Posted on 15 novembre 2011 by

Come i Quotidiani Online AbUsano Twitter

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La distanza tra la gram­ma­tica e la pra­tica con­ti­nua ad essere dav­vero con­si­stente nella mag­gio­ranza dei casi.

Nono­stante par­te­ci­pa­zione del let­tore, socia­lità della noti­zia, twit­ter jour­na­lism, ed altro ancora, siano entranti nel les­sico cor­rente di chi si occupa, a vario titolo, di infor­ma­zione, la pra­tica con­ti­nua ad essere asso­lu­ta­mente ina­de­guata rispetto a quanto viene teo­riz­zato a gran voce.

Circa due anni fa avevo segna­lato i risul­tati di una ricerca con­dotta da Biving sull’utilizzo di Twit­ter da parte dei media tra­di­zio­nali Sta­tu­ni­tensi che evi­den­ziava un pano­rama con livelli di inte­ra­zione risi­bili e moda­lità di comu­ni­ca­zione pre­va­len­te­mente pro­mo­zio­nali; pare che da allora sia cam­biato dav­vero poco.

Uno stu­dio pub­bli­cato da Pew ieri infatti mostra e dimo­stra come i quo­ti­diani sta­tu­ni­tensi con­ti­nuino ad uti­liz­zare Twit­ter come mezzo di distri­bu­zione dei con­te­nuti ad una via.

“How Main­stream Media Use Twit­ter”, que­sto il titolo della ricerca, ha moni­to­rato per una set­ti­mana l’utilizzo di Twit­ter da parte di 13 orga­niz­za­zioni del com­parto edi­to­riale: quo­ti­diani, broa­d­ca­ster, radio e media “all digi­tal”, dal «The New York Times» all’«Huffington Post», pas­sando per «The Wall Street Jour­nal» e «NPR».

Secondo i risul­tati emer­genti l’interazione è com­ples­si­va­mente scarsa o nulla e la piat­ta­forma di micro­bog­ging viene uti­liz­zata quasi esclu­si­va­mente per vei­co­lare i pro­pri con­te­nuti al fine di por­tare traf­fico al pro­prio sito web come mostra il gra­fico di sin­tesi sot­to­stante. Senza appello infatti  il com­mento dei ricer­ca­tori: “main­stream news orga­ni­za­tions pri­ma­rily use Twit­ter to move infor­ma­tion and push con­tent to rea­ders. For these orga­ni­za­tions, Twit­ter func­tions as an RSS feed or head­line ser­vice for news con­su­mers, with links ideally dri­ving traf­fic to the organization’s web­site.”

Emerge, altret­tanto con chia­rezza, come Twit­ter non sia uti­liz­zato come stru­mento per la rac­colta e la dif­fu­sione di infor­ma­zioni, ten­denza che avevo rile­vato recen­te­mente, ma, appunto, esclu­si­va­mente come mezzo pro­mo­zio­nale, annul­lando nella pra­tica qual­si­vo­glia inte­ra­zione con i fol­lo­wers, con le per­sone, alle quali non viene mai richie­sto un contributo.

Povertà di inte­ra­zione che viene ulte­rior­mente con­fer­mata dal livello quasi nullo dei ret­weet e da scarso uti­lizzo delle tag. Atti­tu­dine che appar­tiene non solo alle testate ma anche ai gior­na­li­sti che, ad esclu­sione di rari casi, ne fanno il mede­simo uti­lizzo.

Al di là di ogni con­si­de­ra­zione ulte­riore pos­si­bile, è una poli­tica miope anche in chiave “bie­ca­mente stru­men­tale” come dimo­strato dallo stu­dio effet­tuato da Argyle su quali moda­lità di cura e con­di­vi­sione dei con­te­nuti siano efficaci.

La non tra­scu­ra­bile distin­zione tra uso ed abuso di un mezzo segna il con­fine tra l’essere ospite inde­si­de­rato, ai con­fini dello spam, anzi­chè ben­ve­nuto, tra il basare un rap­porto sul mutuo sfrut­ta­mento invece che instau­rare una rela­zione di inte­resse reciproco.

Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, per quanto a me noto, ne par­lano anche:  Net­New­sCheck Latest, GigaOM, Poyn­ter, Terry Heaton’s PoMo Blog, Journalism.org, TVNew­ser, PewResearch.org, Lost Remote, The Wrap, eMe­dia Vitals, Media­Post e Future of Jour­na­lism.

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