luglio 2011

Pubblicato il 31 luglio 2011 by Pier Luca Santoro

Grazie & Addio

Al “thank you and good­bye” dell’ultimo numero del «News of the World» di Mur­doch, tra­volto dallo scan­dalo delle inter­cet­ta­zioni, ne segue ora uno meno cele­bre ma non per que­sto, a mio avviso, meno significativo.

Il «Seat­tle Post Globe», gior­nale solo digi­tale nato dalle ceneri, dalla chiu­sura, della ver­sione car­ta­cea del «Seat­tle Post Intel­li­gen­cer» cessa le pubblicazioni.

Ne dà annun­cio Sally Deneen, co-fondatore del quo­ti­diano online, che, dopo aver rias­sunto il lavoro svolto in que­sti due anni, in una riga ne rias­sume le ragioni:

Dona­tions have fal­len off. Ads have gene­ra­ted no mea­ning­ful reve­nue — ever.

Se non è oppor­tuno gioire di aver azzec­cato la pre­vi­sione,  è cer­ta­mente con­si­gliato com­pren­derne l’insegnamento.

Il futuro dei gior­nali si fonda sulla con­ver­genza, sulla com­ple­men­ta­rietà e sulla capa­cità di dare senso e ruolo a cia­scuna ver­sione; la carta rin­forza l’online e vice­versa, non c’è con­trap­po­si­zione bensì integrazione.

Pubblicato il 30 luglio 2011 by Pier Luca Santoro

Metafora

Info­gra­fi­che e gior­na­li­smo gra­fico sono due filoni emersi rela­ti­va­mente recen­te­mente che hanno otte­nuto un gran­dis­simo suc­cesso in breve tempo.

Offrono il van­tag­gio di sin­te­tiz­zare una mole impor­tante di infor­ma­zioni ma rischiano spesso di diven­tare una distor­sione dell’informazione accre­scendo il feno­meno della “snack infor­ma­tion”, infor­ma­zione super­fi­ciale fruita frettolosamente.

Alberto Cairo spiega egre­gia­mente, for­nendo tutti gli ele­menti per appro­fon­dire, que­sto feno­meno argo­men­tando la dif­fe­renza tra bel­lezza, fun­zio­na­lità e con­te­nuto nell’arti­colo «Gior­na­li­smo Gra­fico: Forme & Fun­zioni» pub­bli­cato ieri nel blog, da inse­rire tra i pre­fe­riti, Perio­di­smo con Futuro.

Una que­stione che la meta­fora culi­na­ria rea­liz­zata da Epic Gra­phic, per restare in tema, illu­stra brillantemente.

Pubblicato il 29 luglio 2011 by Pier Luca Santoro

Cara Grazia

Il canale edi­cole rap­pre­senta ancora oggi media­mente l’80% dei ricavi [ven­dite e pub­bli­cità su carta stam­pata] del set­tore nel nostro paese, ciò nono­stante l’attenzione degli edi­tori alla rela­zione con il trade, con i gior­na­lai, è pra­ti­ca­mente assente.

Non esi­stono poli­ti­che di canale, vi è una totale carenza di azioni di trade mar­ke­ting e l’attenzione al punto ven­dita si limita alla pro­du­zione di locan­dine di dub­bio gusto e fat­tura da esporre non si capi­sce bene dove.

Uno dei tanti ele­menti di fri­zione tra gli edi­co­lanti e gli edi­tori riguarda le azioni di cut price che, decise uni­la­te­ral­mente, con­tra­ria­mente a quanto avviene in altri canali, vanno ad intac­care i mar­gini dei gior­na­lai come spie­gava molto bene nel suo com­mento Mas­simo Ciarulli.

In uno dei tanti gruppi di aggre­ga­zione spon­ta­nea di edi­co­lanti su Face­book è in atto una pro­te­sta con­tro il set­ti­ma­nale Gra­zia che in occa­sione del restyling/rilancio verrà vei­co­lato per 4 set­ti­mane a 0,50€. La pro­te­sta que­sta volta, invece che con­tro l’editore come in pas­sato, mira dritta al cuore rivol­gen­dosi agli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, attra­verso una mail che viene loro inviata, che hanno deciso di pia­ni­fi­care su quella rivi­sta richia­mando la loro atten­zione sulla deci­sione di non esporre la rivi­sta, vani­fi­cando dun­que, almeno in parte, l’effort pro­mo­zio­nale e, per tra­slato, la pene­tra­zione delle cam­pa­gne pubblicitarie.

