agosto 2011

Pubblicato il 31 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Prospettive & Modelli di Business dell’Informazione Digitale

Il tema di quali pro­spet­tive e quali modelli di busi­ness siano rea­li­sti­ca­mente per­se­gui­bili per l’informazione digi­tale è cen­trale rispetto all’evoluzione dell’ecosistema dell’informazione.

Al con­tri­buto, agli spunti offerti dalle rifles­sioni di Ste­fano Quin­ta­relli, si è aggiunta ieri la visione a tutto tondo, come sem­pre da leg­gere con atten­zione, di Luca De Biase.

Dopo aver ana­liz­zato la scorsa set­ti­mana l’ambiente, la filiera edi­to­riale tra­di­zio­nale, cer­cando di iden­ti­fi­care le poten­ziali aree di recu­pero di effi­cenza e red­di­ti­vità in tale ambito, come pro­messo, è ora la volta dell’online e più in gene­rale del digitale.

Le più recenti, e qua­li­fi­cate, ana­lisi dell’evoluzione e del macro­sce­na­rio di rife­ri­mento sono state effet­tuate dalla Colum­bia Uni­ver­sity Review che ha rila­sciato a mag­gio di quest’anno un rap­porto di ana­lisi dei modelli di busi­ness dell’informazione digi­tale [ottimo il lavoro di tra­du­zione inte­grale dello stu­dio CJR che gli amici di LSDI stanno svol­gendo] e, con spe­ci­fico rife­ri­mento all’Italia, gra­zie alla ricerca pre­sen­tata a marzo dall’Osservatorio New Media & Tv della School of Mana­ge­ment del Poli­tec­nico di Milano.

In entrambi i casi appare chiaro come la tran­si­zione, l’evoluzione verso il digi­tale non offra com­ples­si­va­mente pro­spet­tive signi­fi­ca­tive in ter­mini di ritorni eco­no­no­mici  nel breve — medio periodo, come aveva già segna­lato Poyn­ter nel 2005 , imma­gi­nando tassi di cre­scita otti­mi­stici del 33% all’anno, ipo­tiz­zava che i ricavi del digi­tale avreb­bero impie­gato ben 14 anni [si parla dun­que, nella migliore delle ipo­tesi, della fine di que­sto decen­nio]  per rag­giun­gere quelli della carta stam­pata. E’ chiaro, altret­tanto, che non essen­doci stato que­sto tasso di cre­scita ed in fun­zione dell’abbattimento, sin ora, delle tariffe ai quali ven­gono ven­duti gli spazi pub­bli­ci­tari online, il periodo si dilata ulteriormente.

- Inci­denza dei Media in Ita­lia — Fonte: Osser­va­to­rio New Media & Tv

Il modello di busi­ness dell’informazione online ricalca fon­da­men­tal­mente, sin ora, quello tra­di­zio­nale con attese di ricavi per gli edi­tori dalla ven­dita di spazi pub­bli­ci­tari e di abbo­na­menti, di pac­chetti, per poter fruire dell’informazione pubblicata.

Sul tema della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria online e sui ritorni che può gene­rare per gli edi­tori, ed in par­ti­co­lare per i quo­ti­diani on line, mi con­cen­trerò, com­ple­tando la tri­lo­gia di ana­lisi di sce­na­rio e pro­spet­tive, a breve. Jeff Jar­vis, anche in que­sto caso, ne ha recen­te­mente defi­nito pun­tual­mente i con­torni, chia­rendo quale sia la pro­ble­ma­tica di fondo in quest’ambito.

In chiave più stret­ta­mente infor­ma­tiva, e di pro­pen­sione da parte del let­tore a pagare per la stessa, il con­tri­buto più inte­res­sante arriva da Lynne K. Bren­nen, Senior Vice Pre­si­dent Cir­cu­la­tion di Dow Jones & Com­pany, edi­tore di The Wall Street Jour­nal new­spa­per ed altre testate.

