novembre 2011

Pubblicato il 21 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

Un Politico Corrotto Preferisce i Blogger ai Giornalisti

La mappa rea­liz­zata dall’Oxford Inter­net Insti­tute dell’Università di Oxford visua­lizza in quali nazioni sono i 100 prin­ci­pali quo­ti­diani nel mondo.

Sep­pure non offra il ric­chis­simo data­base della mappa mon­diale dei gior­nali, evi­den­zia il col­le­ga­mento diretto tra richezza e dif­fu­sione dei gior­nali con Scan­di­na­via e Giap­pone in testa alla clas­si­fica del rap­porto tra numero di abi­tanti e copie vendute.

La mappa inol­tre fa emer­gere come spesso l’importanza dei mezzi d’informazione sia sovra­sti­mata rispetto alla loro por­tata effettiva.

Un eccesso di con­si­de­ra­zione che emerge anche dalle parole di Paddy Coul­ter, Diret­tore di Oxford Glo­bal Media, che in un’inter­vi­sta rila­sciata ieri al quo­ti­diano cata­lano «La Van­guar­dia», attacca con durezza blog e social media in gene­rale asse­gnando solo ai gior­nali il ruolo di tutori della democrazia.

A pre­scin­dere da qua­lun­que altra con­si­de­ra­zione pos­si­bile, ritengo non sia attra­verso la con­trap­po­si­zione che si costrui­scano soli­ta­mente pro­cessi virtuosi.

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Pubblicato il 20 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

Correlazioni & Correzioni

Marco Basile mi fa notare che i valori ripor­tati nella tabella sono quelli della colonna “TOTALE VENDITA” di ADS ed ha asso­lu­ta­mente ragione.

I dati inse­riti sono effet­ti­va­mente quelli della sola ven­dita in edi­cola e non della totale pagata poi­chè avevo valu­tato di esclu­dere le “altre ven­dite” che a mio avviso avreb­bero spor­cato il dato; imma­gino si tratti di ven­dite ad alber­ghi ed altro. In que­sto modo ho effet­ti­va­mente escluso anche gli abbo­na­menti ren­dendo, da un lato, più cor­retto il con­fronto rispetto all’obiettivo dell’analisi: “veri­fi­care il mer­cato con­ten­di­bile”, ma, dall’altro, inse­rendo nella legenda una descri­zione errata.

Sicu­ra­mente per «Il Sole24Ore» gli abbo­na­menti pagati rap­pre­sen­tano una risorsa impor­tante ed uno dei punti di forza del  quo­ti­diano. Capi­sco quindi la giu­sta pun­tua­liz­za­zione anche sotto que­sto profilo.

Si pub­blica dun­que oggi la tabella rivi­sta e cor­retta con il det­ta­glio degli abbo­na­menti ed il nuovo totale delle ven­dite dei quo­ti­diani presi in con­si­de­ra­zione nell’analisi pro­po­sta. Le “altre ven­dite” per i motivi pre­ci­tati restano escluse dai con­teggi, ed anche i dati Audi­press sono stati eli­mi­nati per chia­rezza e faci­lità di lettura.

Ad esclu­sione del quo­ti­diano di Con­fin­du­stria gli abbo­na­menti pagati rap­pre­sen­tano una quota tal­mente mar­gi­nale del totale da non spo­stare la sostanza del com­mento pre­ce­den­te­mente espresso.

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«Affari Ita­liani» pub­blica la sin­tesi dell’andamento delle dif­fu­sioni dei quo­ti­diani nazio­nali, tutti con segno nega­tivo, ad ecce­zione del quo­ti­diano diretto da Fer­ruc­cio de Bor­toli che avanza dello 0,3% con 460,5 mila copie rispetto allo stesso mese del 2010 e, soprat­tutto, del «Il Sole 24 Ore» che avanza ad otto­bre del 3,2% a quota 281,9 mila copie.

Mi scuso per l’errore e rigra­zio Simone per avremi offerto l’opportunità di fare chiarezza.

