gennaio 2012

Posted on 31 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Consumo dei Media in Mobilità

com­Score ha rila­sciato la scorsa set­ti­mana i risul­tati sul con­sumo di media in mobi­lità in cin­que nazioni del Vec­chio Con­ti­nente, Ita­lia inclusa.

Lo stu­dio: “Con­nec­ted Europe: How Smart­pho­nes and Tablets are Shinf­ting Media Con­sump­tion”, rea­liz­zato in col­la­bo­ra­zione con la com­pa­gnia di tele­co­mu­ni­ca­zioni spa­gnola Tele­fo­nica, ha inve­sti­gato uti­lizzo e pre­fe­renze di pos­ses­sori di smart­pho­nes e tablets in Spa­gna, Regno Unito, Ger­ma­nia, Fran­cia ed Ita­lia. Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente il nostro Paese sono stati inter­vi­state 4000 per­sone di età supe­riore ai 13 anni.

I risul­tati sono inte­res­santi sia per quanto riguarda le pre­fe­renze delle per­sone sia per­chè per­met­tono una stima ragio­ne­vole della dif­fu­sione di tablets in Italia.

Tra i cin­que Paesi presi in con­si­de­ra­zione, è la Spa­gna quella con la mag­gior pene­tra­zione di smart­pho­nes [48.4%], l’Italia è al 42.1% degli utenti di tele­fo­nia mobile. Secondo i risul­tati emer­genti, media­mente il 6.6% di coloro che pos­sie­dono un tele­fo­nino intel­li­gente ha anche un tablet, per­cen­tuale che per quanto riguarda il nostro Paese sale al 6.9%, come illu­stra il gra­fico di sin­tesi sot­to­stante. Se i pos­ses­sori di smart­pho­nes nel nostro paese sono sti­mati in 20milioni, è ragio­ne­vole ipo­tiz­zare che i tablet che sono stati ven­duti sin ora siano orien­ta­ti­va­mente 1.380.000; una dimen­sione non tra­scu­ra­bile ma cer­ta­mente ancora estre­ma­mente ridotta.

Dimen­sioni di nic­chia che si riflet­tono ine­vi­ta­bil­mente sullo share, sul peso che que­sti device hanno sul totale del traf­fico inter­net che, per quanto riguarda l’Italia, si asse­sta sotto la media al 0.9% del totale secondo le stime effet­tuate da comScore.

Se l’analisi delle fasce ora­rie di uti­lizzo con­ferma, come era già emerso da pre­ce­denti inda­gini, che il tablet sia stru­mento da sofà serale se non addi­rit­tura da letto, sono le cate­go­rie di infor­ma­zioni che mag­gior­mente ven­gono fruite dalle tavo­lette elet­tro­ni­che che aiuta a sfa­tare qual­che luogo comune. Emerge infatti un forte orien­ta­mento alla tec­no­lo­gia ed allo svago che con­ferma l’utilizzo fami­liare da un lato e le carat­te­ri­sti­che di “early adop­ters” degli attuali pos­ses­sori. Solo in Spa­gna le infor­ma­zioni, le noti­zie, figu­rano nelle prime 5 cate­go­rie, segno che le pro­mo­zioni nel com­plesso fun­zio­nano.

Insomma, tutti coloro che lavo­rano nell’industra edi­to­riale e sono affetti da tablet­ma­nia devono lec­carsi le ferite o atten­dere pazien­te­mente evo­lu­zioni che cer­ta­mente non si veri­fi­che­ranno nel breve periodo. Una cosa è certa non è pos­si­bile dire che da que­sti spazi non fos­sero stati avvisati.

Posted on 30 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Sorpassi & [In]Successi

In que­sti giorni si è par­lato molto del sor­passo del «Mail Online» ai danni del «The New­Tork Times» che avrebbe fatto così dell’edizione online del tabloid inglese il quo­ti­diano online con il mag­gior numero di utenti unici nel mese al mondo.

Per la mia colonna set­ti­ma­nale all’interno degli spazi dell’European Jour­na­lism Obser­va­tory ho appro­fon­dito cause e con­cause del suc­cesso di visite e, soprat­tutto, ana­liz­zato se ad un volume di visite così ele­vato cor­ri­spon­dono ricavi altret­tanto entusiasmanti.