In un arti­colo pub­bli­cato sul sito dell’International News Mar­ke­ting Asso­cia­tion la bril­lante mana­ger pro­pone un algo­ritmo, una for­mula di cal­colo di media pon­de­rata, che iden­ti­fica la pro­pen­sione delle per­sone a pagare l’informazione incro­ciando tipo di piat­ta­forma e contenuto.

La Bren­nen iden­ti­fica 5 dri­vers asse­gnando a cia­scuno di essi un peso spe­ci­fico in ter­mini di rilevanza:

Com­ples­si­va­mente, in base a que­sti fat­tori pon­de­rati, la miglior valu­ta­zione è per i tablet che otten­gono un pun­teg­gio di 100, seguiti dai gior­nali di carta con 60 e dalle edi­zioni online dei quo­ti­diani con 38. Mar­gi­nali smart­pho­nes e social network.

Indi­ca­zioni estre­ma­mente inte­res­santi che, da un lato, vanno incro­ciate con la pene­tra­zione di cia­scuna piat­ta­forma e, dall’altro lato,  adat­tate, per­so­na­liz­zate per un’analisi spe­ci­fica della sin­gola realtà aziendale.

La chiave del suc­cesso sem­bra risie­dere essen­zial­mente in due fat­tori: forte spe­cia­liz­za­zione e valore, anche in ter­mini di per­ma­nenza, di durata, dei con­te­nuti, com­bi­nati con una gran­dis­sima atten­zione, in ter­mini di moni­to­rag­gio, delle infor­ma­zioni otte­nute gra­zie al trac­king dell’utenza online, ai quali, con spe­ci­fico rife­ri­mento ad infor­ma­zioni eco­no­mico — finan­zia­rie, va aggiunta l’importanza dell’informazione in tempo reale, e dun­que neces­sa­ria­mente digitale/online, che rap­pre­senta mag­gior­mente un valore aggiunto in tale ambito.

E’ pro­ba­bil­mente impos­si­bile, e forse sba­gliato con­cet­tual­mente e meto­do­lo­gi­ca­mente, trarre una lezione gene­rale appli­ca­bile a con­te­sti diversi sulla pos­si­bi­lità di valo­riz­zare i con­te­nuti online. Se una va pro­po­sta risiede cer­ta­mente a mio avviso nella [ri]definizione della custo­mer value pro­po­si­tion  per la rea­liz­za­zione di pro­po­ste di suc­cesso in ambito edi­to­riale. Su que­sto fronte la strada della spe­cia­liz­za­zione, a parità di con­di­zione, potrebbe essere vin­cente nell’attuale sce­na­rio com­pe­ti­tivo carat­te­riz­zato da fram­men­ta­zione di inte­ressi e sovrab­bon­danza di infor­ma­zione. Se siete arri­vati a leg­gere sin qui signi­fica che si tratta di un tema che vi inte­ressa e vi coin­volge, qua­lun­que com­mento o inte­gra­zione è, come sem­pre, non solo gra­dito ma auspicato.

Nei pros­simi giorni, come anti­ci­pato, com­ple­terò la visione con­cen­tran­domi sulla terza varia­bile: la comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria e e le reve­nues che può rea­li­sti­ca­mente gene­rare per l’informazione online.

Pubblicato il 30 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Rimedi Omeopatici

Si è final­mente con­clusa la vicenda che ha visto Boi­ron, mul­ti­na­zio­nale fran­cese che pro­duce e com­mer­cia­lizza pro­dotti omeo­pa­tici, al cen­tro di una crisi di comu­ni­ca­zione nata dalle con­si­de­ra­zioni di Samuele Riva sul suo blog.

Si tratta dell’enne­simo caso di cat­tiva gestione della comu­ni­ca­zione in Rete da parte di aziende che, per dimen­sioni e strut­tura orga­niz­za­tiva, dovreb­bero alle porte del 2012 essere in grado di gestire deci­sa­mente meglio que­sto tipo di situazioni.

