ottobre 2011

Pubblicato il 31 ottobre 2011 by Pier Luca Santoro

Disorganizzati alla Meta

L’indagine rea­liz­zata dallo IULM rela­ti­va­mente alla “Social­Me­diA­bi­lity” delle aziende ita­liane pre­sen­tata all’inizio di quest’anno, trac­ciava un qua­dro su l’uso dei social media da parte delle aziende ita­liane evi­den­ziando, tra l’altro, una gene­rale scarsa accet­ta­zione interna ed un basso livello di cono­scenza di cor­retto uti­lizzo di quest’area di comu­ni­ca­zione e rela­zione con le persone.

Arriva ora un’indagine con­dotta da Cohn & Wolfe insieme ad Astra­Ri­cer­che e al Labo­ra­to­rio di Ricerca Eco­no­mica e Mana­ge­riale dell’Università di Udine su un cam­pione di 101 aziende di set­tori mer­ceo­lo­gici e dimen­sioni diverse ad aggior­nare il qua­dro di rife­ri­mento su uti­lizzo cor­po­rate e dina­mi­che interne rela­ti­va­mente a quell’insieme di mezzi che viene rac­colto nella defi­ni­zione di social media.

I risul­tati emer­genti sono rac­colti nel com­mento all’indagine fatto da Luca Bru­sati, Coor­di­na­tore Scien­ti­fico del Labo­ra­to­rio di Ricerca Eco­no­mica e Mana­ge­riale dell’Università di Udine, che afferma: “i dati sug­ge­ri­scono che le aziende ita­liane stanno appena comin­ciando a con­si­de­rare la comu­ni­ca­zione digi­tale come un’attività da svol­gere in modo con­ti­nua­tivo, e dun­que da dotare di risorse umane e finan­zia­rie ad hoc, coor­di­nate in modo ade­guato con le altre fun­zioni azien­dali. Al di là delle dichia­ra­zioni di prin­ci­pio e dei com­por­ta­menti imi­ta­tivi, il qua­dro emer­gente dall’analisi è che le aziende ita­liane fac­ciano fatica a cogliere la valenza stra­te­gica dei cam­bia­menti che stanno inte­res­sando le aspet­ta­tive e i com­por­ta­menti dei pro­pri inter­lo­cu­tori”.

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Pubblicato il 30 ottobre 2011 by Pier Luca Santoro

Tintinnio & Cinguettio dei Giornalisti

 La stri­scia a fumetti «Le avven­ture di Tin­tin», pub­bli­cata dal 1929 in poi,  ha come pro­ta­go­ni­sta prin­ci­pale un gior­na­li­sta, più esat­ta­mente un repor­ter, Tin­tin appunto, che gira per il mondo accom­pa­gnato dal suo fox — terrier.

In con­co­mi­tanza con la recente uscita nelle sale cine­ma­to­gra­fi­che del film diretto da Spiel­berg «Le avven­ture di Tin­tin: il segreto dell’Unicorno», i gior­na­li­sti spa­gnoli hanno dato vita ad ini­zia­tiva spon­ta­nea di denun­cia delle con­di­zioni lavo­ra­tive e sala­riali che vivono attualmente.

Quasi casual­mente, da uno scam­bio di bat­tute su Twit­ter, è nato l’hashtag #tin­ti­n­hoy che ha dato luogo a circa 4000 tweet nell’arco di due giorni for­nendo un ritratto cau­stico della con­di­zione, anche, di que­sta pro­fes­sione sem­pre più assog­get­tata alla neces­sità di fare audience.

Come sarebbe il lavoro di Tin­tin oggi, que­sto il senso sin­te­tiz­zato dalla tag uti­liz­zata per l’aggregazione dei con­te­nuti sulla piat­ta­forma di micro­blog­ging, con sapiente umo­ri­smo descrive meglio di tante ricer­che e con­ve­gni l’impatto della crisi per un mestiere fino a poco tempo fa con­si­de­rato privilegiato.

Enne­sima con­ferma dell’impatto del dilemma del pri­gio­niero.

Pubblicato il 29 ottobre 2011 by Pier Luca Santoro

The Revolution Will Be Newspaperised?

The need of cate­go­ri­zing eve­ry­thing rai­ses even more, if pos­si­ble, when there are new emer­ging phe­no­me­non which lack of understanding.

After the Occupy Wall Street move­ment star­ted to publish it’s own prin­ted new­spa­per now also in the UK the Occupy Lon­don pro­te­sters have prin­ted their ver­sion too.

