marzo 2012

Pubblicato il 22 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Le 3R dell’Influenza Digitale

“The Rise of Digi­tal Influence”, pub­bli­cato ieri, più che un rap­porto nel senso stretto del ter­mine si pro­pone come guida pra­tica, vade­me­cum all’uso della Rete per la com­pren­sione dei mec­ca­ni­smi di influenza nell’ambiente digitale.

Libe­ra­mente sca­ri­ca­bile, ricco di casi di stu­dio e di esempi pra­tici su come uti­liz­zare gli stru­menti di moni­to­rag­gio della repu­ta­zione e dell’influenza online quali, tra gli altri, Klout o Peer Index, merita sicu­ra­mente la let­tura e, per­chè no, la con­sul­ta­zione al bisogno.

Nel rap­porto, curato da Brian Solis, ven­gono iden­ti­fi­cati, come mostra la figura sot­to­stante, i tre pila­stri, le “3R” dell’influenza digitale:

  • Reach: Coper­tura
  • Reso­nance: Amplificazione
  • Rele­vance: Rilevanza

Se i primi due punti sono da sem­pre capi­saldi della comu­ni­ca­zione d’impresa, sep­pure con gli adat­ta­menti del caso, a par­tire dalla reach: la coper­tura netta di una cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria,  ovvero il rap­porto tra il numero degli indi­vi­dui rag­giunti dal mes­sag­gio pub­bli­ci­ta­rio e il suo tar­get audience, è l’idea di rile­vanza quella di mag­gior impatto sui nuovi pro­cessi di rela­zione e di influenza nell’ambiente digitale.

Come evi­den­ziavo pochi giorni fa, coin­vol­gere il pub­blico di rife­ri­mento, le per­sone, attra­verso la rile­vanza ed il dia­logo, uti­liz­zare la tec­no­lo­gia per for­nire un’esperienza digi­tale per­so­na­liz­zata ad un costo pre­ve­di­bile e sta­bi­lire modelli di busi­ness basati sul suc­cesso della rela­zione tra impresa e pub­blico, sta­ke­hol­ders, sono i tre ele­menti chiave di suc­cesso e di crea­zione di valore per qual­siasi orga­niz­za­zione azien­dale, pub­blica o pri­vata, ivi com­presa evi­den­te­mente l’industria dei media in gene­rale, e quella dell’informazione, della carta stam­pata in par­ti­co­lare, per quanto riguarda gli argo­menti pre­va­len­te­mente trat­tati in que­sti spazi.

Il dia­gramma di flusso sot­to­ri­por­tato sin­te­tizza logi­che e pas­saggi prin­ci­pali della fase finale del pro­cesso di ana­lisi stra­te­gica dell’impresa, aiu­tando così a defi­nire e misu­rare ini­zia­tive di influenza azien­dale in Rete.

Non resta che farlo.

Pubblicato il 21 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Fact Checking: Il Caso Mohammed Merah

In breve, quasi fosse un flash d’agenzia, l’esperienza dell’ultima ora.

Il live blog­ging del Guar­dian sull’assedio al pre­sunto ter­ro­ri­sta riporta di una “tweet sospetto” da parte del Media & Infor­ma­tion Cen­ter del Kandahar.

[tweet https://twitter.com/KandaharMediaOf/status/182453137511161857 align=‘center’ lang=‘it’]

Mando una mail di richie­sta di chia­ri­mento alla fonte e nel frat­tempo a ritroso veri­fico, in attesa di rispo­sta, il per­corso della noti­zia arri­vando a risa­lire a cosa [e chi] ha gene­rato l’affermazione.

[tweet https://twitter.com/MaryFitzgerldIT/status/182423083724976130 align=‘center’ lang=‘it’]

Nel frat­tempo arriva la mail di rispo­sta pun­tua­lis­sima e sol­le­cita della fonte gover­na­tiva del Kan­da­har che con­ferma omo­ni­mia ma nes­suna atti­nenza. Si chiude in que­sto modo il cer­chio dimo­strando la pos­si­bi­lità di fare fact chec­king, di non con­tri­buire alla dif­fu­sione di noti­zie false o  equi­vo­che con poco sforzo e senso di respon­sa­bi­lità delle persone.