Sono epi­sodi che minac­ciano seria­mente la repu­ta­zione delle imprese che ne sono coin­volte, cau­sati fon­da­men­tal­mente da scol­la­mento tra i diversi reparti azien­dali e scarsa pre­pa­ra­zione alla gestione di situa­zioni di que­sto tipo.

Nel 2008 Air Force Sta­tu­ni­tense ha pro­dotto un dia­gramma di flusso che iden­ti­fica i pas­saggi chiave e le azioni da com­piere per casi di que­sto genere.

Si tratta di un ausi­lio tanto banale quanto fon­da­men­tale che dimo­stra la pos­si­bi­lità di pre-pararsi per gestire ade­gua­ta­mente le rela­zioni e la comu­ni­ca­zione online evi­tando così le pos­si­bili con­se­quenze di un disa­stro media­tico gene­rato dall’«effetto strei­sand».

Gui­de­li­nes che il mar­ke­ting, i respon­sa­bili della comu­ni­ca­zione azien­dale, d’intesa con un legale che abbia buona sen­si­bi­lità alle tema­ti­che della rete, non devono, non pos­sono ulte­rior­mente esi­mersi dal codi­fi­care nel pano­rama attuale.

Pubblicato il 30 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Iperconcentrazione dei Media

Rogier Klomp, diret­tore di This is Pro­pa­ganda, nel breve docu­men­ta­rio, otti­ma­mente rea­liz­zato con delle ani­ma­zioni, ana­lizza la cre­scente con­cen­tra­zione nel mondo dei media.

Nel 2010 sei imprese con­trol­lano i tre quarti dei net­work tele­vi­sivi del mondo influen­zando ine­vi­ta­bil­mente secondo i pro­pri inte­ressi la per­ce­zione della realtà.

Sono dina­mi­che alle quali, con­tra­ria­mente a quanto si possa comu­ne­mente rite­nere, non si sot­trae nep­pure la Rete.

[Via]

Pubblicato il 29 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Mercati Drogati

Che la sov­ven­zione dello Stato a sup­porto di prodotti/mercati in dif­fi­coltà abbia scarso effetto, o addi­rit­tura effetto nega­tivo, è dimo­strato osser­vando dina­mi­che e ten­denze del mer­cato dell’auto, e rela­tive incen­ti­va­zioni alla rot­ta­ma­zione, degli ultimi anni.

Il mer­cato edi­to­riale vive per una quota parte anche dei sus­sidi sta­tali da tempo.

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism dell’ Uni­ver­sità di Oxford ha pub­bli­cato un ana­lisi [+] delle sov­ven­zioni sta­tali, dirette ed indi­rette, ai media di sei nazioni nel mondo Ita­lia compresa.

- Clicca per Ingrandire -

Fré­dé­ric Fil­loux, dalle colonne di Mon­day Note, ha effet­tuato una riclas­si­fi­ca­zione dei dati della ricerca pub­bli­cando le ven­dite dei quo­ti­diani per ogni 1000 abi­tanti e l’incidenza dei sus­sidi per ogni cit­ta­dino rela­ti­vante alle nazioni oggetto dell’analisi del Reu­ters Insti­tute for the Study of Journalism.

Secondo quanto pub­bli­cato, l’Italia è il terzo Paese per inci­denza dei con­tri­buti sta­tali all’editoria e ultimo nel rap­porto tra numero di abi­tanti e ven­dite di quotidiani.

I dati dimo­strano che non vi è una rela­zione diretta tra la pene­tra­zione di Inter­net e le ven­dite dei quo­ti­diani, con Fin­lan­dia e Gran Bre­ta­gna che hanno un’elevata rea­der­ship ed altret­tanto un ele­vato numero di utenti che uti­liz­zano la Rete.

Nella mia per­so­nale inter­pre­ta­zione delle infor­ma­zioni dispo­ni­bili, i dati smen­ti­scono l’ipotesi che uno dei pro­blemi dei quo­ti­diani sia legato ad aspetti demo­gra­fici. Al con­tra­rio, in una nazione quale l’Italia con pro­gres­sivo invec­chia­mento della popo­la­zione que­sto dovrebbe, even­tual­mente, essere un vantaggio.