Con­si­sting of twelve A4 pages of com­ment, news and fea­tu­res along­side pho­tos, car­toons and event listings, writ­ten lar­gely by the camp’s occu­pants, there is an ini­tial run of 2000 copies of  the first issue of the new­spa­per,  avai­la­ble also as a PDF  or  on issuu.com.

The Tunisia’s revolt as been often descri­bed as the Twit­ter revo­lu­tion, shor­tly after the upri­sing in Egypt nee­ded the new defi­ni­tion of Face­book revo­lu­tion, appa­ren­tly the world­wide move­ment mainly against banks and finan­cial insti­tu­tions should brie­fly be the new­spa­pers revo­lu­tion and, of course, we will be rea­ding arti­cles asking if the revo­lu­tion will be “new­spa­pe­ri­sed” [I pro­mise not to use any more this term].

So funny, so real, so true?

Pubblicato il 28 ottobre 2011 by Pier Luca Santoro

Prendere Nota

Forte dei buoni risul­tati otte­nuti dalla spe­ri­men­ta­zione di ren­dere noto pub­bli­ca­mente il pro­prio piano edi­to­riale gior­na­liero, «The Guar­dian», man­te­nendo la visione d’assieme e la coe­renza sin ora dimo­strati,  con­ti­nua il pro­prio per­corso evolutivo.

Di ieri il lan­cio di @GuardianTagBot ser­vi­zio di ricerca social di con­te­nuti effet­tuato via Twit­ter che for­ni­sce una rispo­sta alla ricerca di con­te­nuti, infor­ma­zioni, noti­zie pub­bli­cate dal quo­ti­diano anglo­sas­sone. Inviando una richie­sta all’account spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cato allo scopo  si ottiene una rispo­sta con i link alle infor­ma­zioni desi­de­rate. Scelta esem­plare per assol­vere all’obiettivo di por­tare traf­fico al pro­prio sito man­te­nendo al tempo stesso una con­ver­sa­zione, una rela­zione con il pub­blico attra­verso i social media.

Ancora più inte­res­sante appare il lan­cio  pros­simo di nOtice, open com­mu­nity per la con­di­vi­sione di noti­zie e non solo.

Secondo quanto ripor­tato da Nie­man Lab, la com­mu­nity dovrebbe essere un ibrido tra Craig­slist, Four­square e Ning riu­nen­done le fun­zio­na­lità offerte.

Matt McAl­li­ster, Diret­tore area digi­tal del Guar­dian, dal suo blog anti­cipa i con­te­nuti e le pos­si­bi­lità offerte dalla com­mu­nity di pros­sima aper­tura le cui poten­zia­lità non solo sola­mente rela­zio­nali ma anche di ritorno con­creto di reve­nues gra­zie all’offerta di con­te­nuti promo — pub­bli­ci­tari geolocalizzati.

Dopo Eskup di «El Pais», ora anche «The Guar­dian» dun­que intra­prende la strada della crea­zione di una pro­pria community.

Che la solu­zione, anche per le imprese del com­parto edi­to­riale, sia nel recu­pero, miglio­ra­mento della rela­zione con i let­tori, con le per­sone, e loro coin­vol­gi­mento, anche, attra­verso la crea­zione di com­mu­ni­ties pro­prie­ta­rie è una delle tesi che sostengo da tempo.

Attra­verso la comu­ni­ca­zione, il tra­sfe­ri­mento mutuo di con­te­nuti, la rela­zione, si diviene lea­der del con­te­sto eco­no­mico e sociale, si tra­smet­tono dei valori di rife­ri­mento che con­sen­tono di influen­zare il rap­porto con le per­sone, con i pub­blici di rife­ri­mento. Non è neces­sa­rio rifarsi alle più avan­zate teo­rie di social media mar­ke­ting, basta andarsi a leg­gere la sto­ria di Adriano Oli­vetti e dell’impresa che por­tava il suo nome per capirlo.

Le “rivo­lu­zioni”, qual’è quella che sta tra­sfor­mando l’ecosistema dell’informazione, si fanno con le per­sone non a spese loro.

Pubblicato il 27 ottobre 2011 by Pier Luca Santoro

Efficientamento sulle Nuvole

Diversi quo­ti­diani nazio­nali hanno pub­bli­cato il testo inte­grale della let­tera [qui + qui] che l’Italia, ma forse sarebbe più cor­retto dire coloro che attual­mente la rap­pre­sen­tano, ha inviato alla UE.

