dicembre 2011

Pubblicato il 31 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Etica della Narrazione

Sono stati gli smart­pho­nes, i “came­ra­pho­nes”, il mezzo di nar­ra­zione istan­ta­nea della realtà da tra­smet­tere in tutto il mondo che ha rivo­lu­zio­nato il foto­gior­na­li­smo e rap­pre­sen­tato ele­mento di sup­porto straor­di­na­rio per il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, per il citi­zen journalism.

Se, da un lato, que­sto ha per­messo di ren­dere pub­bli­che sto­rie che un tempo sareb­bero rima­ste solo negli occhi di chi le aveva vis­sute, dall’altro lato ha incre­men­tato in maniera espo­nen­ziale la natu­rale pre­di­spo­si­zione dell’essere umano a mostrarsi, a rac­con­tarsi, sino ad arri­vare agli eccessi docu­men­tati dalla foto delle foto dell’uccisione di Ghed­dafi che mostra come le per­sone siano con­cen­trate sulla rac­colta di imma­gini del fatto, forse più che sul fatto di per sè stesso.

Nell’era dell’eccesso infor­ma­tivo, dell’infobesità, un rifles­sione sul tema dovrebbe essere una delle prio­rità per il 2012.

Credo sia neces­sa­rio anche sotto que­sto pro­filo sta­bi­lire un prin­ci­pio etico, un cri­te­rio di deter­mi­na­zione di cosa sia “buon gior­na­li­smo”, buona infor­ma­zione, sia per chi svolge per lavoro, per pro­fes­sione que­sta atti­vità, che da parte di coloro che sem­pre più, per occa­sione o per pas­sione, sono coinvolti.

Spe­riamo che non resti nell’elenco dei buoni pro­po­siti di fine anno. AUGURI!

Pubblicato il 30 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Le Buone Regole delle Mamme

Mi sarei dato, spe­rando possa essere con­di­viso, l’obiettivo di sti­lare una prima bozza del codice di auto­di­sci­plina per chi fa infor­ma­zione  attra­verso blog e social net­work entro la seconda set­ti­mana di Gen­naio 2012. Una base di con­fronto e di raf­fi­na­mento gra­zie alla quale arri­vare ad una defi­ni­zione defi­ni­tiva dei cri­teri di auto­re­go­la­men­ta­zione da met­tere a dispo­si­zione di chi crede che fidu­cia e respon­sa­bi­lità siano prin­cipi car­dine dai quali non pos­sono esi­mersi i blog e, più in gene­rale, l’informazione in Rete.

Come ho già detto, in base a que­sta time­ta­ble, sto pro­ce­dendo alla rac­colta di mate­riali, dei pro ed anche dei con­tro, rela­tivi all’ipotesi di lavoro. Un opera nella quale, oltre a tutti coloro che hanno già for­nito la loro ade­sione e dispo­ni­bi­lità [gra­zie!], gra­di­rei, a loro pia­cendo, coin­vol­gere anche Erne­sto Bel­li­sa­rio & Guido Scorza che con il loro exper­tise sono certo potreb­bere essere di grande aiuto.

Un rife­ri­mento pre­zioso è stata sti­lato da tempo dalla WOMMA [Word of Mouth Mar­ke­ting Asso­cia­tion] che for­ni­sce un codice di con­dotta etica i cui punti chiave, no a caso, si fon­dano su fidu­cia, inte­grità, rispetto, one­stà e respon­sa­bi­lità.  Rife­ri­menti per i pro­fes­sio­ni­sti della comu­ni­ca­zione che, a mio avviso, ben si inte­grano con i quat­tro prin­cipi per l’informazione di qua­lità pro­po­sti da Timu.

Se il con­cetto del diritto romano di dili­genza del buon padre di fami­glia è noto ed appli­cato come cri­te­rio di cor­ret­tezza e buona fede, di respon­sa­bi­lità, gra­zie ad una segna­la­zione, apprendo che un folto gruppo di blogger-donne-mamme si sono date un codice delle buone pra­ti­che dei blog­ger che è a dispo­si­zione di tutti, e che pro­pone un’autoregolamentazione in merito alla gestione della pub­bli­cità sui pro­pri blog.

