gennaio 2012

Pubblicato il 31 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Consumo dei Media in Mobilità

com­Score ha rila­sciato la scorsa set­ti­mana i risul­tati sul con­sumo di media in mobi­lità in cin­que nazioni del Vec­chio Con­ti­nente, Ita­lia inclusa.

Lo stu­dio: “Con­nec­ted Europe: How Smart­pho­nes and Tablets are Shinf­ting Media Con­sump­tion”, rea­liz­zato in col­la­bo­ra­zione con la com­pa­gnia di tele­co­mu­ni­ca­zioni spa­gnola Tele­fo­nica, ha inve­sti­gato uti­lizzo e pre­fe­renze di pos­ses­sori di smart­pho­nes e tablets in Spa­gna, Regno Unito, Ger­ma­nia, Fran­cia ed Ita­lia. Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente il nostro Paese sono stati inter­vi­state 4000 per­sone di età supe­riore ai 13 anni.

I risul­tati sono inte­res­santi sia per quanto riguarda le pre­fe­renze delle per­sone sia per­chè per­met­tono una stima ragio­ne­vole della dif­fu­sione di tablets in Italia.

Tra i cin­que Paesi presi in con­si­de­ra­zione, è la Spa­gna quella con la mag­gior pene­tra­zione di smart­pho­nes [48.4%], l’Italia è al 42.1% degli utenti di tele­fo­nia mobile. Secondo i risul­tati emer­genti, media­mente il 6.6% di coloro che pos­sie­dono un tele­fo­nino intel­li­gente ha anche un tablet, per­cen­tuale che per quanto riguarda il nostro Paese sale al 6.9%, come illu­stra il gra­fico di sin­tesi sot­to­stante. Se i pos­ses­sori di smart­pho­nes nel nostro paese sono sti­mati in 20milioni, è ragio­ne­vole ipo­tiz­zare che i tablet che sono stati ven­duti sin ora siano orien­ta­ti­va­mente 1.380.000; una dimen­sione non tra­scu­ra­bile ma cer­ta­mente ancora estre­ma­mente ridotta.

Dimen­sioni di nic­chia che si riflet­tono ine­vi­ta­bil­mente sullo share, sul peso che que­sti device hanno sul totale del traf­fico inter­net che, per quanto riguarda l’Italia, si asse­sta sotto la media al 0.9% del totale secondo le stime effet­tuate da comScore.

Se l’analisi delle fasce ora­rie di uti­lizzo con­ferma, come era già emerso da pre­ce­denti inda­gini, che il tablet sia stru­mento da sofà serale se non addi­rit­tura da letto, sono le cate­go­rie di infor­ma­zioni che mag­gior­mente ven­gono fruite dalle tavo­lette elet­tro­ni­che che aiuta a sfa­tare qual­che luogo comune. Emerge infatti un forte orien­ta­mento alla tec­no­lo­gia ed allo svago che con­ferma l’utilizzo fami­liare da un lato e le carat­te­ri­sti­che di “early adop­ters” degli attuali pos­ses­sori. Solo in Spa­gna le infor­ma­zioni, le noti­zie, figu­rano nelle prime 5 cate­go­rie, segno che le pro­mo­zioni nel com­plesso fun­zio­nano.

Insomma, tutti coloro che lavo­rano nell’industra edi­to­riale e sono affetti da tablet­ma­nia devono lec­carsi le ferite o atten­dere pazien­te­mente evo­lu­zioni che cer­ta­mente non si veri­fi­che­ranno nel breve periodo. Una cosa è certa non è pos­si­bile dire che da que­sti spazi non fos­sero stati avvisati.

Pubblicato il 30 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Sorpassi & [In]Successi

In que­sti giorni si è par­lato molto del sor­passo del «Mail Online» ai danni del «The New­Tork Times» che avrebbe fatto così dell’edizione online del tabloid inglese il quo­ti­diano online con il mag­gior numero di utenti unici nel mese al mondo.

Per la mia colonna set­ti­ma­nale all’interno degli spazi dell’European Jour­na­lism Obser­va­tory ho appro­fon­dito cause e con­cause del suc­cesso di visite e, soprat­tutto, ana­liz­zato se ad un volume di visite così ele­vato cor­ri­spon­dono ricavi altret­tanto entusiasmanti.

