agosto 2011

Pubblicato il 23 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Nuovi Media & Nuovi Canali di Comunicazione

Ai con­cetti uni­ver­sal­mente rico­no­sciuti, ed adot­tati, pro­po­sti nel 2009 da For­re­ster rela­ti­va­mente alle diverse tipo­lo­gie di mezzi e moda­lità di comu­ni­ca­zione, che, come noto,  effet­tuava la distin­zione tra paid, owned ed ear­ned media, di recente è stata effet­tuata un’integrazione alla clas­si­fi­ca­zione intro­du­cendo gli shared media.

Arriva ora un’ulteriore aggior­na­mento a cura di Brian Solis che intro­duce i pro­mo­ted media, quali ad esem­pio i pro­mo­ted tweet intro­dotti recen­te­mente da Twit­ter o le shared sto­ries di Facebook.

L’infografica di sin­tesi rias­sume ruolo e signi­fi­cato di cia­scun media come canale di comu­ni­ca­zion e aziendale.

Si tratta di un utile e dove­roso aggior­na­mento che riflette, intro­du­cendo anche la gami­fi­ca­tion, i cam­bia­menti in corso.

Si basa sul pre­sup­po­sto tutt’altro che scon­tato che le imprese abbiano risorse per uti­liz­zare il mix pos­si­bile dei canali di comu­ni­ca­zione e, soprat­tutto, che abbiano volontà e capa­cità di por­tare, in una logica di comu­ni­ca­zione inte­grata, mes­saggi per­so­na­liz­zati a per­sone diverse.  Ipo­tesi di lavoro che com­ples­si­va­mente allo stato attuale appare ben distante dalla realtà.

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Pubblicato il 22 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Nowism: Social Media & Informazione

James Suro­wieck, gior­na­li­sta sta­tu­ni­tense di rico­no­sciuta auto­re­vo­lezza, fa risa­lire il momento in cui i social media sono dive­nuti una parte rile­vante dell’ecosistema dell’informazione allo tsu­nami del 2005. Nella sua con­fe­renza sul tema spiega che:

In the world of blogs, there’s going to be before the tsu­nami and after the tsu­nami, because one of the things that hap­pe­ned in the wake of the tsu­nami was that, although ini­tially — that is, in that first day — there was actually a kind of dearth of live repor­ting, there was a dearth of live video — and some peo­ple com­plai­ned about this. They said, sort of, you know, the blog­sters let us down. What became very clear was that within a few days the out­pou­ring of infor­ma­tion was immense, and we got a com­plete and power­ful pic­ture of what had hap­pe­ned in a way that we never had been able to get before. And what you had was a group of essen­tially unor­ga­ni­zed, uncon­nec­ted wri­ters, video blog­gers, et cetera, who were able to come up with a col­lec­tive por­trait of a disa­ster that gave us a much bet­ter sense of what it was like to actually be there than the main­stream media could give us.

Si tratta di una ten­denza sem­pre più mar­cata che, sem­pre per iden­ti­fi­care ten­ta­ti­va­mente dei momenti topici di rife­ri­mento, dalla rivolta ira­niana del giu­gno 2009 vede in Twit­ter il “news stream”, la fonte dalla quale attin­gere le noti­zie più aggior­nate, per eccellenza.

Se indub­bia­mente rap­pre­senta un arric­chi­mento di fonti e punti di vista sugli avve­ni­menti di por­tata mon­diale, Twit­ter [o forse sarebbe meglio dire l’utenza di Twit­ter?] sem­bra afflitto dalla sin­drome di voler capeg­giare a tutti i costi rispetto agli altri media nell’essere la prima fonte in ordine tem­po­rale a dif­fon­dere noti­zie rilevanti.

E’ un feno­meno dif­fuso che non appar­tiene escl­si­va­mente ai social media ma è ormai carat­te­ri­stica inte­grante di una ten­denza gene­rale più ampia clas­si­fi­cata come nowism: il biso­gno di gra­ti­fi­ca­zioni ed infor­ma­zioni istan­ta­nee e costanti ben sin­te­tiz­zato dalla defi­ni­zione che ne for­ni­sce l’Urban Dictionary.

