Pubblicato il 22 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Digital & Open

Anche que­sta set­ti­mana all’interno della mia colonna per l’ Euro­pean Jour­na­lism Obser­va­tory pro­se­gue la serie di case stu­dies sulle prin­ci­pali testate gior­na­li­sti­che del vec­chio continente.

Dopo aver ana­liz­zato, in ordine cro­no­lo­gico di pub­bli­ca­zione, «Il Sole24Ore», «Le Monde», «El Pais» ed in ultimo il «Finan­cial Times», que­sta set­ti­mana ven­gono esa­mi­nati i risul­tati, e le moti­va­zioni degli stessi, di uno dei quo­ti­diani gene­ra­li­sti più auto­re­voli a livello inter­na­zio­nale: il «The Guardian».

Ad un anno dall’annuncio dell’adozione di una stra­te­gia “digi­tal first” il punto della situa­zione del quo­ti­diano anglosassone.

Stiamo così creando all’interno dell’Osservatorio Euro­peo di Gior­na­li­smo, credo di poter dire, un archi­vio libe­ra­mente con­sul­ta­bile di diverse posi­zioni ed approcci al “dilemma del pri­gio­niero”, in modo da for­nire a chi lo desi­deri gli ele­menti di base per il ben­ch­mar­king rispetto alla pro­pria realtà edi­to­riale. Ci man­te­niamo anche noi, così come il «The Guar­dian», digi­tal e open.

Buona let­tura e buon lavoro.