marzo 2012

Pubblicato il 31 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Alla Fame per la Fama

Come molti ricor­de­ranno, dopo la ces­sione dell’«Huffington Post» ad AOL per la straor­di­na­ria cifra di 315 milioni di dol­lari, una parte dei blog­ger che scri­ve­vano gra­tui­ta­mente per la testata all digi­tal più famosa al mondo inten­ta­rono una class action pre­ten­dendo una parte dei ricavi otte­nuti dalla ces­sione d’azienda soste­nendo che aveva rag­giunto quel valore, anche, gra­zie al loro lavoro mai pagato, e recla­man­done un terzo.

Il «The New York Times» all’epoca aveva pro­dotto un’analisi esau­stiva che quan­ti­fi­cava con­cre­ta­mente il valore eco­no­mico dei blog dell’«Huffington Post». Nell’arti­colo, pro­dotto allora, viene iden­ti­fi­cato spe­ci­fi­ca­ta­mente il peso dei blog, ana­liz­zando il numero di pagine viste sul totale ed i com­menti [e dun­que la par­te­ci­pa­zione dei let­tori] per arri­vare a quello che potrebbe essere il valore in ter­mini di ricavi pub­bli­ci­tari. Ne emerge un rap­porto di 1 a 20 tra gli arti­coli retri­buiti e quelli gra­tuiti di blog­ger che dareb­bero luogo a reve­nues pub­bli­ci­ta­rie nell’ordine di poco più di 6 US $ ogni mille pagine viste. Un  rap­porto deci­sa­mente infe­riore alla quota di reve­nues pre­tesa dalla class action.

A meno di un anno di distanza è arri­vata ieri la sen­tenza, favo­re­vole ad AOL.

Nelle moti­va­zioni il giu­dice afferma che nulla è dovuto poi­chè non è mai stato sti­pu­lato un con­tratto one­roso tra «Huf­fing­ton Post» ed i blog­ger che sin dall’inizio sape­vano che il loro lavoro non sarebbe stato remu­ne­rato ed avendo accet­tato ugual­mente nulla è loro dovuto. Il caso è stato licen­ziato con “pre­ju­dice”, dun­que non potrà essere impu­gnata la sen­tenza o ripro­po­sta la causa in altra forma.

Ovvia­mente posi­tiva la rea­zione della testata sta­tu­ni­tense che esprime sod­di­sfa­zione per la sen­tenza e rin­no­vato impe­gno nella col­la­bo­ra­zione futura con tutti i blogger.

Con lo sbarco in Europa, appog­gian­dosi ai quo­ti­diani nazio­nali, dell’HuffPo, già attiva, con buoni risul­tati, per quanto riguarda la Fran­cia, e attesa immi­nente per le ver­sioni spa­gnole, ini­zial­mente pre­vi­sto a marzo e poi riviato a giu­gno, ed ita­liane, per le quali sono già stati scelti i diret­tori, sarà inte­res­sante veri­fi­care il peso di blog e blog­ger nell’impostazione edi­to­riale. Se infatti, a parità di man­te­ni­mento della mede­sima gab­bia gra­fica in entrambe le ver­sioni euro­pee, nell’edizione bri­tan­nica si nota un largo impiego di blog­ger, men­tre in quella fran­cese pare di gran lunga infe­riore. Una dif­fe­renza pro­ba­bil­mente dovuta sia alla cul­tura, alla men­ta­lità delle per­sone che alle dif­fe­renze nella legi­sla­zione nazionale.

Con la legge sull’equo com­penso per i gior­na­li­sti in dirit­tura d’arrivo nel nostro Paese, la defi­ni­zione di blog­ger, altra “parola sca­to­lone” senza signi­fi­cato che, come noto, non apprezzo a pre­scin­dere dal caso spe­ci­fico,  potrebbe dive­nire sino­nimo di pro­dut­tore di con­te­nuti non pagato. Un bel tema da affron­tare insieme al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo il mese prossimo.

Pubblicato il 30 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Il Futuro dell’Informazione e’ Racchiuso in 8 m²?

