Pubblicato il 22 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Comma Sutra

Di grande inte­resse “Infor­ma­zione e Pub­bli­cità: Le rela­zioni peri­co­lose”, ricerca curata dal Gruppo di lavoro sulla Qua­lità dell’ infor­ma­zione del Con­si­glio nazio­nale dell’ Ordine dei gior­na­li­sti e dal LaRiCA Uni­ver­sità degli Studi di Urbino Carlo Bo, che ha inve­sti­gato se e quanto la pub­bli­cità con­di­ziona la linea edi­to­riale delle testate del nostro Paese.

Lo stu­dio è stato con­dotto nell’estate del 2011, il cam­pione di gior­na­li­sti coin­volti com­prende pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione che lavo­rano per diverse tipo­lo­gie di testate, dal quo­ti­diano nazio­nale al men­sile, dal gior­nale free press alla pub­bli­ca­zione all digi­tal, in maniera tra­sver­sale. I risul­tati sono stati pub­bli­cati ieri ed evi­den­ziano, tra l’altro, la dico­to­mia tra codice etico e pra­tica comune con una sepa­ra­zione tra infor­ma­zione e pub­bli­cità sem­pre meno facil­mente defi­ni­bile per il let­tore secondo il 79% dei rispon­denti. Una situa­zione per­ce­pita dai gior­na­li­sti stessi che nel 46% dei casi affer­mano un con­di­zio­na­mento dalla pub­bli­cità per la pro­du­zione di informazione.

Se sono dati che sono in con­tra­sto con almeno 8 fonti deon­to­lo­gi­che diverse che fanno rife­ri­mento al tema spe­ci­fico, ama­reg­giano ma non stupiscono.

Pre­ce­denti studi sulla cor­re­la­zione tra adver­ti­sing e coper­tura gior­na­li­stica ave­vano già evi­den­ziato come il ritorno, in ter­mini di arti­coli pub­bli­cati, sia diret­ta­mente cor­re­lato al cre­scere degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari, aumen­tando sia in fun­zione dei comu­ni­cati stampa dif­fusi che del livello di inve­sti­mento in comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria delle imprese. Un aspetto che è asso­lu­ta­mente noto a chi opera pro­fes­sio­nal­mente nel set­tore della comu­ni­ca­zione, ed in par­ti­co­lare delle PR.

Non si tratta sola­mente di inve­sti­tori pub­bli­ci­tari che rice­vono un trat­ta­mento pre­fe­ren­ziale nella coper­tura gior­na­li­stica ma vi sono tutta una serie di aspetti che non vanno trascurati.

Da un lato, ad esem­pio, in que­sto pare essersi spe­cia­liz­zato, inau­gu­rando forse un filone ine­dito, il quo­ti­diano eco­no­mico – giu­ri­dico e poli­tico «Ita­lia Oggi». Nella rubrica quo­ti­diana “Un pro­fes­sio­ni­sta al giorno”, il pre­ci­tato gior­nale, che si carat­te­rizza per il giallo – nero, pro­pone un’intervista roman­zata di un per­so­nag­gio [o sedi­cente tale] dell’economia e degli affari ita­liani in gene­rale. Oltre a magni­fi­care ed ampli­fi­care imman­ca­bil­mente sia le doti pro­fes­sio­nali che quelle umane dell’intervistato, la gab­bia gra­fica della pagina in que­stione pre­vede come schema fisso l’equivalente di due colonne con “i pre­fe­riti” dell’intervistato. Gli oggetti sono quasi sem­pre libri, viaggi, film e motori; l’unica variante è dipen­dente dal sesso dell’intervistato che se uomo è un oro­lo­gio, men­tre se donna scarpe o borse, restiamo sem­pre comun­que nell’ambito dei com­ple­menti – acces­sori dell’abbigliamento. Imma­gini dei pro­dotti e mar­chi “di pre­sti­gio”, in linea con il tar­get dei let­tori del quo­ti­diano, sono sem­pre ben visibili.

Dall’altro lato, forse di mag­gior impatto, è nota la prassi secondo la quale non sia oppor­tuno, per così dire, espri­mere cri­ti­che par­ti­co­lar­mente aspre nei con­fronti degli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari. Sotto que­sto pro­filo, com­pa­gnie di tele­fo­nia o aziende di moda hanno nel tempo annul­lato cam­pa­gne pub­bli­ci­ta­rie e rela­tivi inve­sti­menti, bud­get, pro­prio in virtù di espres­sioni gior­na­li­sti­che sul loro ope­rato non apprezzate.

Que­sto aspetto, tra l’altro, si inse­ri­sce pro­prio nel dibat­tito su moti­va­zioni e cri­teri secondo i quali lo Stato debba, o meno, finan­ziare deter­mi­nate testate. Molto spesso, infatti, l’affollamento pub­bli­ci­ta­rio, o meno, di una deter­mi­nata testata non è sola­mente legato alla rea­der­ship ma anche all’orientamento espresso dai gior­na­li­sti. «Il Mani­fe­sto» ne è uno degli esempi più con­creti anche se evi­den­te­mente non l’unico.

Sono aspetti che nel loro insieme si acu­tiz­zano in momenti quali l’attuale di crisi degli inve­sti­menti e di lavoro, con testate e gior­na­li­sti che evi­den­te­mente diven­gono ancor più ricattabili.

Realtà che non ha neces­sità di inse­rirsi nell’ attuale revi­sione delle linee guida di riforma dell’ordinamento gior­na­li­stico poi­chè la disci­plina esi­stente è asso­lu­ta­mente ade­guata allo scopo,  in ter­mini teo­rici almeno.

Fin­ché gli arti­coli dei gior­nali saranno scritti sul retro degli annunci pub­bli­ci­tari, i gior­na­li­sti e le testate, con­ti­nue­ranno ad essere costretti di fatto a pra­ti­care il comma sutra, fusione, neo­lo­gi­smo, che sta­bi­li­sce la distanza tra le buone pra­ti­che codi­fi­cate e le scor­ret­tezze, con diverse esten­sioni, della pra­tica quotidiana.

Avatar di Pier Luca Santoro
Social

Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Digital Marketing Manager @etalia_net | Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
Avatar di Pier Luca Santoro
Social

Latest posts by Pier Luca San­toro (see all)

Creative Commons License
This work, unless other­wise expres­sly sta­ted, is licen­sed under a Crea­tive Com­mons Attribution-NonCommercial 4.0 Inter­na­tio­nal License.