febbraio 2012

Pubblicato il 29 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Impatto dei Media sul Processo di Scoperta delle Informazioni

Goo­dreads, rete sociale esclu­si­va­mente con­cen­trata sulla let­tura ed i libri, ha pub­bli­cato di recente i dati su come i libri ven­gono sco­perti dai pro­pri iscritti, su quali siano i media e le moda­lità che influen­zano il pro­cesso di cono­scenza, di sco­perta di un titolo. I dati emer­genti, a mio avviso, sono d’interesse al di là del seg­mento di mer­cato edi­to­riale al quale si rife­ri­scono in maniera specifica.

I risul­tati pub­bli­cati, che si basano sull’osservazione e l’analisi, vale la pena di ricor­darlo, di oltre 7 milioni di utenti,  con­fer­mano, in caso ce ne fosse biso­gno, il valore, il potere del pas­sa­pa­rola come vei­colo prin­ci­pale di influenza.  Nono­stante Goo­dreads sia molto ben inte­grato con Face­book, sia il social net­work più popo­lato del pia­neta che Twit­ter non sem­brano avere un ruolo rile­vante nel pro­cesso di sco­perta, nel susci­tare inte­resse nei con­fronti dei libri.

Imme­dia­ta­mente dopo amici e canali spe­cia­liz­zati, libre­rie, biblio­te­che e lo store di Ama­zon, sono i gior­nali la prima fonte di appren­di­mento dell’uscita di nuove pub­bli­ca­zioni. Ele­mento che lascia ipo­tiz­zare un forte legame tra let­tura di quo­ti­diani e libri. Pro­ba­bil­mente chi legge lo fa a pre­scin­dere dal mezzo e dal sup­porto, parrebbe.

Come mostra il gra­fico di sin­tesi sot­to­stante l’interesse e l’attenzione dei let­tori, degli iscritti a Goo­dreads, schizza let­te­ral­mente alle stelle, indi­pen­den­te­mente dal genere letterario,quando un titolo viene citato da un mass media che sia un’importante broa­d­ca­ster radio­fo­nico o, ancora una volta, un quo­ti­diano [inter]nazionale.

Ele­mento che riporta alla mente l’ipotesi, la ten­denza che Tom Forem­ski ha rac­colto nella defi­ni­zione di SoDOMM [The Social Distri­bu­tion of Mass Media] con social media e social net­work nel ruolo di mezzi di distri­bu­zione sociale dei mezzi di massa.

Si tratta di aspetti che coniu­gati all’ana­lisi di quali siano le aree di discri­mi­na­zione, di qua­li­fi­ca­zione per tro­vare e valu­tare quale sia infor­ma­zione di qua­lità per le nuove gene­ra­zioni, per  i cosid­detti digi­tal nati­ves, pos­sono aiu­tare ad qua­li­fi­care la dimen­sione sociale dell’informazione digi­tale for­nendo gli ele­menti di qua­li­fi­ca­zione e di rifles­sione sui pos­si­bili sce­nari evo­lu­tivi iden­ti­fi­cando al meglio le cor­rette moda­lità di pro­mo­zione e di rela­zione con il pro­prio pub­blico di riferimento.

Pubblicato il 28 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

La Guida Passo per Passo all’Utilizzo dei Social Media per le Aziende

Devo ancora capire se sono io che sele­ziono male amici e poten­ziali clienti o se invece, come credo, si tratta di una pro­ble­ma­tica più allar­gata non solo ristretta alla mia cer­chia per­so­nale di cono­scenze. Qua­lun­que sia la rispo­sta, di fatto veri­fico quasi quo­ti­dia­na­mente ancora oggi igno­ranza mista a scet­ti­ci­smo su come uti­liz­zare in chiave di comu­ni­ca­zione d’impresa  social media e social network.

Mi auguro che la pub­bli­ca­zione dell’infografica sot­to­stante, che riprende passo per passo gli ele­menti salienti per una cor­retta gestione in chiave cor­po­rate dei social media, possa essere d’ausilio a chi ancora ha dif­fi­coltà di com­pren­sione delle logi­che e delle dina­mi­che di quest’area e magari, scu­san­domi per l’atto di egoi­smo, mi per­metta di rispar­miarmi l’ennesima affan­nata spie­ga­zione sul tema.