Giu­seppe Gra­nieri negli ultimi giorni ha scritto di futuro, uti­liz­zando la meta­fora dav­vero effi­cace della dif­fe­renza tra gui­dare l’automobile e gui­dare la moto della quale mi sono già abu­si­va­mente appro­priato, e dell’indu­stria delle noti­zie vec­chie, quella dei gior­nali di carta non in grado di per­so­na­liz­zare l’informazione. Arti­coli tutti da leg­gere per gli spunti e gli appro­fon­di­menti che consentono.

Anche Arianna Cic­cone, pren­dendo spunto dai dati sui quo­ti­diani online e super­blog pub­bli­cati in que­sti spazi ieri, con sapiente humor fa rifles­sioni molto serie a tutto campo sul futuro dell’informazione. Dati, che sep­pure non ven­gano citati espli­ci­ta­mente, sono fonte di rifles­sione anche per Luca Conti che sostiene che la causa del calo sia una que­stione legata al calo di inte­resse verso il tipo di noti­zie pub­bli­cate e verso le fonti, i quo­ti­diani online, che le pubblicano.

Inte­resse ed atten­zione sono ele­menti chiave sui quali si gioca la par­tita, in ter­mini di pro­po­sta di con­te­nuti, del futuro dell’industria dell’informazione, non vi è dub­bio davvero.

Da un lato gran parte dell’informazione è light, snack e gran parte degli utenti va sui por­tali per seguire l’attualità come dimo­strano i dati rela­tivi a Vigi­lio che da solo vale come tutti i quo­ti­diani online in ter­mini di utenti unici e il calo di pagine viste e di tempo di per­ma­nenza per le edi­zioni online dei gior­nali. Dall’altro lato tutte le evi­denze sin ora rac­colte con­fer­mano che la let­tura sulla carta faci­lita atten­zione e memo­ra­bi­lità delle infor­ma­zioni, que­stione di grande valore sia a livello gior­na­li­stico che altret­tanto per quanto riguarda la capa­cità di atti­rare inve­sti­menti pub­bli­ci­tari.

Per­so­nal­mente ritengo che le attese, i pro­clami apo­ca­lit­tici di scom­parsa della carta si con­fer­mano essere ecces­sivi ed enor­me­mente ampli­fi­cati rispetto alla realtà [da “guru pour cause”?] con stampa e digi­tale, media tra­di­zio­nali e digi­tali, a costi­tuire le due facce della stessa meda­glia, entrambi impor­tanti nell’attualità e per il futuro; se dovessi sbi­lan­ciarmi direi per almeno i pros­simi 50 anni nel nostro Paese.

Un futuro fatto dun­que di spe­ri­men­ta­zione, in una logica di medio  — lungo periodo, per quanto riguarda l’ambiente digi­tale nel suo com­plesso, e di miglio­ra­menti e razio­na­liz­za­zioni pro­gres­sive in rife­ri­mento alla carta.

Inte­res­sante sotto que­sto pro­filo quanto pub­bli­cato dal «The Wall Street Jour­nal» che riporta dell’installazione all’interno della Broo­klyn Public Library di una mac­china in grado di stam­pare on demand, in pochi minuti, un  intero libro sulla base delle pre­fe­renze del let­tore. La stam­pante, della quale allo stato attuale sono state rea­liz­zate 70 instal­la­zioni, misura poco più di 8 m², e per­mette alle per­sone di sce­gliere da un data­base di 8 milioni di volumi quale sia il pro­prio preferito.

La pos­si­bi­lità di effet­tuare in edi­cola il ser­vi­zio di print on demand, con­sen­ti­rebbe la qua­dra tra desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione da parte del let­tore e man­canza di red­di­ti­vità che que­sto ottiene online nella sua decli­na­zione all digi­tal. Gra­zie alla tanto auspi­cata, quanto sin ora disat­tesa, infor­ma­tiz­za­zione delle edi­cole il let­tore potrebbe, ad esem­pio, come suc­cede oggi con i pre­fe­riti, i book­mark del bro­w­ser, o con appli­ca­zioni dedi­cate,  sal­vare le infor­ma­zioni che trova di pro­prio inte­resse e tro­varle stam­pate nel suo quotidiano.