Curiosi di saperlo? Non vi resta che clic­care QUI e leg­gere il pezzo.

Pubblicato il 29 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Giornalai: Liberi di Fare che Cosa?

Le norme gene­rali sulle libe­ra­liz­za­zioni appro­vate in que­sti giorni, per quanto riguarda i gior­na­lai hanno intro­dotto una serie di novità che com­ples­si­va­mente pos­sono essere giu­di­cate posi­ti­va­mente. Riporto gli ele­menti salienti per evi­tarvi la dif­fi­coltà di ricer­carli all’interno del testo generale.

Art. 39 Libe­ra­liz­za­zione del sistema di ven­dita della stampa quo­ti­diana e perio­dica e dispo­si­zioni in mate­ria di diritti con­nessi al diritto d’autore

1. All’articolo 5, comma 1, dopo la lett. d) decreto legi­sla­tivo 24 aprile 2001, n. 170 sono aggiunte le seguenti:

e) gli edi­co­lanti pos­sono rifiu­tare le for­ni­ture di pro­dotti com­ple­men­tari for­niti dagli edi­tori e dai distri­bu­tori e pos­sono altresi’ ven­dere presso la pro­pria sede qua­lun­que altro pro­dotto secondo la vigente normativa;

f) gli edi­co­lanti pos­sono pra­ti­care sconti sulla merce ven­duta e defal­care il valore del mate­riale for­nito in conto ven­dita e resti­tuito a com­pen­sa­zione delle suc­ces­sive anti­ci­pa­zioni al distributore;

g) fermi restando gli obbli­ghi pre­vi­sti per gli edi­co­lanti a garan­zia del plu­ra­li­smo infor­ma­tivo, la ingiu­sti­fi­cata man­cata for­ni­tura, ovvero la for­ni­tura ingiu­sti­fi­cata per eccesso o difetto, rispetto alla domanda da parte del distri­bu­tore costi­tui­scono casi di pra­tica com­mer­ciale sleale ai fini dell’applicazione delle vigenti dispo­si­zioni in materia.

f) le clau­sole con­trat­tuali fra distri­bu­tori ed edi­co­lanti, con­tra­rie alle dispo­si­zioni del pre­sente arti­colo, sono nulle per con­tra­sto con norma impe­ra­tiva di legge e non viziano il con­tratto cui accedono.

2. Al fine di favo­rire la crea­zione di nuove imprese nel set­tore della tutela dei diritti degli arti­sti inter­preti ed ese­cu­tori, mediante lo svi­luppo del plu­ra­li­smo com­pe­ti­tivo e con­sen­tendo mag­giori eco­no­mi­cita’ di gestione non­che’ l’effettiva par­te­ci­pa­zione e con­trollo da parte dei tito­lari dei diritti, l’attivita’ di ammi­ni­stra­zione e inter­me­dia­zione dei diritti con­nessi al diritto d’autore di cui alla legge 22 aprile 1941, n.633, in qua­lun­que forma attuata, e’ libera;

3. Con decreto del Pre­si­dente del Con­si­glio dei Mini­stri da ema­narsi entro tre mesi dall’entrata in vigore della pre­sente legge e pre­vio parere dell’Autorita’ Garante della Con­cor­renza e del Mer­cato, sono indi­vi­duati, nell’interesse dei tito­lari aventi diritto, i requi­siti minimi neces­sari ad un razio­nale e cor­retto svi­luppo del mer­cato degli inter­me­diari di tali diritti connessi;

4. Restano fatte salve le fun­zioni asse­gnate in mate­ria alla Societa’ Ita­liana Autori ed Edi­tori (SIAE). Tutte le dispo­si­zioni incom­pa­ti­bili con il pre­sente arti­colo sono abrogate