L’infografica mi pare suf­fi­cien­te­mente chiara e det­ta­gliata per lo scopo per il quale è stata rea­liz­zata da essere autoe­spli­ca­tiva senza biso­gno di mag­giori com­menti o appro­fon­di­menti. Nella com­ples­siva ade­gua­tezza e cor­ret­tezza dei diversi pas­saggi pro­po­sti è cer­ta­mente da rive­dere l’ordine dei primi 5 pro­po­sti nella gra­fica, con sicu­ra­mente la neces­sità di defi­nire obiet­tivi e pub­blico di rife­ri­mento prima dei mezzi e delle piat­ta­forme da uti­liz­zare. In caso con­tra­rio le pro­ba­bi­lità di intra­pren­dere un per­corso errato sareb­bero ele­vate se non certe. [*]

L’unico ele­mento che credo valga ulte­rior­mente la pena di sot­to­li­neare è che evi­den­te­mente l’approccio deve essere cir­co­lare ed inte­grato indi­pen­den­te­mente dalla dimen­sione azien­dale. Il pro­cesso di ana­lisi e pia­ni­fi­ca­zione aiu­terà a foca­liz­zare meglio gli obiet­tivi ed a misu­rare meglio i risul­tati rita­rando, se del caso, le azioni successive.

Buon lavoro.

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Pubblicato il 27 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Social TV Best Practices

Al-Jazeera English, canale in lin­gua inglese dell’emittente tele­vi­siva araba, ha vinto il pre­mio della bri­tan­nica Royal Tele­vi­sion Society come “news chan­nel of the year” affer­man­dosi, tra gli altri, con­tro Sky News e BBC.

Infor­ma­zione di qua­lità e social TV coniu­gate con sapienza sono gli ele­menti distin­tivi che hanno costruito un anno di suc­cessi per l’emittente. Que­sto l’argomento intorno al quale ruota l’articolo della mia colonna set­ti­ma­nale all’interno degli spazi dell’European Jour­na­lism Obser­va­tory pub­bli­cato oggi.

Se il tema è di vostro inte­resse e vole­ste appro­fon­dire non vi resta che leg­gere QUI.

Pubblicato il 27 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Morte & Resurrezione della Carta

Sono tempi in cui il lan­cio di una pub­bli­ca­zione su carta fa notizia.

E’ stato lan­ciato ieri «The Sun on Sun­day» erede, sosti­tuto natu­rale in casa Mur­doch del fret­to­lo­sa­mente chiuso a luglio dell’anno scorso «News of the World»  in seguito allo scan­dalo delle inter­cet­ta­zioni dal quale è stato travolto.

Dopo la chiu­sura del set­ti­ma­nale l’80% degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari che vi erano allo­cati e ben 800mila let­tori sono scom­parsi, eva­po­rati nel nulla senza che nes­suno dei con­cor­renti esi­stenti, quale ad esem­pio il  «Sun­day Mir­ror», riu­scisse a recu­pe­rarne una quota significativa.

Secondo quanto annun­ciato su Twit­ter per­so­nal­mente da Rupert Mur­doch il primo numero di ieri di «The Sun on Sun­day» avrebbe ven­duto la bel­lezza di 3 milioni di copie.

[tweet https://twitter.com/rupertmurdoch/status/173865486914813952 align=‘center’ lang=‘it’]

Ovvia­mente si tratta di dati di ven­dita che pro­ba­bil­mente si ridi­men­sio­ne­ranno nelle pros­sime uscite poi­chè è noto che al lan­cio si otten­gano risul­tati supe­riori a quelle che poi saranno le ven­dite fisio­lo­gi­che, ciò nono­stante sia il tasso di sosti­tu­zione di inve­sti­menti e let­tori ten­dente a zero, che il suc­cesso del primo numero credo deb­bano far riflettere.

Se indub­bia­mente non si può pen­sare sola­mente di riar­re­dare il Tita­nic, altret­tanto si tratta, come si suol dire vol­gar­mente, di non but­tare via il bam­bino con l’acqua sporca, come mi pare venga fatto abi­tual­mente da coloro afflitti da tablet­ma­nia o altre simili affe­zioni patologiche.

Come ho già avuto modo di dire , sarò della vec­chia scuola, forse, ma mi hanno sem­pre inse­gnato che per inno­vare, per costruire il futuro è neces­sa­ria una attenta gestione del port­fo­lio prodotti/canali. Mi pare si chiami matrice di boston ed anche in tutti i suoi adat­ta­menti non mi risulta che con­tem­pli la pos­si­bi­lità di but­tare alle orti­che l’80% delle revenues.

