dicembre 2011

Pubblicato il 31 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Etica della Narrazione

Sono stati gli smart­pho­nes, i “came­ra­pho­nes”, il mezzo di nar­ra­zione istan­ta­nea della realtà da tra­smet­tere in tutto il mondo che ha rivo­lu­zio­nato il foto­gior­na­li­smo e rap­pre­sen­tato ele­mento di sup­porto straor­di­na­rio per il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, per il citi­zen journalism.

Se, da un lato, que­sto ha per­messo di ren­dere pub­bli­che sto­rie che un tempo sareb­bero rima­ste solo negli occhi di chi le aveva vis­sute, dall’altro lato ha incre­men­tato in maniera espo­nen­ziale la natu­rale pre­di­spo­si­zione dell’essere umano a mostrarsi, a rac­con­tarsi, sino ad arri­vare agli eccessi docu­men­tati dalla foto delle foto dell’uccisione di Ghed­dafi che mostra come le per­sone siano con­cen­trate sulla rac­colta di imma­gini del fatto, forse più che sul fatto di per sè stesso.

Nell’era dell’eccesso infor­ma­tivo, dell’infobesità, un rifles­sione sul tema dovrebbe essere una delle prio­rità per il 2012.

Credo sia neces­sa­rio anche sotto que­sto pro­filo sta­bi­lire un prin­ci­pio etico, un cri­te­rio di deter­mi­na­zione di cosa sia “buon gior­na­li­smo”, buona infor­ma­zione, sia per chi svolge per lavoro, per pro­fes­sione que­sta atti­vità, che da parte di coloro che sem­pre più, per occa­sione o per pas­sione, sono coinvolti.

Spe­riamo che non resti nell’elenco dei buoni pro­po­siti di fine anno. AUGURI!

Pubblicato il 30 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Le Buone Regole delle Mamme

Mi sarei dato, spe­rando possa essere con­di­viso, l’obiettivo di sti­lare una prima bozza del codice di auto­di­sci­plina per chi fa infor­ma­zione  attra­verso blog e social net­work entro la seconda set­ti­mana di Gen­naio 2012. Una base di con­fronto e di raf­fi­na­mento gra­zie alla quale arri­vare ad una defi­ni­zione defi­ni­tiva dei cri­teri di auto­re­go­la­men­ta­zione da met­tere a dispo­si­zione di chi crede che fidu­cia e respon­sa­bi­lità siano prin­cipi car­dine dai quali non pos­sono esi­mersi i blog e, più in gene­rale, l’informazione in Rete.

Come ho già detto, in base a que­sta time­ta­ble, sto pro­ce­dendo alla rac­colta di mate­riali, dei pro ed anche dei con­tro, rela­tivi all’ipotesi di lavoro. Un opera nella quale, oltre a tutti coloro che hanno già for­nito la loro ade­sione e dispo­ni­bi­lità [gra­zie!], gra­di­rei, a loro pia­cendo, coin­vol­gere anche Erne­sto Bel­li­sa­rio & Guido Scorza che con il loro exper­tise sono certo potreb­bere essere di grande aiuto.

Un rife­ri­mento pre­zioso è stata sti­lato da tempo dalla WOMMA [Word of Mouth Mar­ke­ting Asso­cia­tion] che for­ni­sce un codice di con­dotta etica i cui punti chiave, no a caso, si fon­dano su fidu­cia, inte­grità, rispetto, one­stà e respon­sa­bi­lità.  Rife­ri­menti per i pro­fes­sio­ni­sti della comu­ni­ca­zione che, a mio avviso, ben si inte­grano con i quat­tro prin­cipi per l’informazione di qua­lità pro­po­sti da Timu.

Se il con­cetto del diritto romano di dili­genza del buon padre di fami­glia è noto ed appli­cato come cri­te­rio di cor­ret­tezza e buona fede, di respon­sa­bi­lità, gra­zie ad una segna­la­zione, apprendo che un folto gruppo di blogger-donne-mamme si sono date un codice delle buone pra­ti­che dei blog­ger che è a dispo­si­zione di tutti, e che pro­pone un’autoregolamentazione in merito alla gestione della pub­bli­cità sui pro­pri blog.

Il Codice è valido per tutti, mi pare dav­vero, e cerca di rac­co­gliere vari aspetti legati alle carat­te­ri­sti­che, ed alla even­tuale mone­tiz­za­zione, dei blog, defi­nendo, anche, tre livelli di blog­ging [ADV free, light, pro]. Si tratta di cri­teri, che, comun­que sia, per­so­nal­mente inte­grerò nella mia blog policy. Para­me­tri ben sti­lati, con­di­vi­si­bili, e che rap­pre­sen­tano ulte­riore ele­mento di arric­chi­mento verso il rag­giun­gi­mento della ste­sura dell’autoregolamentazione, dell’autodisciplina.

