settembre 2011

Pubblicato il 30 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

Preparazione al Social Business

Il rap­porto di Jere­miah Owyang, Web stra­te­gist di Alti­me­ter Group e dei col­le­ghi, Andrew Jones, Chri­stine Tran e Andrew Nguyen, «Social busi­ness rea­di­ness: how advan­ced com­pa­nies pre­pare inter­nally», è stato recen­te­mente dif­fuso su Internet.

In poco più di 40 pagine di testo sostiene che i media sociali sono andati in crisi di cre­scita per­ché molte aziende li hanno usati male, acqui­sendo l’ultima tec­no­lo­gia senza pre­pa­rare le per­sone, né rica­li­brare costan­te­mente le logi­che d’azione, i pro­cessi e le ope­ra­zioni. Da soli non fanno il social business.

Se le aziende non hanno sta­bile gover­nance, pro­cessi con­tem­po­ra­nei, cul­tura di appren­di­mento, orga­niz­za­zione modu­lare e non svi­lup­pano insieme team e pro­cessi, incre­men­tando il coor­di­na­mento e ridu­cendo le dupli­ca­zioni, non può aumen­tare la reat­ti­vità e la crescita.

Il rap­porto di Owyang e part­ner deriva da una ricerca, che ha veri­fi­cato la vali­dità dell’ipotesi di un’efficace pre­pa­ra­zione interna per le aziende inten­zio­nate a pra­ti­care il social busi­ness e dei van­taggi a lungo ter­mine con­nessi a una simile condotta.

La meto­do­lo­gia è con­si­stita in una parte d’indagine a tavo­lino su 144 pro­grammi di social busi­ness, ela­bo­rati da aziende chiave con oltre 1.000 dipen­denti, in 63 incon­tri di con­trollo sul campo e nell’analisi di più di 50 crisi di media sociali, a par­tire dal 2001 a oggi.

Il rap­porto di ricerca rac­co­glie anche risul­tati di inter­vi­ste con lea­der di mer­cato e ven­di­tori di solu­zioni tecnologiche.

I ricer­ca­tori met­tono in evi­denza che i media sociali sono tutt’al più piat­ta­forme d’ascolto dal basso e di atten­zione dall’alto delle infor­ma­zioni vei­co­late, se non ven­gono create le con­di­zioni favo­re­voli agli scambi interno-esterno e al miglio­ra­mento dei pro­cessi. Scar­seg­gia per­fino la comu­ni­ca­zione lin­gui­stica e i pro­cessi di socia­liz­za­zione e accul­tu­ra­zione non hanno luogo.

In que­sto pas­sag­gio di infor­ma­zioni il mana­ge­ment può rea­gire anti­ci­pa­ta­mente e i lavo­ra­tori pos­sono cali­brare le rispo­ste alle attese dall’alto. Non c’è inte­gra­zione attiva e si hanno solo effetti a breve.

Nelle piat­ta­forme, base di CRM, FAQ e mes­saggi uni­di­re­zio­nali, i ten­ta­tivi di comu­nità vir­tuali, calate dall’alto, urtano con­tro le neces­sità d’iperattenzione degli ope­ra­tori nel mul­ti­ta­sking. Que­sti ten­dono a difen­dersi con una «deep atten­tion», corol­la­rio dell’integrazione passiva.

Come dimo­stra Howard Rhein­gold, la par­te­ci­pa­zione può essere appresa nella pra­tica e soste­nuta da una for­ma­zione con­ti­nua nel lavoro. Si può rea­liz­zare inte­gra­zione attiva.

Requi­siti del suc­cesso nello svi­luppo del social busi­ness sono:

1 – Porre le basi di soste­gno della gover­nance e raf­for­zare la com­pe­tenza dei dipen­denti a par­te­ci­pare con sicu­rezza e pro­fes­sio­na­lità, mediante una mag­giore pre­senza dei media sociali aziendali;

2 – Atti­vare pro­cessi azien­dali per pro­vo­care il coin­vol­gi­mento e aumen­tare la velo­cità dei flussi lavo­ra­tivi con i media sociali;

3 – Rea­liz­zare pro­grammi di for­ma­zione e buone pra­ti­che per miglio­rare con­ti­nua­mente le com­pe­tenze attra­verso l’uso dei media sociali;

4 – Dedi­care un punto di rife­ri­mento cen­trale per la cre­scita e l’esercizio della leadership.