Pubblicato il 26 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Libertà Complementare

La piog­gia di emen­da­menti rischia di annac­quare e intor­bi­dire i prov­ve­di­menti del Governo rela­tivi alle liberalizzazioni.

Tra tutti gli emen­da­menti pro­po­sti, per quanto riguarda gli inte­ressi dello scri­vente e degli argo­menti trat­tati all’interno di que­sti spazi, è quello rela­tivo alle edi­cole che pare essere a rischio di sna­tu­rare in maniera signi­fi­ca­tiva lo spi­rito ed il signi­fi­cato della prima ste­sura. Emen­da­mento “bipar­ti­san” pre­sen­tato da Simona Vicari [PDL] e Filippo Bub­bico [PD] del quale, forse non casual­mente, i gior­nali non par­lano nono­stante l’ampia coper­tura gene­rale del tema, che rap­pre­senta una peri­co­losa mar­cia indie­tro rispetto alla con­ce­zione originaria.

L’emen­da­mento pro­po­sto infatti eli­mi­ne­rebbe la pos­si­bi­lità pre­ce­den­te­mente pre­vi­sta da parte dei gior­na­lai di rifiu­tare i pro­dotti col­la­te­rali rice­vuti, quell’accozzaglia di per­line ed amu­leti che inonda quo­ti­dia­na­mente le edi­cole in viurtù di una pre­te­stuosa ed ana­cro­ni­stica inter­pre­ta­zione della parità di trat­ta­mento, così come la pos­si­bi­lità di defal­care il valore del mate­riale resti­tuito ai distri­bu­tori locali in com­pen­sa­zione dei paga­menti delle nuove consegne.

Sono ele­menti che alleg­ge­ri­reb­bero di non poco la pres­sione finan­zia­ria alla quale 30mila le edi­cole sin qui soprav­vi­sute sono sot­to­po­ste e, soprat­tutto, resti­tui­rebbe dignità impren­di­to­riale ad una cate­go­ria troppo spesso vitu­pe­rata dagli altri attori del sistema favo­rendo il neces­sa­rio pro­cesso di moder­niz­za­zione che dovrebbe essere alla base delle pro­po­ste di libe­ra­liz­za­zione e del quale la filiera edi­to­riale ha tanto bisogno.

Se le modi­fi­che venis­sero appro­vate i gior­na­lai ita­liani,  che ini­zial­mente erano stati pro­mossi a lavo­ra­tori auto­nomi, che ave­vano facoltà di  deci­dere del loro destino, che, pur nei i limiti della legge, pote­vano sce­gliere cosa far entrare nelle loro riven­dite e cosa no, ritor­ne­reb­bero al loro sta­tus di peo­nes per garan­tire a loro spese flussi di cassa ad edi­tori diso­ne­sti inqui­nando, forse in maniera defi­ni­tiva, la pos­si­bi­lità di un’evoluzione posi­tiva di tutto il sistema.

Mi segnala un rap­pre­sen­tante della cate­go­ria che Pie­tro Bar­cel­lona, un giu­ri­sta, docente di diritto, scrive che “la cer­tezza di esi­stere non è data dal denaro,ma dall’universo sim­bo­lico”, da quell’insieme di segni, usi, con­sue­tu­dini, sim­boli insomma che sono capaci di man­te­nere un indi­vi­duo nel suo mondo. La parete è ora liscia, buona per pre­ci­pi­tare a terra con un grande tonfo. I ganci sulla parete messi da chi aveva scritto la prima parte del decreto, erano l’ uni­verso sim­bo­lico dei gior­na­lai. Se fosse con­fer­mato che ora non c’è più, sarà impos­si­bile ripristinarlo.

Un con­cetto di libertà com­ple­men­tare agli inte­ressi deviati, ancora una volta, di pochi. Un’opzione senza ritorno che chiun­que abbia a cuore uno svi­luppo sano e soste­ni­bile del nostro Paese non può accettare.

Pubblicato il 25 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Voilà la Réclame

Dispo­ni­bili pub­bli­ca­mente le prime anti­ci­pa­zioni sull’andamento del mer­cato pub­bli­ci­ta­rio per mezzo nel nostro paese dell’anno appena trascorso.