Curiosi di saperlo? Non vi resta che clic­care QUI e leg­gere il pezzo.

Posted on 29 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Giornalai: Liberi di Fare che Cosa?

Le norme gene­rali sulle libe­ra­liz­za­zioni appro­vate in que­sti giorni, per quanto riguarda i gior­na­lai hanno intro­dotto una serie di novità che com­ples­si­va­mente pos­sono essere giu­di­cate posi­ti­va­mente. Riporto gli ele­menti salienti per evi­tarvi la dif­fi­coltà di ricer­carli all’interno del testo generale.

Art. 39 Libe­ra­liz­za­zione del sistema di ven­dita della stampa quo­ti­diana e perio­dica e dispo­si­zioni in mate­ria di diritti con­nessi al diritto d’autore

1. All’articolo 5, comma 1, dopo la lett. d) decreto legi­sla­tivo 24 aprile 2001, n. 170 sono aggiunte le seguenti:

e) gli edi­co­lanti pos­sono rifiu­tare le for­ni­ture di pro­dotti com­ple­men­tari for­niti dagli edi­tori e dai distri­bu­tori e pos­sono altresi’ ven­dere presso la pro­pria sede qua­lun­que altro pro­dotto secondo la vigente normativa;

f) gli edi­co­lanti pos­sono pra­ti­care sconti sulla merce ven­duta e defal­care il valore del mate­riale for­nito in conto ven­dita e resti­tuito a com­pen­sa­zione delle suc­ces­sive anti­ci­pa­zioni al distributore;

g) fermi restando gli obbli­ghi pre­vi­sti per gli edi­co­lanti a garan­zia del plu­ra­li­smo infor­ma­tivo, la ingiu­sti­fi­cata man­cata for­ni­tura, ovvero la for­ni­tura ingiu­sti­fi­cata per eccesso o difetto, rispetto alla domanda da parte del distri­bu­tore costi­tui­scono casi di pra­tica com­mer­ciale sleale ai fini dell’applicazione delle vigenti dispo­si­zioni in materia.

f) le clau­sole con­trat­tuali fra distri­bu­tori ed edi­co­lanti, con­tra­rie alle dispo­si­zioni del pre­sente arti­colo, sono nulle per con­tra­sto con norma impe­ra­tiva di legge e non viziano il con­tratto cui accedono.

2. Al fine di favo­rire la crea­zione di nuove imprese nel set­tore della tutela dei diritti degli arti­sti inter­preti ed ese­cu­tori, mediante lo svi­luppo del plu­ra­li­smo com­pe­ti­tivo e con­sen­tendo mag­giori eco­no­mi­cita’ di gestione non­che’ l’effettiva par­te­ci­pa­zione e con­trollo da parte dei tito­lari dei diritti, l’attivita’ di ammi­ni­stra­zione e inter­me­dia­zione dei diritti con­nessi al diritto d’autore di cui alla legge 22 aprile 1941, n.633, in qua­lun­que forma attuata, e’ libera;

3. Con decreto del Pre­si­dente del Con­si­glio dei Mini­stri da ema­narsi entro tre mesi dall’entrata in vigore della pre­sente legge e pre­vio parere dell’Autorita’ Garante della Con­cor­renza e del Mer­cato, sono indi­vi­duati, nell’interesse dei tito­lari aventi diritto, i requi­siti minimi neces­sari ad un razio­nale e cor­retto svi­luppo del mer­cato degli inter­me­diari di tali diritti connessi;

4. Restano fatte salve le fun­zioni asse­gnate in mate­ria alla Societa’ Ita­liana Autori ed Edi­tori (SIAE). Tutte le dispo­si­zioni incom­pa­ti­bili con il pre­sente arti­colo sono abrogate

Sono aspetti di rile­vanza non tra­scu­ra­bile. Per la prima volta si sta­bi­li­sce un freno agli abusi che la parità di diritto gene­rava e, final­mente, gli edi­co­lanti pos­sono rifiu­tare le for­ni­ture di pro­dotti com­ple­men­tari for­niti dagli edi­tori e dai distri­bu­tori. Viene pre­vi­sto inol­tre, che fermi restando gli obbli­ghi pre­vi­sti per i gior­na­lai a garan­zia del plu­ra­li­smo infor­ma­tivo, costi­tui­scono casi di pra­tica com­mer­ciale sleale le seguenti ipotesi:

  1. ingiu­sti­fi­cata man­cata fornitura,
  2. for­ni­tura ingiu­sti­fi­cata per difetto,
  3. for­ni­tura ingiu­sti­fi­cata per eccesso.