Il focus di un simile pro­gramma di svi­luppo sta in un cen­tro d’eccellenza, che sostenga l’utilizzo dei media sociali per una cul­tura sociale diffusa.

Un team azien­dale per il busi­ness sociale deve gestire le atti­vità digi­tali e inter­fac­ciare i part­ner esterni. Pro­cessi di busi­ness pia­ni­fi­cati devono favo­rire la reat­ti­vità nei mercati.

L’azienda impara ed evolve, diventa sociale, se mette al cen­tro le per­sone, aumenta la velo­cità e la tra­spa­renza dei pro­cessi, dà la mas­sima atten­zione ai segnali pro­ve­nienti dall’interno e dall’esterno, scala la gerar­chia dei biso­gni.

[Via]

Pubblicato il 29 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

Delusioni Giornaliere

John Nitti, Exe­cu­tive Vice Pre­si­dent di Publi­cis Groupe, divi­sione media-buying di Zenith Opti­me­dia, ha sve­lato i numeri del «Daily», il quo­ti­diano all digi­tal per tablet lan­ciato in pompa magna qual­che mese fa.

Secondo quanto ripor­tato da «Bloom­berg» il gior­nale digi­tale si atte­ste­rebbe intorno ai 12omila let­tori alla set­ti­mana, una cifra molto distante dai 500mila che Rupert Mur­doch aveva dichia­rato essere il numero minimo per rien­trare dell’inve­sti­mento ini­ziale di 30 milioni di dol­lari, ai quali si som­mano costi di eser­ci­zio ordi­na­rio di 500mila $ alla settimana.

Le cause dei risul­tati delu­denti potreb­bero spie­garsi con le moti­va­zioni rac­colte dalla ricerca, rea­liz­zata nella pri­ma­vera di quest’anno da Kno­w­Di­gi­tal, che evi­den­zia come «The Daily» sia apprez­zato per la parte gra­fica, foto e video, ma rac­colga scarsi con­sensi per quanto riguarda la parte testuale, per i con­te­nuti rite­nuti di scarsa qua­lità e non suf­fi­cien­te­mente aggiornati.

Annun­ciato come il quo­ti­diano del futuro par­rebbe, ad oggi, appor­tare delu­sioni gior­na­liere, con­fer­mando come assenza della socia­lità della noti­zia e una visione a com­par­ti­menti sta­gni basata sul con­te­ni­tore invece che sul con­te­nuto, sul pro­fitto atteso invece che sulle attese dei frui­tori, non sia un per­corso premiante.

Pubblicato il 28 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

Gerarchia dei Bisogni

Gal­lup ha pub­bli­cato una sin­tesi dei risul­tati di una ricerca effet­tuata su 17mila uti­liz­za­tori di social net­work tesa ad iden­ti­fi­care le fonti di influenza pre­va­lenti. Si con­ferma come il pas­sa­pa­rola, in par­ti­co­lare “face to face”, di per­sona, con­ti­nui ad essere il vei­colo più effi­cace di con­di­zio­na­mento nel ciclo delle scelte d’acquisto.

Ovvia­mente, ancora una volta, sono risul­tati che vanno valu­tati ed inter­pre­tati poi­chè non for­ni­scono l’evidenza di quanto le con­ver­sa­zioni tra per­sone siano a loro volta influen­zate  dai mezzi di comu­ni­ca­zione e dall’advertising come invece è pres­so­chè certo che avvenga.

La ricerca evi­den­zia come dina­mi­che mec­ca­ni­ci­sti­che e uti­lizzo uni­di­re­zio­nale dei social media non siano fun­zio­nali al coin­vol­gi­mento delle per­sone. Ne sca­tu­ri­sce una rivi­si­ta­zione della pira­mide di Maslow in chiave 2.0 che  iden­ti­fica i diversi livelli di moti­va­zione sta­bi­lendo quali siano con­cet­tual­mente i quat­tro dri­ver prin­ci­pali che vanno oltre le basi razio­nali di sod­di­sfa­zione nella rela­zione tra orga­niz­za­zioni e per­sone in gradi di gene­rare cre­scente valore aggiunto.

