Posted on 9 maggio 2011 by

Il Futuro delle Edicole: Generalismo o Specializzazione?

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Si è con­cluso ieri il 10° Con­gresso nazio­nale del SI.NA.GI., il prin­ci­pale sin­da­cato dei gior­na­lai, al quale, gra­zie alla cor­te­sia e dispo­ni­bi­lità, in par­ti­co­lare, di Amil­care Digiuni [Segre­ta­rio Nazio­nale Respon­sa­bile Orga­niz­za­zione] ho avuto occa­sione di pre­sen­ziare come ospite.

Il pome­rig­gio della prima gior­nata ha rap­pre­sen­tato un’occasione impor­tante per fare il punto della situa­zione sulla filiera edi­to­riale con la rela­zione intro­dut­tiva del Segre­ta­rio Gene­rale Vito Michea e la tavola rotonda sul tema alla quale hanno par­te­ci­pato, tra gli altri, Elisa Grande [ Capo dipar­ti­mento ‘Infor­ma­zione e edi­to­ria’ di Palazzo Chigi], e il Diret­tore Gene­rale della FIEG Fabri­zio Carotti.

Temi trat­tati ampia­mente, a più riprese, in que­sti spazi, rispetto ai quali, per i det­ta­gli, rimando al “live twee­ting” che ho rea­liz­zato nel corso di tutto il pome­rig­gio del 6 mag­gio e all’articolo pub­bli­cato dal “Mani­fe­sto” unico quo­ti­diano con la pre­senza sta­bile di un gior­na­li­sta che ha effet­tuato una coper­tura dell’evento.

Dal con­ve­gno sono emersi, secondo la mia per­so­nale visione, tre elementi:

  • Ina­de­gua­tezza del “chan­nel lea­der”, gli edi­tori, e delle loro rap­pre­sen­tanze, la FIEG, la cui arren­de­vo­lezza agli eventi è disarmante.
  • Valore della rete sul ter­ri­to­rio per capillarità
  • Ricon­ver­sione par­ziale del busi­ness con spo­sta­mento nell’area dei ser­vizi e dei giochi.

Dopo oltre 17 mesi tra­scorsi senza riu­scire di fatto, per i motivi più sva­riati, a con­vo­care gli stati gene­rali dell’editoria, tavolo comune di con­fronto isti­tu­zio­nale per la filiera edi­to­riale nel suo insieme, come è stato detto, se l’obiettivo non sarà rag­giunto entro la fine del 2011 sarà evi­dente la non volontà di per­se­guire una stra­te­gia comune. Non si potrà dun­que che pren­derne atto ed agire di conseguenza.

Quale sia la mia visione sull’edi­cola del futuro ed il futuro delle edi­cole mi pare di averlo espresso con chia­rezza quasi un anno fa. Opi­nione che com­ples­si­va­mente non ho cam­biato in que­sto tempo.

L’informatizzazione delle edi­cole è, comun­que vadano le cose, un must, un impe­ra­tivo cate­go­rico sul quale è neces­sa­rio inter­ve­nire con la mas­sima sol­le­ci­tu­dine. Non tanto per ero­gare i ser­vizi ai quali hanno fatto cenno Elisa Grande e Vito Michea nei loro inter­venti, che pos­sono rea­liz­zare l’obiettivo di “traf­fic buil­ding”, di attra­zione [persa con il calo delle ven­dite dei quo­ti­diani] verso il canale edi­cole dell’utenza, ma non quello di gene­rare recu­pero con­tri­bu­tivo per i gior­na­lai stante le mar­gi­na­lità asso­lu­ta­mente irri­so­rie che assi­cu­rano [chie­dete ai tabac­cai che già ero­gano que­sti ser­vizi il loro gua­da­gno su rica­ri­che tele­fo­ni­che, paga­mento bolli auto, bollette…etc], quanto per assi­cu­rare una comu­ni­ca­zione diretta tra parte ter­mi­nale — le edi­cole — ed ini­ziale -  edi­tori — che con­senta di sca­val­care il blocco dei distri­bu­tori nazio­nali e locali garan­tendo miglior effi­ca­cia con par­ti­co­lare rife­ri­mento alla gestione del ven­duto, ed al feno­mento delle micro rot­ture di stock,  non­chè alla gestione effi­ciente delle rese che pre­senta ampi mar­gini di miglio­ra­mento della con­tri­bu­zione per entrambi gli attori coinvolti.

Non è nep­pure la pos­si­bi­lità di offire il supe­re­na­lotto, come trion­fal­mente annun­ciato dall’altro prin­ci­pale sin­da­cato dei gior­na­lai, lo SNAG, che può miglio­rare la red­di­ti­vità del canale, sia per­chè, come ampia­mente con­sta­tato con la par­ziale libe­ra­liz­za­zione della ven­dita di quo­ti­diani, ad un incre­mento dei punti ved­nita non cor­ri­sponde neces­sa­ria­mente un aumento delle ven­dite, sia per­chè [se even­tual­mente non fosse noto] il canone richie­sto da Sisal per que­sto ser­vi­zio erode molto spesso una grande fetta del ricavo.

Alla strada del gene­ra­li­smo pri­vi­le­gio quella della spe­cia­liz­za­zione. Gra­zie all’informatizzazione mi piace pen­sare alle pos­si­bi­lità esi­stenti che que­sto pro­cesso con­sen­ti­rebbe, a par­tire, per citarne almeno una, dalla pos­si­bi­lità di effet­tuare in edi­cola il ser­vi­zio di print on demand, che con­sen­ti­rebbe la qua­dra tra desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione da parte del let­tore e man­canza di red­di­ti­vità che que­sto ottiene online nella sua decli­na­zione all digital.

Quando, com’è il caso delle edi­cole e del com­parto nel suo com­plesso, le situa­zioni di dif­fi­coltà diven­gono strut­tu­rali sono richie­ste fon­da­men­tal­mente due qua­lità, in ordine di rilevanza:

  1. Visione Stra­te­gica
  2. Pen­siero late­rale, così come defi­nito da Edward De Bono

La spe­cia­liz­za­zione, con inte­gra­zione di ser­vizi e offerta a monte ed a valle rispetto all’attuale modello, e non il gene­ra­li­smo sono LA scelta per il futuro delle edicole.

Word Cloud Rela­zione Vito Michea

Il testo com­pleto, esclu­siva ed ante­prima nazio­nale del “Gior­na­laio”, della rela­zione del Segre­ta­rio Gene­rale del SI.NA.GI Vito Michea:

Care Dele­gate, Cari Dele­gati, Signori Invitati,

ben­ve­nuti al X Con­gresso Nazio­nale del Si.Na.G.I. aff.to SLC – CGIL.

Un sin­cero augu­rio di buon lavoro alle ami­che ed agli amici qui pre­senti che saranno pro­ta­go­ni­sti di que­sto Con­gresso, ed un affet­tuoso abbrac­cio a tutti i col­le­ghi che hanno lavo­rato inten­sa­mente per­ché i nostri per­corsi con­gres­suali si potes­sero svol­gere su tutto il ter­ri­to­rio nazionale.

Un rin­gra­zia­mento par­ti­co­lar­mente sen­tito ai tanti Ospiti che ci hanno ono­rato con la loro pre­senza, che è motivo di grande sod­di­sfa­zione per noi tutti.

Svol­giamo i nostri lavori con­gres­suali a poca distanza dal 17 marzo, che ha visto cele­brare il 150° anni­ver­sa­rio della costi­tu­zione dello Stato ita­liano, una data impor­tante che ha ricor­dato a tutti le glo­riose e dram­ma­ti­che vicende che hanno por­tato alla nostra Unità. Il Pre­si­dente della Repub­blica, auten­tico inter­prete della iden­tità vera della nostra Nazione, ha fatto gli auguri a tutti gli ita­liani di ogni età, con­di­zione sociale e idea poli­tica, invi­tando tutti a festeg­giare que­sto “grande com­pleanno, il meglio della nostra sto­ria”; sot­to­li­neando che, noi ita­liani, “abbiamo avuto momenti brutti, abbiamo com­messo errori, abbiamo vis­suto momenti dram­ma­tici, ma abbiamo fatto anche tante cose grandi e impor­tanti”. L’importante, ha aggiunto il Capo dello Stato, è che anche se ognuno ha i suoi pro­blemi, i suoi inte­ressi e le sue idee, e discu­tiamo e bat­ta­gliamo, ognuno deve ricor­dare sem­pre che è parte di qual­cosa di più grande che è la nostra Nazione, la nostra Patria, la nostra Ita­lia; “dob­biamo avere l’orgoglio”, ha sot­to­li­neato il nostro Pre­si­dente, “per ricor­dare e riven­di­care, per­ché solo così pos­siamo guar­dare con fidu­cia al futuro, alle prove che ci atten­dono. Ne abbiamo pas­sate tante, pas­se­remo anche quelle che abbiamo di fronte in un mondo forse più difficile”.

In que­sta cor­nice si inse­ri­sce il gra­di­tis­simo saluto por­tato al Con­gresso dal Pre­si­dente della Repub­blica, che ci onora e ci sti­mola al con­tempo, che indi­vi­dua in alcuni pas­saggi i temi che da tempo stiamo cer­cando di dibat­tere con i nostri inter­lo­cu­tori istituzionali.

Il Capo dello Stato, in sin­tesi, richiama a noi tutti “l’esigenza di una attenta rifles­sione sulle pro­spet­tive della nostra cate­go­ria nell’ambito di una nuova orga­niz­za­zione del lavoro, delle rela­zioni con il mondo dell’Editoria e della Distri­bu­zione, guar­dando alle nuove tec­no­lo­gie che hanno aperto aggiun­tivi canali infor­ma­tivi, alte­rando di con­se­guenza il tra­di­zio­nale appun­ta­mento quo­ti­diano con il giornale”.

Que­sta rela­zione cer­cherà di offrire un con­tri­buto al dibat­tito che si aprirà domani mat­tina, e che ci por­terà a deci­dere la linea poli­tica che il nostro sin­da­cato si assu­merà il com­pito di svol­gere nei pros­simi quat­tro anni. Un dibat­tito che dovrà deli­neare le scelte stra­te­gi­che sulle quali il Sinagi dovrà con­fron­tarsi, per offrire il suo con­tri­buto per un nuovo pro­getto che ridi­se­gni l’attuale qua­dro legi­sla­tivo, con l’obiettivo di offrire una pro­spet­tiva di svi­luppo alla nostra rete di ven­dita nell’ambito di una riforma dell’Editoria da tutti tanto auspi­cata, il cui cam­mino, tut­ta­via, sconta inac­cet­ta­bili ritardi.