Pubblicato il 19 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

Sexism and the Media

The gen­der gap in Italy is one of the highest among deve­lo­ped nations as the latest data avai­la­ble confirms.

If Italy is lag­ging behind the rest of the world and threa­tens, once more, to miss oppor­tu­ni­ties, are the media to blame for the repre­sen­ta­tion they often  give of women or are they only repor­ting the sta­tus quo of our culture?

The issue is of great social rele­vance for a Coun­try in which sexism is part of the daily pic­ture made of women repre­sen­ted as “veli­nas”, or worst as escort,  beco­ming so popu­lar to drive  a great pro­test and a huge move­ment cal­ling to have more respect.

Around this que­stion will take place, next fri­day in Rome, a debate orga­ni­zed by Asso­cia­zione Puli­tzer in col­la­bo­ra­tion with Asso­cia­zione LSDI [Libertà di Stampa Diritto all’Informazione] and the Digi­Lab of Uni­ver­sity La Sapienza of Rome under the advo­cacy of Fede­ra­zione Nazio­nale della Stampa.

“Women and Media. The role of woman in the col­lec­tive ima­gi­nary”  will see the par­te­ci­pa­tion, among others, of Gio­vanna Cosenza, pro­fes­sor of semio­tics of new media at the Uni­ver­sity of Bolo­gna, Anto­nella Bec­ca­ria, jour­na­list and wri­ter, Nata­scha Fio­retti, head of the ita­lian sec­tion of the Euro­pean Jor­na­lism Obser­va­tory and Lore­dana Lip­pe­rini, jour­na­list and radio speaker.

Such an impor­tant issue and the par­te­ci­pa­tion of so many qua­li­fied spea­kers shouldn’t be unat­ten­ded not only by women but by all those who care about the future of our Coun­try. I’ll be there.

Pubblicato il 18 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

Monitorare la Condivisione Sociale delle Notizie

E’ stato lan­ciato ieri «Rip­pla»: sito web che moni­tora e trac­cia quali sono le noti­zie che mag­gior­mente ven­gono con­di­vise dai lettori.

Rea­liz­zato da Sunny Hun­dal, gior­na­li­sta e blog­ger al «Guar­dian», al momento si con­cen­tra sulle fonti d’informazione anglo­sas­soni clas­si­fi­cando la dif­fu­sione delle noti­zie in base a quanto ven­gono con­di­vise nei diversi social net­work. Il sito, ancora in ver­sione beta, man­tiene trac­cia delle ultimo giorno con aggior­na­menti orari. Si viene così, ad esem­pio, a sco­prire quale impatto emo­tivo abbia avuto la “pub­bli­cità shock” di Benet­ton che com­pare tra le “top sto­ries” del giorno con oltre 7mila con­di­vi­sioni della notizia.

Molto inte­res­sante anche il wid­get rea­liz­zato che con­sente di veri­fi­care inte­resse e con­di­vi­sione di qua­lun­que noti­zia incluse quelle dif­fuse dagli organi d’informazione del nostro Paese.

Per testarne il fun­zio­na­mento ho scelto di veri­fi­care il livello di con­di­vi­sione del testo inte­grale del discorso al Senato di Monti pub­bli­cato dal «Post».  I risul­tati, sot­to­ri­por­tati nello screen­shot, con­fer­mano l’affidabilità dello stru­mento che for­ni­sce gli stessi numeri che appa­iono al fondo dell’articolo in que­stione e che sono inte­grati da altri social net­work sui quali è stato [ri]proposto.

Stru­mento, tool, che i com­mu­nity mana­gers del seg­mento edi­to­riale pos­sono ini­ziare ad uti­liz­zare da subito.

[Via]

Pubblicato il 18 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

Nuvole tra i Monti

Le word cloud, le nuvole di parole, rea­liz­zate a par­tire dal discorso di Monti ieri al Senato e, per con­fronto, di quello della “discesa in campo” nel 1994 di Ber­lu­sconi.