Quindi tutta la pra­tica di cat­tiva gestione delle for­ni­ture da parte dei distri­bu­tori locali potrà essere san­zio­nata. Dovreb­bero così ces­sare i casi di sovra­stoc­cag­gio per otte­nere un flusso finan­zia­rio a bene­fi­cio del DL ed altret­tanto le micro­rot­ture di stock sui [pochi] pro­dotti alto ven­denti. Aspetti che, ovvia­mente, dovranno andare di pari passo con la tanto attesa, ed auspi­cata, infor­ma­tiz­za­zione delle edicole.

Se nel suo insieme dun­que la legge pare possa essere ele­mento di sod­di­sfa­zione per il trade, per la rete di 30mila edi­cole sparse sul ter­ri­to­rio, è giunto il momento di inter­ro­garsi sui passi successivi.

Se le ven­dite di quo­ti­diani e perio­dici, set­ti­ma­nali e men­sili, poco vero­si­mil­mente avranno un recu­pero, ora che sono pos­si­bili alcune aree di recu­pero di effi­cienza gra­zie alle norme sopra­ri­por­tate, resta la domanda rela­ti­va­mente a quale sia l’indirizzo stra­te­gico che le edi­cole vogliono, vor­ranno, intraprendere.

Alla strada del gene­ra­li­smo, del ven­dere di tutto o del for­nire ser­vizi che già ven­gono for­niti in altri canali [paga­mento bol­lette, ad esem­pio] con mar­gini ine­si­stenti, pri­vi­le­gio quella della spe­cia­liz­za­zione sia per aver veri­fi­cato diret­ta­mente che i ser­vizi inte­gra­tivi sin ora ipo­tiz­zati non appor­te­reb­bero alcuna mar­gi­na­lità inte­gra­tiva al canale che per visione stra­te­giuca e coe­renza. Gra­zie all’informatizzazione mi piace pen­sare alle pos­si­bi­lità esi­stenti che que­sto pro­cesso con­sen­ti­rebbe, a par­tire, per citarne almeno una, dalla pos­si­bi­lità di effet­tuare in edi­cola il ser­vi­zio di print on demand, che con­sen­ti­rebbe la qua­dra tra desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione da parte del let­tore e man­canza di red­di­ti­vità che que­sto ottiene online nella sua decli­na­zione all digital.

La spe­cia­liz­za­zione, con inte­gra­zione di ser­vizi e offerta a monte ed a valle rispetto all’attuale modello, e non il gene­ra­li­smo sono LA scelta per il futuro delle edi­cole. Non ho dubbi.

Posted on 28 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Appositamente Impersonale

Il 2011 è stato l’anno di grandi con­sensi per gli aggre­ga­tori sociali, con Fli­p­board a dare il la ad un nuovo seg­mento nel quale nel tempo si sono aggiunti Yahoo Live­stand, Edi­tions di AOL e Zite, recen­te­mente acqui­sito dalla CNN per circa 25 milioni di dol­lari, a testi­mo­nianza della rile­vanza che viene attri­buita a que­sta moda­lità di distri­bu­zione delle infor­ma­zioni, e l’ultima pro­po­sta, in ordine tem­po­rale, da parte di Goo­gle con Cur­rents.

C’è chi sostiene che l’aggregazione fac­cia parte del DNA del gior­na­li­smo e, come si suol dire, venga da lon­tano. Dall’altra parte a più riprese si sono levate voci con­tro i peri­coli dell’aggregazione e dell’eccesso di per­so­na­liz­za­zione che fini­reb­bero per costruire un mondo chiuso, una bolla come sostiene Eli Pariser.

Si tratta di un pro­blema, di un poten­ziale peri­colo, che il neo nato Uber­pa­per si pro­pone di risolvere.