I temi con­gres­suali saranno svi­lup­pati seguendo un ragio­na­mento che richia­merà posi­zioni già assunte sul tema della Riforma dell’Editoria, ed altre più recenti con­se­guenti a rifles­sioni sullo stato dell’arte dei rap­porti con il mondo dell’Editoria e quello della Distri­bu­zione, ed alle diverse posi­zioni che, rispetto a que­sti temi, appa­iono anche nel modo sindacale.

In que­sto ambito, assume impor­tanza stra­te­gica la defi­ni­zione di nuovi equi­li­bri all’interno della filiera edi­to­riale, per rilan­ciare la ven­dita del pro­dotto edi­to­riale attra­verso l’utilizzo delle pos­si­bili siner­gie che pos­sono essere svi­lup­pate all’interno della stessa.

Rior­ga­niz­za­zione strut­ture sindacali

Que­sto è un Con­gresso par­ti­co­lar­mente atteso che si apre in una deli­cata fase della nostra sto­ria sin­da­cale, che non è mai stata appiat­tita o mono­li­tica per­ché ha sem­pre svi­lup­pato al suo interno posi­zioni diver­si­fi­cate nell’ambito di un dibat­tito demo­cra­tico, sem­pre com­bat­tivo, ricco di inte­res­santi con­tri­buti, che a volte offre imma­gini di divi­sioni alquanto stru­men­ta­liz­zate all’esterno.

Sto­ri­ca­mente il nostro sin­da­cato ha vis­suto dram­ma­ti­che scis­sioni, che hanno por­tato alla nascita di altre rap­pre­sen­tanze nel varie­gato mondo sin­da­cale di set­tore, ma è anche vero che siamo sul campo dal 1948, anche se con vesti diverse, e che siamo ancora qui a svol­gere il nostro X Con­gresso Nazio­nale con rin­no­vato spi­rito, per riba­dire che non solo ci siamo, ma che vogliamo espri­mere tutta la nostra capa­cità, la nostra cul­tura sin­da­cale e la nostra pro­fes­sio­na­lità a difesa dei diritti dei nostri iscritti, che sono tanti, e che siamo pronti, come sem­pre, a dare il nostro indi­spen­sa­bile con­tri­buto per ten­tare di tro­vare le ade­guate solu­zioni ai grandi temi che da tempo sono sul tavolo di tutti i com­po­nenti della nostra filiera. Siamo orgo­gliosi del nostro ruolo, della nostra appar­te­nenza, delle nostre idee, ma non per que­sto chiu­diamo le porte a media­zioni che pos­sono por­tare a una rior­ga­niz­za­zione della nostra strut­tura orga­niz­za­tiva che tenga conto delle modi­fi­cate esi­genze del nostro Sin­da­cato e della nostra rete di ven­dita, delle richie­ste che arri­vano dalla base, e di tutto ciò che può por­tare a raf­for­zare la nostra azione politica.

Siamo orgo­gliosi del nostro modo di fare sin­da­cato, della nostra piena e totale auto­no­mia poli­tica, ammi­ni­stra­tiva e patri­mo­niale; siamo orgo­gliosi di poter affer­mare che siamo in grado di far­cela da soli, e che que­sti ultimi mesi hanno dimo­strato che ce la pos­siamo fare con le sole risorse che ci offrono i nostri iscritti, senza peral­tro rinun­ciare a mani­fe­stare ovun­que il nostro pen­siero ed a svol­gere tutta la neces­sa­ria atti­vità sindacale.

La cosid­detta fase di emer­genza che si è aperta lo scorso otto­bre, è stata bril­lan­te­mente supe­rata gra­zie al con­tri­buto di tutti voi col­le­ghi, ma un gra­zie par­ti­co­lare va soprat­tutto ai mem­bri della Segre­te­ria Nazio­nale che negli ultimi mesi si sono impe­gnati allo spa­simo, offrendo un con­tri­buto supe­riore alle più rosee aspet­ta­tive. Una Segre­te­ria Nazio­nale non omo­ge­nea ma com­patta, che ha dimo­strato la sua capa­cità ope­ra­tiva ed orga­niz­za­tiva nono­stante la pesante ere­dità da gestire.

Adesso è arri­vato il momento di rifor­mu­lare e sta­bi­liz­zare la nostra mac­china orga­niz­za­tiva, attra­verso una revi­sione ragio­nata del nostro Sta­tuto che ponga le basi per rea­liz­zare un sin­da­cato moderno dove, pur nel rispetto delle nostre regole demo­cra­ti­che, le risorse che ven­gono dagli iscritti devono essere uti­liz­zate prio­ri­ta­ria­mente per fare atti­vità sin­da­cale; un sin­da­cato moderno dove le deci­sioni sulle stra­te­gie, da tenere nel rispetto della linea poli­tica, ven­gono assunte in tempo utile; dove i nuovi diri­genti fanno espe­rienza sul campo, assu­men­dosi le pro­prie dirette respon­sa­bi­lità nella ela­bo­ra­zione delle idee e delle deci­sioni da assumere.

Un nuovo qua­dro orga­niz­za­tivo che guardi al futuro uti­liz­zando le matu­rate espe­rienze, che si con­fronti in sedi ristrette uti­liz­zando i nuovi mezzi di comu­ni­ca­zione. Un pro­getto di riforma che domani sarà messo a dispo­si­zione del Con­gresso e delle com­pe­tenti com­mis­sioni, che com­pren­derà anche una pro­po­sta per il Cen­tro Studi.

Patto di affi­lia­zione con SLC – CGIL

For­ma­zione e ser­vizi alle rivendite

Il patto di affi­lia­zione con SLC non è in discus­sione, per­ché siamo con­sa­pe­voli che è per noi stra­te­gi­ca­mente rile­vante rima­nere nella grande fami­glia della CGIL che non ci ha mai fatto man­care il con­tri­buto, almeno quando richie­sto, nella ela­bo­ra­zione dei nostri pro­cessi poli­tici. Siamo altret­tanto con­sa­pe­voli che que­sto rap­porto nel corso degli anni è stato infi­ciato da evi­denti errori di metodo nella reci­proca con­sul­ta­zione su temi che più avreb­bero avuto neces­sità di essere appro­fon­diti nei rispet­tivi organismi.

Con il docu­mento sot­to­scritto il 9 set­tem­bre 2010, si sono get­tate le basi per ren­dere più pro­dut­tivo il rac­cordo tra il Sinagi e SLC, con il coin­vol­gi­mento diretto della stessa CGIL. I risul­tati pro­dotti in que­sti ultimi mesi hanno con­fer­mato che alle solite dichia­ra­zioni di buona volontà, sono seguiti atti con­creti con la par­te­ci­pa­zione attiva di tutte le strut­ture della Con­fe­de­ra­zione che hanno pron­ta­mente rispo­sto alle nostre richie­ste. Sono state messe a nostra dispo­si­zione le loro sedi sin­da­cali, i loro diri­genti, e gli studi legali per affron­tare con imme­dia­tezza gli inter­venti necessari.

Lavo­rando insieme si è potuto veri­fi­care che esi­stono tutte le con­di­zioni per dare un reale con­tri­buto alle esi­genze mani­fe­state dalle strut­ture ter­ri­to­riali, e per ren­dere più pre­sente ed ope­ra­tivo il nostro sin­da­cato. Certo, si devono recu­pe­rare i ritardi che si sono accu­mu­lati in tanti anni a causa delle respon­sa­bi­lità che sono emerse più chia­ra­mente di recente, che però non pos­sono ora essere sca­ri­cate solo su chi ci rap­pre­sen­tava per­ché, almeno sul piano poli­tico, siamo tutti respon­sa­bili di que­sti ritardi e delle con­se­guenze che gli stessi hanno avuto per i nostri iscritti. La sto­ria la si rac­conta ogni giorno in modo diverso, ma si può affer­mare con cer­tezza che molti pro­blemi pote­vano essere evi­tati se ci fosse stata chia­rezza nei rap­porti e se gli impe­gni assunti sul piano per­so­nale fos­sero stati rispet­tati, almeno al fine di evi­tare imba­razzi ai nostri Orga­ni­smi dirigenti.

Tut­ta­via, resta altret­tanto evi­dente che siamo stati costretti a ragio­nare su alcuni aspetti del nostro modo di essere Sin­da­cato, solo per­ché i citati impe­gni non sono stati rispet­tati; da ciò ne è con­se­guita una inam­mis­si­bile for­za­tura su temi che invece sarebbe stato utile per tutti affron­tare con asso­luta sere­nità di ana­lisi e di giudizio.

Scon­tiamo ritardi assurdi sulla infor­ma­tiz­za­zione, sulla for­ma­zione e, soprat­tutto, sui ser­vizi da offrire ai nostri iscritti. Abbiamo ini­ziato a par­lare di que­sti temi da più di un decen­nio, anzi, spe­ci­fi­ca­ta­mente per i ser­vizi, sicu­ra­mente da quasi vent’anni.

Adesso è arri­vato il momento di con­cre­tiz­zare. A tal pro­po­sito, è stata già sot­to­scritta una con­ven­zione con UGF Banca per dare una prima impor­tante rispo­sta ad una delle prio­ri­ta­rie richie­ste che ci arri­vano dagli iscritti, quella rela­tiva all’accesso al cre­dito. In que­sti giorni sarà det­ta­glia­ta­mente illu­strata, e non man­cherà cer­ta­mente di susci­tare il vostro inte­resse. Con­te­stual­mente è stata aggior­nata una pre­ce­dente con­ven­zione con UGF Assi­cu­ra­zioni, con­cor­dando con la stessa altri pro­dotti assi­cu­ra­tivi ine­renti le nostre atti­vità commerciali.