Una legge ele­men­tare di psi­co­lo­gia della comu­ni­ca­zione dice che più le parole ripe­tute sono astratte e inter­pre­ta­bili con lar­ghezza di signi­fi­cati, più alto è il rischio che siano pas­se­par­tout, che non impe­gnano l’emittente e pos­sono essere equivocate.

Se prima era­vamo all’inferno, adesso siamo in pur­ga­to­rio.

Il testo del discorso di Monti

Il discorso della discesa in campo “Per il mio paese”

Pubblicato il 17 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

Gli Skills del Tombeur de Femmes Applicati ai Social Media

Nei social media la cen­tra­lità è nel coin­vol­gi­mento delle per­sone con l’obiettivo ultimo di sta­bi­lire una rela­zione che auto­mo­tivi a deter­mi­nate azioni. Quale tec­nica migliore dun­que se non quella che i tom­beurs de fem­mes, i play­boy, adottano?

Nella mag­gior sin­tesi possibile:

- Pre­pa­ra­zione [pre-pararsi: pararsi prima]: Così come quando si vuole con­qui­stare una donna, ma sem­pre più anche vice­versa, ci si pre­para ade­gua­ta­mente stu­diando accu­ra­ta­mente il pro­prio look e quant’altro pro­pe­deu­tico al rag­giun­gi­mento del suc­cesso, altret­tanto è oppor­tuno, direi indi­spen­sa­bile, fare quando un’impresa ini­zia a pen­sare di voler sta­bi­lire una rela­zione con gruppi di per­sone attra­verso i social media. Que­sta è la fase della busi­ness intel­li­gence nella quale, in sin­tesi, si pro­cede ad un audi­ting sia interno che esterno che con­senta di map­pare i diversi sta­ke­hol­ders così da sta­bi­lire come, con quali moda­lità e mezzi, approc­cerò coe­ren­te­mente ed in maniera inte­grata i diversi pub­blici di riferimento.

  — Approc­cio: E’, ovvia­mente, il momento nel quale ci si avvi­cina all’interlocutore/interlocutrice cer­cando di destare il suo inte­resse dando il meglio sè.  Come recita un noto detto, infatti, non si ha mai una seconda occa­sione per fare una buona prima impres­sione. Sarà per­ciò neces­sa­rio, tra l’altro, uti­liz­zare i risul­tati dell’indagines volta per deter­mi­nare quali mezzi, quali canali uti­liz­zare, iden­ti­fi­care le fonti di con­te­nuti esi­stenti da uti­liz­zare, defi­nire gli argo­menti in linea con il vostro focus, non­chè appro­fon­dire la rile­vanza dei contenuti.

- Inter­vi­sta: Ovvero, quando cerco di com­pren­dere e aree di inte­resse di colei/colui con il quale sto dia­lo­gando così da conquistarla/o. Si tratta dun­que di una fase fon­da­men­tal­mente di ascolto, di com­pren­sione e raf­fi­na­mento rispetto alle ipo­tesi svi­lup­pate per instau­rare e man­te­nere una relazione.

- Argomentazione/Dimostrazione: Si capi­sce essere la fase nella quale tendo a dimo­strare, attra­verso argo­men­ta­zioni ade­guate di essere io per­sona [azienda] in grado di sod­di­sfare gi inte­ressi ed i biso­gni rile­vati nell’intervista e rag­giun­gere così l’obiettivo. Sarà il momento nel quale svi­lup­pare un piano edi­to­riale, popo­lare i diversi canali – mezzi con con­te­nuti appro­priati e sta­bi­lire i mec­ca­ni­smi di aggre­ga­zione e con­di­vi­sione dei contenuti.

- Con­clu­sione: Evi­den­te­mente se il lavoro svolto è stato fatto con la giu­sta pro­fes­sio­na­lità dovrebbe essere positiva……andare più in pro­fon­dità nella meta­fora sarebbe, in que­sto con­te­sto, inop­por­tuno; tanto sono certo che ci capiamo. Oltre a pro­pa­gare, pub­bli­ciz­zare, pro­muo­vere, diviene fon­da­men­tale moni­to­rare e misu­rare i risul­tati e gestire la forza del net­work, senza mai dimen­ti­care che, anche in que­sto caso, si tratta di un pro­cesso inte­rat­tivo così come quello che avviene nel per­corso di con­qui­sta a fini sen­ti­men­tal — ses­suali uti­liz­zato come metafora.