Il mer­cato pub­bli­ci­ta­rio ita­liano nel 2011, secondo le rile­va­zioni della Nie­le­sen,  com­ples­si­va­mente si chiude con una ridu­zione degli inve­sti­menti a totale tipo­lo­gie di comu­ni­ca­zione [com­mer­ciale nazio­nale, locale, rubri­cata e di ser­vi­zio] del –3,8%.  Un risul­tato che è comune alla rac­colta di tutti i media ad esclu­sione di Internet.

La tele­vi­sione rimane abbon­dan­te­mente il mezzo che assorbe la mag­gior quan­tità di inve­sti­menti pub­bli­ci­tari, con una quota supe­riore al 50% sul totale, nono­stante un calo nella rac­colta pub­bli­ci­ta­ria del –3,1%. La stampa riporta risul­tati nega­tivi: i perio­dici sono quelli che nell’anno hanno subito meno per­dite, fer­man­dosi a un –3,7%,  i quo­ti­diani regi­strano un calo del 5,8% e la free press crolla let­te­ral­mente regi­strando una fles­sione quasi del 43%.

Inter­net, come anti­ci­pato, è l’unico mezzo in cre­scita con un +12,3% rispetto al 2010 con una dimen­sione in valori asso­luti degli inve­sti­menti che è quasi pari a quella della radio e circa un quarto del totale della rac­colta della carta stam­pata [quo­ti­diani + perio­dici]. Para­gone utile, ose­rei dire neces­sa­rio, per [ri]dare un senso alla dimen­sione dopo che  si assi­ste ad annunci con­ti­nui di sor­passi del Web sulla stampa che, evi­den­te­mente, non si rife­ri­scono alla nostra realtà nazionale.

Inter­net aumenta anche il numero di aziende, il numero di inser­zio­ni­sti  rispetto all’anno pre­ce­dente sep­pure in maniera mode­sta: +4,5% [3762 vs 3600]; inol­tre in quasi la metà dei casi  [42,7% ] si tratta di imprese, di mar­chi che inve­stono esclu­si­va­mente su que­sto mezzo. Logica di inve­sti­mento che è vicina quelle che inve­stono nella stampa, soprat­tutto perio­dica, e al con­tra­rio distante dalle aziende che inve­stono in tele­vi­sione con meno di un quinto [18%] che ha una pia­ni­fi­ca­zione mono mediatica.

Ele­mento che, da un lato, con­sente di com­pren­dere come sulla Rete e, in parte, sulla stampa siano vei­co­lati pre­va­len­te­mente pic­coli bud­get ancora oggi, e dall’altro lato, evi­den­zia un poten­ziale pro­blema di effi­ca­cia di tale moda­lità di pia­ni­fi­ca­zione, di inve­sti­mento, essendo noto che una gestione mul­ti­me­diale, una comu­ni­ca­zione che uti­lizza un ven­ta­glio di mezzi, soli­ta­mente, ha mag­giori pro­ba­bi­lità di suc­cesso, a parità di con­di­zione evidentemente.

Sono aspetti che di riflesso for­ni­scono una dimen­sione alle attese di ricavi del com­parto edi­to­riale dal Web nel nostro Paese.

Pubblicato il 24 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Credibilità, Fiducia & Qualità dell’Informazione

In base ad una ricerca tesa a veri­fi­care quale media sia rite­nuto più cre­di­bile durante la cam­pa­gna elet­to­rale effet­tuata negli Stati Uniti il pri­mato della cre­di­bi­lità resta ai mezzi tra­di­zio­nali. In par­ti­co­lare  sono i gior­nali tra­di­zio­nali nel for­mato car­ta­ceo a dete­nere il pri­mato rela­tivo della cre­di­bi­lità con il 22% dei rispon­denti che li ritiene molto cre­di­bili men­tre blog e social media ven­gono rite­nuti i meno affi­da­bili con solo il 6% degli inter­vi­stati che vi ripone fidu­cia asso­luta e ben oltre un terzo che ritiene che abbiano addi­rit­tura effetti nega­tivi sulla qua­lità delle informazioni.

Si tratta di una ten­denza che con­ferma quanto era emerso recen­te­mente dai risul­tati della dodi­ce­sima edi­zione del Trust Baro­me­ter con­dotta da Edel­man secondo i quali le fonti di infor­ma­zione tra­di­zio­nale sono quelle alle quali con­ti­nua ad essere rico­no­sciuto com­ples­si­va­mente il mag­gior tasso di fidu­cia nono­stante tutto.