Sono stati anche avviati una serie di incon­tri con il Cen­tro Ser­vizi Nazio­nale e con il Coor­di­na­mento Nazio­nale dei CAAF della CGIL, e di altre società ad essa col­le­gate, che sono ser­viti a com­pren­dere come sia per i ser­vizi che per i corsi di for­ma­zione ci sono diverse oppor­tu­nità, e che le stesse pos­sono essere rea­liz­zate anche per le nostre microim­prese com­mer­ciali; è solo indi­spen­sa­bile la pre­sen­ta­zione di pro­getti. L’Istituto Supe­riore di For­ma­zione (ISF) ha già offerto la piena dispo­ni­bi­lità per un esame comune delle pro­po­ste che sono state già avan­zate, che dovreb­bero con­cre­tiz­zarsi in atti­vità for­ma­tive il più rapi­da­mente pos­si­bile. Si è pen­sato alla for­ma­zione riguar­dante salute e sicu­rezza (L. 626), infor­ma­tica di base, mar­ke­ting, for­ma­zione sin­da­cale, a cui si potranno aggiun­gere altre pro­po­ste for­ma­tive se utili per rag­giun­gere i nostri obiet­tivi. A pro­po­sito della tenuta della con­ta­bi­lità delle riven­dite, si segnala che è stato di recente avviato a Napoli un pro­getto con il con­tri­buto della SLC, che ha già messo a dispo­si­zione degli iscritti un ser­vi­zio di que­sto tipo a prezzi com­pe­ti­tivi; un pro­getto ana­logo è già stato svi­lup­pato a Milano, men­tre a Reg­gio Emi­lia sono in corso dei con­tatti per ren­derlo operativo.

Molto quindi si può fare, le con­di­zioni ci sono, rim­boc­chia­moci le mani­che e lavo­riamo insieme per rea­liz­zare i risul­tati che vogliamo; lo dob­biamo ai nostri iscritti. Abbiamo di fronte un vasto e varie­gato sce­na­rio con cui con­fron­tarci; ma se ciò non dovesse por­tarci a con­se­guire ciò che desi­de­riamo, sarà impe­gno comune ricer­care le ade­guate solu­zioni con qua­lun­que asso­cia­zione o società di ser­vizi. Non esi­ste­ranno mai pre­giu­di­ziali in tal senso, salvo che non si richieda la dop­pia iscrizione.

Infor­ma­tiz­za­zione

L’informatizzazione delle riven­dite pre­senta una situa­zione para­dos­sale. Da un lato è da anni il punto di arrivo di tutti per rea­liz­zare una rete moderna, dall’altro nulla è stato fatto per incen­ti­varne la dif­fu­sione. Si regi­strano anche qui ritardi e qual­che resi­stenza da parte di alcuni distri­bu­tori locali; ma il dato reale evi­den­zia che le riven­dite che uti­liz­zano il soft­ware Info­riv sono rela­ti­va­mente poche e che molto deve ancora essere fatto per rea­liz­zare que­sto pro­getto. Un impor­tante pro­cesso stra­te­gico che è pro­pe­deu­tico alla razio­na­liz­za­zione del sistema distri­bu­tivo e, quindi, appare assurdo che la sua rea­liz­za­zione sia lasciata alla sola dispo­ni­bi­lità dei sin­goli riven­di­tori, a cui è chie­sto di inve­stire nell’acquisto dell’hardware neces­sa­rio, di pagare l’assistenza e la licenza d’uso e, inol­tre, di assu­mere un costo one­roso per il col­le­ga­mento con i distri­bu­tori locali.

I nostri pro­getti per for­nire assi­stenza tec­nica alle riven­dite a prezzi con­cor­ren­ziali sono osta­co­lati, nono­stante si pre­sen­tino det­ta­gliate pro­po­ste a garan­zia dei ser­vizi che si met­tono a dispo­si­zione con per­so­nale qua­li­fi­cato. Lo Stato non inter­viene con ade­guati stru­menti eco­no­mici di soste­gno, e la infor­ma­tiz­za­zione delle riven­dite con­ti­nua ad essere una chi­mera per tanti, anche con­si­de­rando i citati costi di accesso. Se occorre ripen­sare e ammo­der­nare la rete di distri­bu­zione, l’informatizzazione è la via obbli­gata per cogliere tutte le oppor­tu­nità atte a rea­liz­zare una ridu­zione degli spre­chi e la cor­retta tra­spa­renza nei rap­porti com­mer­ciali. Una grande oppor­tu­nità che può essere colta solo attra­verso ade­guati inve­sti­menti e una ricon­si­de­ra­zione dei ruoli che sono stati sinora definiti.

Il Qua­dro Legislativo

La grave crisi eco­no­mica e finan­zia­ria, che ormai da tempo ha inve­stito il nostro Paese, ha note­vol­mente aggra­vato lo stato di males­sere eco­no­mico e sociale del nostro set­tore che già dall’anno 2007, causa la discesa ver­ti­cale delle ven­dite rela­tive al feno­meno “col­la­te­rale”, aveva evi­den­ziato l’inizio di una crisi di sistema, prima con­giun­tu­rale, poi strut­tu­rale, del com­parto editoriale.

La discesa libera dei pro­fitti ha inve­stito negli ultimi anni tutti i sog­getti della filiera, mani­fe­stando però una gra­vità più accen­tuata per i gior­na­lai, in quanto i loro ricavi sono deter­mi­nati esclu­si­va­mente dalle ven­dite. La red­di­ti­vità delle riven­dite è dimi­nuita dram­ma­ti­ca­mente, regi­strando un calo medio dei fat­tu­rati di circa il 30% negli ultimi tre anni. Alla fisio­lo­gica chiu­sura annuale di un certo numero di riven­dite con fat­tu­rati asso­lu­ta­mente mar­gi­nali, si è regi­strata negli ultimi tempi anche quella di un cre­scente numero di riven­dite con medi fat­tu­rati, che assu­mono valori diversi a secondo delle loca­lità. Alla quasi abi­tuale chiu­sura per soprag­giunte dif­fi­coltà eco­no­mi­che di gestione, si è anche accen­tuato il feno­meno ricor­rente di chiu­sura per disaf­fe­zione, o meglio ancora, per disperazione.

In quest’ultimo caso i motivi vanno ricer­cati nella grande mole di lavoro che il riven­di­tore affronta quo­ti­dia­na­mente in un arco lun­ghis­simo di tempo, ed al poco gra­ti­fi­cante gua­da­gno che ne ricava. L’aspetto più allar­mante è che le edi­cole poste in ven­dita riscon­trano molte dif­fi­coltà a tro­vare un acqui­rente, ed in molte cir­co­stanze si assi­ste alla dram­ma­tica ces­sa­zione dell’attività con il depo­sito della licenza; cen­ti­naia di fami­glie, forse migliaia, che per­dono l’unica fonte di red­dito senza poter uti­liz­zare alcun ammor­tiz­za­tore sociale; una vita lavo­ra­tiva pra­ti­ca­mente distrutta, senza alcuna alter­na­tiva. I vistosi cali dei pro­fitti delle aziende di distri­bu­zione stanno ormai por­tando que­ste aziende fuori da una logica di mer­cato, dove i fal­li­menti sono diven­tati la norma e non l’eccezione. E que­sto non è solo un loro problema.

In que­sto irre­ver­si­bile declino dell’intera filiera edi­to­riale, emerge da tempo la indi­la­zio­na­bile neces­sità di una pro­fonda e radi­cale ristrut­tu­ra­zione del com­parto, par­tendo da una ragio­nata revi­sione delle norme legi­sla­tive che disci­pli­nano il nostro settore.

Nell’ambito delle audi­zioni pro­mosse dall’On. Paolo Bona­iuti e dalla Dott.ssa Elisa Grande, i tre sog­getti che rap­pre­sen­tano la nostra filiera, le asso­cia­zioni degli Edi­tori e dei Distri­bu­tori e le OO.SS. dei Riven­di­tori, hanno sepa­ra­ta­mente espresso le loro valu­ta­zioni in merito alle pos­si­bili modi­fi­che da appor­tare al decreto legi­sla­tivo 170/2001 ed alla legge 47/48.

Suc­ces­si­va­mente sono stati con­se­gnati dei docu­menti per meglio illu­strare e moti­vare le pro­po­ste presentate.

Quasi cer­ta­mente que­sti docu­menti, che sono ancora asso­lu­ta­mente riser­vati, espri­mono valu­ta­zioni diverse su come affron­tare i temi della Riforma dell’Editoria.

E que­sto appare, almeno dal punto di vista poli­tico, come un gra­vis­simo errore.

Le pro­po­ste pre­sen­tate dalle OO.SS. lo scorso mese di novem­bre, sono cer­ta­mente il frutto di una valu­ta­zione di parte, ma hanno sicu­ra­mente il pre­gio di indi­care alcune strade che pos­sono essere intra­prese per dare una pro­spet­tiva alla nostra rete di ven­dita e, nel con­tempo, ridare slan­cio all’editoria, met­tendo a dispo­si­zione della stessa, ma non in modo subal­terno, una rete di ven­dita moderna ed infor­ma­tiz­zata, anche con l’ausilio di incen­tivi eco­no­mici ed una ragio­nata ridu­zione del carico fiscale. Con tale docu­mento, le OO.SS., spie­gan­done le ragioni, richie­dono la con­ferma delle garan­zie san­cite dal decreto legi­sla­tivo 170/2001 (pro­gram­ma­zione e auto­riz­za­zione ammi­ni­stra­tiva), pur espri­mendo ulte­riori valu­ta­zioni e pro­po­ste in merito alla neces­sa­ria diver­si­fi­ca­zione com­mer­ciale delle edi­cole. A tal pro­po­sito, è stata richia­mata la neces­sità di garan­tire alla nostra rete di ven­dita l’accesso effet­tivo, a parità di con­di­zioni, ai pro­dotti e ser­vizi che fanno capo ai Mono­poli di Stato.

Anche rela­ti­va­mente alla legge 47/48 sono state avan­zate delle moti­vate richie­ste di modi­fica, per ren­dere più strin­genti e vin­co­lanti alcune norme che si riten­gono fon­da­men­tali nell’individuazione della pub­bli­ca­zione periodica.

In que­sto qua­dro è stata con­di­visa l’idea di intro­durre un nuovo con­cetto di parità di trat­ta­mento delle testate edi­to­riali, di chie­dere l’applicazione del con­tratto esti­ma­to­rio nei nostri rap­porti com­mer­ciali, di limi­tare l’ammontare degli sconti nel canale abbo­na­menti con rife­ri­mento a quanto pre­vi­sto per il mer­cato libra­rio, e di con­sen­tire alle riven­dite di rifiu­tare le for­ni­ture ecces­sive rispetto ai con­so­li­dati dati di resa delle sin­gole pubblicazioni.

Una posi­zione cer­ta­mente di parte, come già accen­nato, ma che con­sente di aprire un con­fronto serio sulle pro­spet­tive della nostra rete di vendita.

È inol­tre utile fare una ulte­riore valu­ta­zione sull’attuale qua­dro legi­sla­tivo, richia­mando la vostra atten­zione sulle diverse inter­pre­ta­zioni che alcune Regioni e Comuni hanno inteso dare al decreto legi­sla­tivo 59 del 2010 che, come ben noto, è il decreto attua­tivo della Diret­tiva Euro­pea 2006/123/CE del 12 dicem­bre 2006.