Ho veri­fi­cato per­so­nal­mente tra ieri e l’altroieri gli effetti deva­stanti che può avere sull’informazione con rife­ri­mento alle som­mosse popo­lari che stanno por­tando alla caduta dell’attuale regime in Libia.

Lo strea­ming con­ti­nuo di noti­zie dalla Libia su Twit­ter è carat­te­riz­zato da momenti di picco in seguito alla dif­fu­sione di infor­ma­zioni par­ti­co­lar­mente rile­vanti che ecci­tano gli animi e la dif­fu­sione.  Ecla­tante e signi­fi­ca­tiva a tale pro­po­sito la dina­mica rela­tiva alla pre­sunta fuga all’estero di Ghed­dafi con una prima indi­scre­zione che ottiene ben 2452 [a que­sto momento] ret­weet diven­tando di fatto noti­zia e gene­rando, oltre alla mia iro­nia,  una ridda di indi­scre­zioni, di bufale, nate su Twit­ter e riprese dai main­stream media frutto della ricon­corsa al pri­mato nella notizia.

Il nowism rischia di ucci­dere l’informazione con un rumore di fondo costante  di voci ed illa­zioni che si ricor­rono annul­lando di fatto  la posi­ti­vità di un flusso infor­ma­tivo con­di­viso e dif­fuso. Si tratta di una situa­zione che viene ben sin­te­tiz­zata da Carlo Dante nel suo «Minime Per­ve­nute»: “In prin­ci­pio fu il verbo, poi il discorso, poi l’affermazione, poi l’informazione, infine un chiasso infernale”.

Dif­fi­cile dire se si tratti di un appen­dice dell’effetto audi­tel per l’informazione online, di pro­pa­ganda, o, più sem­pli­ce­mente, di un ine­vi­ta­bile pas­sag­gio verso la matu­rità, verso una mag­giore con­sa­pe­vo­lezza, del ruolo dei social media nell’ambito più stret­ta­mente infor­ma­tivo in chiave gior­na­li­stica.  Cer­ta­mente rap­pre­senta una deriva poten­zial­mente dan­nosa da tenere in con­si­de­ra­zione alla quale attual­mente non resta che porre rime­dio affi­dan­dosi a fonti sul campo e di rico­no­sciuta affi­da­bi­lità.

- Ante­prima della Prima Pagina del NYT del 22.02.2011 -

Pubblicato il 21 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Spunti per una Contromanovra Possibile

Chi lavora in azienda molto pro­ba­bil­mente avrà sen­tito par­lare di zero-based bud­ge­ting o bud­get a base zero che dir si voglia.

E’ una logica di for­mu­la­zione del bud­get che si distin­gue da quella tra­di­zio­nal­mente uti­liz­zata che invece si basa su una logica incre­men­tale in fun­zione delle spese, degli inve­sti­menti soste­nuti storicamente.

Per­so­nal­mente sono stato chia­mato un paio di volte in pas­sato alla sua appli­ca­zione con spe­ci­fico rife­ri­mento al bud­get di mar­ke­ting ma ovvia­mente si estende all’insieme dell’impresa, dell’organizzazione nel suo com­plesso. Nella mia espe­rienza ha una valenza estre­ma­mente inte­res­sante soprat­tutto in tempi di crisi, in momenti in cui non si è in grado di soste­nere lo stesso livello di inve­sti­mento, lo stesso bud­get di spesa dell’esercizio in corso e/o degli anni pre­ce­denti poi­chè costringe ad un’analisi più appro­fon­dita della strut­tura dei costi e degli investimenti.