Se i con­tri­buti al com­parto edi­to­riale siano una forma di sup­porto alla libertà di infor­ma­zione e, di riflesso, alla demo­cra­zia, o meno, è cer­ta­mente discu­ti­bile. Quello che appare ino­pi­bi­na­bile è l’effetto per­verso di dro­gare il mer­cato,  l’inutilità, o peg­gio, di con­tri­buti che non abbiano una fina­lità spe­ci­fica e misurabile.

Pubblicato il 28 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

L’Uragano dell’Informazione

Come fac­cio quasi ogni mat­tina, stavo dando un’occhiata alla ver­sione online dei prin­ci­pali quo­ti­diani quando, arri­vato al terzo, qual­cosa ha ini­ziato a stri­dere, per­fino ad infa­sti­dirmi, spin­gen­domi ad approfondire.

Ho così veri­fi­cato che l’apertura, il primo titolo in testa, delle home page di tutti i mag­giori gior­nali euro­pei è dedi­cata a Irene l’uragano che sta col­pendo gli Stati Uniti. Non c’è quo­ti­diano per il quale la noti­zia prin­ci­pale non sia rela­tiva a que­sto evento atmo­sfe­rico eccezionale.

Jeff Jar­vis parla di #storm­porn ridi­co­liz­zando la qua­lità della coper­tura gior­na­li­stica, ed in par­ti­co­lare quella tele­vi­siva, dell’uragano.

Se è pos­si­bile com­pren­dere che i gior­nali inglesi dedi­chino tanta rile­vanza ai fatti poi­chè per loro la quota di traf­fico, di visite, che arriva dagli USA è una quota rile­vante, che que­sto avvenga anche per i gior­nali ita­liani, fran­cesi e spa­gnoli desta in me più di qual­che per­ples­sità e preoccupazione.

Se la teo­ria com­plot­ti­sta potrebbe rile­vare una stra­te­gia della disat­ten­zione rispetto ad altri fatti che cer­ta­mente hanno rile­vanza supe­riore nei rispet­tivi Paesi, per­so­nal­mente pro­pendo per una non meno pre­oc­cu­pante omo­lo­ga­zione al ribasso.

L’audience dri­ven jour­na­lism, il gior­na­li­smo che punta tutto sull’attrazione dell’audience, si evolve, pare ad ogni lati­tu­dine, in karaoke jour­na­lism annul­lando di fatto le poten­zia­lità di plu­ra­lità di visione e di pen­siero della Rete in nome degli accessi da ven­dere agli inve­sti­tori pubblicitari.

Tutto cam­bia, nulla muta.

Read More

Pubblicato il 27 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Twitter è più Veloce di un Terremoto

The New York Times ha creato un nuovo feed, un nuovo account su Twit­ter spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cato a for­nire infor­ma­zione in tempo reale su eventi di par­ti­co­lare rile­vanza.  Le moti­va­zioni die­tro alla crea­zione di un ulte­riore canale oltre a quello già esi­stente sono ben spie­gate dal Nie­man Jour­na­lism Lab.

Si tratta della con­sa­cra­zione defi­ni­tiva di Twit­ter come canale d’informazione.

Con­tem­po­ra­nea­mente, Twit­ter stesso ha pro­dotto un breve video pro­mo­zio­nale nel quale punta deci­sa­mente sul pro­prio plus di essere mezzo d’informazione rapido. Il girato, gio­cando con sapiente iro­nia, mostra una per­sona che avvi­sata via Twit­ter del ter­re­moto pone rime­dio, per così dire, alla situazione.

Come ho già avuto modo di segna­lare, pun­tare tutto sulla velo­cità d’informazione rischia di creare un feno­meno defi­nito “ham­ste­ri­za­tion” che, para­fra­sando la corsa all’interno della ruota del cri­ceto, con­ferma in tutta la sua nega­ti­vità i rischi  dell’effetto audi­tel sull’informazione online.