Pur essendo chiaro a tutti che in tale decreto non c’è trac­cia di una libe­ra­liz­za­zione del set­tore, per­ché il Governo in fase di riscrit­tura dello stesso, acco­gliendo i pareri espressi all’unanimità dalle com­pe­tenti Com­mis­sioni par­la­men­tari, ha stral­ciato l’art. 71 che la pre­ve­deva, in alcune aree del nostro Paese talune ammi­ni­stra­zioni comu­nali ope­rano come se per il nostro set­tore non esi­sta più il vin­colo auto­riz­za­to­rio, con­sen­tendo a nuovi ope­ra­tori di ini­ziare l’attività di riven­dita di quo­ti­diani e perio­dici, esclu­siva e non esclu­siva, con la sem­plice segna­la­zione cer­ti­fi­cata di ini­zio atti­vità ( S.C.I.A.).

Que­sta pre­oc­cu­pante ini­zia­tiva, che sta aprendo costosi con­ten­ziosi, se non sarà argi­nata, andrà ad aggra­vare ulte­rior­mente i noti pro­blemi eco­no­mici della rete, anche quelli in tema di dif­fu­sione e tra­sporto del pro­dotto edi­to­riale. Per que­sto sarebbe utile una rispo­sta corale di tutti i sog­getti inte­res­sati al buon fun­zio­na­mento del sistema.

E da que­sto Con­gresso non può che par­tire l’invito affin­ché a breve sia sot­to­scritto da tutte le asso­cia­zioni di set­tore un “Avviso Comune” da inviare al Governo, ai Mini­steri com­pe­tenti, ed alle Ammi­ni­stra­zioni Regio­nali e Comu­nali, per chia­rire la piena vali­dità delle norme san­cite dal Decreto legi­sla­tivo 170/2001.

Seguendo que­sti ragio­na­menti sul qua­dro legi­sla­tivo e sulla per­cor­ri­bi­lità delle nostre pro­po­ste in merito alla sua ride­fi­ni­zione, non si può non entrare nel merito delle valu­ta­zioni espresse riguardo “le ano­ma­lie del nostro set­tore” dal Dott. Anto­nio Catri­calà, Pre­si­dente dell’Autorità Garante della Con­cor­renza e del Mer­cato, che, ricor­diamo, il 23 set­tem­bre 2009 ha con­cluso una inda­gine cono­sci­tiva su “Edi­to­ria Quo­ti­diana, Perio­dica e Multimediale”.

È indi­spen­sa­bile farlo per due fon­da­men­tali ragioni: la prima, per­ché da tempo sia gli Edi­tori che i Distri­bu­tori Nazio­nali e Locali guar­dano alle con­clu­sioni del Garante come un punto di par­tenza, ovvia­mente di parte, per valu­tare come potrebbe essere pos­si­bile modi­fi­care gli equi­li­bri eco­no­mici e com­mer­ciali del nostro sistema; la seconda, per­ché pen­siamo che l’Authority non abbia ben com­preso, a nostro mode­sto avviso, il valore stra­te­gico di que­sta rete, ovvero quale rischio potrebbe com­por­tare per la dif­fu­sione del pro­dotto edi­to­riale una revi­sione impro­pria delle attuali regole legi­sla­tive e con­trat­tuali, se non pro­pria­mente commerciali.

Il Garante ha avviato que­sta inda­gine cono­sci­tiva, nell’ambito della sua auto­re­vole veste, per­ché ha intra­vi­sto nel nostro set­tore “una palese distor­sione delle regole del mer­cato e della libera con­cor­renza”. Le sue con­clu­sioni, note a tutti gli addetti ai lavori, sono state rei­te­rate il 15 gen­naio 2010 con una ulte­riore segna­la­zione di richiamo ai Pre­si­denti di Camera e Senato ed al Pre­si­dente del Con­si­glio dei Ministri.

Dalle con­clu­sioni di que­sta inda­gine emer­gono alcuni aspetti, atten­ta­mente vagliati ed appro­fon­diti, che ci hanno por­tato a fare alcune con­se­quen­ziali rifles­sioni che sono state por­tate di recente all’attenzione, appunto, dell’Antitrust, dei Pre­si­denti di Camera e Senato e del Pre­si­dente del Con­si­glio dei Ministri.

Il primo aspetto degno di nota è quello legato alla richie­sta di liberalizzazione.

In via pre­li­mi­nare è stato osser­vato che non si com­prende per­ché il Garante con­ti­nui a richia­mare l’urgente neces­sità di una libe­ra­liz­za­zione del nostro set­tore, pur avendo Egli stesso sot­to­li­neato che “l’attuale sistema auto­riz­za­to­rio, che passa attra­verso una pro­gram­ma­zione comu­nale, ha evi­tato un sovraf­fol­la­mento nelle aree a mag­giore poten­zia­lità, pro­muo­vendo, nel con­tempo, una suf­fi­ciente coper­tura delle aree meno appe­ti­bili”. Cioè, almeno ci pare, da una parte il Dott. Catri­calà evi­den­zia la neces­sità di libe­ra­liz­zare il set­tore; dall’altra cer­ti­fica che l’attuale sistema ha garan­tito la cre­scita di una rete di ven­dita omo­ge­nea ed equi­li­brata in tutto il ter­ri­to­rio nazio­nale, con una pre­senza di punti ven­dita in zone non appe­ti­bili eco­no­mi­ca­mente per assenza di un mer­cato sostanziale.

Riguardo que­sto rile­vante aspetto legi­sla­tivo, è stato rite­nuto utile segna­lare che una libe­ra­liz­za­zione del sistema edi­cole por­te­rebbe ine­vi­ta­bil­mente ad una ulte­riore deser­ti­fi­ca­zione delle peri­fe­rie, per­ché tutti pen­se­reb­bero a tra­sfe­rirsi nella aree più com­mer­cial­mente appe­ti­bili; e che la prima con­se­guenza di ciò sarebbe una ulte­riore fram­men­ta­zione della rete di ven­dita ed un con­se­quen­ziale dram­ma­tico calo della red­di­ti­vità della stessa, già peral­tro for­te­mente intac­cata dalla richia­mata crisi del sistema. Riguardo “il natu­rale ade­gua­mento dell’assetto distri­bu­tivo” – richie­sto dal Garante – è stato rite­nuto utile infor­mare l’Antitrust che, di fatto, quanto da Lui richie­sto è già in atto, ed è docu­men­tato dalla chiu­sura di circa 5000 riven­dite negli ultimi anni e dalla chiu­sura, per fal­li­mento o altro, di nume­rose imprese di distri­bu­zione, e che ulte­riori ade­gua­menti sono in ese­cu­zione a causa del dram­ma­tico calo dei fat­tu­rati, e non è certo con un mer­cato aperto che la crisi si risolve, anzi que­sto è cer­ta­mente il modo, pen­siamo, per dare un defi­ni­tivo colpo di gra­zia al sistema.

Sull’esigenza della “piena frui­bi­lità dell’offerta edi­to­riale” richia­mata dall’Antitrust, è stato segna­lato che la stessa è garan­tita dall’attuale sistema, e che nes­suna legge dello Stato potrà mai rea­liz­zare un sistema più effi­ciente dal punto di vista logi­stico e pro­fes­sio­nale, salvo con ingenti incen­tivi eco­no­mici a soste­gno degli ope­ra­tori della distri­bu­zione e degli stessi Edi­tori. Que­sta è una sem­plice rifles­sione che con­se­gue ad una attenta ana­lisi del sistema, che evi­den­zia come è eco­no­mi­ca­mente impro­dut­tivo ser­vire punti di ven­dita i cui fat­tu­rati non rie­scono a coprire nem­meno le spese di tra­sporto delle pub­bli­ca­zioni, per non par­lare dei ser­vizi cor­re­lati ad una cor­retta gestione del pro­dotto. Potrà mai una Legge dello Stato costrin­gere le citate aziende a lavo­rare in per­dita e magari, subito dopo, a dichia­rare fal­li­mento? Que­sta è la domanda che poniamo. Oppure si pensa ad un norma legi­sla­tiva che per­metta ai citati sog­getti di sca­ri­care tali costi sui riven­di­tori? La nega­tiva espe­rienza matu­rata nella c.d. fase di spe­ri­men­ta­zione non ha forse spie­gato che con l’aumento dei punti di ven­dita non si pro­duce auto­ma­ti­ca­mente un aumento nelle ven­dite? Una sem­pli­ci­stica solu­zione che sto­ri­ca­mente è già stata smen­tita dai fatti.

In que­sto con­te­sto, si dovrebbe meglio riflet­tere prima di assu­mere la deci­sione di eli­mi­nare i cri­teri in tema di pro­gram­ma­zione richia­mati dal D.lgs., e gli stessi para­me­tri quan­ti­ta­tivi – distan­zio­me­trici o simi­lari -, per­ché senza que­sti essen­ziali vin­coli si rischia di far sal­tare i mec­ca­ni­smi fon­da­men­tali atti a svi­lup­pare una cre­scita omo­ge­nea e pro­dut­tiva della rete di ven­dita. È nostra con­vin­zione che il libero mer­cato, ovvero la libera con­cor­renza tra gli ope­ra­tori del set­tore, si può svi­lup­pare a favore del con­su­ma­tore finale solo se ciò può real­mente por­tare ad un aumento dell’offerta del pro­dotto e ad una pos­si­bile ridu­zione dei prezzi dello stesso.

Tutto ciò appare asso­lu­ta­mente irrea­liz­za­bile nel nostro set­tore per­ché i prezzi di coper­tina sono impo­sti dagli edi­tori, e i riven­di­tori finali non li pos­sono modi­fi­care; inol­tre, quale bene­fi­cio reale ver­rebbe ai con­su­ma­tori dalla col­lo­ca­zione in zone cen­trali di riven­dite a pochi metri dalle altre, men­tre in altre meno appe­ti­bili avreb­bero dif­fi­coltà a tro­varne una aperta?

Nel merito della Diret­tiva Euro­pea ed il con­se­guente D.lgs. 59/2010, è stato altresì sot­to­li­neato che il nostro set­tore è stato escluso dalle dispo­si­zioni in esso con­te­nute per il parere una­nime delle varie Com­mis­sioni par­la­men­tari, e che, inol­tre, anche altri set­tori risul­tano esclusi dallo stesso, quali: medie e grandi strut­ture di ven­dita, taxi, auto­no­leg­gio con con­du­cente, ecc; per non par­lare delle far­ma­cie, tabac­cai e altro.