c.a. DIREZIONE COMMERCIALE
Cer­ta­mente sarete a cono­scenza che il set­ti­ma­nale GRAZIA Ed. Mon­da­dori per pro­prie stra­te­gie di Mar­ke­ting verrà distri­buito per un intero mese con prezzo spe­ciale a 0,50. Tale prezzo per­mette all’editore di far cono­scere al grande pub­blico il pro­prio pro­dotto, ma il con­se­guente gua­da­gno di appena 4cent per ogni gior­nale ven­duto, oltre a ledere la dignità di noi GIORNALAI, ci sacri­fica mate­rial­mente ed eco­no­mi­ca­mente
La vostra AZIENDA in que­sto gior­nale ha inve­stito eco­no­mi­ca­mente, con una intera pagina per pub­bli­ciz­zare il pro­prio mar­chio, e nello spe­ci­fico nel N° 31 01/08/2011; è nostro dovere comu­ni­carvi che NON sarà nostro inte­resse tenere in evi­denza e “ben espo­sto” il set­ti­ma­nale in oggetto, e cer­ta­mente la nostra pro­fes­sio­na­lità non verrà sfrut­tata per incen­ti­vare i nostri clienti all’acquisto di que­sta pub­bli­ca­zione. Pare evi­dente alla prova dei fatti che pri­vi­le­ge­remo la ven­dita di “illu­strati” con prezzi e aggi che non mor­ti­fi­chino ancor di più la nostra cate­go­ria; ciò com­por­terà un sicuro calo di “let­tori effet­tivi” del set­ti­ma­nale GRAZIA con un con­se­guente calo di visi­bi­lità della vostra pub­bli­cità.
Cer­ta­mente il vostro uffi­cio mar­ke­ting potrà uti­liz­zare i mezzi adatti per con­fron­tare a fine cam­pa­gna le sta­ti­sti­che di ven­dita del Set­ti­ma­nale GRAZIA, sia con la linea di “pre­vi­sione”, sia quella di ven­dita “accer­tata”, e potrà cer­ti­fi­care se l’investimento in pub­bli­cità risul­terà posi­tivo o defi­ci­ta­rio
Distinti saluti

Il rilan­cio di un pro­dotto, di qual­siasi pro­dotto, è sem­pre un’operazione costosa e dif­fi­cile, non mi risulta che si possa ipo­tiz­zare di avere suc­cesso senza coin­vol­gere il trade in tali operazioni.

Pubblicato il 28 luglio 2011 by Pier Luca Santoro

Gamification Diffusa

Chi visita con rego­la­rità que­sta zona tem­po­ra­nea­mente auto­noma sa quanta atten­zione ed inte­resse sia stato dedi­cato nel tempo all’utilizzo dei gio­chi e delle sue mec­ca­ni­che come mezzo di comu­ni­ca­zione e coin­vol­gi­mento delle persone.

Si tratta di una moda­lità che viene rac­colta nel suo insieme dal ter­mine gami­fi­ca­tion, la cui miglior defi­ni­zione, a mio avviso, è offerta da Gabe Zicher­man:

“Gami­fi­ca­tion is the pro­cess of using game thin­king and mecha­nics to engage an audience and solve pro­blems” — Gabe Zicherman

Nasce in que­sti giorni «Gamify», piat­ta­forma che si pro­pone come ser­vi­zio chiavi in mano per editori.

Pur non essendo ancora dispo­ni­bile le carat­te­ri­sti­che dell’offerta sem­brano di asso­luto inte­resse gra­zie, tra l’altro, alla pos­si­bi­lità di avere ana­lisi e feed­back in tempo reale e di offrire mec­ca­ni­smi di ricom­pensa estre­ma­mente varie­gati in fun­zione dei sin­goli obiet­tivi specifici.

Dopo Bunch­ball e Bad­ge­ville un passo ulte­riore verso una gami­fi­ca­tion dif­fusa si va rea­liz­zando, si tratta ora di com­pren­derne cor­ret­ta­mente la natura e coglierne le oppor­tu­nità offerte.

Pubblicato il 27 luglio 2011 by Pier Luca Santoro

Il Quoziente di Efficienza Digitale delle Riviste

L2 Think Tank ha rila­sciato i risul­tati di una ricerca tesa a misu­rare il quo­ziente di effi­cienza digi­tale delle riviste.

I prin­ci­pali perio­dici inter­na­zio­nali sono stati valu­tati sulla base dell’efficacia del sito web, azioni di mar­ke­ting digi­tale effet­tuate a soste­gno, qua­lità della pre­senza nei social media e com­pa­ti­bi­lità con smart­pho­nes e tablet per la frui­zione dei con­te­nuti in mobilità.

Secondo la clas­si­fica sti­lata in base all’ana­lisi la rivi­sta Time è la migliore in assoluto.

Non pare emer­gere una cor­re­la­zione diretta tra “QI digi­tale” e ricavi pub­bli­ci­tari uni­tari per pagina per le 87  rivi­ste prese in con­si­de­ra­zione, sep­pure si evi­denzi una ten­denza a migliori reve­nues da parte delle pub­bli­ca­zioni che hanno otte­nuto un miglior pun­teg­gio, anche se biso­gna tenere pre­sente che i ricavi potreb­bero essere influen­zati da altri ele­menti che la ricerca non considera.

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