Sono aspetti di rile­vanza non tra­scu­ra­bile. Per la prima volta si sta­bi­li­sce un freno agli abusi che la parità di diritto gene­rava e, final­mente, gli edi­co­lanti pos­sono rifiu­tare le for­ni­ture di pro­dotti com­ple­men­tari for­niti dagli edi­tori e dai distri­bu­tori. Viene pre­vi­sto inol­tre, che fermi restando gli obbli­ghi pre­vi­sti per i gior­na­lai a garan­zia del plu­ra­li­smo infor­ma­tivo, costi­tui­scono casi di pra­tica com­mer­ciale sleale le seguenti ipotesi:

  1. ingiu­sti­fi­cata man­cata fornitura,
  2. for­ni­tura ingiu­sti­fi­cata per difetto,
  3. for­ni­tura ingiu­sti­fi­cata per eccesso.

Quindi tutta la pra­tica di cat­tiva gestione delle for­ni­ture da parte dei distri­bu­tori locali potrà essere san­zio­nata. Dovreb­bero così ces­sare i casi di sovra­stoc­cag­gio per otte­nere un flusso finan­zia­rio a bene­fi­cio del DL ed altret­tanto le micro­rot­ture di stock sui [pochi] pro­dotti alto ven­denti. Aspetti che, ovvia­mente, dovranno andare di pari passo con la tanto attesa, ed auspi­cata, infor­ma­tiz­za­zione delle edicole.

Se nel suo insieme dun­que la legge pare possa essere ele­mento di sod­di­sfa­zione per il trade, per la rete di 30mila edi­cole sparse sul ter­ri­to­rio, è giunto il momento di inter­ro­garsi sui passi successivi.

Se le ven­dite di quo­ti­diani e perio­dici, set­ti­ma­nali e men­sili, poco vero­si­mil­mente avranno un recu­pero, ora che sono pos­si­bili alcune aree di recu­pero di effi­cienza gra­zie alle norme sopra­ri­por­tate, resta la domanda rela­ti­va­mente a quale sia l’indirizzo stra­te­gico che le edi­cole vogliono, vor­ranno, intraprendere.

Alla strada del gene­ra­li­smo, del ven­dere di tutto o del for­nire ser­vizi che già ven­gono for­niti in altri canali [paga­mento bol­lette, ad esem­pio] con mar­gini ine­si­stenti, pri­vi­le­gio quella della spe­cia­liz­za­zione sia per aver veri­fi­cato diret­ta­mente che i ser­vizi inte­gra­tivi sin ora ipo­tiz­zati non appor­te­reb­bero alcuna mar­gi­na­lità inte­gra­tiva al canale che per visione stra­te­giuca e coe­renza. Gra­zie all’informatizzazione mi piace pen­sare alle pos­si­bi­lità esi­stenti che que­sto pro­cesso con­sen­ti­rebbe, a par­tire, per citarne almeno una, dalla pos­si­bi­lità di effet­tuare in edi­cola il ser­vi­zio di print on demand, che con­sen­ti­rebbe la qua­dra tra desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione da parte del let­tore e man­canza di red­di­ti­vità che que­sto ottiene online nella sua decli­na­zione all digital.

La spe­cia­liz­za­zione, con inte­gra­zione di ser­vizi e offerta a monte ed a valle rispetto all’attuale modello, e non il gene­ra­li­smo sono LA scelta per il futuro delle edi­cole. Non ho dubbi.

Pubblicato il 28 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Appositamente Impersonale

Il 2011 è stato l’anno di grandi con­sensi per gli aggre­ga­tori sociali, con Fli­p­board a dare il la ad un nuovo seg­mento nel quale nel tempo si sono aggiunti Yahoo Live­stand, Edi­tions di AOL e Zite, recen­te­mente acqui­sito dalla CNN per circa 25 milioni di dol­lari, a testi­mo­nianza della rile­vanza che viene attri­buita a que­sta moda­lità di distri­bu­zione delle infor­ma­zioni, e l’ultima pro­po­sta, in ordine tem­po­rale, da parte di Goo­gle con Cur­rents.

C’è chi sostiene che l’aggregazione fac­cia parte del DNA del gior­na­li­smo e, come si suol dire, venga da lon­tano. Dall’altra parte a più riprese si sono levate voci con­tro i peri­coli dell’aggregazione e dell’eccesso di per­so­na­liz­za­zione che fini­reb­bero per costruire un mondo chiuso, una bolla come sostiene Eli Pariser.