La tem­pe­sti­vità dell’informazione non è sem­pre neces­sa­ria­mente un valore, ancor meno se fini­sce per essere ele­mento di disturbo alla sele­zione qua­li­fi­cata ed all’affidabilità.

Pubblicato il 26 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Le Latitudini del Gioco

Il gioco è ormai atti­vità dif­fusa, tra­sver­sale ad ogni fascia d’età, che rac­co­glie ampia­mente l’interesse delle per­sone. Feno­meno di massa gra­zie anche alla dif­fu­sione all’interno dei social net­work rac­colto nella defi­ni­zione di social gaming.

Lati­tude ha con­dotto una ricerca quan­ti­ta­tiva sui pos­ses­sori di smart­phone di età com­presa tra i 15 ed i 54 anni che si defi­nis­sero, almeno, gio­ca­tori occa­sio­nali. I risul­tati, rila­sciati pochi giorni fa, sono libe­ra­mente sca­ri­ca­bili.

Il gioco rimane cer­ta­mente un’attività legata a momenti di svago ed intrat­te­ni­mento ma assume sem­pre più altre valenze legate al rag­giun­gi­mento di obiet­tivi per­so­nali ed anche di carat­tere sociale.

L’interazione sociale attra­verso il gioco è un mezzo non un fine. I gio­chi sono sem­pre più un cata­liz­za­tore di nuovi legami sociali e di inte­ressi comuni.

Il campo di appli­ca­zione dei gio­chi tra­va­lica l’aspetto pret­ta­mente ludico diven­tando mezzo di for­ma­zione e, dun­que, appren­di­mento, di rela­zione sociale sia in ter­mini di rap­porti tra le per­sone che di temi legati alla società quali ambiente ed eco­no­mia, sino a diven­tare media per sol­le­ci­tare e coin­vol­gere le per­sone su  istanze civiche.

Per veri­fi­carne l’applicazione, anche in campo edi­to­riale, oggi non è più neces­sa­rio rifarsi esclu­si­va­mente ad espe­rienze d’oltreoceano ma è suf­fi­ciente visi­tare l’area appo­si­ta­mente dedi­cata all’interno dell’edizione online della Gaz­zetta dello Sport.

La  gami­fi­ca­tion, o quale che sia il ter­mine più con­sono per iden­ti­fi­carne la por­tata e le carat­te­ri­sti­che distin­tive, è ormai indub­bia­mente un media, un mezzo per comu­ni­care, e dun­que rela­zio­narsi, a tutti gli effetti.

Pubblicato il 25 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

ShareApocalypse

Sum­mify “tira la volata” al pro­prio ser­vi­zio e mostra in un’infografica la massa infi­nita di infor­ma­zioni che ven­gono con­di­vise attra­verso i prin­ci­pali social network.

Numeri tanto inte­res­santi quanto impres­sio­nanti che for­ni­scono la rea­son why, la moti­va­zione, alla nascita dei pro­mo­ted media come mezzo di comu­ni­ca­zione cor­po­rate neces­sa­rio ad otte­nere evi­denza del pro­prio mes­sag­gio, per riu­scire ad ovviare al sovrac­ca­rico infor­ma­tivo al quale gli inter­nauti sono sot­to­po­sti anche nei social network:

Si genera così un appa­rente para­dosso tra con­di­vi­sione di con­te­nuti e neces­sità di pro­muo­verli sul quale si impone una rifles­sione: che sia in chiave di comu­ni­ca­zione azien­dale o in un’ottica di por­gere infor­ma­zione in chiave gior­na­li­stica lavo­rare su cri­teri basati sulla rile­vanza pare l’unica solu­zione praticabile.

