Archive: 5 marzo 2012

Pubblicato il 5 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Tutto Sommato, Siete Solo un Altro Mattone nel Muro

“All in all you’re just ano­ther brick in the wall” recita la cele­ber­rima can­zone dei Pink Floyd, testo che forse dovrebbe essere dif­fuso con mag­gior fre­quenza all’interno dei con­si­gli di ammi­ni­stra­zione di molti gruppi edi­to­riali

Pay­wall, valo­riz­za­zione dei con­te­nuti online, modelli di pagamento…dove risiede la chiave del suc­cesso per le testate digi­tali e i gruppi edi­to­riali? Que­sto il tema della mia colonna set­ti­ma­nale, tanto gene­ro­sa­mente quanto impro­pria­mente defi­nita mon­day note dall’amico Nicola Bruno, all’interno degli spazi dell’European Jour­na­lism Obser­va­tory pub­bli­cata quest’ oggi.

Buona let­tura.

Pubblicato il 5 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Retweet

La falsa noti­zia della libe­ra­zione di Ros­sella Urru e le cele­bra­zioni su Twit­ter, con momenti para­dos­sali che ne attri­bui­vano i meriti a Fio­rello in un mix di satira e con­vin­zione, hanno sca­te­nato l’ennesimo dibat­tito su ruolo e atten­di­bi­lità di Twit­ter come new­swire dell’informazione digitale.

Alle prime con­si­de­ra­zioni di Marco Bar­dazzi sulla «Stampa» è seguita la replica di Luca Sofri con rela­tiva con­tro­re­plica ed inter­vento anche del diret­tore del quo­ti­diano tori­nese. Con­fronto che, se vi foste persi, potete ritro­vare con tutti i col­le­ga­menti iper­te­stuali neces­sari ad appro­fon­dire via Wavu, aggre­ga­tore tutto ita­liano per, appunto, esplo­rare le discus­sioni sull’informazione di qua­lità e sul citi­zen jour­na­lism attra­verso un per­corso fra blog, gior­nali, social network.

Che i social media e Twit­ter abbiano un pro­blema di cre­di­bi­lità ed affi­da­bi­lità è opi­nione comune, come testi­mo­niato da inte­resse e dispo­ni­bi­lità otte­nuto dalla mia pro­po­sta di sti­lare una sorta di codice di auto­di­sci­plina prima di restare schiac­ciati non solo sotto il peso dell’infobesità ma anche di quello delle bufale [*] e, soprat­tutto, dalla scarsa fidu­cia che com­ples­si­va­mente le per­sone vi ripon­gono come fonte d’informazione.

Non è tut­ta­via, anche in que­sto caso, dalla con­trap­po­si­zione tra “noi” e “loro”, tra gior­na­li­sti e blog­ger, e/o tra mezzi di infor­ma­zione tra­di­zio­nale e social media, che ritengo pos­sano emer­gere ele­menti utili ed inte­res­santi sui quali ragionare.

Fact chec­king ed affi­da­bi­lità dell’informazione [via] non sono una pro­ble­ma­tica che appar­tiene esclu­si­va­mente ai social media ma  rap­pre­sen­tano ormai carat­te­ri­stica inte­grante di una ten­denza gene­rale più ampia clas­si­fi­cata come nowism: il biso­gno di gra­ti­fi­ca­zioni ed infor­ma­zioni istan­ta­nee e costanti ben sin­te­tiz­zato dalla defi­ni­zione che ne for­ni­sce l’Urban Dic­tio­nary, come ho avuto modo di rispon­dere a chi mi chie­deva un com­mento a caldo sulla questione.

[tweet https://twitter.com/pedroelrey/status/176243192679763968 align=‘center’ lang=‘it’]

Il nowism rischia di ucci­dere l’informazione con un rumore di fondo costante  di voci ed illa­zioni che si ricor­rono annul­lando di fatto  la posi­ti­vità di un flusso infor­ma­tivo con­di­viso e dif­fuso. Si tratta di una situa­zione che viene ben sin­te­tiz­zata da Carlo Dante nel suo «Minime Per­ve­nute»: “In prin­ci­pio fu il verbo, poi il discorso, poi l’affermazione, poi l’informazione, infine un chiasso infernale”.

Imma­gino possa essere que­sta la cor­nice di rife­ri­mento al cui interno con­fron­tarsi, il vero tema del quale discutere.

[*] Dopo il tagliando di quasi un paio di mesi fa ho sospeso il lavoro sul tema che ora, final­mente, intendo ripren­dere. Le per­sone che ave­vano dato la loro dispo­ni­bi­lità saranno con­tat­tate entro la fine di que­sta set­ti­mana per col­la­vo­rare atti­va­mente. Mi scuso ma le mie forze non mi hanno con­cesso di fare di più sin ora.