Si tratta di un pro­blema, di un poten­ziale peri­colo, che il neo nato Uber­pa­per si pro­pone di risolvere.

A cavallo tra Fli­p­board e Pin­te­rest, l’aggregatore nato la set­ti­mana scorsa, ad esclu­sione dell’opzione “piace” o “non piace” affianco a cia­scun arti­colo segna­lato, non si avvale di alcun ele­mento sociale.  Secondo quanto dichia­rato dai crea­tori, l’idea è quella di ricreare l’esperienza ori­gi­nale del gior­nale, dove, ine­vi­ta­bil­mente, sfo­gliando il quo­ti­diano, “si sco­prono” le notizie.

Uber­pa­per, è dispo­ni­bile in 10 lin­gue diverse, si com­pone di 8 sezioni che a loro volta con­ten­gono delle sotto sezioni. E’ pos­si­bile inol­tre sele­zio­nare la visua­liz­za­zione delle noti­zie sulla base di 4 cri­teri distinti: arti­coli più popo­lari, più nuovi, più con­tro­versi e più fre­schi; è pro­ba­bil­mente que­sto un’altro dei punti di forza, di distin­zione dell’aggregatore.

Anche se è par­ti­co­lar­mente cen­trato sugli Sta­tes, esi­ste una sezione dedi­cata all’Europa e alcune sot­to­se­zioni, quale ad esem­pio quella dedi­cata ai social media, sono tra­sver­sali, trans­na­zio­nali, ren­dendo il pro­dotto inte­res­sante al di là della localizzazione.

Quello che appare di mag­gior inte­resse è l’idea di andare con­tro­cor­rente, di essere appo­si­ta­mente imper­so­nale, per ridare al let­tore il pia­cere della sco­perta. Con­cetto che potrebbe fare brec­cia in una fascia d’utenti evo­luti pre­oc­cu­pati per la pri­vacy o per gli effetti della bolla in cui si tende ad essere avvolti. Per­so­nal­mente l’ho messo imme­dia­ta­mente nei preferiti.

Pubblicato il 27 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Aumentare la Competitività, Evitare il Default

Alla pra­tica di que­sti prin­cipi è volto il gioco di società «Crise-Crash», ideato e rea­liz­zato dall’omonima società fran­cese, una simu­la­zione stra­te­gica plu­ri­ruolo, di eco­no­mia dello scam­bio, col­lo­cata in un mer­cato ideale di con­cor­renza per­fetta, mar­shal­liana, lon­tana mille miglia dai vin­coli delle società di rating e dello spread.

L’ambiente della simu­la­zione è la Parigi del terzo mil­len­nio, ambiente ricco di atti­vità com­mer­ciali e di ser­vizi, che ren­dono pos­si­bile, come dice la pub­bli­cità della casa costrut­trice “il gioco più deli­rante di tutti i tempi”, ma uti­lis­simo per la for­ma­zione al lavoro.

«Crise-Crash» si svolge nelle strade della capi­tale fran­cese e i gio­ca­tori pos­sono imper­so­nare uno o più dei sei per­so­naggi che vi agi­scono, com­prando, ven­dendo, gio­cando in Borsa, inve­stendo, ma soprat­tutto incap­pando in ogni tipo di vei­colo a cac­cia di oppor­tu­nità. E’ pos­si­bile gua­da­gnare mol­tis­simo denaro e per­derne altret­tanto in pochis­simo tempo. Vince natu­ral­mente chi più gua­da­gna e chi perde i suoi soldi diventa insol­vente e fallisce.

E’ per­ciò impor­tante appro­fit­tare del com­mer­cio di tutto il com­mer­cia­bile, che si svolge nelle strade, per cogliere le oppor­tu­nità al volo, com­prare e ven­dere bene e pre­sto, dif­fi­dare della stampa e non soc­com­bere alla ten­ta­zione d’investire il pro­prio denaro in Borsa, ma in atti­vità pro­dut­tive ed espan­sive, senza cor­rere rischi inu­tili, nè com­me­tere frodi, che pos­sono por­tare in galera o, almeno, in tri­bu­nale per giustificarsi.