- Clicca per Ingrandire -

Pubblicato il 25 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Focalizzati sulle Competenze Tecniche

Sta ormai alla prima pagina del bignami sulle buone pra­ti­che in ambito lavo­ra­tivo la que­stione delle 3C:

  • Cono­no­scenze: Il sapere di un individuo
  • Com­pe­tenze: La capa­cità “pra­tica” di saper appli­care il sapere
  • Com­por­ta­menti: Modi di agire e stra­te­gie gene­rali di azione dell’individuo nell’esercizio della sua professione

Secondo i risul­tati di una ricerca svolta dal Natio­nal Coun­cil for the Trai­ning of Jour­na­lists [NTCJ], accre­di­tato isti­tuto di for­ma­zione alla pro­fes­sione gior­na­li­stica, per oltre 100 edi­tori anglo­sas­soni il focus è sulle com­pe­tenze tecniche.

Il son­dag­gio online, al quale sono seguiti focus group di appro­fon­di­mento in diverse città della Gran Bre­ta­gna, evi­den­zia come ai primi posti degli skill rite­nuti rile­vanti vi siano gli aspetti tec­nici, quelli più tra­di­zio­nali della pro­fes­sione gior­na­li­stica, men­tre sono fana­lino di coda l’interazione con i let­tori, uti­lizzo delle tec­no­lo­gie web based e social media.

Sono evi­denze che defi­ni­scono la misura della distanza ancora da col­mare tra com­por­ta­menti ed inte­ressi dei let­tori e quelli di molte redazioni.

[Via]

Pubblicato il 24 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Didascalisco & Propedeutico

Ste­fano Quin­ta­relli qual­che giorno fa ha pro­dotto un inte­res­sante rifles­sione su quella che è la que­stione di fondo sulla quale l’editoria di tutto il mondo si inter­roga senza, ad oggi, tro­vare un rispo­sta certa, una solu­zione: se e come sarà pos­si­bile com­pen­sare la ten­denza nega­tiva delle pub­bli­ca­zioni car­ta­cee gra­zie all’online ed al digi­tale più in generale.

Nel farlo ha pro­dotto un’analisi dida­sca­lica della situa­zione attuale che con­si­dera entrambi i ver­santi, digi­tale e tra­di­zio­nale, con par­ti­co­lare rife­ri­mento al pano­rama ita­liano.  Si tratta, a mio avviso, di spunti pro­pe­deu­tici ad ulte­riori approfondimenti.

Seguo con­cet­tual­mente lo stesso schema rea­liz­zato dal Diret­tore dell’Area Digi­tal del Gruppo 24 ORE così da faci­li­tare con­fronto, inte­gra­zione e sintesi.

Carta:

Come illu­stra la tabella di sin­tesi recen­te­mente rea­liz­zata, i ricavi da ven­dita inci­dono media­mente per oltre il 60% del totale men­tre le reve­nues dell’area elet­tro­nica ed online si asse­stano a poco più del 2%.

Oltre ai costi elen­cati da Quin­ta­relli sono da aggiun­gersi i costi di distri­bu­zione pri­ma­ria e secon­da­ria.  Il tema della distri­bu­zione secondo me è cen­trale, a parità di con­di­zione,  rispetto alla red­di­ti­vità attuale ed alle pro­spet­tive dei quo­ti­diani, delle testate “tra­di­zio­nali”.  Approfondiamolo:

In ter­mini di sistema, le spe­ci­fi­cità della distri­bu­zione delle testate nel nostro paese ven­gono descritte con tutti i det­ta­gli del caso nel docu­mento rea­liz­zato dall’ Anti­trust su que­sto tema al quale vi rimando per  appro­fon­di­menti e spunti di rifles­sione che pos­sono nascere dal con­fronto con le moda­lità uti­liz­zate in altre nazioni.

Vale la pena di spe­ci­fi­care che il canale distri­bu­tivo tra­di­zio­nale della stampa vede coin­volti quat­tro soggetti:

  • l’editore,
  • il distri­bu­tore nazionale,
  • il distri­bu­tore locale
  • le riven­dite – le edicole.