Scri­veva Her­mann Hesse “Se tracci una riga sul pavi­mento, è altret­tanto dif­fi­cile cam­mi­narci sopra che avan­zare sulla più sot­tile delle funi. Eppure chiun­que ci rie­sce tran­quil­la­mente per­chè non è peri­co­loso. Se fai finta che la fune non è altro che un dise­gno fatto col gesso e l’aria intorno è il pavi­mento, rie­sci a pro­ce­dere sicuro su tutte le funi del mondo”.

Almeno una parte del futuro dell’industria dell’informazione potrebbe essere rac­chiusa in 8m².

Dati Audiweb Quotidiani e Superblog Feb 2012 Vs Feb 2011
Pubblicato il 29 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Disastri Quotidiani

Sono stati dif­fusi ieri i dati Audi­web rela­tivi all’ audience online del mese di feb­braio 2012.

Com­ples­si­va­mente l’audience online nel giorno medio regi­stra una cre­scita del 7,3%, con 13,8 milioni di utenti attivi. Calano però sia il tempo speso, che passa da 1 ora e 37 minuti a 1 ora e 26 minuti, che le pagine viste, che si ridu­cono a 166 da 202; il tempo per pagina si riduce altret­tanto del 7,2%. Dun­que, a parità di con­di­zione, vi sono più per­sone che acce­dono ad Inter­net ma, pare dav­vero, vi dedi­cano meno tempo, minor atten­zione ed interesse.

Aller­tato da que­sto cam­pa­nello d’allarme, ho voluto veri­fi­care la situa­zione di quo­ti­diani e “super­blog”, quo­ti­diani all digi­tal, ela­bo­rando i dati for­niti da Audiweb.

Per le edi­zioni online dei prin­ci­pali quo­ti­diani nazio­nali emerge un pano­rama dav­vero deso­lante sia in ter­mini di utenti unici che di pagine viste e tempo per utente. Vi sono cali di utenti unici che rag­giun­gono pic­chi del — 63,5%, com’è il caso dell’ «Unità», e crollo di pagine viste sino al — 68,7% forte discesa delle pagine viste, — 30,3%, per «Il Fatto Quo­ti­diano» [#], una situa­zione che nel com­plesso vede una ridu­zione degli utenti unici, dei soli quo­ti­diani, dell 1,5% e una deba­cle per le pagine viste che rag­giunge ben il — 20,1%. Ridu­zione che col­pi­sce anche «Repub­blica» e «Cor­riere della Sera», che da soli val­gono oltre il 50% degli utenti.

In con­tro­ten­denza, vuoi per la nuova linea edi­to­riale appor­tata dal nuovo Diret­tore, vuoi per inte­resse gene­rale verso i temi pre­va­len­te­mente trat­tati, con­fer­mato anche dal buon anda­mento dell’edizione car­ta­cea, «Il Sole24Ore» con quasi il 40% in più di utenti unici ed un incre­mento del 27,8% delle pagine viste.

Buona altret­tanto la per­for­mance del «Post» di Luca Sofri e di «Lettera43» che con­fer­mano la ten­denza posi­tiva del mese scorso. Final­mente dispo­ni­bili rispetto alle rile­va­zioni pre­ce­denti i dati dell’ «Lin­kie­sta» che ha numeri dav­vero mode­sti rispetto agli altri due super­blog e di «Varese News» che, per avere una con­no­ta­zione locale rispetto agli altri, merita una men­zione d’onore per il numero di utenti che rie­sce ad attrarre. Si tratta, comun­que, nel com­plesso di valori ancora deci­sa­mente mode­sti sia per nume­ro­sità di utenti che per tempo speso per pagina. Gli all digi­tal restano con un peso spe­ci­fico molto ridotto allo stato attuale.

Tra i por­tali, infine, spicca Vir­gi­lio che stacca deci­sa­mente Yahoo e si avvi­cina minac­cio­sa­mente ad intac­care la lea­der­ship di MSN di Micro­soft, entrambi in calo netto.

