Pubblicato il 31 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Prospettive & Modelli di Business dell’Informazione Digitale

Il tema di quali pro­spet­tive e quali modelli di busi­ness siano rea­li­sti­ca­mente per­se­gui­bili per l’informazione digi­tale è cen­trale rispetto all’evoluzione dell’ecosistema dell’informazione.

Al con­tri­buto, agli spunti offerti dalle rifles­sioni di Ste­fano Quin­ta­relli, si è aggiunta ieri la visione a tutto tondo, come sem­pre da leg­gere con atten­zione, di Luca De Biase.

Dopo aver ana­liz­zato la scorsa set­ti­mana l’ambiente, la filiera edi­to­riale tra­di­zio­nale, cer­cando di iden­ti­fi­care le poten­ziali aree di recu­pero di effi­cenza e red­di­ti­vità in tale ambito, come pro­messo, è ora la volta dell’online e più in gene­rale del digitale.

Le più recenti, e qua­li­fi­cate, ana­lisi dell’evoluzione e del macro­sce­na­rio di rife­ri­mento sono state effet­tuate dalla Colum­bia Uni­ver­sity Review che ha rila­sciato a mag­gio di quest’anno un rap­porto di ana­lisi dei modelli di busi­ness dell’informazione digi­tale [ottimo il lavoro di tra­du­zione inte­grale dello stu­dio CJR che gli amici di LSDI stanno svol­gendo] e, con spe­ci­fico rife­ri­mento all’Italia, gra­zie alla ricerca pre­sen­tata a marzo dall’Osservatorio New Media & Tv della School of Mana­ge­ment del Poli­tec­nico di Milano.

In entrambi i casi appare chiaro come la tran­si­zione, l’evoluzione verso il digi­tale non offra com­ples­si­va­mente pro­spet­tive signi­fi­ca­tive in ter­mini di ritorni eco­no­no­mici  nel breve — medio periodo, come aveva già segna­lato Poyn­ter nel 2005 , imma­gi­nando tassi di cre­scita otti­mi­stici del 33% all’anno, ipo­tiz­zava che i ricavi del digi­tale avreb­bero impie­gato ben 14 anni [si parla dun­que, nella migliore delle ipo­tesi, della fine di que­sto decen­nio]  per rag­giun­gere quelli della carta stam­pata. E’ chiaro, altret­tanto, che non essen­doci stato que­sto tasso di cre­scita ed in fun­zione dell’abbattimento, sin ora, delle tariffe ai quali ven­gono ven­duti gli spazi pub­bli­ci­tari online, il periodo si dilata ulteriormente.

- Inci­denza dei Media in Ita­lia — Fonte: Osser­va­to­rio New Media & Tv

Il modello di busi­ness dell’informazione online ricalca fon­da­men­tal­mente, sin ora, quello tra­di­zio­nale con attese di ricavi per gli edi­tori dalla ven­dita di spazi pub­bli­ci­tari e di abbo­na­menti, di pac­chetti, per poter fruire dell’informazione pubblicata.

Sul tema della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria online e sui ritorni che può gene­rare per gli edi­tori, ed in par­ti­co­lare per i quo­ti­diani on line, mi con­cen­trerò, com­ple­tando la tri­lo­gia di ana­lisi di sce­na­rio e pro­spet­tive, a breve. Jeff Jar­vis, anche in que­sto caso, ne ha recen­te­mente defi­nito pun­tual­mente i con­torni, chia­rendo quale sia la pro­ble­ma­tica di fondo in quest’ambito.

In chiave più stret­ta­mente infor­ma­tiva, e di pro­pen­sione da parte del let­tore a pagare per la stessa, il con­tri­buto più inte­res­sante arriva da Lynne K. Bren­nen, Senior Vice Pre­si­dent Cir­cu­la­tion di Dow Jones & Com­pany, edi­tore di The Wall Street Jour­nal new­spa­per ed altre testate.

In un arti­colo pub­bli­cato sul sito dell’International News Mar­ke­ting Asso­cia­tion la bril­lante mana­ger pro­pone un algo­ritmo, una for­mula di cal­colo di media pon­de­rata, che iden­ti­fica la pro­pen­sione delle per­sone a pagare l’informazione incro­ciando tipo di piat­ta­forma e contenuto.

La Bren­nen iden­ti­fica 5 dri­vers asse­gnando a cia­scuno di essi un peso spe­ci­fico in ter­mini di rilevanza:

Com­ples­si­va­mente, in base a que­sti fat­tori pon­de­rati, la miglior valu­ta­zione è per i tablet che otten­gono un pun­teg­gio di 100, seguiti dai gior­nali di carta con 60 e dalle edi­zioni online dei quo­ti­diani con 38. Mar­gi­nali smart­pho­nes e social network.

Indi­ca­zioni estre­ma­mente inte­res­santi che, da un lato, vanno incro­ciate con la pene­tra­zione di cia­scuna piat­ta­forma e, dall’altro lato,  adat­tate, per­so­na­liz­zate per un’analisi spe­ci­fica della sin­gola realtà aziendale.

La chiave del suc­cesso sem­bra risie­dere essen­zial­mente in due fat­tori: forte spe­cia­liz­za­zione e valore, anche in ter­mini di per­ma­nenza, di durata, dei con­te­nuti, com­bi­nati con una gran­dis­sima atten­zione, in ter­mini di moni­to­rag­gio, delle infor­ma­zioni otte­nute gra­zie al trac­king dell’utenza online, ai quali, con spe­ci­fico rife­ri­mento ad infor­ma­zioni eco­no­mico — finan­zia­rie, va aggiunta l’importanza dell’informazione in tempo reale, e dun­que neces­sa­ria­mente digitale/online, che rap­pre­senta mag­gior­mente un valore aggiunto in tale ambito.

E’ pro­ba­bil­mente impos­si­bile, e forse sba­gliato con­cet­tual­mente e meto­do­lo­gi­ca­mente, trarre una lezione gene­rale appli­ca­bile a con­te­sti diversi sulla pos­si­bi­lità di valo­riz­zare i con­te­nuti online. Se una va pro­po­sta risiede cer­ta­mente a mio avviso nella [ri]definizione della custo­mer value pro­po­si­tion  per la rea­liz­za­zione di pro­po­ste di suc­cesso in ambito edi­to­riale. Su que­sto fronte la strada della spe­cia­liz­za­zione, a parità di con­di­zione, potrebbe essere vin­cente nell’attuale sce­na­rio com­pe­ti­tivo carat­te­riz­zato da fram­men­ta­zione di inte­ressi e sovrab­bon­danza di infor­ma­zione. Se siete arri­vati a leg­gere sin qui signi­fica che si tratta di un tema che vi inte­ressa e vi coin­volge, qua­lun­que com­mento o inte­gra­zione è, come sem­pre, non solo gra­dito ma auspicato.

Nei pros­simi giorni, come anti­ci­pato, com­ple­terò la visione con­cen­tran­domi sulla terza varia­bile: la comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria e e le reve­nues che può rea­li­sti­ca­mente gene­rare per l’informazione online.