Il pro­cesso distri­bu­tivo può essere distinto in quat­tro fasi:

  • la defi­ni­zione del piano dif­fu­sio­nale primario,
  • il tra­sporto al distri­bu­tore locale,
  • la for­ni­tura delle rivendite
  • la gestione delle rese.

Nella catena distri­bu­tiva di quo­ti­diani e perio­dici sono gli edi­tori a svol­gere il ruolo prin­ci­pale [chan­nel lea­der]. L’editore si fa carico del rischio che deriva dalla dif­fi­coltà di ade­guare l’offerta alla domanda con­sen­tendo al sistema distri­bu­tivo il diritto di resa delle copie inven­dute. A fronte dell’assunzione del rischio com­mer­ciale [ma non eco­no­mico e finan­zia­rio], l’editore detiene il con­trollo della poli­tica distri­bu­tiva, defi­nendo i prezzi di ven­dita e la dimen­sione delle for­ni­ture, non­ché con­fe­rendo esclu­sive ter­ri­to­riali per la distri­bu­zione all’ingrosso rela­tiva ad una deter­mi­nata area geografica.

La strut­tura della distri­bu­zione di quo­ti­diani e perio­dici a livello nazio­nale risulta piut­to­sto con­cen­trata. Due prin­ci­pali ope­ra­tori, Press-Di e M-Dis, rap­pre­sen­tano oltre metà del mer­cato di pro­dotto edi­to­riale distri­buito da distri­bu­tori nazio­nali, men­tre il restante 45% è ricon­du­ci­bile a cin­que altre imprese. In par­ti­co­lare, i distri­bu­tori nazio­nali ope­ranti in Ita­lia sono M-Dis (33% circa del volume d’affari com­ples­sivo), Press-Di (24%), Sodip (17%), A&G Marco (11%), Par­rini & C. (9%), Mes­sag­ge­rie Perio­dici Me.pe. (6%) e Pie­roni (1%) par­te­ci­pata a sua volta da M-Dis.

E’ un pano­rama che genera quello che Quin­ta­relli, dotato di una miglior sin­tesi del sot­to­scritto, descrive in que­sto modo:

Se qual­cuno vi dicesse c’e’ un busi­ness in cui

  • il cliente è intermediato,
  • non si hanno dati di ven­dita pre­cisi se non dopo molto tempo dopo,
  • non si sa nulla dei clienti,
  • il rap­porto con il cliente avviene a inter­valli fissi,
  • i ser­vizi devono essere ven­duti a pacchetto

Qui sta il punto.

Gli edi­tori, coloro che hanno, così come lo abbiamo defi­nito, il ruolo di chan­nel lea­der sanno poco o nulla di quel che avviene quando il loro pro­dotto uscito dalle rota­tive viene cari­cato sui camion.

E’ evi­den­te­mente una situa­zione asso­lu­ta­mente ano­mala rispetto a quanto avviene in altri mer­cati anche di dimen­sioni infe­riori a quello edi­to­riale, è, altret­tanto, una situa­zione che di fatto non con­sente di fatto una gestione del brand, del pro­dotto. Una situa­zione gene­rata dallo stra­po­tere della logi­stica con distri­bu­tori nazio­nali e, se pos­si­bile, ancor più i distri­bu­tori locali nel ruolo di feu­da­tari che “ten­gono per le palle” [sorry per il fran­ce­si­smo, ma non trovo ter­mine più effi­cace] gli edi­tori ini­bendo, osta­co­lando il pro­cesso infor­ma­tivo neces­sa­rio alla effet­tiva cono­scenza del pro­prio busi­ness da parte di coloro che dovreb­bero esse­rene deten­tori: gli edi­tori, appunto.

La solu­zione, come punto di par­tenza, è tanto sem­plice quanto, sin ora, inap­pli­cata. Si chiama infor­ma­tiz­za­zione delle edicole.

L’informatizzazione delle edi­cole, con­sente, dia­logo, comu­ni­ca­zione, e dun­que cono­scenza spe­ci­fica, di ogni sin­gola realtà.