Il Codice è valido per tutti, mi pare dav­vero, e cerca di rac­co­gliere vari aspetti legati alle carat­te­ri­sti­che, ed alla even­tuale mone­tiz­za­zione, dei blog, defi­nendo, anche, tre livelli di blog­ging [ADV free, light, pro]. Si tratta di cri­teri, che, comun­que sia, per­so­nal­mente inte­grerò nella mia blog policy. Para­me­tri ben sti­lati, con­di­vi­si­bili, e che rap­pre­sen­tano ulte­riore ele­mento di arric­chi­mento verso il rag­giun­gi­mento della ste­sura dell’autoregolamentazione, dell’autodisciplina.

Le buone regole delle mamme sono un con­tri­buto impor­tante, un altro passo par­te­ci­pat­tivo [non è un refuso] verso l’obiettivo.

Pubblicato il 29 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Fare Luce sui Blog

Da un paio di giorni è in corso un dibat­tito tra­sver­sale [l’ennesimo?] su morte e resur­re­zione dei blog, che forse sono col­pe­vole di aver sti­mo­lato. Con­fronto che ha per prin­ci­pali pro­ta­go­ni­sti per­sone che seguo sem­pre con atten­zione per la stima che ho nei loro con­fronti. Tra tutti la posi­zione che mag­gior­mente con­di­vido è quella espressa da Giu­seppe Granieri.

Per­so­nal­mente ritengo che il ter­mine blog sia ormai una “parola sca­to­lone”, troppo ampia di signi­fi­cati per poter dare un senso unico ed uni­voco al dibat­tito che pure con­ti­nuo a seguire con atten­zione ed i cui svi­luppi mi pia­ce­rebbe affron­tas­sero la que­stione del blog come for­mat edi­to­riale adot­tato anche da quo­ti­diani e, appunto, super­blog. Con­fido in Gio­vanni Boc­cia Artieri [e in tutti gli altri che ver­ranno] per appro­fon­dire quest’aspetto. Nel frat­tempo con­ti­nuo a pri­vi­le­giare il ter­mine TAZ per la defi­ni­zione di que­sto spazio.

Far luce sui blog, anche se da una pro­spet­tiva diversa, è anche l’obiettivo di una pro­po­sta che ho lan­ciato un paio di set­ti­mane rispetto alla quale sto pro­ce­dendo alla silen­ziosa rac­colta di con­tri­buti e dispo­ni­bi­lità per poi pro­ce­dere all’elaborazione con­di­visa di un codice di auto­di­sci­plina per chi fa infor­ma­zione  attra­verso blog e social network.

Una neces­sità che risulta ancora più pres­sante dopo alcune veri­fi­che che ho fatto su cam­pa­gne pro­mo­zio­nali, di “buzz”, svolte sui blog.

Avevo già segna­lato come esi­stano pro­po­ste che cir­co­lano per la Rete che stanno al con­tent mar­ke­ting come le tec­ni­che di black hat stanno al SEO, scor­cia­toie uti­liz­zate da per­sone senza scru­poli che rapi­da­mente si ritor­cono con­tro chi ne fa uso e abuso.

Sco­pro ora di un’operazione lan­ciata da Enel, un con­corso che pre­mie­rebbe i migliori blog­ger, a soste­gno della quale un’agenzia [non vi sarà dif­fi­cile sco­prire quale] ha lan­ciato una cam­pa­gna di “spon­so­red con­ver­sa­tion”, di blog che par­lano del concorso.

Pare che stia fun­zio­nando visto che Goo­gle resti­tui­sce quasi un milione di risul­tati per “enel+concorso blog­ger” e addi­rit­tura oltre due milioni di risul­tati per “con­corso blog­ger awards”.  Un suc­cesso che, da infor­ma­zioni rac­colte dal sot­to­scritto, sarebbe dovuto al com­penso di alcune decine di euro [pare si tratti di 60€]  che ven­gono dati dall’agenzia che opera in nome e per conto della nota impresa di ener­gia; un elar­gi­zione dav­vero gene­rosa che supera i com­pensi che spesso i gior­na­li­sti di pro­fes­sione rice­vono per un pezzo ori­gi­nale che, by the way, lascia imma­gi­nare quanto costi al committente.

Appro­fon­dendo si viene a sco­prire che non tutti segna­lano la dici­tura “arti­colo spon­so­riz­zato”, come dovrebbe essere, al ter­mine del post e da una veri­fica a cam­pione ne ho tro­vati almeno tre che non si curano di avver­tire il let­tore che in buona sostanza si tratta di comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria [123].