Un  gioco da tavolo alla vec­chia maniera di un’attualità stra­bi­liante che oltre ad un uti­lizzo esclu­si­va­mente ludico, con il giu­sto brie­fing e coor­di­na­mento dei gio­ca­tori, può essere uti­liz­zato come stru­mento for­ma­tivo sulla com­pe­ti­ti­vità dell’ambiente e le vendite.

Pubblicato il 26 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Nuove Visioni & Nuove Metriche

Su «Har­vard Busi­ness Review» inte­res­sante rac­colta di arti­coli rela­ti­va­mente a nuove visioni e rela­tive metri­che ine­renti il con­vol­gi­mento delle per­sone con il con­tri­buto di diverse auto­rità nel campo. Con­tri­buti siste­ma­tiz­zati e rac­colti pochi giorni fa.

In buona sostanza si tratta del pas­sag­gio dalle impres­sion alle expres­sion, ovvero della faci­li­ta­zione e suc­ces­siva misu­ra­zione, scar­ni­fi­cando per sin­tesi, dalla pura espo­si­zione al mes­sag­gio all’interazione con le per­sone attra­verso i distinti canali e mezzi della comu­ni­ca­zione d’impresa.

Tro­vate tutto QUI. Per­so­nal­mente avevo recen­te­mente for­nito il mio con­tri­buto sul tema, in spe­ci­fico rife­ri­mento ai quo­ti­diani online: QUI.

Pubblicato il 25 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Fiducia nei Media [e dintorni]

Edel­man ha pub­bli­cato i risul­tati gene­rali della dodi­ce­sima edi­zione del Trust Baro­me­ter. La ricerca ha coin­volto oltre 30mila indi­vi­dui in 25 nazioni diverse del mondo, Ita­lia inclusa, ana­liz­zando il livello di fidu­cia nei con­fronti di imprese, isti­tu­zioni e media.

Il rap­porto indica chia­ra­mente come nella mag­gio­ranza dei Paesi presi in con­si­de­ra­zione si assi­sta ad una calo gene­ra­liz­zato della fidu­cia con il rad­dop­pio del numero di nazioni che espri­mono scet­ti­ci­smo rispetto alla situa­zione attuale. Crollo ver­ti­cale del livello di fidu­cia in Giap­pone dove evi­den­te­mente, a parità di con­di­zione, la gestione del post tzu­nami e delle radia­zioni nucleari ha pesan­te­mente influito sul sen­ti­mento della popo­la­zione, giustamente.

Diversi Paesi delle eco­no­mie avan­zate, quali Ger­ma­nia e Fran­cia, assi­stono ad un calo a dop­pia cifra della fidu­cia nelle imprese. Segno evi­dente di quanto la crisi, al di là delle dichia­ra­zioni di cir­co­stanza dei loro rap­pre­sen­tanti, abbia col­pito la popolazione.

Com­ples­si­va­mente, tra i set­tori ana­liz­zati, i media hanno lo sco­ring tra i più bassi, appena al di sopra di assi­cu­ra­zioni, ban­che e ser­vizi finan­ziari, che con­fer­mano essere il com­parto con mag­giori pro­ble­ma­ti­che, con una per­cen­tuale del 51% di indi­vi­dui che ha fidu­cia in quanto viene ripor­tato. Il com­parto delle tec­no­lo­gie è quello che gode di mag­gior fidu­cia seguito, con un inver­sione di posti rispetto all’edizione 2011, da auto­mo­tive e telecomunicazioni.

Forse a sor­presa, vista la gene­rale ten­denza delle per­sone a col­pe­vo­liz­zare durante periodi di crisi le fonti di infor­ma­zione, a pre­scin­dere da altre con­si­de­ra­zioni, i media sono l’unico seg­mento che ottiene un incre­mento nel livello di fidu­cia accor­data. In Ita­lia, in par­ti­co­lare, il tasso di fidu­cia sale dal 45% del 2011 all’attuale 57%.