Risul­tati che nel loro insieme, come giu­sta­mente rileva Fabio Caval­lotti, indi­cano quanto il “brand” edi­tore man­tenga un con­si­de­re­vole valore sul mer­cato, asset tutt’altro che tra­scu­ra­bile in pro­spet­tiva futura.

Ed è pro­prio con un occhio al futuro che The Berk­man Cen­ter for Inter­net & Society dell’Università di Har­vard ha con­dotto una ricerca sui gio­vani sotto i 18 anni per esplo­rare e map­pare quale fosse il loro uti­lizzo e valu­ta­zione dell’informazione.

«Youth and Digi­tal Media: From Cre­di­bi­lity to Infor­ma­tion Qua­lity», que­sto il titolo dello stu­dio,  ha ana­liz­zato l’impatto di Inter­net rela­ti­va­mente alla ricerca di infor­ma­zioni, al loro uti­lizzo e  quale la rela­zione esi­stente con la crea­zione di contenuti.

Lo stu­dio ha ana­liz­zato l’idea di qua­lità dell’informazione da quat­tro ango­la­ture distinte così da offrire un pano­rama dav­vero esau­stivo che, secondo quanto affer­mano i ricer­ca­tori, possa essere anche di rife­ri­mento per ulte­riori ana­lisi future. In par­ti­co­lare è stata esaminata:

  1. La pro­spet­tiva etno­gra­fica: che defi­ni­sce la qua­lità dell’informazione in base a quali cri­teri gui­dano la scelta verso un deter­mi­nato tipo di infor­ma­zione rispetto ad un’altra.
  2. La pro­spet­tiva adulto — nor­ma­tiva: che defi­ni­sce la qua­lità dell’informazione in ter­mini di aspet­ta­tive di risul­tato e norme
  3. La pro­spet­tiva siste­mica: che defi­ni­sce la qua­lità dell’informazione in ter­mini con­cet­tuali, astratti
  4. La pro­spet­tiva pre­scrit­tiva: che defi­ni­sce la qua­lità dell’informazione  in fun­zione di quanto sia in grado di miglio­rare la con­di­zione di vita dell’individuo, gio­vane o adulto che sia.

Il rap­porto con­clu­sivo inte­grale ela­bo­rato si com­pone di circa 150 pagine tutte da leg­gere ed inter­pre­tare per chi è inte­res­sato al tema.

L’infografica sot­to­stante, per i più pigri o i meno coin­volti, rias­sume le evi­denze salienti emer­genti iden­ti­fi­cando con chia­rezza quale siano le quat­tro aree di discri­mi­na­zione, di qua­li­fi­ca­zione per tro­vare e valu­tare quale sia infor­ma­zione di qua­lità per le nuove gene­ra­zioni, per  i cosid­detti digi­tal natives.

Una defi­ni­zione ed un per­corso fluidi, fatti di espe­rienza, inte­rat­ti­vità ed aspetti visivi che qua­li­fi­cano l’idea di infor­ma­zione, con­cetto distinto da noti­zia come ho più volte sot­to­li­neato nel tempo, costruendo un con­cetto di qua­lità la cui base trova ele­mento fon­da­men­tale nella crea­zione e pro­pa­ga­zione dell’informazione pas­sando anche attra­verso nuovi stru­menti e mezzi quali i gio­chi.

Sono aspetti che aiu­tano a qua­li­fi­care la dimen­sione sociale dell’informazione digi­tale for­nendo gli ele­menti di qua­li­fi­ca­zione e di rifles­sione sui pos­si­bili sce­nari evolutivi.

Pubblicato il 23 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

El Pais: Da Media a Rete Sociale

Che un impor­tante evo­lu­zione per l’edizione online di «El Pais» fosse pros­sima si era capito dall’apertura ad hoc di un blog: “el cam­bio por den­tro” [il cam­bio visto da den­tro] aperto a metà di que­sto mese che lo espli­ci­tava chiaramente.

Da ieri, da que­sta notte, tutti i cam­bia­menti rea­liz­zati al sito web del quo­ti­diano spa­gnolo sono stati rila­sciati e dun­que visi­bili a tutti.

Una rior­ga­niz­za­zione fon­data su tre pila­stri, su tre aree concettuali:

  • Area Tec­no­lo­gica: Con un nuovo CMS, un nuovo sistema di gestione dei con­te­nuti, ma soprat­tutto con la cen­tra­lità di Eskup, la rete sociale attiva da tempo che riu­ni­sce per inte­ressi le diverse com­mu­ni­ties di utenti del quotidiano.
  • Ristrut­tu­ra­zione dell’organizzazione dell’informazione: Basata sulle eti­chette, sulle tag.
  • Rior­ga­niz­za­zione del modello di lavoro interno.