C’è una que­stione di cor­ret­tezza e di tra­spa­renza, che è poi alla base dell’idea di codice di auto­di­sci­plina pre­ci­tato, verso le per­sone che leg­gono i nostri blog, le nostre segna­la­zioni sui diversi social net­work, [quasi sem­pre] in buona fede con­di­vi­dono ulte­rior­mente quanto pro­po­sto poi­chè hanno fidu­cia in noi. E’ ora di assu­mersi la giu­sta respon­sa­bi­lità per­so­nale che la con­ces­sione di fidu­cia da sem­pre implica.

C’è in que­sto caso, anche, una que­stione di effi­ca­cia. Sia per­chè, come spiega oggi «The Eco­no­mist», l’eccesso di rumore annulla il valore dell’informazione, che di merito rispetto ad appa­rire in spazi che, let­te­ral­mente, fanno due palle qua­dre ai let­tori, se ve ne sono, e all’azienda sponsor.

Come dice l’amico Vit­to­rio Paste­ris: un pro­blema di fidu­cia & respon­sa­bi­lità, le mar­chette lascia­mole ad altri. E’ dav­vero giunto il momento di fare luce sui blog.

Update: Via Twit­ter Enel risponde così ad una domanda di Vin­cenzo Cosenza: “L’accordo pre­vede la dici­tura “spon­so­riz­zato”, gli altri potreb­bero non rispet­tare l’accordo o essere spon­ta­nei, ma controlleremo”

Pubblicato il 29 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Giornalista & Cameriere

Il cor­to­me­trag­gio, “El Perio­di­sta & El Cama­rero” [il gior­na­li­sta e il came­riere], sapien­te­mente rea­liz­zato dal gior­na­li­sta spa­gnolo Char­lie Nel­son Moreno,  in poco più di cin­que minuti trat­teg­gia egre­gia­mente le dif­fi­coltà di una pro­fes­sione sem­pre più pre­ca­ria e frammentata.

Per­dita di posti di lavoro e, per chi resta, con­di­zioni sem­pre più dif­fi­cili di pre­ca­rietà basata su ritmi lavo­ra­tivi cre­scenti e com­pensi calanti sono la norma anche per quella che nell’immaginario col­let­tivo con­ti­nua ad essere una pro­fes­sione privilegiata.

Effetti col­la­te­rali del dilemma del pri­gio­niero.

Pubblicato il 28 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Occupy Facebook: Una Lezione per la Socialità dell’Informazione

La ricerca di socia­lità della noti­zia e di nuovi spazi di espres­sione gior­na­li­stica, in cui sia pos­si­bile affer­mare ciò che si deve dire, non può essere messo a rischio da regole e desi­deri arbi­trari.  E’questa la moti­va­zione di fondo che mi lascia ancora oggi estre­ma­mente scet­tico rela­ti­va­mente all’utilizzo mas­sivo di Face­book da parte dei giornali.

A que­sta prima fon­da­men­tale con­si­de­ra­zione si som­mano anche altri aspetti che mi fanno rite­nere non ido­nee le diverse ini­zia­tive che l’industria dell’informazione, il mar­ke­ting edi­to­riale, pro­pone all’interno del cele­bre social net­work, ten­tando , in realtà, di costruire l’ennesimo wal­led gar­den rin­chiu­den­dosi al suo interno.  E’ un errore sia tat­tico che strategico.

Pre­oc­cu­pa­zioni e con­si­de­ra­zioni che ho avuto modo di ester­nare a più riprese, che le stra­te­gie ed i mezzi di comu­ni­ca­zione uti­liz­zati dal movi­mento occupy e dagli omo­lo­ghi euro­pei indi­gna­dos mi danno modo di qua­li­fi­care meglio.

Si apprende infatti che il movi­mento che si richiama allo slo­gan “we are 99%” sta lavo­rando alla costru­zione di una piat­ta­forma di con­di­vi­sione sociale alter­na­tiva a Face­book con l’obiettivo, da un lato, di supe­rare il con­trollo e la cen­sura del popo­loso social net­work e, dall’altro lato, di costruire un ambiente col­la­bo­ra­tivo tra le diverse anime e le diverse nazioni che lo ani­mano. Una piazza glo­bale che serva da col­lante a livello inter­na­zio­nale per un modello di lea­der­ship decentralizzato.

