Pubblicato il 28 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Il Decalogo del Giornalismo Partecipativo [e dintorni]

Come scri­vevo lunedì, «The Guar­dian», sulla fal­sa­riga di quanto già adot­tato da «El Pais», da un lato, pro­se­gue con coe­renza straor­di­na­ria, senza esi­ta­zioni, il pro­prio per­corso di aper­tura e tra­spa­renza nei con­fronti dei let­tori  e, dall’altro lato, riporta all’edizione online, al sito web del quo­ti­diano la cen­tra­lità di “luogo” che favo­ri­sce il con­tatto e la rela­zione  con e tra le per­sone sulla base dei loro distinti inte­ressi, dimo­strando con­cre­ta­mente la fon­da­men­tale dif­fe­renza tra essere online ed essere parte della Rete.

I gior­nali devono tor­nare ad essere  perno cen­trale degli inte­ressi delle per­sone, delle loro con­ver­sa­zioni e dei diversi gruppi, delle distinte comu­nità, sia in Rete che fisi­ca­mente come il caso dif­fuso dei cafè come punto d’incontro con le reda­zioni esem­pli­fica e come l’open wee­kend rea­liz­zato pro­prio dal «The Guar­dian», che ha visto la par­te­ci­pa­zione di ben 5mila per­sone, con­cre­tizza ulte­rior­mente e magnifica.

Wee­kend a porte aperte, come direb­bero i ladri di cavalli, i con­ces­sio­nari d’auto, al quale è stato imme­dia­ta­mente dato seguito in ambiente digi­tale con Alan Rusbrid­ger, editor-in-chief del quo­ti­diano anglo­sas­sone, che, ancora una volta, sul sito del gior­nale e su Twit­ter, dia­lo­gava con i let­tori, con le per­sone inte­res­sate a con­fron­tarsi rela­ti­va­mente al gior­na­li­smo partecipativo.

Tra le diverse rispo­ste for­nite, tutte da leg­gere con atten­zione,  Rusbrid­ger ha dif­fuso il deca­logo del gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo così come defi­nito, dice, un anno fa dallo staff, dal gruppo di lavoro del gior­nale.  Deca­logo, che poi ha ulte­rior­mente dif­fuso su Twit­ter nella gior­nata di ieri, che per faci­li­tare la let­tura ho tradotto:

  1. Sti­mola la par­te­ci­pa­zione. Invita a for­nire e/o per­mette una rispo­sta [#]
  2. Non è una forma inerte di pub­bli­ca­zione da noi a loro [#]
  3. Sti­mola gli altri alla par­te­ci­pa­zione al dibat­tito. Pos­siamo essere fol­lo­wers o lea­ders. Coin­volge l’altro nella pre-pubblicazione [#]
  4. Aiuta a costruire comu­nità d’interesse su temi comuni, istante o per­sone [#]
  5. E’ aperto al Web. Linka e col­la­bora con altri mate­riali e fonti in Rete [#]
  6. Aggrega e/o edita [“cura”] il lavoro di altri [#]
  7. Rico­no­sce che i gior­na­li­sti non sono l’unica voce auto­re­vole, esperta e rile­vante [#]
  8. Aspira ad otte­nere ed a riflet­tere la diver­sità, così come a pro­muo­vere valori con­di­visi [#]
  9. Rico­no­sce che la pub­bli­ca­zione può essere l’inizio e non la fine del pro­cesso giornalistico/informativo [#]
  10. E’ tra­spa­rente e aperto alle sfide. Include la cor­re­zione, il chia­ri­mento e l’integrazione, l’aggiunta [#]

C’è un undi­ce­simo punto che Rusbrid­ger omette e che invece deve entrare a far parte del dibat­tito: per­mette un saving eco­no­mico gra­zie alla col­la­bo­ra­zione gra­tuita, non remu­ne­rata, del “reporter-lettore”.

Se non prima, ne par­le­remo sicu­ra­mente al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo il mese prossimo.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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