A riguardo di que­ste ultime atti­vità com­mer­ciali, è utile ricor­dare che sus­si­stono para­me­tri limi­ta­tivi per la loro aper­tura; e più spe­ci­fi­ca­ta­mente: per isti­tuire una riven­dita di tabac­chi ordi­na­ria nei Comuni con popo­la­zione supe­riore ai 100.000 abi­tanti deve essere cer­ti­fi­cata una distanza minima di 200 metri da quella più vicina, men­tre in quelli da 10.000 a 30.000 abi­tanti la distanza minima è di 300 metri; e anche per otte­nere il c.d. paten­tino, si deve rispet­tare la distanza minima di 100 metri, oltre ad essere in pos­sesso dei requi­siti richie­sti. Inol­tre, se un eser­ci­zio com­mer­ciale chiede di poter entrare nel cir­cuito del Gioco del Lotto, si accorge che la rego­la­men­ta­zione di even­tuali con­ces­sioni fa capo all’Aams, e che il sistema delle stesse è blin­dato da dra­co­niane dispo­si­zioni oltre al clas­sico para­me­tro distanziometrico.

Anche per gli altri pro­dotti e ser­vizi nella dispo­ni­bi­lità dei Mono­poli di Stato, i vin­coli distan­zio­me­trici sono i primi pre­sup­po­sti per otte­nere l’accesso agli stessi. Se si desi­dera ven­dere i Gratta & Vinci, ci devono essere almeno 200 metri di distanza dal punto ven­dita più vicino (que­sto almeno quando la richie­sta è pre­sen­tata dal tito­lare di una riven­dita di gior­nali), e se si vuole entrare nel cir­cuito Sisal, la distanza minima è di circa 150 metri, almeno per noi.

Eppure di recente, in rela­zione alla Gara per l’affidamento della con­ces­sione per i “Gratta & Vinci”, lo stesso Garante ha segna­lato che la stessa “non ha garan­tito una ade­guata con­cor­renza e ha favo­rito l’attuale con­ces­sio­na­rio, unico con­cor­rente; va quindi modi­fi­cata la nor­ma­tiva per assi­cu­rare mag­giore con­cor­renza”. Eppure, nono­stante ciò, una nostra segna­la­zione tra­smessa nel merito all’Antitrust, lo scorso mese di dicem­bre, non ha sinora rice­vuto alcun riscontro.

Sul tema dei para­me­tri distan­zio­me­trici, è stato altresì osser­vato che nono­stante gli stessi siano ele­menti certi per una valu­ta­zione pre­ven­tiva all’accesso di altre reti com­mer­ciali dove, tra l’altro, sono richie­sti pesanti oneri di atti­va­zione, per il nostro set­tore, che dovrebbe essere mag­gior­mente tute­lato se si con­si­dera la par­ti­co­la­rità e l’importanza del pro­dotto trat­tato, addi­rit­tura di “valore costi­tu­zio­nale”, (espres­sione usata dal Sot­to­se­gre­ta­rio On. Gianni Letta lo scorso 14 aprile), lo stesso para­me­tro, o altri di tipo quan­ti­ta­tivo, è rap­pre­sen­tato come un osta­colo al libero mercato.

Ci chie­diamo se tutto ciò non può appa­rire come una palese discri­mi­na­zione nei con­fronti della nostra rete di vendita.

Anche sul sug­ge­ri­mento espresso dal Garante rispetto alla modi­fica dell’articolo 5 del D.lgs. 170/2001, “per intro­durre una remu­ne­ra­zione delle riven­dite sulla base di para­me­tri ogget­tivi, che ten­gano conto della qua­lità delle pre­sta­zioni rese e dei risul­tati con­se­guiti dall’esercizio”, pur con­di­vi­dendo la filo­so­fia della pro­po­sta, abbiamo espresso una forte pre­oc­cu­pa­zione in ordine ai cri­teri selet­tivi che dovreb­bero defi­nire il nuovo sistema remu­ne­ra­tivo, è stato evi­den­ziato che qual­siasi cri­te­rio scelto potrebbe essere uti­liz­zato stru­men­tal­mente ai fini di inte­ressi di parte, con­si­de­rando le posi­zioni domi­nanti che esprime la nostra filiera editoriale.

È stata altresì segna­lata la piena con­di­vi­sione delle pro­po­ste sug­ge­rite dal Garante in ordine alla nuova for­mu­la­zione del con­cetto di “parità di trat­ta­mento delle testate edi­to­riali”, che sono il pre­sup­po­sto da cui par­tire per defi­nire i nuovi rap­porti di filiera e per con­se­guire l’obiettivo di dare tutta la neces­sa­ria visi­bi­lità alle nuove ini­zia­tive edi­to­riali, sem­pre che le stesse abbiano i con­te­nuti descritti nelle con­clu­sioni dell’indagine cono­sci­tiva. Se la nostra rete di ven­dita ha avuto un ruolo fon­da­men­tale nel far cre­scere la demo­cra­zia nel nostro Paese, e que­sto ci pare è da tutti rico­no­sciuto, se è vero che la stessa ha sem­pre tute­lato – e tutela – , con enormi sacri­fici e grande pro­fes­sio­na­lità, la libertà di stampa offrendo a tutti i cit­ta­dini la pos­si­bi­lità di acqui­stare ovun­que il pro­prio gior­nale pre­fe­rito senza incon­trare alcun osta­colo di tipo ideo­lo­gico, allora è giu­sto che que­sta rete di ven­dita sia valo­riz­zata e non por­tata alla chiu­sura attra­verso una libe­ra­liz­za­zione che non por­te­rebbe alcun bene­fi­cio ai con­su­ma­tori finali.

È pro­ba­bile, anzi, che una libe­ra­liz­za­zione del sistema porti al raf­for­za­mento sul mer­cato di alcuni grandi Gruppi Edi­to­riali, attra­verso una natu­rale esclu­sione della pic­cola e media edi­to­ria, come peral­tro è già avve­nuto nella GDO (grande distri­bu­zione orga­niz­zata), negli aero­porti e nelle Grandi Sta­zioni dove, in molti casi, l’offerta del pro­dotto edi­to­riale non è par­ti­co­lar­mente plu­ra­li­sta, in quanto i gestori di que­ste grandi strut­ture ope­rano una pre­ven­tiva sele­zione dei gior­nali da esporre, o come di recente è stato fatto nella città di Roma dove, nel rispetto asso­luto della “parità di trat­ta­mento”, sono stati atti­vati eser­cizi com­mer­ciali, prov­vi­sti di rego­lare auto­riz­za­zione ammi­ni­stra­tiva, che pon­gono in ven­dita 4 o 5 quo­ti­diani; è que­sto che si deli­nea per la futura rete di ven­dita? È que­sto il libero gioco della con­cor­renza che si imma­gina per il nostro settore ?

Noi guar­diamo invece ad una legge di riforma che cer­ti­fi­chi un reale obbligo di parità di trat­ta­mento – esteso a tutti — per l’accesso al mer­cato delle nuove ini­zia­tive edi­to­riali, per garan­tirne la piena visi­bi­lità e la neces­sa­ria pro­mo­zione, pur­ché tali testate abbiano una veste real­mente edi­to­riale con un accer­tato corpo reda­zio­nale, il cui con­te­nuto sia vei­colo reale di infor­ma­zione e cul­tura. Non si vuole esclu­dere nes­suna pub­bli­ca­zione perio­dica, o pre­sunta tale, dall’accesso alla rete, ma si vogliono sem­pli­ce­mente eli­mi­nare le ano­ma­lie del sistema che hanno por­tato ad una cre­scita espo­nen­ziale di tutti i costi cor­re­lati alla dif­fu­sione ed al tra­sporto dei quo­ti­diani e perio­dici, e a creare un assurdo ed inso­ste­ni­bile affol­la­mento in edi­cola di pro­dotti che nulla hanno a che fare con il pro­dotto che i legi­sla­tori hanno da sem­pre voluto tute­lare; testate che, uti­liz­zando le sma­glia­ture delle attuali nor­ma­tive di legge, riven­di­cano un diritto, quello della parità di trat­ta­mento, che è asso­lu­ta­mente anacronistico.

Non può essere più tol­le­ra­bile che una pub­bli­ca­zione perio­dica, almeno così regi­strata, che intende distri­buire alla nostra rete di ven­dita (ini­zia­tiva sem­pre apprez­za­bile) un ombrello piut­to­sto che una pistola ad acqua o una bam­bo­lina, appli­cando una sem­plice eti­chetta, possa essere trat­tata alle stesse con­di­zioni eco­no­mi­che e com­mer­ciali, per esem­pio, di Pano­rama o l’Espresso.

Come non è più tol­le­ra­bile con­sen­tire che la parità di trat­ta­mento sia richie­sta anche per le pub­bli­ca­zioni ridi­stri­buite o rico­per­ti­nate, che sono ripre­sen­tate alle rete di ven­dita con rei­te­rata deter­mi­na­zione, con una logica com­mer­ciale che si scon­tra con la realtà che esprime il mercato.

Tut­ta­via, pen­siamo utile rac­co­gliere l’invito che il Dott. Malin­co­nico e il Dott. Carotti hanno rivolto alle OO.SS. lo scorso 5 aprile, per­ché un appro­fon­di­mento del tema legi­sla­tivo con uno sguardo ai rap­porti di filiera è asso­lu­ta­mente neces­sa­rio, se non indi­spen­sa­bile. L’apertura di un “tavolo pro­get­tuale” per ten­tare di ride­fi­nire i nuovi equi­li­bri di filiera, anche se pro­po­sto con col­pe­vole ritardo, è un inte­res­sante per­corso da esplo­rare con la dovuta respon­sa­bi­lità, pur nella con­sa­pe­vo­lezza che lo stesso si pre­an­nun­cia irto di dif­fi­coltà, stanti anche alcune, non mar­gi­nali, dif­fe­ren­zia­zioni che si stanno deli­neando all’interno del mondo sindacale.

Su que­sto sem­pre deli­cato aspetto, sarebbe oppor­tuna una pre­li­mi­nare discus­sione tra le stesse prima di affron­tare il sud­detto confronto.

Sostan­zial­mente, pare di capire, le dif­fe­renze si stanno radi­ca­liz­zando su due aspetti fondamentali:

  • l’articolo 5 del decreto legi­sla­tivo: di cui una parte chiede una revi­sione sostanziale;

  • la parità di trat­ta­mento delle testate edi­to­riali: le cui pro­po­ste diver­gono su punti fondamentali.