Le buone regole delle mamme sono un con­tri­buto impor­tante, un altro passo par­te­ci­pat­tivo [non è un refuso] verso l’obiettivo.

Pubblicato il 29 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Fare Luce sui Blog

Da un paio di giorni è in corso un dibat­tito tra­sver­sale [l’ennesimo?] su morte e resur­re­zione dei blog, che forse sono col­pe­vole di aver sti­mo­lato. Con­fronto che ha per prin­ci­pali pro­ta­go­ni­sti per­sone che seguo sem­pre con atten­zione per la stima che ho nei loro con­fronti. Tra tutti la posi­zione che mag­gior­mente con­di­vido è quella espressa da Giu­seppe Granieri.

Per­so­nal­mente ritengo che il ter­mine blog sia ormai una “parola sca­to­lone”, troppo ampia di signi­fi­cati per poter dare un senso unico ed uni­voco al dibat­tito che pure con­ti­nuo a seguire con atten­zione ed i cui svi­luppi mi pia­ce­rebbe affron­tas­sero la que­stione del blog come for­mat edi­to­riale adot­tato anche da quo­ti­diani e, appunto, super­blog. Con­fido in Gio­vanni Boc­cia Artieri [e in tutti gli altri che ver­ranno] per appro­fon­dire quest’aspetto. Nel frat­tempo con­ti­nuo a pri­vi­le­giare il ter­mine TAZ per la defi­ni­zione di que­sto spazio.

Far luce sui blog, anche se da una pro­spet­tiva diversa, è anche l’obiettivo di una pro­po­sta che ho lan­ciato un paio di set­ti­mane rispetto alla quale sto pro­ce­dendo alla silen­ziosa rac­colta di con­tri­buti e dispo­ni­bi­lità per poi pro­ce­dere all’elaborazione con­di­visa di un codice di auto­di­sci­plina per chi fa infor­ma­zione  attra­verso blog e social network.

Una neces­sità che risulta ancora più pres­sante dopo alcune veri­fi­che che ho fatto su cam­pa­gne pro­mo­zio­nali, di “buzz”, svolte sui blog.

Avevo già segna­lato come esi­stano pro­po­ste che cir­co­lano per la Rete che stanno al con­tent mar­ke­ting come le tec­ni­che di black hat stanno al SEO, scor­cia­toie uti­liz­zate da per­sone senza scru­poli che rapi­da­mente si ritor­cono con­tro chi ne fa uso e abuso.

Sco­pro ora di un’operazione lan­ciata da Enel, un con­corso che pre­mie­rebbe i migliori blog­ger, a soste­gno della quale un’agenzia [non vi sarà dif­fi­cile sco­prire quale] ha lan­ciato una cam­pa­gna di “spon­so­red con­ver­sa­tion”, di blog che par­lano del concorso.

Pare che stia fun­zio­nando visto che Goo­gle resti­tui­sce quasi un milione di risul­tati per “enel+concorso blog­ger” e addi­rit­tura oltre due milioni di risul­tati per “con­corso blog­ger awards”.  Un suc­cesso che, da infor­ma­zioni rac­colte dal sot­to­scritto, sarebbe dovuto al com­penso di alcune decine di euro [pare si tratti di 60€]  che ven­gono dati dall’agenzia che opera in nome e per conto della nota impresa di ener­gia; un elar­gi­zione dav­vero gene­rosa che supera i com­pensi che spesso i gior­na­li­sti di pro­fes­sione rice­vono per un pezzo ori­gi­nale che, by the way, lascia imma­gi­nare quanto costi al committente.

Appro­fon­dendo si viene a sco­prire che non tutti segna­lano la dici­tura “arti­colo spon­so­riz­zato”, come dovrebbe essere, al ter­mine del post e da una veri­fica a cam­pione ne ho tro­vati almeno tre che non si curano di avver­tire il let­tore che in buona sostanza si tratta di comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria [123].

C’è una que­stione di cor­ret­tezza e di tra­spa­renza, che è poi alla base dell’idea di codice di auto­di­sci­plina pre­ci­tato, verso le per­sone che leg­gono i nostri blog, le nostre segna­la­zioni sui diversi social net­work, [quasi sem­pre] in buona fede con­di­vi­dono ulte­rior­mente quanto pro­po­sto poi­chè hanno fidu­cia in noi. E’ ora di assu­mersi la giu­sta respon­sa­bi­lità per­so­nale che la con­ces­sione di fidu­cia da sem­pre implica.

C’è in que­sto caso, anche, una que­stione di effi­ca­cia. Sia per­chè, come spiega oggi «The Eco­no­mist», l’eccesso di rumore annulla il valore dell’informazione, che di merito rispetto ad appa­rire in spazi che, let­te­ral­mente, fanno due palle qua­dre ai let­tori, se ve ne sono, e all’azienda sponsor.