Infine, un ultimo con­si­glio, que­sta sera non girate con l’articolo stam­pato in tasca. Ripas­sare in diretta è sem­pre rischioso, sia nei bar, nelle disco­te­che e negli altri luo­ghi d’incontro, che nei social media.

Pubblicato il 16 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

Quando l’Intervista è un’Impresa

«L’Impresa», men­sile di buona qua­lità dedi­cato alle tema­ti­che di gestione mana­ge­riale, edito dal gruppo del «Sole24Ore», dedica il numero di novem­bre, uscito in que­sti giorni, all’innovazione, for­nendo diversi spunti sul tema gene­rale che viene ana­liz­zato in ter­mini di sce­nari, mer­cati e strategie.

Tra le oltre 20 pagine dedi­cate agli sce­nari dell’innovazione e dell’impatto che la rivo­lu­zione digi­tale ha in tale ambito, un arti­colo di Daniele Chieffi si con­cen­tra sul digi­tal mar­ke­ting, la repu­ta­zione online ed il pas­sag­gio da una comu­ni­ca­zione asin­crona, ver­ti­cale e uni­di­re­zio­nale, alla rela­zione diretta fra azienda e cliente che “impone” una comu­ni­ca­zione orizzontale.

L’articolo: “Web mar­ke­ting: cre­derci con­viene”, rac­co­glie le opi­nioni di pro­fes­sio­nals del set­tore di diversa estra­zione quali Andrea Feb­braio, Marco Loguer­cio e Ugo Parodi Giu­sino.  Incau­ta­mente è stata richie­sta anche l’opinione del sot­to­scritto rias­sunta nel box sottostante.

Pubblicato il 15 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

Come i Quotidiani Online AbUsano Twitter

La distanza tra la gram­ma­tica e la pra­tica con­ti­nua ad essere dav­vero con­si­stente nella mag­gio­ranza dei casi.

Nono­stante par­te­ci­pa­zione del let­tore, socia­lità della noti­zia, twit­ter jour­na­lism, ed altro ancora, siano entranti nel les­sico cor­rente di chi si occupa, a vario titolo, di infor­ma­zione, la pra­tica con­ti­nua ad essere asso­lu­ta­mente ina­de­guata rispetto a quanto viene teo­riz­zato a gran voce.

Circa due anni fa avevo segna­lato i risul­tati di una ricerca con­dotta da Biving sull’utilizzo di Twit­ter da parte dei media tra­di­zio­nali Sta­tu­ni­tensi che evi­den­ziava un pano­rama con livelli di inte­ra­zione risi­bili e moda­lità di comu­ni­ca­zione pre­va­len­te­mente pro­mo­zio­nali; pare che da allora sia cam­biato dav­vero poco.

Uno stu­dio pub­bli­cato da Pew ieri infatti mostra e dimo­stra come i quo­ti­diani sta­tu­ni­tensi con­ti­nuino ad uti­liz­zare Twit­ter come mezzo di distri­bu­zione dei con­te­nuti ad una via.

“How Main­stream Media Use Twit­ter”, que­sto il titolo della ricerca, ha moni­to­rato per una set­ti­mana l’utilizzo di Twit­ter da parte di 13 orga­niz­za­zioni del com­parto edi­to­riale: quo­ti­diani, broa­d­ca­ster, radio e media “all digi­tal”, dal «The New York Times» all’«Huffington Post», pas­sando per «The Wall Street Jour­nal» e «NPR».