Valuto posi­ti­va­mente la pub­bli­ca­zione del docu­mento che rap­pre­senta un atto di tra­spa­renza apprez­za­bile che con­sente, al di là di com­menti ed inter­pre­ta­zioni, di farsi una pro­pria opi­nione su con­te­nuti e vali­dità degli stessi. Pec­cato per il “truc­chetto” di uno dei gior­nali che ha reso dispo­ni­bile il testo spez­zet­tan­dolo in ben 8 pagine ren­dendo più ardua la frui­zione da parte del let­tore al solo fine di aumen­tare il numero di pagine viste del sito web del quo­ti­diano in que­stione; quando si fa una cosa ben fatta sarebbe meglio farla sino in fondo, credo.

Se la pub­bli­ca­zione con­sente a cia­scuno di farsi una pro­pria opi­nione, nel mio caso è stato l’utilizzo del ter­mine effi­cien­ta­mento, usato in rife­ri­mento a lavoro e giu­sti­zia, ad avermi col­pito per la distanza che pone tra obiet­tivo e decli­na­zione attra­verso una ter­mi­no­lo­gia che solo il buro­cra­tese si spinge ad impiegare.

Aggre­gando il testo ho rea­liz­zato la word cloud, la nuvola di parole del testo, per veri­fi­care quali potes­sero essere i tratti comuni dell’ipotesi di pro­gramma proposto.

Pare emer­gere una forte cen­tra­lità auto­ri­fe­rita rispetto al Governo che con­tra­sta con ter­mini che ritengo avreb­bero dovuto risal­tare all’interno di un’ipotesi di svi­luppo. Si noti, ad esem­pio, quanto pic­coli, e dun­que poco usati, siano i ter­mini: gio­vani, rispetto, obiet­tivo, qua­lità, tempi, ma anche: PIL, riforma e liberalizzazione.

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Impres­sione di man­canza di con­cre­tezza che tra­spare anche nel comu­ni­cato dif­fuso dal Con­si­glio UE alla con­clu­sione dei lavori, che non a caso dedica l’apertura del docu­mento pro­prio al nostro Paese, con­clu­dendo: “We invite the Com­mis­sion to pro­vide a detai­led assess­ment of the mea­su­res and to moni­tor their imple­men­ta­tion, and the Ita­lian autho­ri­ties to pro­vide in a timely way all the infor­ma­tion neces­sary for such an assessment”

Insomma, effi­cien­ta­mento si ma “ccà nisciuno è fesso” potrebbe essere l’essenza della con­clu­sione della rispo­sta che il Pre­si­dente del Con­si­glio  riporta a casa.

Pubblicato il 26 ottobre 2011 by Pier Luca Santoro

La Corsa all’Oro

Coloro che visi­tano con buona fre­quenza que­sta TAZ * avranno avuto modo di rile­vare il mio scet­ti­ci­smo, le mie cri­ti­che, rispetto alla rela­zione che inter­corre tra i tablets e le spe­ranze dei ricavi da parte delle imprese del com­parto edi­to­riale [quo­ti­diani & pub­bli­ca­zioni] ripo­ste in que­sta piattaforma.

Cri­ti­che mosse sotto un pro­filo “ideo­lo­gico” di non gra­di­mento di un sistema chiuso quale quello con­ce­pito da Apple, gene­rate dalla con­sta­ta­zione delle pue­rili decli­na­zioni che sono state, ad oggi, fatte nell’utilizzo del for­mat, non­chè dai vin­coli che l’impresa di Cuper­tino impone agli editori.

Lo stu­dio «The Tablet Revo­lu­tion», pub­bli­cato ieri da PEJ effet­tua una foto­gra­fia det­ta­gliata della situa­zione attuale e delle pro­spet­tive che le appli­ca­zioni per i tablet rea­liz­zate dagli edi­tori di quo­ti­diani e perio­dici offrono.

La ricerca, rea­liz­zata da «Pew Research Cen­ter» in col­la­bo­ra­zione con «The Eco­no­mist», ha coin­volto com­ples­si­va­mente circa 40mila per­sone negli Stati Uniti, iden­ti­fi­cando abi­tu­dini ed atti­tu­dini nell’utilizzo quo­ti­diano dei tablets ed appro­fon­dendo usi e pro­pen­sioni rela­ti­va­mente alla let­tura di noti­zie, nel senso più ampio del ter­mine, attra­verso que­sto device.

I risul­tati emer­genti evi­den­ziano una cre­scita espo­nen­ziale nell’utilizzo dei tablets che hanno ora una pene­tra­zione dell’11%.

La fru­zione di noti­zie, dato che era emerso già dalle pre­ce­denti inda­gini, attra­verso que­sto tipo di device è una delle prin­ci­pali atti­vità da parte di coloro che ne sono pos­ses­sori. Si tratta di un con­sumo che è alter­na­tivo prin­ci­pal­mente a quello che prima veniva effet­tuato attra­verso desk­top e lap­top [PC fisso e portatile].