Quo­ti­diani & Super­blog Feb 2012 vs Feb 2011

- Clicca per Ingrandire -

Insomma, nel com­plesso un mese di feb­braio a tinte fosche per l’informazione online del nostro Paese. Se per alcuni la causa potrebbe essere nella fine dell’effetto traino dell’anti ber­lu­sco­ni­smo, per altri le ragioni sono evi­den­te­mente distinte. Vedendo il numero di pagine viste ed il tempo medio per utente, direi, pare essere la con­ferma degli effetti della “snack information”.

L’evidenza ulte­riore di come neces­sa­ria­mente i gior­nali deb­bano tor­nare ad essere  perno cen­trale degli inte­ressi delle per­sone, delle loro con­ver­sa­zioni e dei diversi gruppi, delle distinte comu­nità, sia in Rete che fisi­ca­mente. O così o morte, non è un pro­blema di sup­porto, di piat­ta­forma di offerta, ma di approc­cio ancora una volta.

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[#] Update: Peter Gomez, mi segnala un errore da me com­messo nel ripor­tare i dati 2011 rela­ti­va­mente al «Il Fatto Quo­ti­diano»; alle ore 11.00 l’articolo è stato aggior­nato e dove­ro­sa­mente cor­retta la tebella dell’elaborazione. I dati sono cer­ta­mente migliori di quelli ripor­tati in pre­ce­denza ma non dram­ma­ti­ca­mente diversi nella sostanza, direi.

Il file di cal­colo dell’elaborazione è dispo­ni­bile, a chi inte­res­sasse, su richie­sta, man­dando una mail all’indirzzo di posta elet­tro­nica ripor­tato nell’about.

Pubblicato il 28 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Il Decalogo del Giornalismo Partecipativo [e dintorni]

Come scri­vevo lunedì, «The Guar­dian», sulla fal­sa­riga di quanto già adot­tato da «El Pais», da un lato, pro­se­gue con coe­renza straor­di­na­ria, senza esi­ta­zioni, il pro­prio per­corso di aper­tura e tra­spa­renza nei con­fronti dei let­tori  e, dall’altro lato, riporta all’edizione online, al sito web del quo­ti­diano la cen­tra­lità di “luogo” che favo­ri­sce il con­tatto e la rela­zione  con e tra le per­sone sulla base dei loro distinti inte­ressi, dimo­strando con­cre­ta­mente la fon­da­men­tale dif­fe­renza tra essere online ed essere parte della Rete.

I gior­nali devono tor­nare ad essere  perno cen­trale degli inte­ressi delle per­sone, delle loro con­ver­sa­zioni e dei diversi gruppi, delle distinte comu­nità, sia in Rete che fisi­ca­mente come il caso dif­fuso dei cafè come punto d’incontro con le reda­zioni esem­pli­fica e come l’open wee­kend rea­liz­zato pro­prio dal «The Guar­dian», che ha visto la par­te­ci­pa­zione di ben 5mila per­sone, con­cre­tizza ulte­rior­mente e magnifica.

Wee­kend a porte aperte, come direb­bero i ladri di cavalli, i con­ces­sio­nari d’auto, al quale è stato imme­dia­ta­mente dato seguito in ambiente digi­tale con Alan Rusbrid­ger, editor-in-chief del quo­ti­diano anglo­sas­sone, che, ancora una volta, sul sito del gior­nale e su Twit­ter, dia­lo­gava con i let­tori, con le per­sone inte­res­sate a con­fron­tarsi rela­ti­va­mente al gior­na­li­smo partecipativo.

Tra le diverse rispo­ste for­nite, tutte da leg­gere con atten­zione,  Rusbrid­ger ha dif­fuso il deca­logo del gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo così come defi­nito, dice, un anno fa dallo staff, dal gruppo di lavoro del gior­nale.  Deca­logo, che poi ha ulte­rior­mente dif­fuso su Twit­ter nella gior­nata di ieri, che per faci­li­tare la let­tura ho tradotto:

  1. Sti­mola la par­te­ci­pa­zione. Invita a for­nire e/o per­mette una rispo­sta [#]
  2. Non è una forma inerte di pub­bli­ca­zione da noi a loro [#]
  3. Sti­mola gli altri alla par­te­ci­pa­zione al dibat­tito. Pos­siamo essere fol­lo­wers o lea­ders. Coin­volge l’altro nella pre-pubblicazione [#]
  4. Aiuta a costruire comu­nità d’interesse su temi comuni, istante o per­sone [#]
  5. E’ aperto al Web. Linka e col­la­bora con altri mate­riali e fonti in Rete [#]
  6. Aggrega e/o edita [“cura”] il lavoro di altri [#]
  7. Rico­no­sce che i gior­na­li­sti non sono l’unica voce auto­re­vole, esperta e rile­vante [#]
  8. Aspira ad otte­nere ed a riflet­tere la diver­sità, così come a pro­muo­vere valori con­di­visi [#]
  9. Rico­no­sce che la pub­bli­ca­zione può essere l’inizio e non la fine del pro­cesso giornalistico/informativo [#]
  10. E’ tra­spa­rente e aperto alle sfide. Include la cor­re­zione, il chia­ri­mento e l’integrazione, l’aggiunta [#]

C’è un undi­ce­simo punto che Rusbrid­ger omette e che invece deve entrare a far parte del dibat­tito: per­mette un saving eco­no­mico gra­zie alla col­la­bo­ra­zione gra­tuita, non remu­ne­rata, del “reporter-lettore”.

Se non prima, ne par­le­remo sicu­ra­mente al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo il mese prossimo.

Pubblicato il 27 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Come Coinvolgere i Giornalisti Attraverso i Social Media

L’influenza dei social media e delle reti sociali non attiene solo a nuove forme di comu­ni­ca­zione e di rela­zione ma è ormai parte inte­grante dell’ecosistema dell’informazione. I Blog, Face­book e Twit­ter, per citare solo i più noti, sono mezzi di ampis­sima dif­fu­sione che sele­zio­nano, rie­la­bo­rano e aggre­gano noti­zie, infor­ma­zioni, costi­tuendo così ele­mento di inte­gra­zione ormai impre­scin­di­bile del sistema infor­ma­tivo pur con tutte le distor­sioni del caso. Dina­mica che vede i gior­na­li­sti nel com­plesso zig­za­gare tra divieti e socia­lità della notizia.

Cosa avviene invece quando si ribalta la pro­spet­tiva cer­cando di coin­vol­gere i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, sfrut­tando la loro pre­senza all’interno dei social media per fina­liz­zare azioni di comu­ni­ca­zione d’impresa tipi­che delle public relations?

E’ que­sta la domanda di fondo alla quale ha cer­cato di dare una rispo­sta la ricerca svi­lup­pata nel corso di que­sto mese da Text100, agen­zia inter­na­zio­nale di pub­bli­che rela­zioni, che ha inter­vi­stato 72 gior­na­li­sti inglesi con l’obiettivo di com­pren­dere appunto come e con quali mezzi sia pos­si­bile uti­liz­zare i social media in tal senso.

I risul­tati, pub­bli­cati ieri, evi­den­ziano la ten­denza a pri­vi­le­giare ancora oggi canali più tra­di­zio­nali con e-mail, comu­ni­cati stampa e con­sul­ta­zione del sito azien­dale in testa alle pre­fe­renze. Tra i social media i cor­po­rate blog sono il mezzo pre­fe­rito come fonte dalla quale attin­gere infor­ma­zioni, ele­mento che con­ferma la neces­sità di inve­stire nella prou­zione, rac­colta e siste­ma­tiz­za­zione di con­te­nuti anche sotto que­sto profilo.

Nono­stante tutti gli sforzi com­piuti nel tempo da Face­book resta a Twit­ter il pri­mato di gior­na­li­sti con un account atti­vato. E’ sem­pre Twit­ter, seguito da Lin­ke­din, il media attra­verso il quale si pre­fe­ri­sce essere con­tat­tati, con­fer­mando, pur con livelli diversi di matu­rità e con­sa­pe­vo­lezza, il ruolo prio­ri­ta­rio assunto dalla piat­ta­forma dei 140 carat­teri in ambito informativo.