Fidu­cia, inte­grità. orgo­glio e pas­sione sono gli ele­menti ideali che con­sen­tono alle imprese di avere una rela­zione che vada oltre le logi­che del 2x1 o del buono sconto, che in ambito edi­to­riale diven­tano “panini” o ope­ra­zioni di cut price, rea­liz­zando un’influenza reci­proca che crea inter­di­pen­denza positiva.

Credo che una rifles­sione appro­fon­dita al riguardo sia ormai dav­vero d’obbligo a pre­scin­dere dal seg­mento di mer­cato di appartenenza.

Pubblicato il 27 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

Linguaggio

Nell’attualità, fatta di rela­zione e di con­ver­sa­zioni con le per­sone, anche, attra­verso i social media, la moda­lità di por­gere, il lin­guag­gio uti­liz­zato diviene una discri­mi­nante tra il coin­vol­gere ed il respin­gere, tra il con-vincere e l’esclusione.

L’infografica sot­to­ri­por­tata, nella sua sem­pli­cità, rias­sume i punti prin­ci­pali, gli ele­menti salienti che distin­guono il buro­cra­tese azien­dale da una comu­ni­ca­zione efficace.

Nell’epoca dell’infobesità, carat­te­riz­zata da scar­sità gene­rale di atten­zione e selet­ti­vità, tra­scu­rarne gli effetti è un errore che si paga a caro prezzo.

Appen­de­te­vela in uffi­cio o fatene dono a chi di dovere come utile promemoria.

Pubblicato il 26 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

La Tecnologia ha Annullato i Confini tra i Media

La tec­no­lo­gia digi­tale ha annul­lato i con­fini tra i diversi mezzi.

Il video sot­to­ri­por­tato mostra l’attuale sovrap­po­si­zione e con­ver­genza tra i media che si fon­dono sem­pre più tra loro.

Da modelli di pro­du­zione e distri­bu­zione ver­ti­cali il pas­sag­gio all’orizzontalità è sem­pre più un dato di fatto nella mente delle per­sone.  L’utenza ne ha una visione deci­sa­mente meno fram­men­tata delle imprese e tende a con­si­de­rare mag­gior­mente la frui­zione nel suo insieme senza distin­guo su dove que­sto avvenga. Per la nuova gene­ra­zione di utenti c’è poca dif­fe­renza tra la visione dalla schermo di un iPad, quella da un pc o dalla tele­vi­sione se non per quanto riguarda la como­dità della posi­zione, in ter­mini pura­mente fisici, di quest’ultima.

La con­ve­nienza, non solo sotto il pro­filo eco­no­mico ma anche a livello di rispar­mio di tempo, risorse ed even­tuale fru­stra­zione nella frui­zione, e la mobi­lità stanno diven­tando fat­tori di sem­pre mag­gior rile­vanza. E’ pro­ba­bil­mente que­sta la sfida di mag­gior dif­fi­coltà che le imprese del com­parto edi­to­riale devono affrontare.

L’impressione è che sino ad ora la mag­gior con­cen­tra­zione sul con­te­ni­tore, sulla piat­ta­forma di distri­bu­zione, sia frutto di una visione a com­par­ti­menti sta­gni da parte delle imprese edi­to­riali che non appar­tiene alla fascia più evo­luta delle persone.

Si tratta di una situa­zione “fluida”, senza sta­bi­lità, nella quale il con­te­sto di rife­ri­mento cam­bia in con­ti­nua­zione, nel quale l’unico ele­mento di cer­tezza pare risie­dere nella con­sta­ta­zione della neces­sità di rac­co­gliere sotto un ombrello più ampio rispetto al pas­sato tutti i diritti col­le­gati al digi­tale invece di ten­tare di rac­co­gliere sepa­ra­ta­mente ricavi da cia­scuna piattaforma.

Non resta che moni­to­rare costan­te­mente lo sce­na­rio ed evol­vere i pro­pri piani azien­dali di con­se­guenza. E’ que­sta un’abitudine che pro­ba­bil­mente non potremo mai più con­ce­derci il lusso di abban­do­nare, non solo per que­sto mercato.

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