Come dice l’amico Vit­to­rio Paste­ris: un pro­blema di fidu­cia & respon­sa­bi­lità, le mar­chette lascia­mole ad altri. E’ dav­vero giunto il momento di fare luce sui blog.

Update: Via Twit­ter Enel risponde così ad una domanda di Vin­cenzo Cosenza: “L’accordo pre­vede la dici­tura “spon­so­riz­zato”, gli altri potreb­bero non rispet­tare l’accordo o essere spon­ta­nei, ma controlleremo”

Pubblicato il 29 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Giornalista & Cameriere

Il cor­to­me­trag­gio, “El Perio­di­sta & El Cama­rero” [il gior­na­li­sta e il came­riere], sapien­te­mente rea­liz­zato dal gior­na­li­sta spa­gnolo Char­lie Nel­son Moreno,  in poco più di cin­que minuti trat­teg­gia egre­gia­mente le dif­fi­coltà di una pro­fes­sione sem­pre più pre­ca­ria e frammentata.

Per­dita di posti di lavoro e, per chi resta, con­di­zioni sem­pre più dif­fi­cili di pre­ca­rietà basata su ritmi lavo­ra­tivi cre­scenti e com­pensi calanti sono la norma anche per quella che nell’immaginario col­let­tivo con­ti­nua ad essere una pro­fes­sione privilegiata.

Effetti col­la­te­rali del dilemma del pri­gio­niero.

Pubblicato il 28 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Occupy Facebook: Una Lezione per la Socialità dell’Informazione

La ricerca di socia­lità della noti­zia e di nuovi spazi di espres­sione gior­na­li­stica, in cui sia pos­si­bile affer­mare ciò che si deve dire, non può essere messo a rischio da regole e desi­deri arbi­trari.  E’questa la moti­va­zione di fondo che mi lascia ancora oggi estre­ma­mente scet­tico rela­ti­va­mente all’utilizzo mas­sivo di Face­book da parte dei giornali.

A que­sta prima fon­da­men­tale con­si­de­ra­zione si som­mano anche altri aspetti che mi fanno rite­nere non ido­nee le diverse ini­zia­tive che l’industria dell’informazione, il mar­ke­ting edi­to­riale, pro­pone all’interno del cele­bre social net­work, ten­tando , in realtà, di costruire l’ennesimo wal­led gar­den rin­chiu­den­dosi al suo interno.  E’ un errore sia tat­tico che strategico.

Pre­oc­cu­pa­zioni e con­si­de­ra­zioni che ho avuto modo di ester­nare a più riprese, che le stra­te­gie ed i mezzi di comu­ni­ca­zione uti­liz­zati dal movi­mento occupy e dagli omo­lo­ghi euro­pei indi­gna­dos mi danno modo di qua­li­fi­care meglio.

Si apprende infatti che il movi­mento che si richiama allo slo­gan “we are 99%” sta lavo­rando alla costru­zione di una piat­ta­forma di con­di­vi­sione sociale alter­na­tiva a Face­book con l’obiettivo, da un lato, di supe­rare il con­trollo e la cen­sura del popo­loso social net­work e, dall’altro lato, di costruire un ambiente col­la­bo­ra­tivo tra le diverse anime e le diverse nazioni che lo ani­mano. Una piazza glo­bale che serva da col­lante a livello inter­na­zio­nale per un modello di lea­der­ship decentralizzato.

Dopo aver lan­ciato la pro­po­sta, ed averne defi­nito le carat­te­ri­sti­che salienti, di quella che, appunto, dovrebbe chia­marsi “The Glo­bal Square”, il lavoro è in corso per ren­dere effet­tivo il progetto.

L’idea lan­ciata al riguardo da Pla­ne­tary, orga­niz­za­zione dedi­cata allo svi­luppo della comu­ni­ca­zione digi­tale e della coo­pe­ra­zione, con­tiene a mio avviso un modello che risulta di asso­luto inte­resse per la distri­bu­zione dei con­te­nuti e l’industria dell’informazione che va ben al di là delle spe­ci­fi­cità, per le quali pure è stata con­ce­pito, del movi­mento glo­bale di protesta.

L’architettura infor­ma­tiva con­ce­pita, con­si­gliata, da Pla­ne­tary, per­mette un’effettiva socia­lità della noti­zia, delle infor­ma­zioni, senza però rinun­ciare ad una cor­retta super­vi­sione dei contenuti.

Sia l’ipotesi di uscire da “Casa Zuck” che le moda­lità di rac­cordo e con­di­vi­sione rap­pre­sen­tano, credo dav­vero, un esem­pio con­creto di come un edi­tore, una impresa dedi­cata alla rac­colta, sele­zione e distri­bu­zione di con­te­nuti e infor­ma­zioni, possa effet­ti­va­mente ed effi­ca­ce­mente inte­ra­gire con le per­sone in Rete. C’è da stu­diarla con attenzione.

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