Tale radi­ca­liz­za­zione appare indi­scu­ti­bil­mente foriera di ulte­riori divi­sioni che dan­neg­ge­reb­bero coloro che abbiamo l’onore di rappresentare.

Il nostro Con­gresso sarà chia­mato quindi ad espri­mersi anche su que­sti rile­vanti temi, espri­mendo la linea poli­tica che il nostro Sin­da­cato dovrà seguire nel merito.

Tut­ta­via, al di là delle nostre legit­time scelte con­gres­suali, pongo all’attenzione dei Dele­gati e alle altre OO.SS. qui pre­senti, l’opportunità di avviare una con­sul­ta­zione con tutta la cate­go­ria sui temi che ci divi­dono, al fine di com­pren­dere con chia­rezza qual è nel merito la posi­zione di chi lavora in edi­cola. Sarebbe forse utile per capire se le nostre dif­fe­renze pos­sono tro­vare una sin­tesi poli­ti­ca­mente sostenibile.

Una con­sul­ta­zione avviata uni­ta­ria­mente, dove ognuno esprime le sue det­ta­gliate pro­po­ste e le moti­va­zioni a sup­porto delle stesse.

Si può fare in tempi brevi.

Accordo Nazio­nale

L’Accordo Nazio­nale sot­to­scritto il 19 mag­gio 2005, entrato in vigore il 1° gen­naio 2006, è sca­duto il 31 dicem­bre 2009.

Abbiamo quindi un Accordo nazio­nale che è sca­duto da 17 mesi, ed al momento non sono state pre­sen­tate pro­po­ste orga­ni­che per la sua riformulazione.

È utile sot­to­li­neare, altresì, che le parti con­traenti hanno con­cor­dato, da più di un anno, l’avvio di un pre­li­mi­nare con­fronto in sede di com­mis­sione ex art. 18, per intra­pren­dere una “ragio­nata revi­sione dello stesso”, esa­mi­nando volta per volta gli argo­menti che ognuna delle stesse poteva richiedere.

Que­sto impe­gno ha por­tato ad un numero molto limi­tato di riu­nioni, dove non si è fatto asso­lu­ta­mente nulla.

Se a que­sto si aggiunge che “la veri­fica della rispon­denza delle atti­vità pre­vi­ste dagli accordi, con le pos­si­bili evo­lu­zioni del mer­cato” citata all’art. 18, non è stata nem­meno affron­tata, abbiamo una prima idea del tipo di rap­porti con­trat­tuali che da tempo siamo costretti a sostenere.

Le OO.SS. sono una delle c.d. parti con­traenti che dovreb­bero avere pari dignità e pari diritti ad ogni tavolo con­trat­tuale; dovreb­bero, con­ti­nuo ad usare il con­di­zio­nale, tro­vare ascolto quando denun­ciano, con ade­guata e cor­posa docu­men­ta­zione, le palesi vio­la­zioni con­trat­tuali. Dovreb­bero essere ascol­tate solo per il fatto che sono rap­pre­sen­ta­tive di una rete com­mer­ciale che cura la ven­dita del pro­dotto edi­to­riale, ovvero cura anche gli inte­ressi degli Editori.

Que­sto è il punto di par­tenza per fare un’analisi del nostro impianto con­trat­tuale, della sua vali­dità in ordine alle mutate esi­genze del mer­cato e dell’offerta tec­no­lo­gica delle nuove piat­ta­forme mul­ti­me­diali che hanno già avviato la tra­sfor­ma­zione epo­cale del pro­dotto editoriale.

L’Accordo Nazio­nale del 2005 offre l’immagine sbia­dita di un rap­porto com­mer­ciale che non esi­ste più; un impianto con­trat­tuale obso­leto tanto vec­chio quanto inu­tile per rego­lare i rap­porti com­mer­ciali all’interno della c.d. filiera editoriale.

Ma, innan­zi­tutto, è oppor­tuno doman­darsi se esi­ste ancora que­sta filiera; oppure se que­sta per­si­ste solo nella nostra imma­gi­na­zione, per dare un senso agli incon­tri che si fanno per non deci­dere nulla.

Un Accordo vec­chio dalla nascita che appare come la sem­plice, rei­te­rata rap­pre­sen­ta­zione, in chiave moderna, dei primi accordi del secondo dopoguerra.

Con una pic­cola dif­fe­renza: gli sconti sono dimi­nuiti, gli abbo­na­menti non più rego­la­men­tati, e i doveri per i riven­di­tori sono aumen­tati a dismisura.

Ai nuovi col­le­ghi, forse anche per quelli meno nuovi, è oppor­tuno ricor­dare che sino al 1994 ave­vamo il 25% per tutte le pub­bli­ca­zioni con perio­di­cità supe­riore al men­sile, per le bustine (tutte), per le enci­clo­pe­die; e che sino al 1985 gli Edi­tori pote­vano offrire in abbo­na­mento le loro pub­bli­ca­zioni con uno sconto mas­simo del 25%.

Ad ogni Accordo abbiamo perso un pezzo del nostro gua­da­gno e, forse, anche della nostra dignità con­trat­tuale e lavorativa.

Con l’ultimo Accordo, in nome della indi­spen­sa­bile tra­spa­renza nei rap­porti com­mer­ciali con Edi­tori e Distri­bu­tori locali, si è sot­to­scritto un arti­co­lato più esteso dove erano pre­vi­ste alcune novità: il Glos­sa­rio, dove sono descritte le diverse tipo­lo­gie di pub­bli­ca­zioni per il rico­no­sci­mento delle per­cen­tuali di sconto e le moda­lità di paga­mento (let­tere a, b, e c), la bolla tipo di con­se­gna e resa, la defi­ni­zione della pub­bli­ca­zione con perio­di­cità men­sile, i ter­mini pre­cisi della per­ma­nenza in edi­cola delle testate, ed altre ancora.

Nella lunga fase di con­trat­ta­zione era stato esa­mi­nato il pro­blema dell’esposizione finan­zia­ria delle riven­dite rispetto al con­tratto ati­pico indi­cato all’articolo 1, e ne era con­se­guito un con­di­viso docu­mento, dove si espli­ci­tava che l’equilibrio eco­no­mico delle riven­dite nei rap­porti con i Distri­bu­tori locali poteva essere rag­giunto solo attra­verso il totale rispetto delle norme san­cite dall’Accordo; cosa, pur­troppo, non rea­liz­zata. Si era par­lato anche di pos­si­bili fide­ius­sioni, a deter­mi­nate con­di­zioni, che dove­vano però essere poi rego­la­men­tate da un pro­to­collo a parte, di cui si sono perse le tracce.

Per la prima volta sono state sta­bi­lite le pro­ce­dure da seguire nel caso di chiu­sura di una impresa di distri­bu­zione; anche in que­sto caso è ben noto che quando è stato neces­sa­rio richia­mare il rispetto delle stesse, si è dovuto regi­strare un dif­forme atteg­gia­mento da parte delle Ammi­ni­stra­zioni edi­to­riali interessate.

Il man­cato rispetto di que­sti impe­gni con­trat­tuali è una delle con­cause del gra­vis­simo stato di sof­fe­renza della nostra rete di vendita.

Già nel corso dei primi mesi di appli­ca­zione di que­sto Accordo si è avver­tito un feno­meno stra­nis­simo; erano aumen­tate in modo espo­nen­ziale le pub­bli­ca­zioni men­sili, anche se era chiaro che una con­so­li­data sta­ti­stica diceva il con­tra­rio. Per cen­ti­naia di titoli di que­sto tipo veniva richie­sto il paga­mento imme­diato rispetto al conto depo­sito che ci era stato garan­tito; la let­tera a), quella che indi­cava la scon­ti­stica minore, era la let­tera più vista in bolla di con­se­gna – quasi l’unica -, veni­vano fuori altre deno­mi­na­zioni di pub­bli­ca­zione (com­piega – split, ecc.) che non si tro­va­vano nel glos­sa­rio, tutte pub­bli­ca­zioni poste quasi sem­pre in paga­mento imme­diato ed in let­tera a); que­sta nuova tipo­lo­gia di pro­dotto inte­res­sava par­ti­co­lar­mente pub­bli­ca­zioni con perio­di­cità annuale, numeri unici, sup­ple­menti, ed ha con­sen­tito, per esem­pio, ai calen­dari di essere posti in ven­dita come perio­dici men­sili. In aggiunta a ciò, le for­ni­ture lie­vi­ta­vano in modo espo­nen­ziale, spe­cie per le pub­bli­ca­zioni di non prima com­mer­cia­liz­za­zione, e nasce­vano come fun­ghi nuove ini­zia­tive edi­to­riali che, con una sem­plice regi­stra­zione in tri­bu­nale, indos­sando l’abito di pub­bli­ca­zione perio­dica pur non avendo alcuna veste edi­to­riale, veni­vano sca­ri­cate, e con­ti­nuano ad esserlo, in quan­tità indu­striali sulla rete di ven­dita con i più incre­di­bili gad­get e con titoli diversi da quelli rap­pre­sen­tati in coper­tina: ovvia­mente, anche in que­sto caso, gran parte delle stesse erano cedute con la scon­ti­stica più bassa, e richie­den­done il paga­mento imme­diato come pub­bli­ca­zioni men­sili; magari, poi, il n. 2 non si è più visto.

Le pro­ce­dure per le fide­ius­sioni, invece, sono state imme­dia­ta­mente attuate in varie forme, richia­mando una norma non chia­ra­mente espli­ci­tata, come già pre­ci­sato, e molti Distri­bu­tori locali le hanno impo­ste anche in modo distorto; non tutti per fortuna.

Le OO.SS. hanno pre­sen­tato decine e decine di denunce e qual­che risul­tato ne è con­se­guito, qual­che pro­blema si è atte­nuato, per poi ripre­sen­tarsi subito dopo in forme diverse. Lo stesso Organo di Con­ci­lia­zione e Garan­zia ha più volte con­dan­nato que­sti com­por­ta­menti, ma sono state solo delle gocce di buon senso rispetto ad una situa­zione incon­trol­la­bile, inge­sti­bile, una vera giun­gla, dove i più deboli subi­scono delle posi­zioni domi­nanti che non hanno eguali in nes­suna rete commerciale.

L’ultima goc­cia che ha fatto tra­boc­care il vaso è quella incre­di­bile sto­ria che porta il nome ormai famoso in tutto il nostro set­tore di “oneri aggiuntivi”.