A cavallo tra Fli­p­board e Pin­te­rest, l’aggregatore nato la set­ti­mana scorsa, ad esclu­sione dell’opzione “piace” o “non piace” affianco a cia­scun arti­colo segna­lato, non si avvale di alcun ele­mento sociale.  Secondo quanto dichia­rato dai crea­tori, l’idea è quella di ricreare l’esperienza ori­gi­nale del gior­nale, dove, ine­vi­ta­bil­mente, sfo­gliando il quo­ti­diano, “si sco­prono” le notizie.

Uber­pa­per, è dispo­ni­bile in 10 lin­gue diverse, si com­pone di 8 sezioni che a loro volta con­ten­gono delle sotto sezioni. E’ pos­si­bile inol­tre sele­zio­nare la visua­liz­za­zione delle noti­zie sulla base di 4 cri­teri distinti: arti­coli più popo­lari, più nuovi, più con­tro­versi e più fre­schi; è pro­ba­bil­mente que­sto un’altro dei punti di forza, di distin­zione dell’aggregatore.

Anche se è par­ti­co­lar­mente cen­trato sugli Sta­tes, esi­ste una sezione dedi­cata all’Europa e alcune sot­to­se­zioni, quale ad esem­pio quella dedi­cata ai social media, sono tra­sver­sali, trans­na­zio­nali, ren­dendo il pro­dotto inte­res­sante al di là della localizzazione.

Quello che appare di mag­gior inte­resse è l’idea di andare con­tro­cor­rente, di essere appo­si­ta­mente imper­so­nale, per ridare al let­tore il pia­cere della sco­perta. Con­cetto che potrebbe fare brec­cia in una fascia d’utenti evo­luti pre­oc­cu­pati per la pri­vacy o per gli effetti della bolla in cui si tende ad essere avvolti. Per­so­nal­mente l’ho messo imme­dia­ta­mente nei preferiti.

Posted on 27 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Aumentare la Competitività, Evitare il Default

Alla pra­tica di que­sti prin­cipi è volto il gioco di società «Crise-Crash», ideato e rea­liz­zato dall’omonima società fran­cese, una simu­la­zione stra­te­gica plu­ri­ruolo, di eco­no­mia dello scam­bio, col­lo­cata in un mer­cato ideale di con­cor­renza per­fetta, mar­shal­liana, lon­tana mille miglia dai vin­coli delle società di rating e dello spread.

L’ambiente della simu­la­zione è la Parigi del terzo mil­len­nio, ambiente ricco di atti­vità com­mer­ciali e di ser­vizi, che ren­dono pos­si­bile, come dice la pub­bli­cità della casa costrut­trice “il gioco più deli­rante di tutti i tempi”, ma uti­lis­simo per la for­ma­zione al lavoro.

«Crise-Crash» si svolge nelle strade della capi­tale fran­cese e i gio­ca­tori pos­sono imper­so­nare uno o più dei sei per­so­naggi che vi agi­scono, com­prando, ven­dendo, gio­cando in Borsa, inve­stendo, ma soprat­tutto incap­pando in ogni tipo di vei­colo a cac­cia di oppor­tu­nità. E’ pos­si­bile gua­da­gnare mol­tis­simo denaro e per­derne altret­tanto in pochis­simo tempo. Vince natu­ral­mente chi più gua­da­gna e chi perde i suoi soldi diventa insol­vente e fallisce.

E’ per­ciò impor­tante appro­fit­tare del com­mer­cio di tutto il com­mer­cia­bile, che si svolge nelle strade, per cogliere le oppor­tu­nità al volo, com­prare e ven­dere bene e pre­sto, dif­fi­dare della stampa e non soc­com­bere alla ten­ta­zione d’investire il pro­prio denaro in Borsa, ma in atti­vità pro­dut­tive ed espan­sive, senza cor­rere rischi inu­tili, nè com­me­tere frodi, che pos­sono por­tare in galera o, almeno, in tri­bu­nale per giustificarsi.

Un  gioco da tavolo alla vec­chia maniera di un’attualità stra­bi­liante che oltre ad un uti­lizzo esclu­si­va­mente ludico, con il giu­sto brie­fing e coor­di­na­mento dei gio­ca­tori, può essere uti­liz­zato come stru­mento for­ma­tivo sulla com­pe­ti­ti­vità dell’ambiente e le vendite.

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