non c’è Mai una Seconda Occasione per Fare una Buona Prima Impressione

Online «Il Vostro», testata all digi­tal diretta da Leo­nardo Boriani sino alla fine del 2011 respon­sa­bile per 5 anni di «La Padania».

«Il Vostro» ha un capi­tale sociale di soli 10.200,00 €, una cifra dav­vero mode­sta rispetto ai fondi con i quali sono nate le altre start up digi­tali nel nostro Paese che, se cer­ta­mente non e’ indice degli inve­sti­menti soste­nuti ini­zial­mente per crea­zione e lan­cio, potrebbe essere indi­ca­tore di quanto scarse siano le spe­ranze di suc­cesso da parte degli inve­sti­tori alle spalle della testata. Uti­lizza Word Press come CMS ed ha una strut­tura tra­di­zio­nale, un design del sito web clas­sico. I con­te­nuti pro­po­sti sono, parebbe, tutti di natura gior­na­li­stica, non appa­iono, al momento, blog/blogger.

Il quo­ti­diano online, anche se il suo diret­tore accenna a pos­si­bili uscite anche stam­pate, vede la luce con oltre 15 giorni di ritardo rispetto alla data che era stata comu­ni­cata durante la con­fe­renza stampa di metà aprile. Un lasso di tempo che non sem­bra abbia gio­vato a molto visto che, dopo la messa online, il primo aggior­na­mento arriva oltre 8 ore dopo alle 08.14 di sta­mane. Dav­vero di basso livello, anche, la scelta della banda mul­ti­lin­gue per la tra­du­zione dei con­te­nuti con goo­gle translate.

Poca e di basso pro­filo, nes­suna azienda nazio­nale, la pub­bli­cità sul sito, rac­colta da una con­ces­sio­na­ria pro­pria che anch’essa non brilla per la pro­pria pre­sen­ta­zione con una sola pagina sta­tica dav­vero scarna.

Al momento della pub­bli­ca­zione di que­sto arti­colo, 664 fans su Face­book e 118 fol­lo­wers su Twit­ter.

Certo biso­gna lasciar pas­sare del tempo prima di giu­di­care pie­na­mente il lavoro ma, a pre­scin­dere dall’ inve­sti­mento soste­nuto e pia­ni­fi­cato, la strut­tura ed il modo di por­gere non sem­brano aver nulla di nuovo, di sostan­ziale da aggiun­gere a quanto già visto, anzi. Forse, anche, a causa di un diret­tore che, per quanto visto, nel suo pre­ce­dente inca­rico ogget­ti­va­mente non ha fatto grande espe­rienza sull online.

E’ noto, non c’è mai una seconda occa­sione per fare una buona prima impres­sione. La mia non è posi­tiva, si poteva, si doveva, fare deci­sa­mente di meglio.

Pubblicato il 13 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Il Futuro delle Notizie Secondo Google

Richard Gin­gras, respon­sa­bile di Goo­gle News, in un suo recente speech ad Har­vard a tutto campo sul futuro delle noti­zie, dell’informazione. Da leg­gere con grande attenzione.

Per­so­nal­mente mi ha par­ti­co­lar­mente col­pito la parte sul ruolo asso­lu­ta­mente decre­scente, in ter­mini di impor­tanza nella strut­tu­ra­zione, nel design del sito web dei quo­ti­diani online, della home page ed, ovvia­mente, la parte di ana­lisi sul cam­bia­mento delle moda­lità di distri­bu­zione dei con­te­nuti non­chè dell’advertsing.

Magi­strale l’analisi di come i tablet NON sal­ve­ranno l’industria dell’informazione:

[The iPad is] a fatal distrac­tion for media com­pa­nies. Too many publi­shers loo­ked at the tablet as the road home to their maga­zine for­mat, sub­scrip­tion model, and expen­sive full-page ads. The for­mat of a sin­gle device does not change the fun­da­men­tal eco­sy­stem under­neath it, and this shiny tablet has taken media com­pa­nies’ eyes off of the ball..

Sem­pre Gin­gras, inter­vi­stato da «El Pais», parla della neces­sità dei cam­bia­menti orga­niz­za­tivi, del muta­mento del ruolo dei gior­na­li­sti e di come [ri]costruire un rap­porto di fidu­cia tra infor­ma­zione e persone.

Emerge, o meglio si con­ferma, come sia neces­sa­rio con­ver­sare di più e pon­ti­fi­care di meno.

Vale per l’industria dell’informazione ma non solo.

Ne parla, anche, Gigaom.

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