L’informatizzazione delle edi­cole [ad oggi sono circa 5mila — su 32mila — quelle infor­ma­tiz­zate con due appli­ca­tivi distinti che dia­lo­gano solo con il distri­bu­tore locale] con­sen­ti­rebbe all’editore di cono­scere in tempo reale il ven­duto per cia­scun punto ven­dita garan­tendo otti­miz­za­zione del costo delle rese, l’attenuazione [o scom­parsa] delle micro rot­ture di stock che para­dos­sal­mente carat­te­riz­zano le pub­bli­ca­zioni alto vendenti.

L’informatizzazione delle edi­cole age­vola la pos­si­bi­lità di son­daggi, di ricer­che su argo­menti ad hoc e favo­ri­sce l’implementazione di ser­vizi a par­tire, per citarne almeno uno, dalla pos­si­bi­lità di effet­tuare in edi­cola il ser­vi­zio di print on demand, che con­sen­ti­rebbe la qua­dra tra desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione da parte del let­tore e man­canza di red­di­ti­vità che que­sto ottiene online nella sua decli­na­zione all digital.

L’informatizzazione delle edi­cole con­sente, ter­mine in voga, di disin­ter­me­diare l’intermediazione, fare rete per dare voce, corpo e sostanza a que­sti con­cetti e a tutti quelli che è pos­si­bile aggiungere.

Altri fat­tori qua­li­fi­canti sono stati pre­ce­den­te­mente espressi e ven­gono qui di seguito ripresi, adat­tan­doli al pas­sare del tempo, alle evo­lu­zioni inter­corse, per faci­lità di lettura:

  • Cen­si­mento e stra­ti­fi­ca­zione dei circa 35mila punti ven­dita al det­ta­glio che coprono il ter­ri­to­rio nazio­nale, affin­ché per cia­scuna realtà pos­sano essere adot­tate le logi­che di for­ni­tura e distri­bu­zione real­mente ade­guate alle esi­genze non­chè si renda pos­si­bile l’implementazione di azioni di comu­ni­ca­zione, di mer­chan­di­sing, di ven­dita ade­guate a realtà omogenee.
  • Intro­du­zione di incon­tri men­sili a livello pro­vin­ciale tra gior­na­lai, distri­bu­tore locale e un edi­tore a rotazione.
  • Crea­zione di un osser­va­to­rio per­ma­nente su il futuro dell’edicola e l’edicola del futuro com­po­sto da rap­pre­sen­tanti di tutta la filiera [inclusi gior­na­li­sti e con­ces­sio­na­rie pub­bli­cità] che con cadenza seme­strale si con­fron­tino, aggior­nino e lavo­rino con­giun­ta­mente sul tema.

A que­sti aspetti, che per quanto pos­si­bile ho sin­te­tiz­zato, andrebbe aggiunta l’introduzione di una figura di rac­cordo così come già imple­men­tato da Guido Vene­ziani Edi­tore con ottimi risul­tati negli ultimi mesi.

Sono certo che effet­tuando que­sti inter­venti quello che, ad oggi, rap­pre­senta media­mente l’80% dei ricavi sarebbe sostan­zial­mente miglio­rato e tute­lato con­sen­tendo signi­fi­ca­tivi recu­peri con­tri­bu­tivi alla filiera per­met­tendo per­ciò di guar­dare con mag­giore pro­spet­tiva e miglior soli­dità patri­mo­niale a tutte le evo­lu­zioni future dell’ecosistema dell’informazione.

Se siete arri­vati a leg­gere sin qui signi­fica che si tratta di un tema che vi inte­ressa e vi coin­volge, qua­lun­que com­mento o inte­gra­zione è, come sem­pre, non solo gra­dito ma auspicato.

Nei pros­simi giorni com­ple­terò la visione con­cen­tran­domi sugli altri due aspetti trat­tati da Quin­ta­relli: comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria e pro­spet­tive dell’editoria online/digitale.

Older Posts