Sono sem­pli­ce­mente dei costi che sotto vari nomi, come tra­sporto, gestione con­ta­bi­lità, e altro – la fan­ta­sia non manca -, i Distri­bu­tori locali hanno comin­ciato ad adde­bi­tare ai riven­di­tori; alcuni solo ai nuovi ope­ra­tori, altri senza alcuna distin­zione, e non si parla di quelli richie­sti ai punti ven­dita non esclusivi.

Anche in que­sto caso sono state pre­sen­tate denunce su denunce alla Fieg, senza alcuna presa di posi­zione da parte della stessa; anzi, quasi timi­da­mente ci rac­conta che non è grado di inter­ve­nire se in modo blando; una tele­fo­nata, forse.

Una situa­zione para­dos­sale, tenuto conto che l’Accordo nazio­nale è molto pre­ciso su que­sto: nulla può essere richie­sto se non pre­vi­sto; una norma chia­ris­sima che esclude che dalla rete di ven­dita esclu­siva si pos­sano pre­ten­dere costi aggiun­tivi, par­ti­co­lar­mente per il costo di tra­sporto delle for­ni­ture, con­si­de­rato che i gior­na­lai già pagano tale costo con l’1% dei loro fat­tu­rati, a par­tire dall’Accordo del 1994.

Gli inserti hanno assunto una veste diversa da quella che era in ori­gine; il numero di pagine è cre­sciuto a dismi­sura aumen­tando i costi di tra­sporto e quelli ine­renti la lavo­ra­zione; inol­tre, è stata intro­dotta la novità della modi­fica del prezzo in fase di ven­dita. Ovvia­mente, a fronte dell’aumento dei citati costi e l’ulteriore impe­gno lavo­ra­tivo richie­sto alle riven­dite, nulla è cam­biato in tema di rico­no­sci­mento eco­no­mico per il com­pie­ga­mento o per l’abbinamento. Non a caso non si è voluta affron­tare la veri­fica biennale.

La ormai con­so­li­data gra­vis­sima carenza del pro­dotto edi­to­riale che ha ancora una richie­sta di mer­cato, uni­ta­mente all’annoso pro­blema degli abbo­na­menti: sono que­sti i pro­blemi più rile­vanti che mag­gior­mente distur­bano (ele­gante eufe­mi­smo) la rete di vendita.

Si met­tono insieme que­sti due deli­cati argo­menti per­ché gli stessi appa­iono stra­na­mente cor­re­lati, in modo par­ti­co­lare quando si guarda al pro­dotto collezionabile.

È ormai noto a tutti che gli abbo­na­menti sono offerti a sconti che vanno dal 30% sino ad arri­vare all’80% del prezzo di coper­tina, aggiun­gendo all’offerta anche dei gra­ziosi gad­get; come è altresì noto che le pro­mo­zioni di que­ste “legit­time” ini­zia­tive tran­si­tano dalle nostre stesse riven­dite, in quanto i cou­pon per gli abbo­na­menti sono alle­gati alle stesse pub­bli­ca­zioni che noi poniamo in ven­dita. Cioè, noi ven­diamo ai nostri clienti le stesse pub­bli­ca­zioni — con prezzo immo­di­fi­ca­bile impo­sto dagli edi­tori – che, attra­verso que­sti cou­pon, gli stessi pos­sono avere diret­ta­mente a casa con le citate scon­ti­sti­che. È con­cor­renza sleale? Le cro­na­che dicono di no, per­ché è opi­nione comune che l’offerta è rivolta ad una clien­tela di tipo diverso; la nostra valu­ta­zione è di tipo opposto.

La cor­re­la­zione che si imma­gina su que­sto per­corso è con­se­guente ai ver­ti­gi­nosi tagli delle for­ni­ture di ana­logo pro­dotto alla rete di ven­dita. Si ipo­tizza, cioè, che i tagli fac­ciano parte di una stra­te­gia che tende a ren­dere scarsa la pre­senza del pro­dotto in riven­dita per far lie­vi­tare l’interesse per l’abbonamento diretto con l’Editore.

Il dato di fatto è che gli inve­sti­menti sulla rete sono visto­sa­mente dimi­nuiti e, di con­se­guenza, le ammi­ni­stra­zioni edi­to­riali guar­dano più a come non aumen­tare il rischio delle rese, che a ten­tare di ven­dere il pro­dotto in edicola.

Ai non addetti ai lavori, lascio imma­gi­nare che tipo di lavoro è chia­mato a svol­gere il riven­di­tore, quando ogni giorno si trova di fronte a pro­blemi di que­sto tipo: si litiga con il Distri­bu­tore, che il più delle volte è esente da colpe; si litiga con il cliente, a cui non si rie­sce a garan­tire la pronta con­se­gna del pro­dotto richie­sto, che in molti casi è un’opera collezionabile.

Senza con­tare, evi­den­te­mente, il danno eco­no­mico che ne con­se­gue, che in que­sti momenti di magra è par­ti­co­lar­mente sentito.

Se guar­diamo poi all’eccesso di for­ni­tura di una mol­ti­tu­dine di pro­dotti che non hanno mer­cato, ma che comun­que ven­gono siste­ma­ti­ca­mente ricon­se­gnati alla rete di ven­dita, abbiamo il qua­dro com­pleto del fal­li­mento di un accordo di sistema, che non fun­ziona più, come già detto, per­ché gli impe­gni assunti, sostan­zial­mente, sono stati disattesi.

Le respon­sa­bi­lità sono essen­zial­mente adde­bi­ta­bili agli edi­tori per un verso e per l’altro ai distri­bu­tori locali; anche se in molti casi sem­bra di assi­stere alla com­me­dia dell’arte, dove ognuno sca­rica la respon­sa­bi­lità sugli altri.

L’unica difesa della rete di ven­dita in que­sto con­te­sto, dove i diritti con­trat­tuali risul­tano essere scien­ti­fi­ca­mente cal­pe­stati, è la tanto cri­ti­cata resa anti­ci­pata che, tra l’altro, non è attuata ovunque.

Tutti sono con­sa­pe­voli che tale feno­meno è una scon­fitta per il sistema, e che a volte esi­genze di natura eco­no­mica por­tano i riven­di­tori a ren­dere anti­ci­pa­ta­mente anche pub­bli­ca­zioni che meri­te­reb­bero un trat­ta­mento diverso. Ma que­sto feno­meno, che non con­di­vi­diamo, è l’unica forma di auto­tu­tela che è pos­si­bile attuare per argi­nare, non cer­ta­mente per risol­vere, il gra­vis­simo pro­blema delle anti­ci­pa­zioni finanziare.

Le Ammi­ni­stra­zioni Edi­to­riali, d’altra parte, nulla met­tono in campo per livel­lare le for­ni­ture; si potrebbe dire che ciò, forse, non è nel loro interesse.

Fatta que­sta sep­pur limi­tata ana­lisi della situa­zione dei rap­porti di filiera, non si può non osser­vare che emerge da essa un primo dato incon­fu­ta­bile che è la indi­scu­ti­bile inaf­fi­da­bi­lità dei nostri inter­lo­cu­tori nel rispet­tare i patti con­trat­tuali, e ciò non può che por­tare a riflet­tere su quale valore possa avere un Accordo da sot­to­scri­vere con gli stessi; ovvero, quali garan­zie avrebbe la rete di ven­dita che le pros­sime norme con­trat­tuali siano poi effet­ti­va­mente rispet­tate da tutte le parti contraenti.

A que­sta domanda se ne può anti­ci­pare un’altra: ha ancora senso man­te­nere que­sto accordo di filiera; ovvero, è ancora pro­dut­tivo avere un qua­dro con­trat­tuale valido per l’intera filiera, oppure è ragio­ne­vole pen­sare ad un puro e sem­plice accordo com­mer­ciale con le sin­gole Ammi­ni­stra­zioni edi­to­riali o, meglio ancora, con le Imprese di Distri­bu­zione Nazionali?

Nes­suno ha la verità in tasca, ma è certo che una libe­ra­liz­za­zione del sistema por­te­rebbe ine­vi­ta­bil­mente una rivo­lu­zione in qual­siasi tipo di rap­porto che le parti vor­ranno stabilire.

Per man­te­nere in piedi un accordo di filiera, si deve pro­ce­dere ad un rie­qui­li­brio dei rap­porti interni alla stessa a par­tire dal sistema di paga­mento delle pub­bli­ca­zioni. La nozione del “con­tratto ati­pico” indi­cato al primo arti­colo deve essere sosti­tuita da quella di “con­tratto esti­ma­to­rio”; que­sto è l’unico modo per garan­tire la pre­senza in edi­cola delle testate oggetto della parità di trat­ta­mento, e alla rete di ven­dita di rego­la­riz­zare i flussi eco­no­mici e di cassa. L’applicazione del con­tratto esti­ma­to­rio, inol­tre, eli­mi­ne­rebbe tutti gli even­tuali con­ten­ziosi con­se­guenti alla chiu­sura di una Impresa di Distri­bu­zione, in quanto tutte le pub­bli­ca­zioni in gia­cenza presso le riven­dite sareb­bero imme­dia­ta­mente ricon­du­ci­bili ai loro legit­timi pro­prie­tari, esclu­dendo le riven­dite da qual­siasi tipo di onere o respon­sa­bi­lità. Con il rico­no­sci­mento di que­sto tipo di con­tratto, espli­ci­tato da una norma del codice civile, si potrebbe discu­tere seria­mente di even­tuali garan­zie fide­ius­so­rie a carico delle riven­dite, attra­verso un pro­to­collo che ne iden­ti­fi­chi le linee guida.

Par­tendo da que­sta con­di­vi­sione si dovreb­bero poi deli­neare di con­se­guenza le norme con­trat­tuali, guar­dando ad un arti­co­lato meno com­plesso con regole certe ed applicabili.

L’ottimizzazione dei ser­vizi distri­bu­tivi deve essere garan­tita in modo diverso, con­si­de­rati i fal­li­menti dell’attuale sistema, con l’obiettivo di porre un argine certo all’afflusso di pub­bli­ca­zioni non a carat­tere infor­ma­tivo e di limi­tare, nel con­tempo, i costi deri­vanti dalle rese, che rap­pre­sen­tano un costo anche per i riven­di­tori stante l’enorme mole di lavoro cui sono sot­to­po­sti per cause altrui.

In tale dire­zione sarebbe quindi oppor­tuno intro­durre un cri­te­rio per il rico­no­sci­mento eco­no­mico per la lavo­ra­zione delle rese da parte della rete di ven­dita, e pen­sare ad un accordo di sistema per la gestione degli abbo­na­menti in edi­cola, pur pre­met­tendo che sarebbe irri­ce­vi­bile una pro­po­sta che guardi ad una scon­ti­stica sul prezzo di ces­sione agli abbonati.