La ricerca evi­den­zia come la let­tura di noti­zie avvenga prin­ci­pal­mente attra­verso il bro­w­ser men­tre le apps rap­pre­sen­tano una quota asso­lu­ta­mente mino­ri­ta­ria per fruire dell’informazione.

Rispetto alle attese di ricavi, come mostra il gra­fico di sin­tesi sot­to­stante, si rileva una scar­sis­sima pro­pen­sione a pagare per avere le noti­zie, anche, da parte di coloro che pos­sie­dono un iPad, prin­ci­pal­mente, o altro tipo di tablet, con soglie d’acquisto che per otte­nere volumi inte­res­santi si posi­zio­nano a livelli dav­vero bassi.

Attual­mente il 14% degli utenti che con­sul­tano le noti­zie hanno effet­tuato un esborso per avere accesso all’informazione.  A mio avviso è scor­retto som­mare a costoro quelli che avendo sot­to­scritto un abbo­na­mento al for­mato tra­di­zio­nale car­ta­ceo hanno anche quello digi­tale, come invece viene fatto, poi­chè è dif­fi­cile sta­bi­lire quale sia il dri­ver, la moti­va­zione, in ter­mini di for­mato alla sottoscrizione.

Una pro­pen­sione a non pagare anche in que­sto caso che si fonda, nella mia per­so­nale deco­di­fica, su un basso livello di coin­vol­gi­mento testi­mo­niato da una mag­gio­ranza di per­sone che leg­gono solo i titoli e con­fer­mato da quanto rela­ti­va­mente mar­gi­nale sia la per­cen­tuale di coloro che con­di­vi­dono l’informazione.

L’infografica sot­to­stante rie­pi­loga le prin­ci­pali evi­denze emer­genti dalla ricerca in caso non ave­ste voglia o tempo, come per­so­nal­mente con­si­glio, di leg­gere il rap­porto integralmente.

La corsa all’oro, la famosa gold rush, ha fatto arric­chire più chi ven­deva pale e pic­coni che i mina­tori che fati­ca­vano nelle miniere avare di oro ma piene di grandi illu­sioni. La mia impres­sione è che la situa­zione sia in que­sto caso la mede­sima con gior­nali e gior­na­li­sti nei panni dei mina­tori ed Apple ed altri pro­dut­tori nelle vesti dei ven­di­tori di attrez­za­tura per gli scavi.

Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, ne par­lano anche: CNET News, Folio, Ven­tu­re­Beat, Masha­ble!, Search Engine Land, moco­News, Meda­city, Read­W­ri­teWeb, Poyn­ter, Mar­ke­ting Pil­grim, Trends in the Living Net­works, Gan­nett Blog, CyberJournalist.net, Net­New­sCheck Latest, HubSpot’s Inbound , FT Tech Hub, Edi­tors Weblog, Mul­ti­chan­nel, GigaOM, Broa­d­ca­sting & Cable, Future of Jour­na­lism, Hil­li­con Val­ley, Tele­Read, Poyn­ter, Reflec­tions of a New­so­saur , Adweek.

Pubblicato il 25 ottobre 2011 by Pier Luca Santoro

Social Media Policy

Sia nella Pub­blica Ammi­ni­stra­zione che nel pri­vato la ten­denza gene­rale attuale è quella di ini­bire l’accesso ai social net­work dal lavoro. Timore sulla disper­sione di tempo durante l’orario lavo­ra­tivo e paura della dif­fu­sione di infor­ma­zioni azien­dali le prin­ci­pali moti­va­zioni alla base di que­sta scelta.

Con la dif­fu­sione cre­scente di smart­phone che con­sen­tono l’accesso ad Inter­net, e dun­que ai social net­work, è un’opzione tanto miope quanto insen­sata poi­chè non garan­ti­sce la solu­zione del problema.

Il video rea­liz­zato dal Dipar­ti­mento della Giu­sti­zia di Vic­to­ria [Austra­lia] non solo rap­pre­senta un ottimo esem­pio di comu­ni­ca­zione interna per qua­lità della rea­liz­za­zione e lo stile del lin­guag­gio, ma dimo­stra che la solu­zione risiede nella rea­liz­za­zione di una social media policy, ovvero nella defi­ni­zione di tutta una serie di linee guida e cri­teri che defi­ni­scano i com­por­ta­menti da adot­tare sui social media da parte di dipen­denti e collaboratori.