Mi resta solo una domanda, un dub­bio, se invece del Kan­da­har fosse stata l’Italia avrei avuto una rispo­sta in meno di un’ora?

Pubblicato il 21 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Informazione Spettacolo & Effetto Auditel

Asse­gnati ieri sera gli UK Press Awards, pre­sti­gioso rico­no­sci­mento del gior­na­li­smo anglosassone.

Ben 8 premi, inclusi sia quello di miglior gior­nale che di miglior quo­ti­diano online, sono stati asse­gnati al «Daily Mail», tabloid scan­da­li­stico bri­tan­nico che ha recen­te­mente sor­pas­sato «The New York Times» per numero di utenti unici, diven­tando il quo­ti­diano online con la mag­gior pene­tra­zione al mondo, gio­cando pro­prio sul ter­reno del gos­sip, dei papa­razzi e bor­der line addi­rit­tura anche sulla salute. Un orien­ta­mento spre­giu­di­cato che spesso è scon­fi­nato nel pla­gia­ri­smo o peg­gio.

Al «The Guar­dian», invece, un solo pre­mio, quello di “Scoop of the Year”, pro­prio per le rive­la­zioni che hanno sol­le­vato lo scan­dalo dei metodi usati dal «News of the World» di Mur­doch per sod­di­sfare, appunto, gli appe­titi scan­da­li­stici dei pro­pri lettori.

Si tratta della più amara delle evi­denze della sopraf­fa­zione dell’infor­ma­zione spet­ta­colo sulla qua­lità gior­na­li­stica, dell’effetto audi­tel det­tato dalla rin­corsa, tanto spa­smo­dica quanto scom­po­sta, al recu­pero delle revenues.

Pubblicato il 20 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Social Media [In]Ability

Dif­fusi, final­mente, ieri, i risul­tati di “Il Social­Me­diA­bi­lity delle aziende ita­liane: un anno dopo”, seconda edi­zione dellla desk research effet­tuata dallo IULM sull’utilizzo dei social media da parte delle imprese di casa nostra.

Le evi­denze rac­colte, a pro­po­sito di social media e buzz, sono state sin­te­tiz­zate in un’infografica. Per­so­nal­mente avrei pre­fe­rito un mag­gior det­ta­glio infor­ma­tivo ed una forma diversa; insomma più sostanza e meno forma, ma tant’è [#].

 La defi­ni­zione, l’inquadramento che nor­mal­mente viene fatto di social media mi appare troppo gene­rale e rischia di diven­tare una delle tante “parole sca­to­lone”, ter­mine tanto omni­com­pren­sivo da diven­tare privo di signi­fi­cato. Ritengo possa essere di gran lunga più cor­retto ed inte­res­sante ragio­nare in ter­mini di ear­ned, owned, paid e shared media, ai quali, cor­ret­ta­mente, Brian Solis sug­ge­ri­sce di aggiun­gere i pro­mo­ted media quali ad esem­pio i pro­mo­ted tweet intro­dotti recen­te­mente da Twit­ter o le shared sto­ries di Facebook.

Si basa sul pre­sup­po­sto tutt’altro che scon­tato che le imprese abbiano risorse per uti­liz­zare il mix pos­si­bile dei canali di comu­ni­ca­zione e, soprat­tutto, che abbiano volontà e capa­cità di por­tare, in una logica di comu­ni­ca­zione inte­grata, mes­saggi per­so­na­liz­zati a per­sone diverse.  Ipo­tesi di lavoro che com­ples­si­va­mente, allo stato attuale, appare ben distante dalla realtà secondo le evi­denze rac­colte dall’Osservatorio Social Media dello IULM.

