Pubblicato il 10 luglio 2011 by Pier Luca Santoro

Conservare le Esperienze e Sviluppare la Conoscenza

Non sap­piamo più quante ere tec­no­lo­gi­che sono pas­sate dal 1995, quando nell’industria auto­mo­bi­li­stica si redi­ge­vano le «memo­rie tec­ni­che». Erano que­ste delle tra­scri­zioni di cono­scenze pro­ce­du­rali ela­bo­rate da comu­nità di pra­ti­che nel lavoro quo­ti­diano, rile­vate da osser­va­tori su rou­tine con­so­li­date, per cat­tu­rare la sapienza degli ope­ra­tori, cor­reg­gerla e com­ple­tarla, in modo da dare una base uni­forme di abi­lità e spin­gere i team di pro­du­zione a inte­grare flussi di dati e di atti­vità nei pro­cessi aziendali.

Il pro­cesso pro­dut­tivo e il sistema di governo erano in sequenza e ren­de­vano neces­sari inter­venti gerar­chici di cam­bia­mento in rela­zione alle dina­mi­che ambientali.

Il pro­cesso deci­sio­nale richie­deva un certo numero di ite­ra­zioni, appros­si­ma­zioni e aggiu­sta­menti suc­ces­sivi per arri­vare a una solu­zione, che fosse l’output di un insieme di cicli. Cre­sce­vano i costi e non di rado l’andamento dei pro­cessi rinun­ciava al pieno aggiun­gi­mento degli obiet­tivi pre­fis­sati e realizzabili.

Le nuove tec­no­lo­gie dell’informazione hanno messo in sine­ste­sia flusso delle infor­ma­zioni, deci­sioni e ope­ra­ti­vità. Hanno tra­sfor­mato i ruoli di coor­di­na­mento in ruoli di assi­stenza e sup­porto all’operatore, che lavora in un team e pos­siede le com­pe­tenze e le respon­sa­bi­lità per miglio­rare gli obiet­tivi condivisi.

Per la comu­ni­ca­zione e l’apprendimento con­ti­nuo il video­gioco «Child of Eden» può essere un effi­ca­cis­simo simu­la­tore, che fa spe­ri­men­tare le tec­no­lo­gie a sup­porto delle azioni indi­vi­duali e col­let­tive nelle reti di ope­ra­zioni e governo dei flussi aziendali.

Il video­gioco è stato creato da Tetsuya Mizu­gu­chi, svi­lup­pato da QEn­ter­tain­ment e pub­bli­cato da Ubi­soft. Gira su Xbox 360, PS3 e sarà com­pa­ti­bile con Kinect.

L’azione si svolge tra due secoli in un uni­verso diven­tato una gigan­te­sca rete, in cui l’umanità è minac­ciata, tutto ruota intorno a Eden, il futuro di Inter­net, dove sono con­ser­vate le espe­rienze degli uomini nati e cre­sciuti sulla Terra, ma ormai lon­tani nella mag­gior parte. L’obiettivo del gioco è di sal­vare Lumi, una crea­tura del XXI secolo, la prima nata nello spazio.

Quando le espe­rienze di Eden comin­ciano ad essere dimen­ti­cate, a distor­cersi e ad oscu­rarsi a causa di un virus, arriva il momento di gio­care, navi­gando nei cin­que mondi di que­sta Rete futura per ripu­lire il sistema e rigenerarlo.

Il video­gioco tra­scina il gio­ca­tore den­tro mondi son­tuosi e impres­sio­nanti, fatti di maston­do­ti­che crea­ture acqua­ti­che, che flut­tuano leg­gia­dre in un uni­verso di luci azzur­rine e motivi flo­reali, accom­pa­gnati da piogge di petali e da com­plesse strut­ture mec­ca­ni­che in con­ti­nuo movimento.

«Child of Eden» è una sorta di com­mi­stione tra uno spa­ra­tutto e un gioco musi­cale, un «rhy­thm action game» che uni­sce sonoro, visione e tatto in un’esperienza impres­sio­nante e memo­ra­bile. Usando le due armi dispo­ni­bili, il gio­ca­tore deve eli­mi­nare tutti gli ele­menti estra­nei a Eden e deve farsi sfug­gire il minor numero pos­si­bile di minacce per con­qui­stare il miglior risultato.

Strut­tu­rato su cin­que livelli, cor­ri­spon­denti ai cin­que mondi, ser­vono più par­tite per oltre una doz­zina di ore,con un coin­vol­gi­mento cre­scente in situa­zioni stu­pe­fa­centi, che danno un’esperienza ecce­zio­nale. Le tro­vate del crea­tore col­gono sem­pre aIla sprov­vi­sta il gio­ca­tore, che non sa mai cosa può aspettarsi.

E’ un gioco adatto a per­sone con spic­cata sen­si­bi­lità arti­stica, orien­tate al nuovo e al rischio, pronte ad appro­fit­tare di sen­sa­zioni dif­fe­renti dagli altri video­gio­chi per impa­rare ad andare al noc­ciolo delle espe­rienze, a manu­te­nerle e a scam­biarle con altri, come è ormai asse­gnato ai team azien­dali, respon­sa­bili di obiet­tivi, pro­getti e business.

[Fonte]