In que­sto qua­dro, le fonti di infor­ma­zione tra­di­zio­nale sono quelle alle quali con­ti­nua ad essere rico­no­sciuto com­ples­si­va­mente il mag­gior tasso di fidu­cia sep­pure regi­strino il minor incre­mento rispetto agli altri media. Si con­ferma “la galop­pata” dei social media con un incre­mento del tasso di fidu­cia quasi dop­pio rispetto all’anno scorso. Social media che, comun­que, nono­stante il for­tis­simo svi­luppo con­ti­nuano ad essere l’ultima tra le fonti d’informazioni.

Il pano­rama attuale dei media, e lo scet­ti­ci­smo di cui è con­tor­nato nel com­plesso lo sce­na­rio di rife­ri­mento, richie­dono mol­te­pli­cità di voci e canali di comu­ni­ca­zione non­chè un tasso di ripe­ti­zione del mes­sag­gio medio di 3 — 5 volte [vd. slide 15].

Si tratta di evi­denze che non nascono sola­mente dall’attuale stato di crisi ma da una com­ples­siva carenza di isti­tu­zioni ed imprese nel dare rispo­ste e rela­zio­narsi secondo le attese delle per­sone.  Una dico­to­mia, un gap tra attri­bu­zione di impor­tanza dei fat­tori da parte delle per­sone e per­for­mance delle aziende carat­te­riz­zato da una distanza dav­vero signi­fi­ca­tiva. Dina­mica che, peral­tro, tocca il picco mas­simo pro­prio nel nostro Paese come viene evi­den­ziato nella dia­po­si­tiva 23.

Il segno della distanza tra dichia­rato e realizzato.

Pubblicato il 24 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Mattoni Sociali

Lego Group, l’azienda dei “mat­ton­cini”, 8.000 dipen­denti in 130 Paesi, il quinto pro­dut­tore al mondo di mate­riali ludici, è un case study che devo asso­lu­ta­mente pren­dermi il tempo di assem­blare, per restare nella metafora.

Credo sia dav­vero un caso straor­di­na­rio di buone pra­ti­che e ottima gestione dell’impresa. Azienda che ha saputo evol­versi pur man­te­nen­dosi nel solco della tra­di­zione del suo pro­dotto ori­gi­na­rio soprav­vi­vendo a gio­chi elet­tro­nici e altre mode, più o meno pas­seg­gere, che hanno attra­ver­sato negli ultimi vent’anni il mer­cato in cui opera, i cui pro­dotti sono stati recen­te­mente uti­liz­zati dalla banca ame­ri­cana J.P. Mor­gan per illu­strare la crisi del debito pub­blico nell’UE ed anche per un rie­pi­logo delle 10 noti­zie prin­ci­pali del 2011, tanto per citare alcuni casi.

Adesso la mul­ti­na­zio­nale danese lan­cia una piat­ta­forma di con­di­vi­sione sociale delle crea­zioni rea­liz­zate con i pro­pri pro­dotti. Rebrick, on line da circa un mese, il cui nome è stato scelto insieme ai fans dei mat­ton­cini, è uno spa­zio di con­di­vi­sione sociale messo a dispo­si­zione dall’impresa affin­chè le per­sone di tutto il mondo che uti­liz­zano i suoi pro­dotti per rea­liz­zare le crea­zioni più fan­ta­siose abbiano modo di mostrare quanto fatto, essere “ispi­rati” dalle rea­liz­za­zioni altrui e molto altro ancora.

Rap­pre­senta l’idea, l’essenza del con­cetto che molte imprese pare si osti­nino a non com­pren­dere. Invece di insi­stere a con­vin­cere le per­sone a fare delle scelte che, con diversa esten­sione, non vogliono effet­tuare o, restando nei social net­work, incen­ti­vare la rela­zione con mec­ca­ni­smi pro­mo­zio­nali, si tratta banal­mente, si fa per dire, di aggre­gare le per­sone intorno a quanto già inte­ressa loro, nè più nè meno.

Si tratta, per tor­nare agli argo­menti sui quali si con­cen­tra que­sto spa­zio, di un opzione che gli edi­tori non devono, non pos­sono, ulte­rior­mente tra­scu­rare.  Il recu­pero di una rela­zione con le per­sone, base indi­pen­sa­bile ad un recu­pero dei ricavi, passa per azioni sia online che offline.