In par­ti­co­lare sono le pic­cole e le medie imprese, che di fatto costi­tu­ti­scono l’ossatura impren­di­to­riale del nostro Paese, a dimo­strare la mag­gior social media ina­bi­lity. Si tratta evi­den­te­mente di un approc­cio cul­tu­rale ed orga­niz­za­tivo ine­vi­ta­bil­mente orien­tato al breve periodo che ha rica­dute sulla capa­cità di comu­ni­ca­zione, di pro­po­si­zione da parte delle stesse. Si tratta altret­tanto, credo sia giu­sto dir­selo, di uno stuolo infi­nito di [sedi­centi] web agency sul ter­ri­to­rio che pro­pon­gono la “pagi­netta e la app per Face­book con comodo paga­mento dila­zio­na­bile a soli 120€ al mese” ingan­nando pro domo pro­pria imprese ed impren­di­tori sui pos­si­bili risul­tati deri­vanti da que­sto tipo di logiche.

La matu­rità, il vero asset di que­sto mezzo di comu­ni­ca­zione, potrà essere dav­vero tale solo nel momento in cui sarà com­piuto il pas­sag­gio da socie­vole a sociale. Non è un pro­blema di ter­mi­no­lo­gia ma di approccio.

Update: Arriva ora il con­tri­buto di Gian­luca Die­goli sul tema.

[#] Mi viene segna­lato inol­tre nei com­menti che è pos­si­bile richie­dere la ricerca com­pleta com­pi­lando que­sto form al quale si arriva seguendo un per­corso non esat­ta­mente imme­diato. Gra­zie, comun­que, della pre­ci­sa­zione che dove­ro­sa­mente riporto.

Pubblicato il 19 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

State of the News Media 2012

Rila­sciato que­sta mat­tina “State of the News Media 2012″ rap­porto annuale rea­liz­zato da PEW Research Center’s Pro­ject for Excel­lence in Jour­na­lism sullo stato dei media, dalla tele­vi­sione alla stampa pas­sando ovvia­mente per il web e social media, negli Stati Uniti.

L’edizione di quest’anno si basa in parte su 3,016 inter­vi­ste tele­fo­ni­che ad adulti over 18, con affi­da­bi­lità del cam­pione che può avere oscil­la­zioni dal 2 al 7,5% in fun­zione della nume­ro­sità che infi­cia sul valore sta­ti­stico, e in parte sull’aggregazione dei dati e delle evi­denze di ricer­che svolte nel corso del 2011 da PEW stessa e da altri isti­tuti di ricerca.

La ricerca è dav­vero estre­ma­mente ampia e, per coloro che sono inte­res­sati a que­ste tema­ti­che, è un must la let­tura com­pleta delle diverse aree, dei diversi media che lo stu­dio ana­lizza. Per sin­tesi e foca­liz­za­zione ho con­cen­trato la mia ana­lisi alla parte rela­tiva ai quo­ti­diani, alla stampa ed al digitale.

Dai risul­tati emerge, si con­ferma, che i quo­ti­diani e la carta stam­pata in gene­rale siano il media che regi­stra il peg­gior anda­mento in asso­luto tra tutti i mezzi presi in considerazione.

E’ una situa­zione para­dos­sale poi­chè nel com­plesso il rap­porto evi­den­zia un cre­scente inte­resse per le noti­zie, per l’informazione nel suo insieme, che da un lato i quo­ti­diani nella loro ver­sione car­ta­cea non rie­scono più a sfrut­tare, in par­ti­co­lare in ter­mini di ricavi pub­bli­ci­tari e, dall’altro lato, come emer­geva già dallo stu­dio rila­sciato da PEW stessa non più tardi della scorsa set­ti­mana, fonte delle dif­fi­coltà a com­pen­sare il crollo della carta stam­pata con il digitale.

Dif­fi­colta’ che, al di là degli aspetti sot­to­li­neati in pre­ce­denza,  è da attri­buirsi ad un’estroimissione, o comun­que una mar­gi­na­liz­za­zione dei quo­ti­diani online da parte dei pure players, Face­book e Goo­gle in pri­mis evi­den­te­mente, che assor­bono la fetta prin­ci­pale dei ricavi, delle reve­nues dal digi­tale anche nella cate­go­ria display, quella attual­mente pri­vi­le­giata nei siti web dei giornali.