Tre aspetti evi­den­te­mente com­ple­men­tari, tutti neces­sari, per usare una nota meta­fora, a far reg­gere lo sga­bello, a soste­nere l’evoluzione di «El Pais» nella dire­zione desi­de­rata. Spie­gati ed appro­fon­diti da Javier Moreno, Diret­tore del quo­ti­diano, e da un manuale d’uso rea­liz­zato ad hoc per l’occasione.

Cer­ta­mente nel lay­out pro­po­sto del sito web, a mio parere, vi sono alcune aree da revi­sio­nare e miglio­rare, a comin­ciare dall’eccessiva lun­ghezza della home page che costringe il let­tore ad un numero di scroll ecces­sivi e che denun­cia la per­si­stenza di un carico pub­bli­ci­ta­rio sulla pagina prin­ci­pale del quo­ti­diano che è a sua volta evi­denza della per­si­stenza del dilemma del pri­gio­niero.

Altret­tanto cer­ta­mente, sem­pre dalla mia pro­spet­tiva ovvia­mente, è molto inte­res­sante ed impor­tante che a monte della con­ce­zione della revi­sione dell’edizione online vi sia un idea di siner­gia, di com­ple­men­ta­rietà e con­ver­genza che si esprime nell’idea di lavo­rare in maniera uni­voca sul brand del quo­ti­diano ren­dendo con­cet­tual­mente indif­fe­rente se la fru­zione avvenga in for­mato digi­tale o cartaceo.

Soprat­tutto, è fon­da­men­tale l’idea di evo­lu­zione da media a rete sociale che la rile­vanza data ad Eskup sot­tin­tende e che per­so­nal­mente, se posso ricor­darlo, avevo avuto modo di rac­co­man­dare come uno dei key pil­lars sui quali lavo­rare evi­den­zian­done il ruolo fon­da­men­tale per il recu­pero di una rela­zione con le per­sone e, di riflesso, base indi­pen­sa­bile ad un recu­pero dei ricavi.

Per­so­nal­mente non ho dubbi, «El Pais» è sulla strada giu­sta da tempo e que­ste revi­sioni pre­sen­tate oggi rap­pre­sen­tano la natu­rale evo­lu­zione di un approc­cio stra­te­gico di aper­tura, tra­spa­renza e rela­zione con il let­tore, con le persone.

Il quo­ti­diano diviene, o torna ad essere a seconda dei punti di vista, “luogo” che favo­ri­sce il con­tatto e la rela­zione  con e tra le per­sone sulla base dei loro distinti inte­ressi. Mi sento pronto a scom­met­tere darà i suoi frutti, anche, economicamente.

Pubblicato il 22 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Investimenti Pubblicitari & Media

Pres­so­chè con­tem­po­ra­nea­mente alle mie rifles­sioni sul con­torto mec­ca­ni­smo che spinge gli edi­tori a pri­vi­le­giare la quan­tità, i volumi di traf­fico al pro­prio sito, rispetto alla qua­lità della rela­zione con le per­sone, con i let­tori, una ricerca pub­bli­cata da Flurry aggiorna i dati che citavo nell’articolo all’interno degli spazi dell’European Jour­na­lism Observatory.

Dati che ana­liz­zando la rela­zione tra tempo speso per cia­scun media e livello di inve­sti­mento pub­bli­ci­ta­rio, con­fer­mano ulte­rior­mente come l’online, ed in par­ti­co­lare ancor più tutta l’area legata al web in mobi­lità, par­rebbe abbia pro­spet­tive di rac­colta pub­bli­ci­ta­ria dav­vero rile­vanti. E’ sem­pre la carta stam­pata che ne esce con minori pro­spet­tive poi­chè pare essere il media che in asso­luto oggi assorbe inve­sti­menti appa­ren­te­mente spro­por­zio­nati rispetto al tempo che le per­sone vi dedicano.