Come scri­vono nelle con­clu­sioni gli autori della ricerca, il fatto che i gior­na­li­sti non rico­no­scano nei social media la stessa uti­lità attri­buita a comu­ni­cati stampa ed al sito azien­dale [che ovvia­mente dovrà avere un’area dedi­cata], sug­ge­ri­sce di veri­fi­care l’efficacia di uti­lizzo di tali mezzi da parte delle imprese che forse anche da que­sto punto di vista dimo­strano la loro social media ina­bi­lity.

Pubblicato il 26 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Applicare i Meccanismi del Gioco all’Informazione

Pro­se­guono gli appunti, gli spunti, in vista del panel al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo su “Gami­fi­ca­tion: Il Coin­vol­gi­mento del Let­tore è un Gioco.

La gami­fi­ca­tion nel gior­na­li­smo rap­pre­senta non solo una moda­lità nuova di nar­ra­zione ma un modo di coin­vol­gere il let­tore facen­do­gli vivere, facen­dolo par­te­ci­pare inte­rat­ti­va­mente alle noti­zie e più in gene­rale all’informazione. Per­so­nal­mente sono con­vinto che possa, anche, essere un cavallo di troia per riu­scire a far pagare l’informazione in ambito digi­tale vista la pro­pen­sione esi­stente ad effet­tuare un esborso per acqui­stare i gio­chi da parte delle persone.

Dopo le mie rifles­sioni di sabato sul tema, il video di una recente lec­ture sull’argomento con Bobby Sch­wei­zer, co-autore di “New­sga­mes: Jour­na­lism at Play”, ed altri esperti del set­tore, che ana­liz­zano i diversi for­mat  ed i van­taggi che l’utilizzo dei video­gio­chi pos­sono appor­tare come ele­mento di inno­va­zione nella nar­ra­zione gior­na­li­stica, nella tra­smis­sione di notizie.

Il video dura circa un’ora e, ovvia­mente, mi per­metto di con­si­gliarne la visione inte­grale. Se pro­prio non ce la fate almeno i primi 9 minuti sono dav­vero un must. Se invece l’argomento, come al sot­to­scritto, vi appas­siona e vi coin­volge, potete dare un’occhiata anche a que­sta mia pre­sen­ta­zione effet­tuata all’ultimo Salone del Libro di Torino, sem­pre in tema.

Pubblicato il 26 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

SociAbile

Dalle colonne di «Mon­day Note» Fré­dé­ric Fil­loux prende spunto dal suc­cesso nei numeri dell’applicazione del «The Guar­dian» su Face­book per soste­nere il peri­colo di essere dipen­denti da altri e parla di sha­ring mirage.

Aspetto che, par­tendo dalla part­ner­ship con le prin­ci­pali orga­niz­za­zioni ed isti­tu­zioni del mondo dell’arte bri­tan­nico annun­ciata dal quo­ti­diano anglo­sas­sone, è al cen­tro quest’oggi della mia colonna set­ti­ma­nale per conto dell’ Osser­va­to­rio euro­peo di gior­na­li­smo – Euro­pean Jour­na­lism Obser­va­tory [EJO].

«The Guar­dian» infatti, sulla fal­sa­riga di quanto già adot­tato da «El Pais», riporta all’edizione online, al sito web del quo­ti­diano, la cen­tra­lità di “luogo” che favo­ri­sce il con­tatto e la rela­zione  con e tra le per­sone sulla base dei loro distinti inte­ressi dimo­strando con­cre­ta­mente la sot­tile ma fon­da­men­tale dif­fe­renza tra essere online ed essere parte della Rete, la capa­cità di vedere oltre.

Buona let­tura.

Pubblicato il 25 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Internal Social Media

Anche nel nostro Paese, sep­pure in maniera scom­po­sta, com­ples­si­va­mente ina­de­guata, vi è una grande atten­zione verso i social media come stru­mento di comu­ni­ca­zione esterna, come mezzo da uti­liz­zare all’interno del piano media aziendale.