Un aspetto che avevo già evi­den­ziato con chia­rezza nella mia per­so­nale ana­lisi di quali modi e moda­lità potes­sero essere rea­li­stici per una soste­ni­bi­lità eco­no­mica dell’informazione online.

Con­ferma dell’utilizzo ina­de­guato che i main­stream media ed i quo­ti­diani fanno dei social media è l’incidenza di que­sti come ref­fer­rals, come fonti di traf­fico, con un peso com­ples­sivo gene­rale del 9% con­tro il 32% degli utenti che arriva alle edi­zioni online dei quo­ti­diani attra­verso una ricerca. Emerge un ruolo diverso tra Face­book e Twit­ter, con il secondo che per l’ennesima volta pare essere in grado di coin­vol­gere e con­vin­cere l’utenza, le per­sone, con il ruolo rico­no­sciuto di new­swire,  ed il primo che invece ha un ruolo pre­va­len­te­mente di rivale, di con­cor­rente dei quo­ti­diani online per quanto riguarda la rac­colta pubblicitaria.

Si evi­den­zia inol­tre uno scol­la­mento, una dif­fe­renza, in alcuni casi anche sostan­ziale tra quelli che paiono essere gli inte­ressi delle per­sone, sulla base degli argo­menti trat­tati nei blog e su Twit­ter e l’agenda set­ting, le tipo­lo­gie di infor­ma­zioni pro­po­ste dai media. Un ele­mento di distanza che non e’ da sot­to­va­lu­tare per la por­tata che puo’ assu­mere nel tempo.

Se le ten­denze che il rap­porto evi­den­zia non saranno inver­tite defi­ni­ti­va­mente il più rapi­da­mente pos­si­bile molti gior­nali potreb­bero pas­sare nel medio — lungo periodo, da qui ad almeno cin­que anni, alla sola edi­zione dome­ni­cale stam­pata lasciando all’online il ruolo dell’informazione quo­ti­diana. La “set­ti­ma­na­liz­za­zione” dei quo­ti­diani avrebbe ine­vi­ta­bil­mente una rica­duta pesante sui perio­dici che sono altret­tanto in sof­fe­renza qan­che se l’idea, allo stato attuale, pare più il frutto di man­canza di alter­na­tive con­crete che una scelta ragio­nata alla quale in realtà potreb­bero dav­vero acce­dere in pochi.

Per­so­nal­mente su quale più rea­li­sti­ca­mente sia la strada ho una visione abba­stanza pre­cisa. Magari lo schema con­cet­tuale sot­to­ri­por­tato può aiu­tare ulte­rior­mente il processo.

Pubblicato il 19 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Nuovi Modelli di Business e Nuove Definizioni per l’Editoria

Quest’oggi all’interno della mia colonna set­ti­ma­nale per conto dell’ Osser­va­to­rio euro­peo di gior­na­li­smo – Euro­pean Jour­na­lism Obser­va­tory [EJO]  par­tendo dalla domanda, tanto pro­vo­ca­to­ria quanto effi­cace per descri­vere la situa­zione attuale gene­rale, se siamo tutti edi­tori ven­gono ana­liz­zate nuove defi­ni­zioni per l’editoria e pos­si­bili nuovi modelli di rela­zione e di business.

E’ venuto fuori un arti­colo lungo ma men­tre scri­vevo mi ren­devo conto che era neces­sa­rio ripren­dere ed ampliare deter­mi­nati con­cetti per chia­rirli ade­gua­ta­mente. A me il pezzo [so che non dovrei dirlo] piace molto, è di ana­lisi stra­te­gica, forse addi­rit­tura “visio­na­rio”, rispetto all’attuale contesto.

Se avete voglia, dopo averlo letto, di farmi sapere cosa nel pen­sate, lo spa­zio dei com­menti è a dispo­si­zione, qui o lì come preferite.

