Posted on 31 dicembre 2011 by

Etica della Narrazione

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Sono stati gli smart­pho­nes, i “came­ra­pho­nes”, il mezzo di nar­ra­zione istan­ta­nea della realtà da tra­smet­tere in tutto il mondo che ha rivo­lu­zio­nato il foto­gior­na­li­smo e rap­pre­sen­tato ele­mento di sup­porto straor­di­na­rio per il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, per il citi­zen journalism.

Se, da un lato, que­sto ha per­messo di ren­dere pub­bli­che sto­rie che un tempo sareb­bero rima­ste solo negli occhi di chi le aveva vis­sute, dall’altro lato ha incre­men­tato in maniera espo­nen­ziale la natu­rale pre­di­spo­si­zione dell’essere umano a mostrarsi, a rac­con­tarsi, sino ad arri­vare agli eccessi docu­men­tati dalla foto delle foto dell’uccisione di Ghed­dafi che mostra come le per­sone siano con­cen­trate sulla rac­colta di imma­gini del fatto, forse più che sul fatto di per sè stesso.

Nell’era dell’eccesso infor­ma­tivo, dell’infobesità, un rifles­sione sul tema dovrebbe essere una delle prio­rità per il 2012.

Credo sia neces­sa­rio anche sotto que­sto pro­filo sta­bi­lire un prin­ci­pio etico, un cri­te­rio di deter­mi­na­zione di cosa sia “buon gior­na­li­smo”, buona infor­ma­zione, sia per chi svolge per lavoro, per pro­fes­sione que­sta atti­vità, che da parte di coloro che sem­pre più, per occa­sione o per pas­sione, sono coinvolti.

Spe­riamo che non resti nell’elenco dei buoni pro­po­siti di fine anno. AUGURI!

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