Dopo aver lan­ciato la pro­po­sta, ed averne defi­nito le carat­te­ri­sti­che salienti, di quella che, appunto, dovrebbe chia­marsi “The Glo­bal Square”, il lavoro è in corso per ren­dere effet­tivo il progetto.

L’idea lan­ciata al riguardo da Pla­ne­tary, orga­niz­za­zione dedi­cata allo svi­luppo della comu­ni­ca­zione digi­tale e della coo­pe­ra­zione, con­tiene a mio avviso un modello che risulta di asso­luto inte­resse per la distri­bu­zione dei con­te­nuti e l’industria dell’informazione che va ben al di là delle spe­ci­fi­cità, per le quali pure è stata con­ce­pito, del movi­mento glo­bale di protesta.

L’architettura infor­ma­tiva con­ce­pita, con­si­gliata, da Pla­ne­tary, per­mette un’effettiva socia­lità della noti­zia, delle infor­ma­zioni, senza però rinun­ciare ad una cor­retta super­vi­sione dei contenuti.

Sia l’ipotesi di uscire da “Casa Zuck” che le moda­lità di rac­cordo e con­di­vi­sione rap­pre­sen­tano, credo dav­vero, un esem­pio con­creto di come un edi­tore, una impresa dedi­cata alla rac­colta, sele­zione e distri­bu­zione di con­te­nuti e infor­ma­zioni, possa effet­ti­va­mente ed effi­ca­ce­mente inte­ra­gire con le per­sone in Rete. C’è da stu­diarla con attenzione.

Pubblicato il 27 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

L’Impatto di Internet sul Giornalismo & l’Industria dell’Informazione

Durante l’estate «The Eco­no­mist» ha rea­liz­zato uno spe­ciale dell’evoluzione degli ultimi anni sia sotto il pro­filo con­cet­tuale di svi­luppo di nuovi gior­na­li­smi, in ter­mini di mezzi e for­mat, che di ana­lisi delle dina­mi­che eco­no­mi­che offrendo al let­tore un pano­rama dav­vero esau­riente dello stato dell’arte.

Il video sot­to­stante rea­liz­zato dal set­ti­ma­nale bri­tan­nico, oltre ad essere un ottimo esem­pio di sto­ry­tel­ling, riprende le argo­men­ta­zioni di Jay Rosen, favo­re­vole alle evo­lu­zioni in corso, e di Nico­las Carr che invece evi­den­zia i lati nega­tivi sia in ter­mini di impatto eco­no­mico che, a suo dire, di qua­lità dell’informazione.

Sul tema da leg­gere con atten­zione l’articolo pub­bli­cato da Slate sulle evo­lu­zioni del gior­na­li­smo digi­tale, ancora una volta sia in rife­ri­mento alla pro­du­zione di con­te­nuti che economico.

Per­so­nal­mente, in sin­tesi, ritengo che i van­taggi appor­tati nel com­plesso all’ecosistema dell’informazione dalla Rete siano supe­riori agli svan­taggi, che pure esi­stono. Cer­ta­mente il bino­mio ven­dite + pub­bli­cità che ha soste­nuto sin ora l’industria dell’informazione non appare più essere un modello per­se­gui­bile e dovrà, in tempi e moda­lità distinte a seconda delle diverse nazioni e delle carat­te­ri­sti­che di cia­scuna testata [o di quelle che soprav­vi­ve­ranno, almeno], essere sosti­tuito da un approc­cio che fondi il modello di busi­ness su cri­teri tran­sme­dia­tici e multipiattaforma.

Pubblicato il 26 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Letture & Rappresentazioni dell’ Informazione

Ine­vi­ta­bil­mente ad ogni fine anno si assi­ste ad un’interminabile sequenza di pro­po­ste rela­tive al bilan­cio dell’anno che volge al ter­mine e a pre­vi­sioni sul quello che verrà. Dina­mica alla quale non si è sot­tratto nep­pure il sottoscritto.

Per quanto riguarda il com­parto dell’informazione emer­gono aspetti inte­res­santi che ritengo oppor­tuno riprendere.