Pubblicato il 18 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Top Manager sulla Carta

“Deci­sion Dyna­mics” è uno stu­dio inter­na­zio­nale a cadenza annuale sulle attese, i cri­teri di presa deci­sio­nale e l’utilizzo dei media da parte dei top mana­ger di tutto il mondo che Dore­mus, agen­zia di comu­ni­ca­zione e ricerca inter­na­zio­nale, con­duce, in col­la­bo­ra­zione con il «Finan­cial Times», dal 2003.

L’edizione della ricerca di quest’anno ha otte­nuto 628 rispo­ste da altret­tanti top mana­gers di imprese di dimen­sioni e set­tori di appar­te­nenza diversi in USA, Europa ed Asia.

Per quanto riguarda il con­sumo media­tico e di infor­ma­zioni, i risul­tati evi­den­ziano un insa­zia­bile appe­tito per l’informazione uti­liz­zando nell’arco della gior­nata tutti i tipi di stru­menti, di sup­porti per essere informati.

Emerge con chia­rezza come, anche per quanto riguarda la fascia d’età sotto i 45 anni, vi sia una mar­cata pre­fe­renza nella let­tura su carta rispetto alle altre opzioni dispo­ni­bili.  La prin­ci­pale moti­va­zione pare essere legata alla pre­oc­cu­pa­zione, all’incertezza rela­ti­va­mente al man­te­ni­mento di stan­dard gior­na­li­stici ade­guati online che genera una mag­gior fidu­cia nei con­fronti di quanto viene letto su carta.

Orien­ta­mento che, come mostra il gra­fico di sin­tesi dei risul­tati sot­to­ri­por­tato, è tra­sver­sale ad ogni tipo di pub­bli­ca­zione da quelle spe­cia­li­sti­che ai quotidiani.

Nono­stante l’utilizzo a fini lavo­ra­tivi di tutti gli stru­menti ed i sup­porti offerti dal digi­tale, allo stato attuale pare che i top mana­ger restino sulla carta.

Pubblicato il 16 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Il Nulla, Più Velocemente

Ieri in prima serata Pier­fer­di­nando Casini ha postato su Twit­ter la foto di gruppo con Alfano, Ber­sani e Monti seguita dal com­mento” “Siamo tutti qui! Nes­suna defe­zione!”. Esat­ta­mente 6 minuti dopo «Il Post», vin­cendo il pal­ma­res della rapi­dità tra le reda­zioni, l’aveva già [ri]pub­bli­cata sul suo sito nono­stante, pare, il suo Diret­tore non abbia apprez­zato la mossa del lea­der dell’UDC.  Con tempi di rea­zione più o meno rapidi hanno fatto seguito tutti i prin­ci­pali organi di infor­ma­zione nazio­nali nelle loro edi­zioni online, nes­suno escluso, agen­zie di stampa e ovvia­mente blog e superblog.

Esem­plare sotto que­sto pro­filo Piero Vietti in suo recente arti­colo di auto­cri­tica gior­na­li­stica sul fetic­cio della rete scam­biata per realtà che con­clude: “C’è anche que­sto tweet, che andrebbe stam­pato nei manuali per l’esame di gior­na­li­smo: Gior­na­li­sti basta pezzi su quello che la gente scrive su Twit­ter. Non è una noti­zia e se voglio saperlo apro Twitter”.

Sem­pre ieri si è svolto a Milano presso lo IULM un con­ve­gno sulla Social­Me­diA­bi­lity, pre­sen­ta­zione dei risul­tati dell’Osservatorio creato dall’Università sull’uso dei social media da parte delle aziende italiane.

In attesa che ven­gano dif­fusi i risul­tati com­pleti della seconda edi­zione dell’indagine non resta che affi­darsi alle parole di com­mento del Diret­tore Scien­ti­fico del Master che dichiara: “In sin­tesi, la ricerca mostra come le aziende ita­liane, anche di pic­cole e medie dimen­sioni, uti­liz­zino sem­pre più spesso i social media nelle loro atti­vità di comu­ni­ca­zione e mar­ke­ting,[.…] Ma i risul­tati otte­nuti testi­mo­niano anche come essi siano ancora molto spesso gestiti in maniera un po’ improv­vi­sata e poco con­sa­pe­vole delle logi­che comu­ni­ca­tive e dei lin­guaggi pro­pri di cia­scuno di tali canali”.

