Posted on 11 maggio 2011 by

Analisi dei Modelli di Business dell’Informazione Digitale

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CJR, Colum­bia Uni­ver­sity Review, ha rila­sciato ieri un rap­porto di ana­lisi dei modelli di busi­ness dell’informazione digitale.

Lo stu­dio ha otte­nuto l’attenzione di esperti ed osser­va­tori del set­tore. Tra i diversi inter­venti e com­menti si segna­lano in par­ti­co­lare quelli rea­liz­zati da: Poyn­terBrian SoliseMe­dia Vitals , GigaOM e Felix Salo­mon.

Come sug­ge­ri­sce il titolo, “The Story So Far: What We Know About the Busi­ness of Digi­tal Jour­na­lism”, il rap­porto effet­tua una foto­gra­fia dello svi­luppo dell’informazione nell’ambiente digi­tale nell’ultimo quin­quen­nio. Utile e com­pleto rie­pi­logo della situa­zione per i meno infor­mati sul qua­dro com­ples­sivo dei modelli di busi­ness del gior­na­li­smo 2.0, for­ni­sce qual­che dato, e rela­tivi spunti di rifles­sione al riguardo, inte­res­sante anche per gli esperti del settore.

In sin­tesi.

Si evi­den­zia come già nel 2005 Poyn­ter avesse segna­lato che, anche con tassi di cre­scita otti­mi­stici del 33% all’anno, i ricavi del digi­tale avreb­bero impie­gato ben 14 anni per rag­giun­gere quelli della carta stam­pata. E’ chiaro che non essen­doci stato que­sto tasso di cre­scita ed in fun­zione dell’abbattimento, sin ora, delle tariffe ai quali ven­gono ven­duti gli spazi pub­bli­ci­tari online, il periodo si dilata ulteriormente.

Ven­gono con­fer­mati i dati evi­den­ziati anche ieri nel rap­porto pub­bli­cato da Pew Research Cen­ter che segna­lano come “lo zoc­colo” duro, la base di let­tori fedeli ad una spe­ci­fica testata online sia nume­ri­ca­mente tra­scu­ra­bile, pur dando luogo ad un numero di pagine viste signi­fi­ca­tivo, rispetto alla mag­gio­ranza degli utenti occa­sio­nali. Esi­ste com­ples­si­va­mente dun­que, come ipo­tiz­zavo ieri, un pro­blema di trat­te­ni­mento e di fide­liz­za­zione, e per­ciò nel suo insieme, di coin­vol­gi­mento dei let­tori. E’ evi­dente che su que­ste basi la pos­si­bi­lità di far pagare i let­tori resta estre­ma­mente remota, come coin­fer­mano, ancora una volta, i dati della rile­va­zione di Ad Week — Har­ris Inte­rac­tive del mese di marzo.

L’andamento del mix dei ricavi del New York Times, con un pro­gres­sivo spo­sta­mento verso le ven­dite e gli abbo­na­menti del gior­nale, sem­bre­reb­bero con­fer­mare le ipo­tesi sulle reali moti­va­zioni del “soft pay­wall” recen­te­mente rea­liz­zato dal cele­bre quo­ti­diano statunitense.

Gli aggre­ga­tori qua­li­fi­cati, in ter­mini di non paras­si­ti­smo ma di sele­zione e com­mento all’informazione pro­dotta da altri, quali, uno per tutti, l’Huffington Post, rap­pre­sen­tano una realtà, un rife­ri­mento impor­tante nell’ecosistema dell’informazione 2.0.

Alle attuali tariffe pub­bli­ci­ta­rie, pochi otten­gono ricavi signi­fi­ca­tivi dal digi­tale. E’ una situa­zione che non migliora nep­pure per chi offre infor­ma­zione esclu­si­va­mente online. A tale pro­po­sito di grande inte­resse per sin­tesi e chia­rezza la tabella rie­pi­lo­ga­tiva, estratta da docu­menti fil­trati in maniera non uffi­ciale dall’azienda, dei punti di break even per AOL.

Le con­clu­sioni del rap­porto for­ni­scono dei sug­ge­ri­menti gene­rici senza dare indi­ca­zioni con­crete su quale potrebbe essere la strada da seguire, evi­den­ziando come si sia ancora in una situa­zione di incer­tezza, di “work in pro­gress” e sperimentazione.

Tor­nano così alla mente le parole di Jacob Niel­sen nel 1998: “The basic point about the Web is that it is not an adver­ti­sing medium, the Web is not a sel­ling medium, it is a buy­ing medium. It is user-controlled.”. Per il pas­sag­gio al digi­tale dell’editoria è una pro­fe­zia che, ad oggi, pare confermata.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Attualmente è temporary manager come social media editor de «La Stampa» . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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