Posted on 7 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Infografiche Quotidiane [e dintorni]

Al termine della scorsa settimana è stato annunciato lo stanziamento complessivo di 123 milioni di euro di fondi diretti all’editoria, i tanto discussi e molto criticati fondi di stato di aiuto ai giornali, di carta, la cui finalità dovrebbe essere idealmente di garantire un pluralismo dell’informazione, da distinguere dagli ulteriori fondi indiretti quali agevolazioni IVA e tariffe postali ad esempio.

La notizia, forse complice la rilassatezza del fine settimana o forse a causa dell’interesse a non far emergere troppo la cosa da parte degli stessi beneficiari, non ha avuto una grande copertura mediatica da parte degli organi d’informazione tradizionali con solo «Il Corriere della Sera» tra i grandi quotidiani a parlarne.

Fortemente critici “gli esclusi”, i quotidiani all digital o superblog come spesso vengono definiti, con «Lettera 43» e «Linkiesta»  a pestar giù duro evidenziando tutte le distorsioni del sistema ed «Il Post» a dar man forte rilanciando nonostante la sensatezza e la pacatezza delle opinioni del suo Direttore.

Una reazione tanto comprensibile quanto eccessiva di fronte ad un incertezza di riferimenti per il futuro e ad un quadro che parrebbe avere elementi di maggior equilibrio per il futuro con criteri apparentemente più equilibrati che il caso vuole siano parzialmente simili a quelli suggeriti in questi spazi:

  • No a finanziamento su tirature, se del caso su diffusioni/vendite
  • Finanziamento crescente al diminuire dell’affollamento pubblicitario
  • Bonus su finanziamento dei cittadini; per esempio se X numero di cittadini gira il suo 8 per mille a favore di un quotidiano c’e un bonus statale
  • No a finanziamento di organi di partito; con l’esistenza già dei finanziamenti ai partiti non c’è bisogno di una duplicazione
  • Finanziamento a soglia: si fissa una soglia di sopravvivenza e si interrompe il finanziamento al superaramento della soglia [*]

Certamente, nonostante risultati che finalmente appaiono incoraggianti, i motivi di tensione per chi si è avventurato, per scelta o per obbligo che sia, nella realizzazione di un organo di informazione all digital,   non mancano. E’ proprio per questa ragione che complessivamente, come credo di aver già avuto modo di affermare, sottoscrivo la tesi di Matteo Bartocci: “la cellulosa è troppo importante per lasciarla solo a chi se la può permettere”.

Proprio sulla cellulosa, sullo stato, di malattia endemica, dei giornali «Linkiesta» ha realizzato una serie di infografiche che ben fotografano lo stato dell’essere dei quotidiani italiani anche se l’obiettivo è dichiaratamente di sparare a zero, ancora una volta, sulla questione dei finanziamenti pubblici.

Per quanto riguarda le edicole, il cui dato attuale non è riportato nell’infografica che cita solo il riferimento del 2004, le stime parlano di un numero compreso tra 28 e 30mila con, almeno, 10mila di queste a forte rischio di chiusura nei prossimi tre anni.

E’ opportuno, inoltre, segnalare che i dati di vendita soprariportati di riferiscono solamente alle vendite in edicola ed escludono la quota di abbonamenti che per alcuni quotidiani, «Il Sole24Ore» ed «Avvenire» in primis, è consistente.

Si conferma lo strapotere del mezzo televisivo in Italia. Media che rispetto alle altre nazioni ha un peso, politico e di ricavi, sensibilmente superiore nel nostro Paese. Fuorviante [pour cause?] l’indicazione sugli investimenti per mezzo e proiezioni che sono fuori contesto riferendosi a realtà estremamente distanti dalla nostra per dimensioni, situazione attuale e prospettive.