L’impatto con­cet­tuale che pare emer­gere sulle pro­spet­tive future di inve­sti­menti pub­bli­ci­tari e media è di tale por­tata da aver spinto anche il «Washing­ton Post» a ripren­derne la tavola di sin­tesi sot­to­ri­por­tata che, appunto, evi­den­zia un rap­porto di 5:1 tra livello di inve­sti­menti e tempo per la carta stam­pata. Fon­da­men­tal­mente nulla di nuovo se non per l’aggiornamento degli eCPM medi a seconda della stra­ti­fi­ca­zione socio-demografica della popo­la­zione di riferimento.

Oltre ai con­cetti pre­ce­den­te­mente espressi sul tema, che con­fermo asso­lu­ta­mente, dei quali vi rispar­mio la ripe­ti­zione riman­dan­dovi alla let­tura del pre­ci­tato arti­colo di lunedì, l’aggiornamento con­sente di ripren­dere ed appro­fon­dire altri aspetti che per sin­tesi non avevo esplicitato.

In breve.

Allo stato attuale ogni devia­zione dalla coper­tura di noti­zie, di infor­ma­zioni che mas­si­miz­zino l’audience implica ine­vi­ta­bil­mente la per­dita di una quota, più o meno rile­vante, del volume di visite e dun­que dei cor­ri­spon­denti ricavi pub­bli­ci­tari. Si tratta di un fatto noto, risa­puto, forse tanto da essere banale, ma che espli­ci­tato con chia­rezza, mi pare dia la dimen­sione del rap­porto e dei vin­coli che nel tempo si sono costruiti, asso­lu­ta­mente anche in Rete, tra inve­sti­menti pub­bli­ci­tari e media e dell’impatto che ine­vi­ta­bil­mente que­sto genera come influenza sull’informazione pro­po­sta e trasmessa.

Inol­tre, senza arri­vare agli eccessi con­cet­tuali di pen­siero espressi dal neo Pre­si­dente FIEG, Giu­lio Anselmi, e dal Prof. Der­rick de Kerc­khove, che durante la con­fe­renza stampa della filiera della carta [Edi­to­ria, Stampa e Tra­sfor­ma­zione] svol­tasi a Roma pochi giorni fa hanno magni­fi­cato, in parte evi­den­te­mente puor cause, il ruolo e la supre­ma­zia della carta affer­mando che ” la carta è il mezzo capace di sti­mo­lare il pen­siero e arti­co­larlo, è il mezzo che crea l’individuo”, è indub­bio che i dati [ri]proposti da Flurry siano fuorvianti.

Cer­ta­mente è noto­ria­mente insito nei bene­fici della stampa la pos­si­bi­lità di sof­fer­marsi, leg­gere, appro­fon­dire e, se del caso, con­ser­vare, un valore che nel caso della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria diviene anche ras­si­cu­ra­zione oltre che appro­fon­di­mento. Ele­mento al quale si abbina la con­ferma di pochi giorni fa di una ricerca che fa emer­gere come la mag­gior parte dei let­tori di gior­nali e rivi­ste su tablet sia insod­di­sfatta da que­sto tipo di espe­rienza, e con­ti­nui a pre­fe­rire la ver­sione cartacea.

Come con­clu­deva Piero Vietti nel suo focus di ieri su carta stam­pata e online/digitale “Il futuro dei gior­nali [ e della carta stam­pata in gene­rale, aggiungo io] si gioca su que­sto cri­nale, tra vec­chio mer­cato da non delu­dere e nuovo da con­qui­stare. Vin­cerà chi saprà sod­di­sfarli entrambi”. E’ un aspetto che se ana­liz­zato solo sulla base della rela­zione tra tempo e denari pun­tati su cia­scun cavallo, su cia­scun media, rischia di por­tare fuori strada chi si affi­dasse solo a tale criterio.

Update -  Ieri a com­mento dell’articolo l’amico Fabio Caval­lotti scrive: “Da que­sto dibat­tito, [dilemma?], si gioca molto del futuro non solo dell’editoria come appa­rato indu­striale, ma pure dell’informazione e della cir­co­la­zione della cul­tura. Se per ipo­tesi il modello audience/cpm/quantità diven­tasse l’unica archi­trave dell’ecosistema, si por­rebbe il pro­blema della solu­zione di con­ti­nuità tra chi accede — per­ché può per soldi e per pre­pa­ra­zione sco­la­stica — agli stru­menti di appro­fon­di­mento e tra chi — per i motivi oppo­sti — resta nel recinto di del trash e della facile mani­po­la­zione. Fino a oggi — con pro­cesso che si è for­mato e acce­le­rato negli anni ’60 — il modello ha per­messo — pur con limiti e imper­fe­zioni — un accesso al sapere ten­den­zial­mente inter­clas­si­sta. Ma domani? La piega che tra pren­dendo la scuola pub­blica ci sta già annun­ciando il domani? ” — E’ asso­lu­ta­mente un ulte­riore poten­ziale peri­colo di un approc­cio esclu­si­va­mente quan­ti­ta­tivo che avevo omesso. Gra­zie a Fabio per averlo ricordato.