Secondo i risul­tati emer­genti l’interazione è com­ples­si­va­mente scarsa o nulla e la piat­ta­forma di micro­bog­ging viene uti­liz­zata quasi esclu­si­va­mente per vei­co­lare i pro­pri con­te­nuti al fine di por­tare traf­fico al pro­prio sito web come mostra il gra­fico di sin­tesi sot­to­stante. Senza appello infatti  il com­mento dei ricer­ca­tori: “main­stream news orga­ni­za­tions pri­ma­rily use Twit­ter to move infor­ma­tion and push con­tent to rea­ders. For these orga­ni­za­tions, Twit­ter func­tions as an RSS feed or head­line ser­vice for news con­su­mers, with links ideally dri­ving traf­fic to the organization’s web­site.”

Emerge, altret­tanto con chia­rezza, come Twit­ter non sia uti­liz­zato come stru­mento per la rac­colta e la dif­fu­sione di infor­ma­zioni, ten­denza che avevo rile­vato recen­te­mente, ma, appunto, esclu­si­va­mente come mezzo pro­mo­zio­nale, annul­lando nella pra­tica qual­si­vo­glia inte­ra­zione con i fol­lo­wers, con le per­sone, alle quali non viene mai richie­sto un contributo.

Povertà di inte­ra­zione che viene ulte­rior­mente con­fer­mata dal livello quasi nullo dei ret­weet e da scarso uti­lizzo delle tag. Atti­tu­dine che appar­tiene non solo alle testate ma anche ai gior­na­li­sti che, ad esclu­sione di rari casi, ne fanno il mede­simo uti­lizzo.

Al di là di ogni con­si­de­ra­zione ulte­riore pos­si­bile, è una poli­tica miope anche in chiave “bie­ca­mente stru­men­tale” come dimo­strato dallo stu­dio effet­tuato da Argyle su quali moda­lità di cura e con­di­vi­sione dei con­te­nuti siano efficaci.

La non tra­scu­ra­bile distin­zione tra uso ed abuso di un mezzo segna il con­fine tra l’essere ospite inde­si­de­rato, ai con­fini dello spam, anzi­chè ben­ve­nuto, tra il basare un rap­porto sul mutuo sfrut­ta­mento invece che instau­rare una rela­zione di inte­resse reciproco.

Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, per quanto a me noto, ne par­lano anche:  Net­New­sCheck Latest, GigaOM, Poyn­ter, Terry Heaton’s PoMo Blog, Journalism.org, TVNew­ser, PewResearch.org, Lost Remote, The Wrap, eMe­dia Vitals, Media­Post e Future of Jour­na­lism.

Pubblicato il 14 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

Fonti d’ Informazione

Lightspeed Research ha con­dotto nel mese di otto­bre uno stu­dio su un cam­pione di mille per­sone per inve­sti­gare fonti di infor­ma­zione e moda­lità di fruizione.

La frase di Orson Wel­les: “Odio la tele­vi­sione. La odio come le noc­cio­line. Ma non rie­sco a smet­tere di man­giare noc­cio­line” è pro­ba­bil­mente la miglior sin­tesi dei risul­tati emer­genti che con­fer­mano come la TV con­ti­nui ad essere al primo posto come fonte d’informazione tra­sver­sale a qua­lun­que fascia d’età.

L’estratto della ricerca evi­den­zia una sovrap­po­si­zione tra fonti, tra piat­ta­forme diverse, anche, in fun­zione di momenti diversi della gior­nata con la radio ma sem­pre più anche smart­pho­nes e tablets per otte­nere infor­ma­zione in mobi­lità nel corso della giornata.

I social net­work rap­pre­sen­tano una fonte d’informazione rile­vante per coloro tra i 18 ed i 34 anni. La netta pre­va­lenza di Face­book su Twit­ter  va letta, inter­pre­tata, alla luce di tassi di ade­sione deci­sa­mente supe­riori che con­di­zio­nano ine­vi­ta­bil­mente i risul­tati dello studio.

L’aspetto forse più inte­res­sante dei risul­tati pub­bli­cati riguarda l’integrazione delle fonti alle quali le per­sone attin­gono nell’ insieme.  Il Gra­fico di sin­tesi sot­to­stante evi­den­zia infatti come la mag­gio­ranza delle per­sone uti­liz­zino le fonti online come ele­mento di appro­fon­di­mento rispetto alle fonti d’informazione tra­di­zio­nali, tele­vi­sione e radio in primis.