In un momento nel quale si è arri­vati a tre mano­vre finan­zia­rie in meno di sei set­ti­mane e pare in arrivo con buona pro­ba­bi­lità una quarta ver­sione, l’utilizzo per i conti dello stato di cri­teri di bud­get a base zero potrebbe essere for­te­mente con­si­gliato, anche se imma­gino che i suoi detrat­tori pour cause ricor­de­reb­bero che richie­de­rebbe tempi di attua­zione non com­pa­ti­bili con lo stato di emer­genza, tra­scu­ra­rando di dire che l’emergenza si è creata gra­zie ad anni di disin­te­resse all’economia del paese, come basta ricor­dare, per restare in tema, la lunga assenza di un respon­sa­bile per lo svi­luppo eco­no­mico all’interno dell’attuale coa­li­zione di governo.

Per­so­nal­mente tra le diverse pro­po­ste cir­co­late in que­sti giorni e rag­grup­pate nella defi­ni­zione di con­tro­ma­no­vra  non ho dubbi su quale sia la migliore alter­na­tiva sia in ter­mini eco­no­mici che sociali. Potrebbe essere ragio­ne­vol­mente adot­tata per gestire l’attuale emer­genza, intac­cando in misura infe­riore delle pro­po­ste che sono cir­co­late sin ora la già dif­fi­cile situa­zione dei cit­ta­dini, e con­sen­tire i tempi per una revi­sione dei conti dello stato basata su moda­lità di zero based budgeting.

Se vole­ste veri­fi­carne la bontà,  online è dispo­ni­bile una vasta scelta di simu­la­tori e di gio­chi simu­la­zione che offrono la pos­si­bi­lità di spe­ri­men­tare in prima per­sona le opzioni e le dif­fe­renze di risul­tato che ne deri­vano per le finanze pubbliche.

Pubblicato il 20 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Se il Coinvolgimento del Lettore è Mal Interpretato

Ad Age riprende i risul­tati di un’indagine svolta da Ipsos Obser­ver tesa ad inve­sti­gare livello di par­te­ci­pa­zione dei let­tori dei quo­ti­diani online in ter­mini di pro­pen­sione ed inte­resse a com­men­tare gli articoli.

Ben il 63% dei let­tori non pare com­menta mai o quasi mai gli arti­coli pro­po­sti e il 50% del cam­pione dichiara indif­fe­renza rispetto all’ipotesi di eli­mi­nare la pos­si­bi­lità di com­men­tare, cari­care  foto e video…etc. Ten­denza che è omo­ge­nea a tutte le fascie d’eta ad esclu­sione di coloro tra i 18 ed i 24 anni.

Sulla base dei dati emer­genti sarebbe dun­que legit­timo ipo­tiz­zare l’inconsistenza delle teo­rie che vedono nella par­te­ci­pa­zione e nella co-creazione dei let­tori ele­mento cen­trale del nuovo eco­si­stema dell’informazione.

Si trat­te­rebbe di un’interpretazione tanto fuor­viante quanto peri­co­losa per il futuro dei gior­nali e, più in gene­rale, per lo svi­luppo futuro dell’informazione.

I com­menti sul sito al fondo del tema pro­po­sto sono solo una delle pos­si­bi­lità, opzione scar­sa­mente eser­ci­tata non per­chè non vi sia inte­resse o par­te­ci­pa­zione bensì per­chè viene eser­ci­tata in modo diverso uti­liz­zando prin­ci­pal­mente piat­ta­forme di micro­blog­ging e social net­work. Le per­sone com­men­tano indi­ret­ta­mente attra­verso Twit­ter e gli altri stru­menti dispo­ni­bili. Si tratta di una ten­denza sem­pre più con­so­li­data che, banal­mente, chiun­que abbia un blog ha cer­ta­mente avuto modo di constatare.

E’ un ele­mento che pone l’accento sulla neces­sità di ascol­tare e non solo pro­muo­vere i pro­pri con­te­nuti  attra­verso i social media ed evi­den­zia la neces­sità di nuovi approcci e stru­menti per un mag­gior coin­vol­gi­mento dei let­tori all’interno del sito web dei quotidiani.