Sem­bra emer­gere una dif­fe­renza tra quelli che sono i temi più men­zio­nati, più discussi, su Twit­ter e quanto pro­po­sto dai main­stream media online.  Ten­denza che pare con­fer­mata anche per quanto riguarda le noti­zie mag­gior­mente con­di­vise su Face­book che  nella loro tota­lità [40] si rifanno esclu­si­va­mente a solo 6 fonti d’informazione.  Diver­genze e con­cen­tra­zioni che evi­den­ziano le dif­fe­renze di inte­ressi tra i distinti utenti delle due piat­ta­forme di con­di­vi­sione sociale ulte­rior­mente con­fer­mate anche per quanto riguarda Lin­ke­din che ha fonti e noti­zie a sua volta distinte.

Aspetti che nel loro com­plesso sono un richiamo ad uscire dalle gene­ra­liz­za­zioni in cui spesso si ricade per osser­vare e defi­nire le dina­mi­che in atto nell’ecosistema dell’informazione con mag­gior atten­zione ed una più pun­tuale focalizzazione.

Altret­tanto inte­res­santi alcune ini­zia­tive di ricerca e rap­pre­sen­ta­zione delle notizie.

Si segnala in par­ti­co­lare il lavoro svolto da PEJ che per­mette di crearsi un archi­vio per­so­na­liz­zato e inte­rat­tivo delle noti­zie di pro­prio inte­resse per tipo­lo­gia di mezzo ed argo­mento d’interesse. Sicu­ra­mente il miglior con­nu­bio tra rap­pre­sen­ta­zione e ser­vi­zio al lettore.

Strada seguita anche dal «Guar­dian» che, rivol­gen­dosi ad un  pub­blico più ampio, si affida mag­gior­mente all’impatto gra­fico — emo­zio­nale con­sen­tendo di sele­zio­nare “solo” 10 noti­zie tra tutte quelle visua­liz­zate.  Ini­zia­tiva che come sot­to­pro­dotto offre in pro­spet­tiva la pos­si­bi­lità di inda­gare le pre­fe­renze dei pro­pri let­tori. Sem­pre dal quo­ti­diano anglo­sas­sone arriva un rie­pi­logo delle 10 noti­zie prin­ci­pali dell’anno rea­liz­zato con i famosi mat­ton­cini del Lego.

«The Eco­no­mist» si affida invece ad una più tra­di­zio­nale rap­pre­sen­ta­zione ad albero che più che per la gra­fica sor­prende ed inte­ressa per i con­te­nuti. Si viene infatti così ad appren­dere che la noti­zia che mag­gior­mente ha coin­volto ed inte­res­sato i let­tori del pre­sti­gioso set­ti­ma­nale bri­tan­nico è rela­tiva a lui: “The man who screwed an entire coun­try” che sur­classa la crisi dell’eurozona e la morte di Bin Laden.

Varie­gato elenco di segna­la­zioni i cui spunti di rifles­sione saranno oggetto di appro­fon­di­mento a breve. Contateci.

Pubblicato il 24 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Racconto di Natale

Una saletta affit­tata in un luxury bou­ti­que hotel, un 4 stelle stelle dav­vero unico nel suo genere, un po’ fuori mano ma con carat­te­ri­sti­che da lasciare di stucco anche chi, per pia­cere e per dovere, di alber­ghi ne ha visti dav­vero tanti nella sua vita.

San­dro [nome di fan­ta­sia], più di 20 anni pas­sati tra scri­va­nia e mar­cia­piede nelle file del mar­ke­ting e delle ven­dite, vi era arri­vato dopo essere stato con­tat­tato via Lin­ke­din. Una sua amica, una per­sona con la quale era in con­tatto da diverso tempo, lavo­rava già da un annetto in una web agency ed ora cer­ca­vano un diret­tore commerciale.

L’ambiente era quasi sur­reale, molto hi tech, gla­ciale. Più che in un hotel sem­brava di essere nel  caveau di una banca o forse in una di quelle stanze a tem­pe­ra­tura con­tral­lata dove ven­gono custo­diti i ser­ver. Un posto dav­vero strano, San­dro si guar­dava intorno smar­rito, incerto, osser­vava l’ambiente con un sen­ti­mento misto tra mera­vi­glia e repulsione.

Nella saletta che dava nell’ampio e lumi­noso ingresso dell’albergo c’era una cop­pia, un uomo ed una donna, giovani.

“Buon­giorno e ben arri­vato. Gra­zie di essere venuto. Si acco­modi, prego” disse lei. San­dro prese posto, l’uomo, “un ragaz­zotto” di quelli che sotto gli abiti fir­mati all’ultima moda cer­cano di nascon­dere le pro­prie ori­gini, alla sua destra, di fronte lei, la donna, tipo fine, forse con troppi gio­ielli addosso, dai tratti del viso tra­diva una certa rigi­dità avreb­bero detto gli esperti di fisiognomica.