Nel con­creto, a mio avviso, è neces­sa­rio costi­tuire e costruire nel tempo delle com­mu­ni­ties all’interno dei siti web dei quo­ti­diani [vale, con le dovute dif­fe­renze anche per i perio­dici] sulla fal­sa­riga di quanto rea­liz­zato da El Pais con Eskup che ne è attual­mente la miglior concretizzazione.

Offrire sfogo e spa­zio a tutta l’area del citi­zen jour­na­lism, del data jour­na­lism e della cura­tion nel suo insieme. Ele­menti che allo stato attuale si spar­pa­gliano in mille rivoli e che sono in attesa di essere aggre­gati e rico­no­sciuti. Un’opportunità straor­di­na­ria per l’industria dell’informazione.

È chiaro che il futuro offre grandi oppor­tu­nità. È anche dis­se­mi­nato di tra­boc­chetti. Il trucco con­si­ste nell’evitare i tra­boc­chetti, pren­dere al balzo le oppor­tu­nità e rien­trare a casa per l’ora di cena, diceva Woody Allen in Effetti col­la­te­rali. Forse è pro­prio quello che si tratta di fare.

Pubblicato il 23 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

I Social Network Predicono chi Vincerà le Primarie USA

Face­book e il quo­ti­diano con­ser­va­tore all digi­tal «Poli­tico» hanno annun­ciato di aver rag­giunto un accordo per misu­rare opi­nioni e sen­ti­menti rela­ti­va­mente ai can­di­dati repub­bli­cani alle pri­ma­rie ed un gruppo di lavoro di Face­book si occu­perà di rac­co­gliere, misu­rare ed ana­liz­zare le men­zioni, i links e quant’altro defi­ni­sca le pre­fe­renze espresse attra­verso la rete sociale di Zuck. Dati che poi saranno for­niti alla reda­zione del quo­ti­diano in que­stione per la pubblicazione.

Espe­ri­mento di gran­dis­sima rile­vanza sia in ter­mini di ascolto delle reti sociali che per quanto riguarda tutta l’area del data jour­na­lism di cui parlo dalla mia colonna set­ti­ma­nale all’interno degli spa­zio dell’European Jour­na­lism Observatory.

Pubblicato il 23 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Facebook è un Sistema Aperto, Secondo Facebook

Face­book ha pub­bli­cato in que­sti giorni un nuovo docu­mento: “Rethin­king Infor­ma­tion Diver­sity in Net­works” teso fon­da­men­tal­mente a soste­nere che il social net­work non è una “echo cham­ber”, un sistema chiuso nel quale la con­di­vi­sione e dif­fu­sione di infor­ma­zioni passa attra­verso un numero, più o meno ristretto, di amici, di contatti.

Per soste­nere la tesi, il gruppo di lavoro di Face­book cita i legami deboli, soste­nendo che è attra­verso di essi che fon­da­men­tal­mente si ovvia al cir­colo chiuso entrando in que­sto modo in con­tatto con noti­zie, infor­ma­zioni, in maniera più allargata.

Se il ragio­na­mento di per se stesso appare effet­ti­va­mente con una base di fon­da­mento, gli autori fanno dav­vero ben poco per soste­nere l’argomento, non appor­tando det­ta­glio alcuno dello stu­dio che affer­mano di aver fatto sull’argomento e rifa­cen­dosi ad un docu­mento dell’American Jour­nal of Socio­logy del 1973.

Altre cita­zioni riguar­dano uno stu­dio dell’anno scorso che con­clude invece che le per­sone pas­sano la mag­gior parte del loro tempo comu­ni­cando con una cer­chia ristretta di con­tatti. Argo­mento che lasce­rebbe dun­que pro­pen­dere più per il sistema chiuso che per l’ipotesi che il gruppo di lavoro di Face­book vor­rebbe sostenere.

Insomma, Face­book è un sistema aperto, secondo Face­book, ma fanno dav­vero poco per con­vin­cere che sia così davvero.

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