Si tratta di un’abitudine già con­so­li­data che nata in altro ambito, uno per tutti la ricerca d’informazioni su pro­dotti o ser­vizi che si è in pro­cinto di acqui­stare, non poteva che espan­dersi anche alle notizie.

E’ un ele­mento di asso­luta rile­vanza sia rispetto alla gestione della repu­ta­zione e della rela­zione tra il com­parto edi­to­riale e il pub­blico di rife­ri­mento che per la defi­ni­zione del ruolo da attri­buire a cia­scuna piat­ta­forma al momento di [ri]concepire l’architettura infor­ma­tiva e il signi­fi­cato di cia­scun mezzo. E’, altret­tanto, l’ennesima con­ferma della com­ple­men­ta­rietà, in anti­tesi ad una visione di con­trap­po­si­zione, dei diversi media.

Pubblicato il 13 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

ResponsAbility

Come tutti sanno a quest’ora, Sil­vio Ber­lu­sconi ha ras­se­gnato, final­mente, le dimis­sioni da Pre­si­dente del Con­si­glio del nostro Paese.

L’intera Rete è let­te­ral­mente inon­data di foto, video, rico­stru­zioni e ana­lisi sulla fine del Pre­mier. Tra tutte, dovendo sce­glierne sol­tanto una, con­si­glio la time­line rea­liz­zata dal «New York Times» che sin­te­tizza con sobrietà ed effi­ca­cia i momenti chiave dal 1990 ad oggi [a ieri] dell’evoluzione da edi­tore a politico.

Finita, let­te­ral­mente, la sbronza dei legit­timi festeg­gia­menti per la con­clu­sione di un’epoca, da oggi è neces­sa­rio guar­dare oltre per deter­mi­nare con la mas­sima sol­le­ci­tu­dine e atten­zione il per­corso da affron­tare per rico­struire, sotto ogni pro­filo, la dignità di una nazione incan­tata per circa un ven­ten­nio dall’antistatalismo, in chiave popu­li­sta, di chi l’ha gover­nata in que­sto periodo.

«The Eco­no­mist» ha pub­bli­cato il 12 novem­bre scorso un arti­colo dedi­cato alla situa­zione ita­liana il cui titolo “That’s all, folks”, ripren­dendo quella che era la con­clu­sione dei car­toni ani­nati di una volta,  potrebbe trarre in inganno, e che, invece, merita un’attenta let­tura per la luci­dità dell’analisi e, a mio avviso, per le con­clu­sioni che trae:

For the euro to sur­vive, Italy must suc­ceed. For Italy to suc­ceed, its squab­bling poli­ti­cians must find unac­cu­sto­med reser­ves of unity and cou­rage. That depends on ordi­nary Ita­lians being wil­ling to make sacri­fi­ces, the ECB bac­king Italy, and France and Ger­many stan­ding reso­lu­tely behind the euro. It is a daun­tin­gly long list of things to go right.

Credo che l’idea di respon­sa­bi­lità, sor­pas­sando il con­cetto di colpa – per­dono che spesso inne­sta una spi­rale viziosa, implica sia la facoltà di ope­rare che la volontà di ren­dersi garante dell’azione , debba essere il con­cetto guida per guar­dare con pro­spet­tiva al futuro.

In tal senso, l’idea di Response Abi­lity è ideal­mente supe­riore a quella, già impor­tante, di responsabilità.

Implica, infatti, oltre ai con­cetti pro­pri della respon­sa­bi­lità, da un lato, l’idea di non river­sare i fatti col­pe­vo­liz­zando qualcun’altro, e, dall’altro, l’idea di essere in prima per­sona proat­tivi, con volontà e capa­cità risolutiva.

Non vi è dub­bio che debba essere que­sto il prin­ci­pio car­dine di quanto è neces­sa­rio fare da oggi in poi.

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