“Siamo una start up, fon­data un anno fa,vogliamo fare le cose per bene.  Il primo anno è andato bene e siamo già a pareg­gio di bilan­cio, sà siamo una SPA”, ci tenne a sot­to­li­neare subito l’uomo. “Abbiamo 11 agenti e sin ora me ne sono occu­pato io”, con­ti­nuò, “ma ora vogliamo espan­derci, arri­vare a coprire tutta Ita­lia e per que­sto cer­chiamo un diret­tore com­mer­ciale, una per­sona di espe­rienza che abbia il pre­si­dio di quest’area dell’azienda, così potrò, final­mente fare l’Amministratore Dele­gato a tempo pieno” con­cluse, non senza far tra­spa­rire il pro­prio orgo­glio men­tre ne parlava.

A quell’incontro, come suc­cede sem­pre in que­sti casi, ne segui­rono altri e, alla fine, San­dro, nono­stante un penoso mer­can­teg­gia­mento sulle con­di­zioni eco­no­mi­che, decise di accet­tare.  Si a lui, anche se non era più gio­va­nis­simo, le sfide pia­ce­vano ancora, gli pia­ceva l’idea di met­tersi in gioco e dare il suo con­tri­buto alla riu­scita di un pro­getto impren­di­to­riale, al rag­giun­gi­mento di un successo.

Basta­rono pochi giorni di lavoro per capire che i numeri citati in fase di col­lo­quio erano distanti dalla realtà e meno di un paio di mesi per sta­bi­lire che il per­corso e gli obiet­tivi erano da rive­dere, da ride­fi­nire sia in  ter­mini di curva di svi­luppo che a livello di approc­cio strategico.

San­dro, com’era abi­tuato a fare da sem­pre nel suo lavoro, al ter­mine del terzo mese scrisse un docu­mento di ana­lisi. Una foto­gra­fia della situa­zione del primo tri­me­stre, pro­blemi, dif­fi­coltà e, ovvia­mente, pro­po­ste di solu­zione. Lo rilesse un paio di volte, smussò qual­che eccesso cer­cando di ammor­bi­dire se non la sostanza almeno la forma e lo mandò per mail all’Amministratore Dele­gato e, per cono­scenza, alla Respon­sa­bile Ammi­ni­stra­tiva, la donna, part­ner con una quota di mino­ranza della società. “Vi prego di con­si­de­rare il docu­mento alle­gato una base di discus­sione, ele­mento di con­fronto fat­tivo che spero di avere al più pre­sto”  c’era scritto in calce alla mail come accompagnamento.

Il con­fronto, per così dire, avvenne solo a distanza di oltre 40 giorni nella sala cola­zioni di un albergo romano dove si erano recati per fare delle sele­zioni di agenti per la zona. San­dro par­lava e lui, il ragazzotto-ceo-salumiere, annuiva men­tre tutta la sua atten­zione era dedi­cata all’inizializzazione del nuovo iPhone.

Dopo quell’incontro le rela­zioni ine­vi­ta­bil­mente si affie­vo­li­rono, San­dro, pur con riserve sem­pre mag­giori, con­ti­nuava nel suo lavoro per quanto pos­si­bile ma le tele­fo­nate da gior­na­liere si fecero prima set­ti­ma­nali e poi ces­sa­rono per addi­rit­tura due set­ti­mane consecutive.

Dopo un periodo così lungo di silen­zio San­dro decise di met­tere da parte l’orgoglio e di chia­mare lui, la situa­zione andava sbloc­cata. Si c’era un incon­tro fis­sato già a fine mese ma era pas­sato così tanto tempo che… e poi voleva sapere che ne era stato del suo com­penso, in ritardo, anche, que­sta volta. Il tele­fono squil­lava a vuoto, lui, il CEO, era sem­pre così occu­pato, anche se non aveva mai capito a fare  cosa  San­dro ci si era abi­tuato. Mandò l’ennesima e-mail.

Gli fu rispo­sto, in buona sostanza, che i rap­porti erano inter­rotti, che non lavo­rava più per quella società e che non sarebbe stato pagato.