Ele­mento con­fer­mato dalle sin­tesi effet­tuate da chi era pre­sente alla pre­sen­ta­zione dei risul­tati,  che, a titolo di curio­sità, pare aver col­pito gli orga­niz­za­tori stessi che hanno sba­gliato l’hashtag uffi­ciale dell’evento, #sma2011, inse­rendo l’anno passato.

Senza il giu­sto mes­sag­gio, senza la giu­sta stra­te­gia ed approc­cio di comu­ni­ca­zione, che si tratti di infor­ma­zione gior­na­li­stica o di comu­ni­ca­zione d’impresa, Twit­ter, come tutti i mezzi, non è migliore del vec­chio fax. Resta solo il nulla, più velocemente.

Pubblicato il 15 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Crowdfunding & Crowdsourcing per Migliorare l’Informazione

In que­sti giorni si è par­lato parec­chio di «Mat­ter», pro­getto di due gior­na­li­sti sta­tu­ni­tensi che abbi­nano long form jour­na­lism a gior­na­li­smo di qualità.

Una teo­ria che, per come è stata spie­gata, per­so­nal­mente mi con­vince poco per la carenza di det­ta­gli signi­fi­canti e l’automatismo del bino­mio che non mi pare così vin­co­lante in linea di prin­ci­pio. Dubbi non solo miei quanto non com­ples­si­va­mente con­di­visi visto che il cro­w­d­fun­ding per la rea­liz­za­zione di Mat­ter ha rac­colto la somma minima neces­sa­ria in sole 38 ore ed adesso, dopo nove giorni dal lan­cio, ha rag­giunto la non tra­scu­ra­bile somma di $121mila. Oltre il dop­pio della cifra ori­gi­na­ria­mente rite­nuta neces­sa­ria all’implementazione dell’idea forse anche gra­zie al mec­ca­ni­smo incen­ti­vante creato per rea­liz­zare la rac­colta di fondi con livelli diversi [9 in totale] e distint rico­no­sci­menti e gra­ti­fi­ca­zioni a seconda dell’importo versato.

Ricom­pense adot­tate altret­tanto da «Fix­me­dia», tool, stru­mento che nasce sull’onda delle nume­rose bufale dif­fuse dai media e che, appunto, si pro­pone come poten­ziale rime­dio alle stesse.

Non è solo la fina­lità del pro­getto ma anche, se non soprat­tutto, la con­ce­zione a ren­derlo, a mio avviso, estre­ma­mente inte­res­sante. Si tratta infatti di una con­ce­zione che vede la noti­zia come un pro­cesso aperto, al quale lo stru­mento si pone come sup­porto con­creto per la rea­liz­za­zione della reda­zione liquida. Aspetti che l’idea di creare una comu­nità di per­sone inte­res­sate a miglio­rare con­cre­ta­mente l’informazione che viene pro­dotta e con­su­mata e l’utilizzo libero e gra­tuito dello stru­mento sot­to­li­neano e confermano.

Gra­zie a Fix­me­dia qua­lun­que per­sona in soli due click potrà segna­lare errori ed omis­sioni in un luogo comune dove gli appar­te­neti alla comu­nità potranno sta­bi­lire valore e signi­fi­cato dell’errore e delle cor­re­zioni, even­tual­mente, da appor­tare, ren­den­dolo non  solo sociale ma anche fat­tuale invece che, come potrebbe essere, ideo­lo­gico, for­nendo poten­zial­mente un grande con­tri­buto all’ecologia dell’informazione e alla par­te­ci­pa­zione attiva delle per­sone nel pro­cesso di pro­du­zione delle notizie.

Io ho deciso di dare il mio con­tri­buto all’iniziativa spe­ran­zoso che la sua effet­tiva rea­liz­za­zione sia, come pro­mette a par­tire dal nome scelto, di ausi­lio a gua­rire uno dei mali attuali più gravi del gior­na­li­smo. Forse è dav­vero finita l’era delle let­tere al direttore.

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