Pubblicato il 19 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Quotidiani Online & Social Network

Nell’ambito della pro­pria rile­va­zione perio­dica, com­Score ha pub­bli­cato i dati di sin­tesi aggior­nati a giu­gno di quest’anno rela­ti­va­mente all’utilizzo di Inter­net in cia­scuna nazione euro­pea, i 30 domini con mag­gior audience e l’andamento delle visite ai siti web dei quotidiani.

Dai dati for­niti si evi­den­zia una cre­scita dell’11% rispetto al pari periodo dell’anno pre­ce­dente pari a 167,2 milioni di utenti unici che com­ples­si­va­mente hanno visi­tato le edi­zioni online dei gior­nali in Europa.

I quo­ti­diani bri­tan­nici, spe­ci­fi­ca­ta­mente The Daily Mail e The Guar­dian, sono i due gior­nali che hanno il mag­gior numero di visi­ta­tori, unico quo­ti­diano non euro­peo che attrae 5,7 milioni di vita­tori dall’Europa è il New York Times. Nes­suna cita­zione spe­ci­fica per le pub­bli­ca­zioni ita­liane che hanno numeri dav­vero esi­gui rispetto ai loro omo­lo­ghi delle altre nazioni.

L’analisi evi­den­zia il ruolo  di Face­book come refe­rente dei quo­ti­diani on line in Europa con un’incidenzia media del 7,4% quasi rad­dop­piata rispetto al giu­gno 2010 che arriva addi­rit­tura al 14% per il tede­sco Bild. Non poteva essere altri­menti vista la massa di utenti pre­senti sul social net­work in que­stione e l’attenzione che ormai tutti i quo­ti­diani vi dedi­cano almeno in ter­mini di pre­senza.

Al tempo stesso l’aggiornamento dei dati for­niti da Out­brain con­ferma come com­ples­si­va­mente la quota più rile­vante delle visite ai siti web degli edi­tori arriva dai motori di ricerca ed in par­ti­co­lare, ancora una volta, da Goo­gle [che però è l’unico in calo con il –5,5% rispetto alla rile­va­zione precedente].

La rile­va­zione del secondo tri­me­stre 2011 evi­den­zia come vi siano delle dif­fe­renze signi­fi­ca­tive tra i diversi con­ti­neti del mondo in ter­mini di inci­denza che i social net­work hanno come vei­colo per atti­rare visi­ta­tori alle edi­zioni online dei gior­nali. Il report for­ni­sce anche i dati rela­tivi a Twit­ter evi­den­ziando  il ruolo pri­ma­rio rispetto a Face­book come refer­rer con un inci­denza di ben il 75%.

Sono infor­ma­zioni che con­fer­mano il diverso ruolo dei distinti social net­work richia­mando l’attenzione dun­que ad un uti­lizzo diverso in ter­mini di comu­ni­ca­zione cor­po­rate sia in rife­ri­mento al com­parto edi­to­riale che più in generale.

Pubblicato il 18 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Effetti Collaterali

Il Blac­k­berry, ed in par­ti­co­lare il suo ser­vi­zio crip­tato di mes­sag­gi­stica istan­ta­nea  che già tempo fa aveva sol­le­vato timori e cen­sure in alcuni stati della peni­sola araba, come noto, è stato il mezzo di comu­ni­ca­zione uti­liz­zato durante i recenti scon­tri che hanno attra­ver­sato le città della Gran Bretagna.

RIM, l’azienda pro­dut­trice dello smart­phone, aveva imme­dia­ta­mente spe­ci­fi­cato che il suo sistema era rispon­dente alla legi­sla­zione bri­tan­nica ed offerto la pro­pria col­la­bo­ra­zione alla poli­zia non senza qual­che imba­razzo per l’indesiderato coin­vol­gi­mento nei disordini.

Brand­watch ha svolto un’analisi del “sen­ti­ment” rela­ti­va­mente alle men­zioni su Twit­ter della marca in que­stione iden­ti­fi­cando non solo il natu­rale incre­mento delle cita­zioni ma anche una cre­scita signi­fi­ca­tiva, come mostra il gra­fico di sin­tesi sot­to­ri­por­tato, della nega­ti­vità di atteg­gia­mento nei commenti.