Le nuove esi­genze delle Ammi­ni­stra­zioni Edi­to­riali, con­se­guenti alla per­dita degli incen­tivi di Stato per l’avviamento postale degli abbo­na­menti, apre un nuovo sce­na­rio di rifles­sioni diverse dal pas­sato; la bassa per­cen­tuale di abbo­nati nel nostro Paese, nono­stante gli ingenti inter­venti sta­tali e gli sconti pra­ti­cati, segnala la neces­sità di guar­dare alla nostra rete di ven­dita per rea­liz­zare un pro­getto con­di­viso. Tutte le OO.SS. si sono già rese imme­dia­ta­mente dispo­ni­bili a farlo; apriamo quindi imme­dia­ta­mente un tavolo di con­fronto con l’auspicio che si rie­sca a tro­vare un punto d’incontro tra la domanda e l’offerta. Si valu­tino atten­ta­mente i diversi inte­ressi sul campo, pren­dendo atto sin da subito che la nostra rete di ven­dita non potrà più tol­le­rare que­sto tipo di con­cor­renza, per­ché è opi­nione dif­fusa che la stessa è rivolta allo stesso cliente.

Per que­ste ragioni, da tempo ci viene chie­sto di veri­fi­carne la legit­ti­mità sul piano giu­ri­dico, anche in rela­zione ai patti con­trat­tuali in essere. Una richie­sta che non può più essere disattesa.

Come è anche certo che si farà tutto il neces­sa­rio per evi­tare che le nostre riven­dite pon­gano in ven­dita le pub­bli­ca­zioni che por­tano all’interno le pro­po­ste com­mer­ciali che appa­iono in con­tra­sto con i loro inte­ressi; anche que­sta è una assurda ano­ma­lia del nostro settore.

Il con­cetto di filiera esprime una filo­so­fia com­mer­ciale di tipo diverso, dove gli inte­ressi sono comuni, e dove insieme si decide sulle migliori stra­te­gie per por­tare il pro­dotto al con­su­ma­tore finale. Sia essa corta o lunga, l’obiettivo della filiera è quello di rea­liz­zare il con­te­ni­mento dei costi, non quello di fare con­cor­renza ai diversi attori.

Non si può pen­sare ad una filiera dove le ope­ra­zioni di mar­ke­ting si fanno sulla pelle degli altri. Dove si distri­bui­scono pro­dotti i cui prezzi di coper­tina sono sen­si­bil­mente dimi­nuiti per ini­zia­tive com­mer­ciali con­cor­ren­ziali, che ridu­cono sen­si­bil­mente il gua­da­gno del gior­na­laio a parità di lavoro, chie­dendo anche che que­ste ini­zia­tive pro­mo­zio­nali siano appog­giate con entu­sia­smo. Tutta la rete sarà sem­pre dispo­ni­bile ad appog­giare dette ini­zia­tive, pur­ché i costi delle stesse non siano sca­ri­cati sull’ultimo anello della catena distributiva.

Sia dato un ade­guato rico­no­sci­mento eco­no­mico alla rete, e tutti saranno ben lieti di appog­giarle. Si fissi un prezzo base di coper­tina, cui rico­no­scere l’aggio, guar­dando magari al prezzo medio dei quotidiani.

Si guardi alle ope­ra­zioni di mar­ke­ting pen­sando anche ai danni che le stesse pro­du­cono alla rete; che senso ha “sca­ri­care” nei por­toni con­do­mi­niali migliaia di copie omag­gio di una pub­bli­ca­zione solo pochi giorni dopo l’ uscita in edi­cola della stessa, oppure rega­lare i quo­ti­diani in tante altre ana­lo­ghe operazioni?

Che senso ha con­ti­nuare a rega­lare pub­bli­ca­zioni abbi­nan­dole ad altre, ridu­cendo le nostre pro­spet­tive di ven­dita e i nostri gua­da­gni? Si vuole forse con­vin­cere i nostri col­le­ghi dell’inutilità di porre in ven­dita certe pub­bli­ca­zioni? Oppure è pos­si­bile che i gior­na­lai pos­sano essere gra­ti­fi­cati eco­no­mi­ca­mente da que­ste ope­ra­zioni di mar­ke­ting, dove pare evi­dente che gli Edi­tori hanno una loro con­ve­nienza eco­no­mica a porle in atto, men­tre gli ultimi anelli della filiera ne subi­scono solo le conseguenze?

Facendo que­ste con­si­de­ra­zioni, è forse uto­pia chie­dere l’aggio com­ples­sivo delle testate abbi­nate, visto che que­sto è asso­lu­ta­mente nor­male in una logica di rap­porti com­mer­ciali di filiera, dove il costo delle pro­mo­zioni è assunto da chi le mette in atto, sal­va­guar­dando l’utile desti­nato alla rete di ven­dita? È uto­pia pen­sare che sarebbe utile per tutti che la stessa rete sia eco­no­mi­ca­mente incen­ti­vata al fine si sostenerle?

Si valuti seria­mente quanto è ana­cro­ni­stica la defi­sca­liz­za­zione rispetto all’attuale mer­cato, con­si­de­rando anche la valu­ta­zione che della stessa ha fatto l’Antitrust; quanto sia ina­de­guato l’attuale sistema di remu­ne­ra­zione delle riven­dite per la ven­dita del pro­dotto. Si guardi a que­sta rete pro­fes­sio­nale come parte inte­grante di un sistema che si ado­pera per un inte­resse comune: ven­dere il più pos­si­bile. La si incen­tivi com’è giu­sto che sia, evi­tando di cer­care scor­cia­toie inutili.

Si fac­cia un ragio­na­mento serio e pro­dut­tivo sul com­penso di lavo­ra­zione degli inserti, che non ha più alcuna atti­nenza con la realtà che rap­pre­sen­tano gli stessi; si fac­cia un’analisi del lavoro svolto dai nostri col­le­ghi e dallo spa­zio che si deve occu­pare in edi­cola per imma­gaz­zi­nare i pac­chi enormi degli inserti per pochi cen­te­simi di euro. Si con­si­deri il numero di pagine e si sta­bi­li­sca un equo rico­no­sci­mento per la lavo­ra­zione e per lo stoccaggio.

Si offra ai Distri­bu­tori locali la pos­si­bi­lità di gestire i pro­dotti edi­to­riali in auto­no­mia, con­cor­dando con la rete di ven­dita i neces­sari cor­ret­tivi per ren­dere più fun­zio­nale il sistema. Distri­buire al buio le prime uscite dei perio­dici col­le­zio­na­bili, blin­dare le uscite suc­ces­sive con i con­so­li­dati tagli alle for­ni­ture, in assenza di dati di ven­dita, è un errore com­mer­ciale che pro­duce un danno a tutto il sistema. È solo un pic­colo aspetto rap­pre­sen­ta­tivo degli spre­chi e del cat­tivo ser­vi­zio di diffusione.

Gli impe­gni assunti con i pre­ce­denti accordi ave­vano un senso per­ché era­vamo l’unica rete di ven­dita esclu­siva. Poi è inter­ve­nuta la rete non esclu­siva, adesso si stanno svi­lup­pando i nuovi sistemi di comu­ni­ca­zione che per­met­tono di leg­gere i gior­nali su inter­net, o uti­liz­zando i nuovi stru­menti tec­no­lo­gici; l’edicola non è più l’unico luogo dove si può acce­dere all’informazione. Solo una rete alta­mente pro­fes­sio­nale può dare delle rispo­ste con­vin­centi a que­sta nuova sfida.

Una sfida avvin­cente che vogliamo affron­tare insieme per dise­gnare il futuro della nostra rete di ven­dita e, pos­si­bil­mente, di tutto il com­parto editoriale.

Deve essere impe­gno comune creare le con­di­zioni per­ché i fatti acca­duti a Taranto non si ripe­tano, che quelli che si sono svi­lup­pati in alcune aree con­se­guen­te­mente a chiu­sure o fal­li­menti siano ricordi del pas­sato. Non è nelle nostre inten­zioni stru­men­ta­liz­zare fatti o atti che hanno creato grande imba­razzo a tutti, ma cer­ta­mente non si può sot­ta­cere che una mag­giore atten­zione alle nostre pre­ven­tive segna­la­zioni avrebbe, forse, potuto evi­tare i danni che sono stati registrati.

Il tavolo pro­get­tuale richia­mato in aper­tura, l’invito for­mu­lato in extre­mis dal Pre­si­dente Malin­co­nico, ci impe­gna nuo­va­mente a con­fron­tarci su tutto; non vogliamo sot­trarci ad un ulte­riore ten­ta­tivo di ripar­tenza, ma que­sta enne­sima aper­tura di cre­dito non è illimitata.

Se entro la fine di quest’anno non doves­simo riscon­trare segnali tan­gi­bili di una netta inver­sione di ten­denza rispetto a quello che è stato più volte denun­ciato, e se non emer­ge­ranno volontà poli­ti­che certe di una nuova deter­mi­na­zione degli equi­li­bri con­trat­tuali, allora le nostre azioni non potranno che essere con­se­quen­ziali. Una rispo­sta poli­tica forte che met­terà in discus­sione gli attuali impe­gni contrattuali.

È dal con­cetto di filiera che devono par­tire i pro­getti di riforma del com­parto edi­to­riale, se si vuole effet­ti­va­mente che que­sta filiera con­ti­nui ad esi­stere real­mente e non più solo nella fer­tile imma­gi­na­zione di qual­cuno. La pro­fes­sio­na­lità della nostra rete di ven­dita non è in discus­sione, come non lo è la nostra deter­mi­na­zione di con­ti­nuare a tute­lare il plu­ra­li­smo dell’informazione scritta nel nostro Paese; ma, cer­ta­mente, non pos­siamo più con­ti­nuare a pagare le con­se­guenze di una norma legi­sla­tiva che ci obbliga al rispetto della parità di trat­ta­mento di tutte le testate edi­to­riali che, com’è stato ampia­mente spie­gato, è una delle prin­ci­pali cause dei danni eco­no­mici che da tempo sono denun­ciati dalla nostra categoria.

Per con­clu­dere in modo posi­tivo que­sta rela­zione, desi­dero citare la frase pro­nun­ciata di recente dal Pre­si­dente del Gruppo Espresso, Carlo De Benedetti:

I gior­nali di carta non solo non mori­ranno, ma saranno sem­pre più un’infrastruttura por­tante delle nostre imper­fette democrazie”.

Gra­zie per la cor­tese attenzione.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Attualmente è temporary manager come social media editor de «La Stampa» . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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