Pubblicato il 21 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Il Punto di Arrivo o Il Punto di Partenza?

Il futuro dell’informazione è digi­tale. E’ que­sto pro­ba­bil­mente l’unico punto sul quale la stra­grande mag­gio­ranza di gior­na­li­sti ed esperti del set­tore pare essere d’accordo.

Come sap­piamo, non sono noti i con­torni, i tempi e, soprat­tutto, allo stato attuale non è chiaro con quale soste­ni­bi­lità eco­no­mica, ma non passa giorno senza che venga soste­nuta a gran voce la scom­parsa, più o meno pros­sima, della carta ed i van­taggi, le oppor­tu­nità e le pro­spet­tive del digitale.

Approc­cio, ose­rei direi quasi “ideo­lo­gico”, che è spesso sin­te­tiz­zato nel con­cetto di digi­tal first del quale «The Guar­dian» è diven­tato quasi sino­nimo e ban­diera per il corag­gio e la deter­mi­na­zione nell’affrontare tale percorso.

Cer­ta­mente, come recita la frase di Clay Shirky sopra ripor­tata [NB: clic­cando sull’immagine avrete accesso alla pre­sen­ta­zione com­pleta della quale vi con­si­glio la let­tura se vi fosse sfug­gita in pre­ce­denza] , il modello sul quale si è basata la carta stam­pata negli ultimi 100 anni non fun­ziona e non è più fun­zio­nale ad edi­tori, inve­sti­tori pub­bli­ci­tari e per­sone, nel nuovo eco­si­stema dell’informazione.

Altret­tanto cer­ta­mente si è gene­ral­mente ampia­mente tra­vi­sato il signi­fi­cato dell’idea di digi­tal first sia per­chè è stato com­ples­si­va­mente, come spesso avviene, tra­la­sciato l’impatto e le impli­ca­zioni sull’organizzazione del lavoro delle reda­zioni che, soprat­tutto, per la per­si­stente ten­denza a ragio­nare in ter­mini di con­trap­po­si­zione invece che di siner­gia e com­ple­men­ta­rietà tra carta e digi­tale, tra vec­chio e nuovo.

L’equivoco di fondo è però, direi, di mag­gior ampiezza e portata.

Si con­ti­nua fon­da­men­tal­mente a con­cen­trarsi sul mezzo, sulle solu­zioni, tavolta sulle “tro­vate”, che la tec­no­lo­gia offre, dimen­ti­cando troppo spesso, ho l’impressione, che tutto quello di cui si discute, tutto quello che è è fonte di ragio­na­menti più o meno con­di­visi o con­di­vi­si­bili non può pre­scin­dere da un punto: le persone.

Devo ancora riflet­tere, appro­fon­dire, per dirmi se sia il punto di par­tenza o il punto di arrivo, cer­ta­mente l’idea di met­tere al cen­tro i let­tori, le per­sone, il pas­sag­gio dal digi­tal first ad un più fon­da­men­tale audience first, o ancora meglio, appunto, peo­ple first, è impre­scin­di­bile per edi­tori, imprese che inve­stono in comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria e, ovvia­mente, per le per­sone stesse.

Se, come si va ripe­tendo da tempo, l’ecosistema dell’informazione, e l’equilibrio di gestione delle reda­zioni tra costi e ricavi aggiungo io, non può pre­scin­dere dalla col­la­bo­ra­zione con le per­sone. Se le per­sone, la loro atten­zione ed il loro coin­vol­gi­mento, sono il bene che gli edi­tori da sem­pre [s]vendono agli inve­stori. Se, come credo, senza per­sone inte­res­sate e coin­volte, non esi­stono di fatto notizie.

Allora, che sia il punto di arrivo o quello di par­tenza diviene tra­scu­ra­bile, resta fon­da­men­tale [ri]mettere, anche nel caso del gior­na­li­smo, al cen­tro le per­sone troppo a lungo, nella migliore delle ipo­tesi, trascurate.

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