Sono pas­sati circa 6 mesi da allora e l’avvocato l’ha infor­mato ieri che il suo omo­logo della con­tro­parte, della società in que­stione, dice che non hanno i soldi per pagare, che biso­gna avere pazienza ancora un po’, che paghe­ranno [il 30% del dovuto] appena pos­sono.  San­dro ha detto al suo avvo­cato di non aspet­tare più e di pro­ce­dere legal­mente per il recu­pero nelle oppor­tuni sedi del totale della somma spe­rando che i tempi della giu­sti­zia non siano ecces­si­va­mente dila­tati, in que­ste cose non si sà mai quando e come  va a finire.

Una sto­ria che ho voluto rac­con­tare, uscendo da i temi nor­mal­mente trat­tati in que­sti spazi, per nar­rare come spesso fun­zio­nano le cose in que­sto Paese, nazione dei doveri e dei diritti sulla carta in cui il furbo sfrutta le pie­ghe dell’inefficienza sta­tale per pre­va­ri­care il pros­simo. Sono cose che, ahimè, suc­ce­dono molto più spesso di quanto si pensi.

Una buona coscienza è un Natale per­pe­tuo — Ben­ja­min Frank­lin. Buon Natale a voi tutti tranne a chi è senza coscienza.

Pubblicato il 23 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Top 2011

Nel 2011, ad oggi, in que­sti spazi sono stati pub­bli­cati 382 articoli.

Una sele­zione tanto severa quanto per­so­nale di quelli che sono stati gli arti­coli migliori di quest’anno.

Gen­naio 2011Dal Qua­drato al Trian­golo — Il pro­blema dei media non risiede nel web e nella per­dita di red­di­ti­vità che ne con­se­gue ma nella man­canza di rela­zione e fidu­cia con i pub­blici di riferimento.

Feb­braio 2011Mappa Mon­diale dei Gior­nali - Ric­chis­simo data­base, rap­pre­senta una risorsa ed uno stru­mento di ana­lisi di por­tata straor­di­na­ria. Social Media Stra­tegy Map — Stru­mento d’ausilio per un cor­retto approc­cio delle imprese a que­sto canale di comunicazione.

Marzo 2011Map­pa­tura di un Mondo Tran­sme­dia­tico e Mul­ti­piat­ta­forma — Una inte­res­san­tis­sima ana­lisi sull’evoluzione dello sce­na­rio mediatico.

Aprile 2011L’Era della Rile­vanza — La rile­vanza è l’unica solu­zione alla fase attuale.

Mag­gio 2011 - Uti­liz­zare il Papil­lon nella Comu­ni­ca­zione - Il modello a papil­lon del nuovo fun­nel enfa­tizza la tra­sfor­ma­zione del mar­ke­ting da ospite non invi­tato in uno ben­ve­nuto e di grande valore.  Ana­lisi dei Modelli di Busi­ness dell’Informazione Digi­tale — CJR, Colum­bia Uni­ver­sity Review, ha rila­sciato un rap­porto di ana­lisi dei modelli di busi­ness dell’informazione digitale.

Giu­gno 2011 - Gami­fi­ca­tion Buzz Word o Realtà? — Per coloro che ancora resi­stono alla com­pren­sione del feno­meno il futuro sarà carat­te­riz­zato da sole due parole: game over!

Luglio 2011 - Per­chè le Per­sone Con­di­vi­dono i Con­te­nuti in Rete — “The Psy­cho­logy of Sharing”è un utile sup­porto per mar­ke­ters e comu­ni­ca­tori che for­ni­sce ele­menti di cir­con­sta­ta­zione e qua­li­fi­ca­zione del pro­cesso di coin­vol­gi­mento delle per­sone online. Le 11 Cose che Credo di Avere Impa­rato Curando que­sta TAZ — Le 11 cose che credo di aver impa­rato curando que­sta TAZ e che forse pos­sono essere utili a chi si occupa di gior­na­li­smo 2.0.

Ago­sto 2011Dida­sca­lico & Pro­pe­deu­tico — Un’analisi della filiera edi­to­riale. Pro­spet­tive & Modelli di Busi­ness dell’Informazione Digi­tale — Il tema di quali pro­spet­tive e quali modelli di busi­ness siano rea­li­sti­ca­mente per­se­gui­bili per l’informazione digi­tale è cen­trale rispetto all’evoluzione dell’ecosistema dell’informazione. [Com­ple­mento e inte­gra­zione di Dida­sca­lico e Propedeutico]

Set­tem­bre 2011Net­work Ana­ly­sis dei Poteri Forti — Un gruppo di eco­no­mi­sti sviz­zeri ha pub­bli­cato “The Net­work of Glo­bal Cor­po­rate Con­trol” iden­ti­fi­cando la strut­tura ed il “net­work” di influenza di grandi imprese ed isti­tu­zioni finanziarie.