Non altret­tanto si può dire della comu­ni­ca­zione interna, ele­mento di gestione azien­dale, di inter­nal mar­ke­ting, già di per se stesso asso­lu­ta­mente sot­to­va­lu­tato, nor­mal­mente adot­tato dalla cuspide delle imprese, da quel 0,5% di grandi — gran­dis­sime imprese. Aspetto che ovvia­mente si riduce, se pos­si­bile, ulte­rior­mente per quanto riguarda l’utilizzo dei social media come mezzzo di comu­ni­ca­zione interna.

Ai tempi delle Repub­bli­che Mari­nare, giorno più giorno meno, con l’amico Gia­como Mason ci era­vamo diver­titi ad ana­liz­zare il caso degli inter­nal cor­po­rate blog, sug­ge­rendo anche alcuni pos­si­bili indi­ca­tori per la valu­ta­zione del ROI degli stessi. Ana­lisi poi pub­bli­cata su «Ticon­zero» della Bocconi.

L’infografica sot­to­ri­por­tata sin­te­tizza i prin­ci­pali cri­teri, gli aspetti più impor­tanti da gestire nella strut­tu­ra­zione di un [eco]sistema di social media ad uso interno, ed i bene­fici poten­ziali che ne deri­vano. Non a caso la rap­pre­sen­ta­zione uti­lizza lo schema a rete di un alveare.

Buon lavoro.

Pubblicato il 24 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Gamification delle Notizie

Al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo, tra le altre cose, sabato 28 aprile dalle 11,30 alle 13,00 presso la Sala Bal­de­schi del Palazzo Bonucci, farò il mode­ra­tore di un panel di discus­sione con pro­fes­sio­nals mul­ti­di­sci­pli­nari, esperti di por­tata inter­na­zio­nale che appor­te­ranno il loro con­tri­buto al dibat­titto su “Gami­fi­ca­tion: Il Coin­vol­gi­mento del Let­tore è un Gioco.

Oggi sul sito del Festi­val sono stati pub­bli­cati alcuni appunti, spunti pro­pe­deu­tici al tema di  come appli­care le dina­mi­che del gioco alla nar­ra­zione delle notizie.

Per­so­nal­mente sono sem­pre più con­vinto che il coin­vol­gi­mento del let­tore, delle per­sone non sia un gioco ma possa pas­sare cer­ta­mente per un gioco. Se avete voglia di inziare a leg­gere le mie con­si­de­ra­zioni, potremo poi con­fron­tarci di per­sona durante il panel a ijf12.

Pubblicato il 23 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Notizie [Im]Mobili

com­Score ha rila­sciato ieri i risul­tati dell’indagine men­sile che effet­tua sull’utilizzo di smart­pho­nes nella UE dei 5, Ita­lia inclusa. L’estratto della ricerca si foca­lizza sulla frui­zione di noti­zie attra­verso lo smart­phone in Fran­cia, Ger­ma­nia, GB, Spa­gna ed Italia.

La nazione con la mag­gior pene­tra­zione è la Gran Bre­ta­gna men­tre è la Spa­gna ad essere la più dina­mica, a pre­sen­tare il mag­gior tasso di cre­scita nella let­tura di noti­zie in mobilità.

I tassi di cre­scita rispetto al pari periodo sono dav­vero note­voli per tutti i Paesi presi in con­si­de­ra­zione, aspetto inco­rag­giante che però deve tenere conto di una base di par­tenza ridotta, non altret­tanto si può dire della fre­quenza che è dav­vero ai minimi ter­mini, come mostra la tavola di sin­tesi dei risul­tati sottoriportata.

Se circa un terzo dei pos­ses­sori di smart­phone legge le noti­zie dal pro­prio tele­fo­nino almeno una volta al mese, il tasso di coloro che lo fanno con cadenza quo­ti­diana crolla ad uno su dieci con l’Italia fana­lino di coda.

Una dimo­stra­zione di disaf­fe­zione e scar­sità gene­rale d’interesse che risulta ancora più evi­dente se raf­fron­tata al tasso di pene­tra­zione per social net­work e gio­chi su mobile evi­den­ziata, appunto, come ben­ch­mark da comScore.

Ancora una volta il futuro è qui ma non ora. Le noti­zie restano immobili.

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