Con circa 20 milioni di utenti iscritti a Face­book nel nostro Paese, vie­tare cap­zio­sa­mente l’accesso ai social net­work signi­fica, di fatto, negare la realtà e tra­scu­rare aspetti che pos­sono avere impatto diretto sulla repu­ta­zione dell’organizzazione aziendale.

La con­sa­pe­vo­lezza di un pro­blema non porta alla sua solu­zione se non attra­verso l’azione. Ini­ziate ora a defi­nire la vostra social media policy.

Pubblicato il 24 ottobre 2011 by Pier Luca Santoro

Occupare le Redazioni

David Carr, dalle sue cele­bri colonne dedi­cate al mondo dei media del «New York Times», trat­teg­gia gli effetti della crisi del mondo edi­to­riale per i gior­na­li­sti d’oltreoceano, dipin­gendo una situa­zione che pare molto simile a quella della finanza e delle banche.

Per­dita di posti di lavoro e, per chi resta, con­di­zioni sem­pre più dif­fi­cili di pre­ca­rietà basata su ritmi lavo­ra­tivi cre­scenti e com­pensi calanti sono la norma alla quale fanno invece da con­tral­tare bonus stel­lari per i mana­ger che hanno, sostiene Carr, gene­rato que­sta situazione.

Dal paral­lello ne nasce la pro­vo­ca­to­ria pro­po­sta di adot­tare le stesse moda­lità del movi­mento par­tito da Occupy Wall Street occu­pando le reda­zioni per essere ascoltati.

E’ la misura estrema della dram­ma­ti­cità del dilemma del prigioniero.

Pubblicato il 23 ottobre 2011 by Pier Luca Santoro

La Vita di George per gli Editori

Lego, l’azienda dei “mat­ton­cini”, è un case study che devo asso­lu­ta­mente pren­dermi il tempo di assem­blare, per restare nella metafora.

Credo sia dav­vero un caso straor­di­na­rio di buone pra­ti­che e ottima gestione dell’impresa. Azienda che ha saputo evol­versi pur man­te­ne­dosi nel solco della tra­di­zione del suo pro­dotto ori­gi­na­rio soprav­vi­vendo a gio­chi elet­tro­nici e altre mode, più o meno pas­seg­gere, che hanno attra­ver­sato negli ultimi vent’anni il mer­cato in cui opera, i cui pro­dotti sono stati recen­te­mente uti­liz­zati dalla banca ame­ri­cana J.P. Mor­gan per illu­strare la crisi del debito pub­blico nell’UE.

«Life of George» è un gioco lan­ciato di recente che rac­conta una sto­ria, quella appunto della vita di George, unendo la fisi­cità clas­sica dei famosi mat­ton­cini ad una appli­ca­zione di realtà aumen­tata per iPhone che pro­pone 120 livelli di gioco.

Il pun­teg­gio del gioco viene asse­gnato in fun­zione della velo­cità ed accu­ra­tezza di ese­cu­zione della figura pro­po­sta dall’applicazione dello smart­phone, è anche pos­si­bile com­pe­tere con un altro gio­ca­tore. Lego ha dedi­cato una parte spe­ci­fica del pro­prio sito web al gioco ed ha rea­liz­zato una pagina ad hoc su Face­book  che al momento in cui scrivo ha oltre 3mila “like” e più di 300 per­sone che ne stanno par­lando, che dif­fon­dono ai loro con­tatti infor­ma­zioni al riguardo.

Un esem­pio di sto­ry­tel­ling che coniuga tra­di­zione ed inno­va­zione dal quale indub­bia­mente gli edi­tori potreb­bero, volendo, avere molto da imparare.

Pubblicato il 22 ottobre 2011 by Pier Luca Santoro

Engaging Readers With Newsgames

I’ve tal­ked many times about new­sga­mes as a tre­men­dous media new­spa­pers have for sto­ry­tel­ling and an incre­di­ble way of enga­ging peo­ple put­ting them in the story.

Bobby Sch­wei­zer, spea­ker at the World Edi­tors Forum last week, and co-author of «New­sga­mes: Jour­na­lism at Play», in the inter­view car­ried out by Sarah Mar­shall, among others, explains how video games can be used to do journalism.

New­sga­mes give the rea­der the con­text and explain the why and the how of the story.

With gaming sprea­ding among all ages and gen­der there are no bar­riers to the adop­tion by peo­ple but resi­stance to inno­va­tion by those who will soon be fol­lo­wer and not lea­ders. As Gerd Leo­n­hard said recen­tly: engage or became irre­le­vant. Now you know.

Listen to the pod­cast — Talk on new­sga­mes:

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