Effetti col­la­te­rali che smen­ti­scono il luogo comune del «pur­chè se ne parli» facen­done un’interessante case study per coloro che si occu­pano di pr online.

Pubblicato il 18 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Social Media sulla Carta

The Cool Blue Com­pany ha annun­ciato il lan­cio di una pub­bli­ca­zione men­sile dedi­cata ai social media.

“The Social Media Mon­thly” sarà distri­buita negli Stati Uniti nella catena di Bar­nes & Noble ed in altre 8 nazioni nel mondo tra le quali non figura l’Italia.

L’uscita del primo numero è pre­vi­sta per set­tem­bre ed è pos­si­bile abbo­narsi per un anno al costo di $79.99 con l’opzione, come sem­pre più fre­quen­te­mente avviene, di avere anche il for­mato digi­tale incluso nell’abbonamento all’edizione car­ta­cea. Dispo­ni­bile anche una ver­sione per iPad.

La coper­tina del primo numero, dise­gnata da Yiy­ing Lu, famosa per la sua “Fail Whale” di Twit­ter, pare essere il pezzo forte della rivista.

In assenza di un mag­gior det­ta­glio sui con­te­nuti si resta comun­que per­plessi rela­ti­va­mente alla tra­spo­si­zione car­ta­cea di un tema in rapi­dis­sima evo­lu­zione for­te­mente anco­rato al mondo digitale.

[Via]

Pubblicato il 17 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Epitaffio dei Giornali

«Inter­net ha ucciso i gior­nali, epi­taf­fio dei quo­ti­diani: un info­gra­fica».  Apre così l’infografica rea­liz­zata da Tech­vi­bes che rias­sume le moti­va­zioni dei soste­ni­tori della morte pros­sima ven­tura dei gior­nali basando le pro­prie argo­men­ta­zioni fon­da­men­tal­mente sui dati della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria dei quo­ti­diani nella ver­sione cartacea.

Inter­net non ha ucciso i giornali.

I gior­nali si sono len­ta­mente sui­ci­dati ada­gian­dosi sulla con­sue­tu­dine, su ciò che sape­vano fare, senza che vi sia stata inno­va­zione di pro­dotto, ad esclu­sione dell’introduzione del colore, per oltre 300 anni.

Se, nono­stante gli annunci mor­tuari, la carta non scom­pa­rirà, cer­ta­mente è dive­nuta solo uno dei diversi sup­porti, for­mat, a dispo­si­zione all’interno di un ben più vasto eco­si­stema dell’informazione.

Se i quo­ti­diani tra­di­zio­nali, pur senza ces­sare di esi­stere, diven­te­ranno il nuovo vinile, oggetto di culto per appas­sio­nati, o meno, non dipende da Inter­net, nè dalla com­pe­ti­zione, comun­que esi­stente, degli altri mezzi, ma dalla capa­cità di ascol­tare e dare delle rispo­ste a quello che si è impa­rato dal cam­bia­mento.

Pubblicato il 16 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Giornali e Notizie all’Italiana

Oggi in Ita­lia, con­tra­ria­mente a quanto avviene nelle altre nazioni euro­pee, i quo­ti­diani non ven­gono pubblicati.

Con­si­de­rando che oltre il 50% delle edi­cole è atti­vità “pro­mi­scua”, ovvero ha un’offerta di altre cate­go­rie mer­ceo­lo­gi­che, e dun­que sarà comun­que aperta, si tratta di un’ottima stra­te­gia per disaf­fe­zio­nare ulte­rior­mente le per­sone dalla let­tura dei quotidiani.

Cha­peau!

Pubblicato il 14 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Gamification & Hype

Gart­ner  ha esa­mi­nato il livello di matu­rità, il ciclo di vita di 1900 tec­no­lo­gie e le ten­denze di 76 settori/mercati valu­tan­done e pre­ve­den­done il livello ed i tempi di dif­fu­sione nell’adozione.

