Pubblicato il 6 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Ipse Dixit

Set­ti­mana con i diret­tori di gior­nali di casa nostra pro­ta­go­ni­sti del dibat­tito sulle evo­lu­zioni dell’industria dell’informazione.

La rela­zione di Fer­ruc­cio De Bor­toli ai gior­na­li­sti del quo­ti­diano da lui diretto è più cen­trata sulla realtà del «Cor­riere della Sera», come era ine­vi­ta­bile che fosse vista la pla­tea alla quale si rivolgeva.

La visione del diret­tore del quo­ti­diano mila­nese e la pro­spet­tiva, l’angolazione dalla quale osserva evo­lu­zioni e com­ples­sità dell’ambiente, dello sce­na­rio di rife­ri­mento, emerge con chia­rezza quando afferma: ” I gior­nali di carta, con le loro edi­zioni online e digi­tali, restano il pre­si­dio della cre­di­bi­lità e dell’autorevolezza, sono i moderni radio­fari dell’identità, i cer­ti­fi­ca­tori che una noti­zia è vera e impor­tante; sono in grado di sele­zio­nare, for­nire al let­tore o al navi­ga­tore un metodo per capire la com­ples­sità che lo cir­conda. Com­pon­gono l’agenda cri­tica di una per­sona globale.”

Pro­spet­tiva che, per­so­nal­mente, mi appare asso­lu­ta­mente natu­rale per il ruolo rico­perto da Fer­ruc­cio De Bor­toli. Sor­prende invece, even­tual­mente, l’utilizzo inten­sivo del ter­mine soprat­tutto, come evi­den­zia la word cloud che ho rea­liz­zato par­tendo dalla sua rela­zione, forse teso ad enfa­tiz­zare i con­cetti espressi.

Da pro­spet­tiva ben diversa parte Luca Sofri, diret­tore del «Post», che stra­na­mente uti­lizza altri spazi per vei­co­lare gli appunti dell’inter­vento tenuto al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo appena conclusosi.

In “Il mondo sal­vato dai gior­na­li­sti”, que­sto il titolo del suo inter­vento, il diret­tore della testata all digi­tal, pur con­cen­tran­dosi logi­ca­mente sul suo quo­ti­diano si esprime a tutto campo sull’evoluzione in corso. Rife­ri­menti sia alla realtà nazio­nale, con i quo­ti­diani ita­liani accu­sati di essere “dilet­tan­te­schi e arre­trati”, che richiami a fonti estere con un excur­sus su aggre­ga­zione ed aggre­ga­tori, e le ipo­cri­sie vere o pre­sunte del sistema gior­na­li­stico sul tema, pas­sando per “traffic-whoring” ed appro­dando più volte all’aspetto com­mer­ciale della fun­zione dei mezzi di infor­ma­zione, al dilemma del pri­gio­niero che con­ti­nua a con­no­tare nel com­plesso la fase attuale.

In tema di reve­nues Luca Sofri afferma che: “[.…] la pub­bli­cità – non ha fatto il minimo sforzo per creare for­mati alter­na­tivi e nuovi dedi­cati alla rete e alle nuove tec­no­lo­gie”, visione che mi sento asso­lu­ta­mente di con­di­vi­dere e che avevo espresso, più o meno, negli stessi ter­mini nella mia per­so­nale ana­lisi sul tema.

Una bella ana­lisi che, come nel caso di Fer­ruc­cio De Bor­toli, tra­di­sce ine­vi­ta­bil­mente la posi­zione del diret­tore del «Post» soprat­tutto nelle con­clu­sioni che, se sono apprez­za­bili per l’ottimismo che infon­dono, stri­dono per la parte dei costi di gestione e delle logi­che che sot­to­stanno all’aggregazione che non sarebbe pos­si­bile senza qual­cuno che pro­duce i con­te­nuti da aggre­gare sop­por­tan­done i costi; pro­cesso che rischia di gene­rare un loop, l’ham­ste­ri­za­tion dell’informazione in Rete se non si trova il ban­dolo della matassa.

Come sem­pre, natu­ral­mente, non esi­ste a mio avviso LA solu­zione ma esi­ste cer­ta­mente una solu­zione adatta e spe­ci­fica per cia­scuna realtà. Credo sia dav­vero que­sto il punto nodale della [ri]partenza.