Otto­bre 2011 - Reve­nues Vò Cer­cando — Se il futuro è qui ma non qua ora, esi­stono gli ele­menti per lavo­rarci sopra con pro­spet­tiva. Non resta che farlo.

Novem­bre 2011Cor­re­la­zioni: Il Dato è Tratto — Obiet­tivo dell’analisi veri­fi­care il mer­cato con­ten­di­bile, quello di chi va a com­prare in edi­cola ed ha la pos­si­bi­lita’ di sce­gliere una qua­lun­que testata, e ogni volta che com­pra un gior­nale fa una scelta, come avviene altret­tanto ogni volta che punta un bro­w­ser ad un indi­rizzo di un sito web di un quo­ti­diano online. Pas­sione — Come pro­me­mo­ria, più di tanti manuali  può bastare que­sto scatto appeso nel vostro uffi­cio, nel vostro luogo di lavoro, a ricor­dare che  la pas­sione e l’azione con­di­visa di gruppo sono i fat­tori deter­mi­nanti nel rag­giun­gi­mento del successo.

Dicem­bre 2011 - La Mano­vra di Monti, la Rete & il Paese [Ir]Reale — Ana­lisi com­pa­ra­tiva tra dati Audi­tel & argo­menti su Twitter.

Ovvia­mente se la pen­sate in modo diverso lo spa­zio dei com­menti resta aperto a dispo­si­zione allo scopo.

Pubblicato il 22 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Pointification & Badgification del Giornalismo Partecipativo

L’ecosistema dell’informazione vede la par­te­ci­pa­zione volon­ta­ria di migliaia di per­sone che in tutto il mondo con i loro blog e attra­verso i diversi social net­work sono sem­pre più sog­getti attivi nella cura e dif­fu­sione di noti­zie. Un nuovo gior­na­li­smo i cui con­torni e le rela­tive impli­ca­zioni dopo essere state egre­gia­mente descritte da Luca De Biase, sono testi­mo­niate dall’ottimo lavoro svolto da Luca Ala­gna e Clau­dia Vago che con il sup­porto di diverse per­sone hanno dato vita a «Year in  Hash­tag».

Modelli e dina­mi­che che se cer­ta­mente costi­tui­scono ele­mento di arric­chi­mento evi­den­ziano la neces­sità di deter­mi­narne le carat­te­ri­sti­che e di disci­pli­narne l’utilizzo affin­chè non divenga “la crea­zione di un valore che trae linfa dalla coo­pe­ra­zione sociale, ma che viene distri­buito tra­mite pro­cessi di espro­pria­zione sociale”, come avverte Andrea Fumagalli.

Ad una con­di­vi­sione delle reve­nues, dei ricavi, che la pro­du­zione di infor­ma­zione in tutte le sue diverse forme e moda­lità genera, si vanno affian­cando poin­ti­fi­ca­tion e bad­gi­fi­ca­tion come ele­menti di soste­gno alla  par­te­ci­pa­zione attiva dei citi­zen journalist.

E’ il caso di Citi­zen­side che uti­lizza i mec­ca­ni­smi tipici del gioco come ele­mento di riscon­tro, di feed­back sulla qua­lità del lavoro svolto dalle per­sone, di Digi­tal Jour­nal che ne ha intro­dotto meno di un mese fa le logi­che pun­tando mag­gior­mente sull’aspetto “social” e di dif­fu­sione pro­mo­zio­nale, ed anche di TapIn Bay Area che ha rea­liz­zato un’applicazione ad hoc.

Modello che si va sem­pre più dif­fon­dendo ed allar­gando ad altre piatt­farmo che si basano sul gior­na­li­smo col­la­bo­ra­tivo quali Now­Pu­blic e, a breve, Exa­mi­ner.

Esempi che potreb­bero essere appli­cati anche a sup­porto della defi­ni­zione delle carat­te­ri­sti­che in via di defi­ni­zione di un codice di auto­di­sci­plina tutto ita­liano in quest’ambito.

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