Sono spe­ci­fi­ca­ta­mente iden­ti­fi­cati livello di accet­ta­zione ed impatto rela­tivo con rife­ri­mento al vis­suto espe­rien­ziale ed all’interazione dell’utenza. Quan­tità e qua­lità di infor­ma­zioni che si ren­dono pro­gres­si­va­mente dispo­ni­bili, ed il loro pos­si­bile uti­lizzo, sia in chiave di comu­ni­ca­zione e mar­ke­ting che, più in gene­rale, alle prese di deci­sione aziendale.

Secondo l’hype cycle pub­bli­cato pochi giorni fa, la gami­fi­ca­tion si trova al ter­mine della prima linea ascen­dente ed i tempi per un’adozione di massa sono sti­mati in un periodo com­preso tra i 5 ed i 10 anni.  In base alle chiavi di let­tura del rap­porto si trat­te­rebbe di una delle tec­no­lo­gie che desta il mag­gior livello di aspettativa.

Hype Cycle for Emer­ging Tech­no­lo­gies, 2011 — Fonte: Gart­ner Luglio 2011

Tra le diverse defi­ni­zioni offerte dall’Urban Dic­tio­nary del ter­mine hype la prima ha una con­no­ta­zione nega­tiva, mani­po­la­to­ria. E’ un’associazione sot­to­li­neata da Fede­rico Fasce di recente e rilan­ciata, in ter­mini di con­tri­buto alla discus­sione, sia da Luca De Biase che da Andrea Con­tino.

Se la gami­fi­ca­tion fosse solo una buzz word, un neo­lo­gi­smo alla moda, o final­mente una ten­denza emer­gente è stato il punto di par­tenza di ana­lisi pro­po­sto dal sot­to­scritto circa un paio di mesi fa.

Indub­bia­mente, come spesso avviene per ele­menti di novità e ten­denza, non man­cano improv­vi­sa­zioni e la con­fu­sione su cosa sia e come ed a quali con­te­sti possa essere appli­cata la gami­fi­ca­tion è diffusa.

La gami­fi­ca­tion non è un inven­zione di mar­ke­ting, non è nep­pure una tec­no­lo­gia [mi spiace per Gart­ner]. Sep­pure, come sem­pre più spesso avviene la tec­no­lo­gia sia indub­bia­mente ele­mento abi­li­tante e faci­li­tante, l’utilizzo di moda­lità di gioco nei pro­cessi azien­dali non vi è diret­ta­mente con­nessa non rap­pre­sen­tando ele­mento impre­scin­di­bile della stessa.

Il gioco come mezzo di sco­perta, appren­di­mento e comu­ni­ca­zione in azienda esi­ste da prima ed a pre­scin­dere dalla tec­no­lo­gia utilizzata.

I gio­chi sono con­te­ni­tori. I gio­chi, come i libri o i film, non sono delle sto­rie ma le con­ten­gono, sono sem­pre inte­rat­tivi, lineari o non. In tal senso sono un media, un mezzo appunto che ha poten­zia­lità per otte­nere obiet­tivi defi­niti con diversi campi di appli­ca­zione in ambito aziendale.

Se il ter­mine gami­fi­ca­tion venga uti­liz­zato impro­pria­mente o meno, se sia attual­mente una buzz word, ritengo sia com­ples­si­va­mente inin­fluente. E’ impor­tante sti­mo­lare inte­resse ad atten­zione sul tema, sarà poi cura di coloro che effet­ti­va­mente hanno cul­tura e capa­cità di appli­ca­zione  con­creta in quest’ambito distin­guersi dal rumore di fondo pro­po­nendo solu­zioni ad hoc per cia­scun obiet­tivo di comu­ni­ca­zione, sia esterna che interna, come sem­pre avviene.

Se oltre allo spa­zio dei com­menti, come sem­pre a dispo­si­zione, vole­ste appro­fon­dire e con­fron­tarvi di per­sona potremo farlo al Roma­gna­Camp pros­simo venturo.

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